La ribellione delle polveri nascoste sotto il tappeto.

Parlare di questo argomento e’ difficile. Si rischia l’accusa di simpatie sovversive. Tuttavia, c’e’ qualcosa che prima o poi bisognera’ dire. Anche perche’ se non lo diremo prima o poi lo vedremo, e ce lo diranno gli occhi.

Dunque, la tensione sta salendo. Possiamo vederne traccia nello sciopero di Milano, dove gente che guadagna 850 euri/mese si e’ rotta di fare la fame e ha deciso di sabotare una citta’ intera. A ragione, visto che comunque il contratto era scaduto: quanto si possono discutere gli OBBLIGHI di una
persona che non ha alcun contratto di lavoro? Teoricamente all’infinito. E comunque, con 850 euri/mese, a Milano non si vive. Punto. Al massimo si sopravvive.

Comunque, il dato e’ che il Ministero dice “cambiamo la legge sugli scioperi”. Il che significa una cosa soltanto: ritiene probabile che avvengano altri eventi del genere. Per un evento che si ritiene isolato
nessuno cambia una legge generale.

Il guaio e’ che una legge simile e’ un po’ come un tappo messo su una pentola che bolle: se non si sfoga cosi’, la pressione si sfoga altrove.

Dove si sfoga? Si sfoga nelle parti deboli del sistema. LE quali sono necessariamente quelle che sono vastamente condivise, scarsamente difendibili , facilmente aggredibili.

I segni di questo nuovo luddismo si notano abbastanza spesso: gli inquirenti non mettono in relazione segnali che a mio avviso sono preoccupanti.

Se nello stesso mese viene piazzato un cassonetto dei rifiuti sui binari,viene incendiata una centralina della telecom, e un tizio buca l’acqua minerale per infilarci il sapone, non puo’ essere una coincidenza. Con questo non voglio dire che vi sia un’organizzazione dietro. Il problema e’ un’altro.

Ci sono idee, che alcuni chiamano “memi”, le quali si comportano come avessero vita propria. Esse compaiono quasi per caso, emergendo qui e la’ come succede ai “fontanazzi” vicino ai fiumi in piena. Ti volti e puf, hai un “fontanazzo” dietro le spalle che gorgoglia.
TI volti ancora e “puf”.

Allora tu dici: “chi dirige tutto questo”? Nessuno: le condizioni generali (il fiume in piena) fanno si che casualmente nascano questi “fontanazzi”. Certo, possiamo tentare di tapparli. Con la consapevolezza , pero’, che se non fermiamo la piena ne salteranno fuori altri.

Il guaio e’ che il fiume e’ in piena. Il crollo del “ceto medio”, e l’impoverimento di quello “povero”, fanno si’ che la tensione sia alle stelle. Il sistema non piace, e quando qualcosa non ti piace tenti di toglierlo di mezzo.

Ovviamente, lo si fa per passi crescenti. Ma cosa succede se la protesta rimane inascoltata, e il fiume rimane in piena? Succede che le acque piu’ ribollenti trovano altre strade.

In questo caso, il sabotaggio. Il sabotaggio di strutture civili e’ sicuramente la via piu’ breve per ottenere un “fontanazzo”. Esse sono tantissime: supermercati, centraline telefoniche, ferrovie, strade, cavi di ogni genere, sono praticamente ovunque.

E’ assolutamente impensabile poterle difendere tutte: e’ possibile rendere irraggiungibile una centralina del telefono perche’ l’utente non ci deve avere a che fare. Ma come si fa ad impedire che la gente entri in contatto con le bottiglie dell’acqua, che devono essere vendute?
O far si che non si possa piazzare un cassonetto dei rifiuti sui binari?

In questo senso, il sistema mostra una devastante debolezza. E’ evidente come l’acqua del fiume in piena finira’ col passare di li’. La crepa e’ proprio li’. Questo non significa che vi siano organizzazioni che predicano e scientemente praticano il sabotaggio. Ne’ lo sto predicando io, che il treno lo prendo ogni giorno. Ma non ce ne e’ bisogno, per via dei “memi”.

Il concetto di sabotaggio civile e’ gia’ da anni presente in molte di quelle che Sutherland definiva “sottoculture”. Lo stesso concetto di “cracker”, l’hacker cattivo , ne fa parte. Compare nei libri di Chuck Pahlaniuk, come fight club. Compare nell’azione dei black blocks.
Lo stesso psicopatico denominato “Unabomber” ha ben presente questo concetto (anche se unabomber sembra possedere un background da ex militare e quindi
potrebbe averlo acquisito per ragioni di servizio ). Persino il lancio di sassi dal cavalcavia ne fa parte: l’enorme risonanza data al fenomeno mostra come un gesto relativamente poco “energetico” (il lancio di pietre non necessita di addestramenti o preparazioni particolari) possa ottenere effetti “abnormi” sulla psicologia collettiva SE crea ansia a grandi masse colpendo luoghi o beni molto in uso.

Lo stesso 11 settembre ha puntato i riflettori sul medesimo concetto: la popolazione DIPENDE da alcune strutture civili (in quel caso l’aereo) il cui malfunzionamento (nel caso dell’ 11 settembre direi “funzionamento pervertito”) o la messa fuori uso (come per i piloni della corrente, non ci prendano in giro ) produce danni pazzeschi.
Ricordo anche a bologna il sabotaggio dei panettoni natalizi, anni fa.

Comunque, il punto e’ che quello di sabotare opere civili di largo uso e’ in tutta evidenza un concetto presente a livello latente. Questo di per se’, unito alla facilita’ con cui si puo’ effettuare il sabotaggio, lo rende lo sbocco naturale alla tensione sociale.

Sinora, questo genere di sabotaggi e’ stato appannaggio di piccoli gruppuscoli sostanzialmente emarginati , in una socita’ tutto sommato
contenta di se’ stessa, e appagata dallo status di “ceto medio” raggiunto pressoche’ da chiunque.

Oggi, il “ceto medio” e’ in piena crisi, e la rabbia negli ambienti giovanili cresce. Assai facile notare come questi sabotaggi (anche all’acqua  minerale) siano soltanto i i “fontanazzi” di una piena che ancora a fatica si contiene negli argini del fiume.

Come se non bastasse, i media nascondono la piena, evitando scrupolosamente di rappresentare il disagio quando esso si presenta. Siamo tutti ricchi e il
ceto medio esiste ancora, punto. E se qualcuno e’ povero la telecamera si volta e inquadra le chiappe della valletta.

Cosi’, otto scioperi fatti in orari “tollerabili” non finiscono sotto le telecamere. Uno che sfora l’orario invece si. Ovvio che, una volta individuato il tallone d’achille della citta’ di Milano, ormai e’ tardi per rimediare. Che siano o meno i ferrotramvieri, e’ diventato evidente che bloccare la metro in qualsiasi modo ha effetti devastanti. Da questo momento in poi, e’ irrilevante chi sia a farlo.

Di fronte a questo paradigma, l’unica scelta e’ proprio quella che NON si fara’: capire che essendo debole il sistema, l’unica cosa da farsi e’ sgonfiare il fiume dell’insoddisfazione.

Sul piano statistico, e’ quasi obbligatorio che su milioni di persone il cui reddito e’ divenuto insufficente, si troveranno sacche di frustrazione
disposte a deviare. E’ quindi matematico che questo genere di atti debba aumentare.

In un certo senso, il fiume e’ molto vicino alla tracimazione. La piena e’ in corso, e i fontanazzi iniziano a fare capolino qui e la’.

Se con impeto autoritario ci si illude di tappare i fontanazzi a furia di cemento armato, prima o poi bisognera’ fare i conti con la tracimazione del
fiume.

E’ possibile, manipolando i mass media, far apparire i tramvieri di milano come dei pezzi di merda che paralizzano la citta’. Ma quando (non dico “se”,
dico “quando”) otterranno i 160 euri di aumento, e gli stipendi degli altri rimarranno costanti, molti penseranno che questo avvenga perche’ loro possono fermare la metro.

E si chiederanno se per caso non riuscirebbero a bloccarla anche loro.

Da qui al cassonetto dei rifiuti rovesciato sui binari il passo e’ breve.

Non sarebbe meglio guardare il fiume, notare come esso sia in piena, e prendere provvedimenti PRIMA che tutte le bottiglie di acqua siano sabotate
dagli stessi operai che vi lavorano?

Sia chiaro, il caso del tizio mantovano che infila il sapone dentro le bocce d’acqua di plastica e’ solo un estremo. Avrete notato sui media un aumento
dei casi di avvelenamento da parte di gente che apre la bottiglia e ci trova la soda caustica usata per la pulizia in fabbrica. Possiamo essere ingenui e
pensare che siano incidenti di produzione.

Possiamo essere piu’ intelligenti, chiederci quanto guadagni un’operaio che lavora in queste fabbriche, e domandarci se non potrebbe covare sufficente
frustrazione da aggiungere volontariamente la soda usata nel processo produttivo nelle fasi successive al riempimento della bottiglia.

Il nostro e’ un sistema fondato sulla fiducia: non possiamo pensare di avere contro l’operaio che ci confeziona l’acqua. Non possiamo pensare di avere
contro chi guida il tram. Non possamo pensare di avere contro tutti, o anche soltanto “molti”.

E’ chiaro quindi, che se vogliamo l’acqua minerale sicura, dobbiamo pagare bene chi la confeziona. E anche chi puo’ avvelenarla con la siringa, cioe’
tutti.

L’unico sistema attuale funzionante e’ quello “trusted”, ma per potersi fidare del sistema dobbiamo pensare che le sue componenti non lo detestino
abbastanza da volerlo sabotare.

Perche’ il fiume e’ in piena, e l’acqua minerale serve a tutti.

 

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