Moriranno milioni.

Dopo la SARS, un nuovo allarme si diffonde: un virus che finora uccide solo polli sarebbe in grado di “mutare”, passando all’uomo. Siccome l’ultimo virus che ha fatto cosi’ veniva chiamato “spagnola” e uccise milioni di persone in europa, giustamente ci si caga sotto.

In realta’, se esaminassimo con un potente microscopio l’ ambiente che ci circonda, lo troveremmo strapieno di una quantita’ incredibile di virus, batteri e chi piu’ ne ha e piu’ ne metta.

Lo stesso virus che sta uccidendo i polli in thailandia probabilmente e’ presente anche da noi. Problema: perche’ anche se viviamo in un brodo di microorganismi in alcuni posti le epidemie sono piu’ frequenti?

Perche’, come e’ ovvio, un microorganismo si propaga a seconda dell’ambiente che lo circonda. Possiamo riempire il mondo di Pinguini: quelli nel sahara moriranno, quelli che lasciamo nei climi freddi prospereranno.

Allo stesso modo, se teniamo buie le case, il virus della TBC che muore con la luce ultravioletta naturale potra’ invece prosperare. E questo spiega come mai ultimamente di TBC se ne veda poca: le norme edilizie impongono un minimo di luce. Probabilmente il microorganismo della TBC e’ ancora in giro, ma non trova un ambiente buio e abitato in cui prosperare. E’ una questione statistica, ovviamente, ma se il 100% delle case fossero ancora buie, il virus sarebbe ancora li’ che uccide.

Ovviamente, vaccini a parte.

Allora, di quale clima ha bisogno il virus dei polli per propagarsi? Di polli.

Il problema reale della Thailandia e’ che si e’ specializzata in polli. Non intendo dire che tutti non facciano altro che coltivare polli. Intendo dire che c’e’ comunque un’enorme quantita’ di allevamenti di polli, con una popolazione aviaria che oscilla intorno ai 2 miliardi di polli all’anno (teniamo conto che vengono venduti). Poiche’ spesso chi incuba le uova e chi alleva il pollo sono aziende diverse, si ottiene anche un andirivieni di polli.

Risultato, il virus trova l’ambiente adatto per crescere. Con questo non intendo dire che la Thailandia dovrebbe smettere di produrre polli. Intendo dire che si dovrebbe evitare di fissarsi su una nazione per una produzione. Spesso i pianificatori economici hanno il vizio di fare tutti le stesse scelte nello stesso momento.

Tutti insieme notano che i polli Thailandesi costino poco, e tutti insieme decidono di foraggiare l’industria dei polli Thailandese. Il risultato e’ devastante: l’economia di una nazione intera si specializza in polli, e la vita di milioni dipende da UN SOLO scomparto industriale.

Questa dipendenza e’ sbagliata.

Adesso mettiamoci nei panni del governo thailandese. Se divenisse chiaro che l’epidemia esiste ed e’ pericolosa, l’industria dei polli verrebbe distrutta da una quarantena. Morale: moriranno milioni.

Non i polli: le persone che in un paese povero vivono di polli moriranno di fame. La Thailandia non e’ un paese ricco. Se una delle piu’ grosse fonti di PIL del paese viene meno, e’ morte per fame.

Quindi, se il governo Thailandese diffondesse dati allarmanti, condannerebbe a morte milioni dei propri cittadini. Se invece NON lo fa, si comporta come la colonna infame di manzoniana memoria. E l’epidemia si diffondera’.

E moriranno milioni.

In pratica, la devastante scelta dell’economia mondiale di fare della Thailandia un allevamento di polli e’ alla base di tutto questo.

Io non sono un apologeta dell’autarchia. Non penso che un paese debba produrre solo cio’ che serve al consumo interno.

Ma qui siamo all’opposto: un paese la cui struttura produttiva viene letteralmente deformata per produrre SOLO cio’ che conviene esportare, e importa tutto il resto. In generale il dramma sta nell’asimmetria dei rapporti internazionali.

Una multinazionale come mac donald’s, che compra in thailandia polli per farci il mack chichen,puo’ comprare abbastanza polli da influire pesantemente sull’economia Thailandese. Il rapporto e’ cosi’ asimmetrico che di fatto TOGLIE liberta’ di scelta ai Thailandesi.

E se oltre a Mac Donald’s ci si mettono un altro paio di multinazionali del cibo, e’ un disastro. Il fiume di denaro che si abbatte sull’economia thailandese e’ tale da DEFORMARE la sua economia, e un’economia deforme oltre al rischio ecologico produce un rischio industriale: il paese diviene dipendente dalle decisioni di chi compra l’unico prodotto che ormai il paese produce.

Sinora il mondo si e’ sempre occupato del monopolio industriale inteso come il monopolio delle VENDITE di prodotti. Nessuno si e’ mai chiesto cosa produca una posizione privilegiata nel campo degli ACQUISTI.

E specialmente, il problema e’ l’asimmetria: ci sono multinazionali che hanno fatturati paragonabili o superiori ai PIL di intere nazioni. Una multinazionale simile pottrebbe ad esempio comprare TUTTI i titoli di stato emessi da una nazione, e ricattarla minacciando di non sottoscriverli.

Potrebbe acquistare quote tali di prodotti nazionali da lasciare vuoti i mercati interni di una nazione. Coca Cola ha i soldi per comprare tutta l’acqua d’ Italia e lasciarci alla sete. Questo e’ un esempio estremo, ma ci fa capire la situazione thailandese.

La loro industria dei polli e’ stata cosi’ foraggiata che oggi il governo stesso ne e’ schiavo. E cosi’, sara’ costretto a falsificare i dati, sia per salvare l’economia nazionale, sia su pressione delle multinazionali del pollo.

Forse potremo pensare che questo sia un problema limitato ai paesi del terzo mondo. E che quindi, qualora non si traduca in epidemie, in fondo ci interessa poco.

Negli anni 70, l’allora CEE decise come lo zucchero italiano non andasse bene, e le zone saccarie fossero altre. Decisero che l’acciaio italiano non andava bene, e la zona acciaifera fosse altrove. La zona per la produzione di latticini fu designata in alcuni lander europei, e solo per miracolo siamo riusciti a salvare il nostro parmigiano dal parmesan tedesco.

E’ chiaro che ai grandi burocrati interessi specializzare una zona in una produzione. Quando una zona produce quella cosa, chi ne decide i prezzi domina quella zona. E se le altre zone NON la producono, chi ne decide il prezzo domina anche quelle.

In generale, la forma ideale del mondo, ideale per il grande capitale, e’ dividere il pianeta in zone che producono SOLO alcune cose, e quindi dipendono dal mercato di quelle cose per avere reddito. TUTTE le altre zone NON produrranno quelle stesse cose. E quindi, dipendono dal mercato per averle.

In ogni caso, dipendono dal mercato.

L’errore in generale e’ quello di permettere ad una vasta parte della nazione di dipendere da un solo comparto industriale. Errore che e’ profondamente legato dall’asimmetria con cui si regolano i rapporti commerciali.

Finche’ non capiremo che un’azienda che ha un fatturato paragonabile al PIL di un paese NON-CI-DEVE-METTERE-PIEDE, disastri simili saranno la normalita’.

Moriranno milioni.

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