Il fenomeno Dacia Valent

La Valent appartiene a quella cerchia di politicanti “settantisti”, cioe’ a quei politicanti che usano il metodo dialettico e la mentalita’ di certo estremismo anni 70 per dimostrare le proprie tesi. Poiche’ una delle caratteristiche dell’intellettuale (non sufficente ma comunque necessaria) e’ la novita’, essendo gli anni 70 passati da quasi 40 anni, di certo non passera’ alla storia come intellettuale.

Il metodo settantista e’ abbastanza semplice da descrivere. Si parte da un mostruoso feticismo verso il concetto di “militare nella fazione che ha ragione”. Per il settantista, la persona che si trova dalla parte della ragione appartiene, (parole di Himmler) ad una “nuova genia di uomini, cui tutto e’ permesso”. Mentre rapire un civile e maltrattarlo e’ reato orribile se lo fa chi ha torto (ad esempio gli americani), diventa un inevitabile espressione di insofferenza se a farlo e’… chi ha ragione. A loro tutto e’ permesso.

L’appartenenza alla “fazione che ha ragione” trasfigura completamente i protagonisti, trasformando in vittime ed angeli cui e’ permesso qualsiasi mezzo coloro che ce l’hanno, mentre trasformano in mostri e demoni chiunque abbia torto, anche nel caso utilizzi metodi leciti. Contemporaneamnte, se chi ha ragione compisse anche un atto orribile sarebbe un atto eccezionale, comunque dovuto all’esasperazione dell’ ingiustizia subita, e che quindi non rappresenta strumento di giudizio sulla globalita’ della fazione stessa. Mentre se chi ha “torto” compie un qualsiasi sopruso, fosse anche uno solo durante una carriera integerrima, allora si tratta di una regola che produce un giudizio assoluto, eterno ed incancellabile sulla fazione intera e sul suo sempirerno operato.

Forti del feticismo dell’aver ragione, ai settantisti non resta altro che dare sfogo alla fantasia: avendo ragione, non esiste alcun limite riguardo alla bassezza o alla meschinita’ dei metodi. Hanno ragione: se anche mentivano vedrete che pur dicendo una palla dicevano il vero, e in futuro si scoprira’ che avevano ragione.

Ma che caratteristica ha colui “che ha ragione”? La dialettica settantista identifica come tale chiunque abbia subito un torto, essendo in una posizione di debolezza. Cioe’, un ladro che privo di armi sia arrestato dalla ben piu’ potente polizia subisce un torto, in quanto subisce un danno inferto con la prepotenza. La legittimita’, applicandosi allo stesso modo a tutte le parti politiche non li sfiora nemmeno: stabilito che una parte politica abbia ragione ogni suo atto sara’ in qualche modo politico , dal momento che persegue lo scopo giusto di chi ha ragione.

Ovviamente, nel 2005 esistono gia’ gli strumenti dialettici per contestare tale retorica. Per questa ragione, la signora Valent e la cricca di settantisti che le danno seguito non ha piu’ molta possibilita’ di ottenere molto consenso.

PRendiamo come esempio il classico espediente della donna-vittima: un poliziotto ti fa una multa? Denuncialo per molestie. Se poi sei anche di colore, la vicenda assumera’ i contorni di un aggressione sessista E razzista. Contemporaneamente donna-vittima e negro-vittima. Si puo’ anche migliorare la cosa iscrivendosi, che so, all’arci-lesbica. A quel punto diventi a pino diritto una vittima di terzo ordine, cioe’ un negro-vittima, un gay-vittima, una donna-vittima. Si puo’ andare oltre? Certo, basta ad esempio aggregarsi a qualsiasi gruppo nell’occhio del ciclone, in modo da collezionare altri vittimismi. Ad esempio, negro-vittima, donna-vittima, mussulmano-vittima.

In questi periodi e’ piu’ credibile essere un mussulmano-vittima che una lesbo-vittima, ragion per cui sentirete di aggressioni a musulmani e poche aggressioni a lesbiche. Siccome va di moda un certo razzismo, sentirete piu’ aggressioni contro negri-vittima che contro , che so io, terroni-vittima.

Ma sta di fatto che nel momento in cui qualcuno di molto presentabile come vittima piange, consuetudine settantista voglia che abbia ragione. E da quel momento nessuno strumento gli e’ negato quando combatte il malvagio prepotente che lo soverchiava. E poco importa se poi si dimostra che tutto nacque con una multa: la legittimita’ non e’ un problema del settantista, ma solo la ragione o il torto.

In questo senso negli anni settanta questa dialettica rimane del tutto incontrastata, sin quando gli anni ottanta e novanta ci dotano di una dialettica e di uno strumento in grado di penetrarne la nebbia e dissiparne la tenebra. Che sarebbe il pragmatismo formalista. L’abitudine cioe’ a pretendere una correttezza logica e limitata ai soli dati di fatto. Quello che Russell definiva “distinguere le cose dalle opinioni sulle cose”.

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