Le piccole mafie italiane.

Avere a che fare col mondo della ricerca a volte serve a capire il perche’ ed il percome delle cose. Nel senso che capisci il perche’, per fare un esempio, gli ingegneri siano ingegneri.

In particolare, mi riferisco ad una polemica che sta nascendo riguardo al cosiddetto Albo degli Ingegneri Informatici. Ad oggi, l’albo degli ingegneri e’ una struttura paramassonica (quando non paramafiosa) il cui obiettivo e’ quello di garantire una scarsita’ cronica di igegneri, tale da alzare il prezzo della loro prestazione.

Se per fare un esempio comprerete casa, vi serviranno diversi professionisti. Due di questi sono iscritti ad un Albo. Uno e’ il perito che deve stimare la casa, l’altro e’ il notaio.

Ora, considerando la massa di case vendute mediante un mutuo casa, non ci sarebbe nulla di strano se le banche avessero al proprio interno queste due figure. Invece no: dovrete pagare due stimati professionisti, ad un prezzo del tutto spropositato. L’ingegnere che fara’ la perizia infatti non guardera’ quasi nulla, e il notaio in tutto usera’ un prestampato , per un totale di qualche minuto di lavoro.

A cosa e’ dovuto il prezzo folle delle loro prestazioni? E’ dovuto al fatto che il numero di notai e di ingegneri non e’ legato al mercato, ma alla pesantissima influenza degli ordini. Non e’ certo una novita’: per vendere farmaci bisogna avere una farmacia, e per avere una farmacia occorre venire autorizzati da un apposito albo. In teoria si potrebbe aprire comunque, ma l’albo in questione vi stronchera’ con una serie di ricorsi al TAR, e quindi se volete aprire una farmacia non fatelo.E’ inutile.

Tornando agli ingegneri, bisogna specificare una cosa. L’ingegnere italiano nasce sotto un’ottica diversa rispetto al suo collega straniero. A differenza del collega straniero, che si occupa di costruire, l’ingegnere italiano si occupa di garantire.

Tutta una legislazione assegnava (anche se in seguito e’ stata riformata) all’ingegnere un compito che era una via di mezzo tra quello notarile e quello tecnico. Ovvero, il compito peritale.

Per sancire meglio questo ruolo, venne creato un albo che poteva impedire all’ingegnere di operare, qualora si macchiasse di “inaffidabilita’”. Altrove si procede in modi diversi, nel senso che l’ingegnere risponde di quel che fa.

Il problema e’ che l’ingegnere italiano nasce come edile, per le grandi opere. In un’Italia senza industria, questo e’ il suo ruolo: garantire che l’edificio X non crolli.

Il problema pero’ e’ il seguente: l’edificio potrebbe crollare molti anni dopo. Diciamo 20 anni. Se consideriamo che un ingegnere in quel periodo abbia costruito altri 10 edifici, come la mettiamo?

All’estero, semplicemente l’ingegnere viene citato per danni per l’edificio che crolla, mentre gli altri vengono dati per buoni. In Italia si e’ scelto di poter invalidare la sua firma , anche in senso retroattivo. Si e’ scelto, cioe’, di poter dire “tu non sei piu’ Ingegnere”, e in questo modo anche le firme apposte in passato vanno riconvalidate da altri ingegneri.

In un ambiente industriale , e molto dinamico, questa misura non ha senso: l’ingegnere incassa oggi quel che ha fatto l’anno scorso, il mese scorso, la settimana scorsa. In un mondo basato sulle grandi opere, invece, l’ingegnere e’ pagato per fare il ponte la cui costruzione impiega 10 anni. Risultato: la sola causa per danni non basta, i tempi sono troppo lunghi.

Questo nel passato. Oggi che l’italia e’ un paese industriale, ovviamente si potrebbe anche fare a meno dell’albo.

Anche il compito peritale in campo industriale non viene piu’ richiesto: raramente alla fine di un software viene chiesta la firma peritale dell’ingegnere.

E’ rimasta pero’ l’impostazione originale. Sia per il discorso degli albi professionali, che oggi sono solo delle mafie, sia per il discorso scolastico.

Il percorso scolastico dell’ ingegnere e’ infatti ancora incentrato sulla cultura della firma. L’ingegnere “deve mettere la firma”, ovvero dare una certezza.

Poiche’ deve dare una certezza, l’impostazione culturale dell’ingegnere italiano e’ quella di cercare soluzioni note a problemi noti. Se il problema non e’ noto, e la soluzione e’ innovativa, raramente incontrera’ il favore dell’ingegnere.

Il problema e’: “io devo firmare, e se le cose vanno storte io pago. Poiche’ pago, pretendo la certezza. Poiche’ pretendo la certezza, pretendo che le soluzioni scelte siano documentate, cioe’ note per funzionare.”

Questa impostazione si riflette nel percorso scolastico dell’ingegnere, e ne forma la personalita’ professionale. Non e’ un caso se nel mondo della ricerca si trovi l’ingegnere quasi sempre nel campo attuativo, e in tutti quei campi nei quali si debba costruire la strumentazione.

Raramente si trovera’ l’ingegnere italiano coinvolto nella produzione di una tecnica completamente nuova, se non laddove lo si liberi esplicitamente dal compito di garantire che funzionera’.

Lo stesso aggiornamento professionale dell’ingegnere e’ mediamente piu’ difficoltoso: egli e’ portato ad accettare una nuova tecnica solo quando e’ “matura”, e raramentissimamente si cimentera’ con tecniche ancora non mature.

Certo, sono disposti a portare in italia tecniche avveniristiche gia’ mature all’estero. MA questo perche’ sanno che all’estero tale tecnica e’ gia’ matura.

Sul piano del metodo, il loro modello di apprendimento e il loro approccio e’

1)Smonta in problema in una serie di problemi gia’ affrontati.
2)Trova le soluzioni note e mature per i singoli problemi, documentandoti.
3)Dimensiona le soluzioni alle condizioni di lavoro.

E’ interessante la differenza di approccio rispetto a matemarici e fisici:

1)Inquadra il problema in una teoria piu’ generale e piu’ astratta.
2)Partendo da questa teoria, determina il caso particolare, elidendo quanto non serve.
3)Applica al caso particolare i metodi generali associati alla teoria generale piu’ grande, come garanzia di correttezza.

COme si puo’ vedere, ci sono die momenti nei quali l’approccio e’ differente. Il primo e’ evidente: anziche’ tendere ad una teoria piu’ astratta, con una formulazione piu’ generale, l’ingegnere tendera’ a cercare le formulette che risolvono i problemi particolari di cui e’ composto il problema generale.

Nella seconda fase, anziche’ fare una critica al metodo , l’ingegnere italiano si limita a cercare nel proprio sapere la tecnica “precotta” che risolve il problema.

Infine, anziche’ affidare la correttezza del calcolo all’applicazione di una teoria generale, si affida alla casistica.

Questo e’ ovvio: nel caso in cui venisse trascinato in causa, l’ingegnere potra’ dire “io ho usato tecniche note, con una casistica ampia”, mentre fisici e’ matematici potranno “solo” dire “cio’ che ho fatto e’ evidentemente corretto”, difesa che giuridicamente e’ piu’ debole.

Sebbene il modo di operare dell’ngegnere sia giuridicamente piu’ forte, oggi un simile modello di sapere e’ pesantemente inadatto al mondo scientifico, e si scontra con alcune esigenze di quest’ultimo.

Interdisciplinarita’, creativita’, flessibilita’, sono ormai requisiti di base del mondo della ricerca , e non e’ piu’ pensabile un ingegnere che di riflesso sia ostile a qualsiasi cosa non abbia una casistica ampia e positiva.

Sebbene alcune facolta’ di ingegneria si siano adattate, rimane ancora una pesante predilezione del loro percorso scolastico, predilezione rivolta alla semplice enciclopedia di tecniche risolutive, che confondono l’ ingegneria con le applicazioni.

Nel corso di fisica, ad esempio, si distingue la “fisica teorica” dal resto, nel mondo della matematica esiste la “matematica applicata” o “matematica per le applicazioni”, distinta dal resto.

E’ come se l’ingegnere rifiutasse di acquisire una capacita’ teorica, rifiutasse di acquisire un sapere generale, e si limitasse a studiare le applicazioni.

Ma in questo modo, finira’ con l’essere un perito d’alto bordo, un geometra d’alto bordo, un notaio con infarinatura tecnica, un programmatore d’alto bordo, e mai un operatore scientifico qualificato.

Se vogliamo accettare una classe di ingegneri intesi come burocrati della tecnica, allora manteniamo pure gli albi. Pero’ succedera’ quanto sta gia’ succedendo oggi: che l’ingegnere e’ sempre di piu’ relegato al lavoro bruto e laddove si decide che strada prendere per la ricerca del futuro si trovano matematici, filosofi, fisici, informatici, persino letterati.

Si vuole ottenere uno squallido funzionario?

Perche’ questo e’ il risultato dell’operare dei loro “albi”.

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