Pressione fiscale incognita.

Nelle attuali discussioni riguardanti la politica economica, vedo uno strano intrecciarsi di leggende e dati del tutto fuori dalla realta’. Il principale dato al di fuori della realta’ consiste nella cifra che viene attribuita alla “pressione fiscale”, che viene posta nei dintorni del 40%.

Ora, il problema e’: stiamo ragionando di un mondo fittizio, virtuale, diciamo del cielo dei pensieri di Platone, o della realta’? Se stiamo parlando di realta’ tangibile, allora la “pressione fiscale” altro non e’ che la percentuale di soldi , provenienti dal mio reddito, che finiscono nelle tasche dello stato.

Questa grandezza di solito in italia viene indicata con un numero che sta nei dintorni del 40%. Numero che e’ circa la meta’ della pressione fiscale reale.

Quel numero, infatti, dice che lo stato viene da me con la faccia dello stato e mi chiede esplicitamente dei soldi, dicendo di essere lo stato. Quella e’ quindi la pressione fiscale “ufficiale”, quella “esplicita”.

Adesso, prendiamo in mano una bolletta della corrente elettrica. Se esaminate il dettaglio della fattura, noterete che c’e’ una bella voce “imposte” , anzi piu’ di una, e che la loro somma arriva quasi al 50% della bolletta. E noterete la stessa cosa sulla bolletta del gas.

Come e’ noto, quando andiamo a far benzina paghiamo quasi il 70% del costo allo stato. Quando andiamo a fare la spesa, non facciamo altro che pagare un’ IVA. Tutti questi soldi finiscono nelle tasche dello stato, uscendo dalle nostre.

Quindi, sono sempre “parti del nostro reddito che finiscono nelle tasche dello stato”, anziche’ rimanere nelle nostre o farci acquistare molte piu’ cose. Tentare di fare una somma e’ abbastanza semplice.

Ci arriva 100. Ne paghiamo 40 (circa) di pressione fiscale “esplicita”, come dicono le cifre ufficiali. Quei 60 che ci restano li spendiamo. Nello spenderli, sicuramente ci parte il 20% di IVA, cioe’ altri 10 se ne vanno. Ne restano 50. Di quei 50 , se compriamo benzina se ne vanno il 70% in tasse, (35) se paghiamo una bolletta se ne va il 50%(25), eccetera.

Il risultato e’ che alla fine, in realta’ spendiamo circa 25-30.

A questo si aggiunge la ricaduta di tutto questo sul lavoro dei professionisti, i quali a loro volta pagano le medesime tasse, e le ricaricano sulla parcella. Con il risultato che , nella media, finiamo con lo spenderne circa 20 per beni e servizi, il resto se li prende lo stato.

Dunque, la “pressione fiscale” reale e’ dell’ 80%, e non il semplice 40%.

Ora entra in gioco la leggenda metropolitana: se potessimo scaricare, tutti pagherebbero le tasse. Questo, con una pressione fiscale ufficiosa pari a quella ufficiale, e’ del tutto falso.

Se la pressione fiscale diretta e’ del 40%, e quella indiretta e’ del 40%, scaricando dalle tasse la pressione fiscale indiretta (cioe’ l’IVA delle cose che compriamo, le accise della benzina, etc) , il risultato sarebbe che nessuno pagherebbe NULLA.

Il problema e’: se nessuno pagherebbe nulla, allora qual’e’ il primo gradino? Se togliendo le tasse “a valle” il risultato e’ zero, chi c’e’ a monte?

Ovviamente, zero. In che senso, zero?

Significa che in questo paese non e’ tassata l’origine delle cose, ma e’ tassato il suo passaggio lungo la catena produttiva e distribuita. In altre parole, non e’ tassato il patrimonio (fabbriche, produzione, immobili, miniere, etc etc), ma e’ tassato il lavoro.

Di conseguenza, poiche’ il cittadino compra qualcosa da un tizio che lavora, portata in negozio da un altro tizio che lavora, trasformata da un tizio che lavora, e prodotta da un tizio che lavora, una valanga di tasse si abbatte su di lui.

C’e’ altro capitale? Certo, c’e’ un capitale che sfugge completamente al fisco. I guadagni di borsa, i titoli, le cosiddette rendite, pagano dal 12 al 27% di tasse. E sono circa 8 volte , in massa, la quantita’ di capitali impegnati nell’economia del lavoro.

Otto volte significa che aumentando la pressione fiscale sul capitale dell’1% si potrebbe diminuire dell’ 8% quella sul lavoro.

Il cosiddetto capitale oggi e’ distribuito in diversi grandi filoni:

Immobiliare. Per acquisire soldi mediante le imposte locali, le amministrazioni locali hanno sgravato moltissimo i costruttori edili. Aumentando il numero di case, cioe’ il numero di paganti, i comuni acquisiscono piu’ entrate. Risultato: gli immobiliaristi sono tra i piu’ ricchi finanzieri del paese.

Finanziario. Per poter vendere titoli di stato e finanziare il debito pubblico nazionale, si sono tenute basse le tasse sui titoli e sui certificati di credito. Il risultato e’ che la finanza ha abbandonato il mondo ben piu’ tassato del lavoro, smettendo di finanziare l’industria.

Ovviamente, bisognerebbe chiedersi di chi sia stata la colpa.

Politicamente parlando, di tutti. La sinistra ha sempre sostenuto questo regime fiscale dicendo che esso fosse “giusto”, perche’ l’uomo di sinistra vedeva il dentista andare in vacanza all’estero e aveva invidia. La pressione fiscale italiana e’ sempre stata definita giusta e “distributrice”, nonostante compia una mostruosa inuquita’ proprio contro i
“lavoratori”.

La destra, tanto per cambiare, ha sempre raccolto i voti di immobiliaristi , statalisti e finanzieri, con il risultato di proteggerli fiscalmente.

Nessuno in questo paese, nessuna forza politica, puo’ chiamarsi fuori dal disastro economico attuale dicendo “e’ tutta colpa loro”. Perche’ tutti vi hanno partecipato allo stesso modo, seguendo ideologie fiscali che poco avevano di realistico.

La pressione fiscale alta, e lo stato molto dispendioso non hanno MAI difeso i cittadini dalla poverta’ e non hanno MAI fatto da “ammortizzatore sociale” come sostiene la sinistra. Contemporaneamente, questa detassazione delle rendite senza lavoro non ha MAI favorito il reinvestimento del capitale, come sostiene la destra.

Tutto quello che i politici sanno, quindi, e’ sbagliato. I sedicenti professori sono professori di palle.
Fuffologi

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