La Russia che abbiamo creato.

Sta facendo un certo rumore l’eliminazione di Anna Politkovskaya … quasi sicuramente eseguita dall’ FSB russo.
Tutto l’occidente e’ li che guarda e si chiede per quale maledetto motivo Putin sia un dittatore che porta la Russia verso la dittatura, e perche’ i russi non si ribellano, e per quale motivo i russi non capiscono, e come mai non si uniscono a noi nel nostro fiero cammino verso la democrazia, e blablablabla.

Ci sono diverse ragioni per le quali succede questo. Bisogna andare indietro nel tempo, durante il periodo Yeltsin.

Durante il periodo di Yeltsin, in occidente ci sentivamo tutti piu’ tranquilli. Ci sentivamo tutti piu’ tranquilli perche’ in Russia era arrivata la democrazia, evviva la democrazia, lalala lalala.

Ma come si sentivano i russi? Beh, mettiamola cosi’: si sentivano affamati. E si sentivano, diciamolo, anche un po’ infreddoliti.

Diciamo le cose come stanno: non erano tanto sicuri di arrivare vivi all’indomani. Le cronache riportavano di persone morte nel sonno per assiderazione: il paese piu’ ricco del mondo di risorse energetiche non riusciva a riscaldare le case.

Le cronache erano piene di persone che morivano di fame. Di fame, si’. Persone che fino all’anno prima erano dottori, insegnanti, bibliotecari, idraulici, elettricisti, e che oggi morivano letteralmente di fame, ridotti a barboni, senza lavoro.

Si sentivano anche insicuri: le combinatzjie, cioe’ le mafie, imperavano ovunque. Tranne alcune oasi ancora sicure per via di un braccio del KGB-FSB , diciamo relativamente sicure, in tutto il resto della Russia il concetto di sicurezza e’ quello che potreste provare a Palermo se ci fosse cento volte piu’ mafia.

Certo, direte voi, questi sono i lasciti del comunismo. Ergo, i lasciti del capitalismo sono diversi.

Qual’era il ruolo dell’occidente in quel periodo? Piu’ o meno questo:

Pedofili e pornografi occidentali gravano per la Russia ottenendo le pratiche piu’ disgustose, per pochi spiccioli.
Le nostre aziende andavano in Russia a saccheggiare le riserve di personale qualificato, ottenendo ingegneri e fisici a tre dollari al giorno.
Agitatori e agenti di ogni paese complottavano e corrompevano per ottenere il distacco delle repubbliche minori, fomentando sommosse e disordini.
Non appena la borsa di Mosca fu edificata, un’ondata di speculatori occidentali la rese inutilizzabile per diversi anni allo scopo per cui era stata creata: produrre finanziamenti alle industrie russe.
In pratica, abbiamo realizzato in Russia tutti i luoghi comuni della propaganda comunista, comportandoci come le grottesche deformazioni che il regime sovietico usava come propaganda. Pornografi, degradati, decadenti.

Questi furono gli anni orribili della democrazia. I russi, oggi, quando sentono parlare di democrazia
pensano sia quello.

Per questa ragione, Putin oggi e’ al potere. Putin non e’ andato al potere rubando voti. E non e’ andato al potere, come si dice in occidente, ingannando gli elettori.

No. Lo sloagan di Putin e’ SEMPRE stato “democrazia controllata”. E se la parola “democrazia” piace ai russi, ancora di piu’ piace la parola “controllata”.

Quando parlate di democrazia ad un russo, lui intende il periodo di Yeltsin. Il periodo in cui i bambini russi erano merci per pedofili, la gente moriva di fame, la mafia era piu’ forte dello stato, le persone si svegliavano la mattina con le gambe assiderate e se erano fortunate i ladri che gli svuotavano la casa avvisavano qualcuno.

Questa e’ quella che hanno identificato come “democrazia”. E se gli dite “la democrazia in occidente e’ diversa”, loro sanno bene che dietro la corruzione,dietro i pedofili, dietro lo sfruttamento bestiale della manodopera, c’era proprio l’occidente. E tutti i giornali continuavano a gridare “e’ la democrazia, bellezza!”

Ecco perche’ i russi continueranno a votare Putin. Putin promette (e mantiene) una “democrazia controllata”, cioe’ una democrazia che e’ tale perche’ se non rompi i coglioni allo stato godi di tutti i diritti, e se rompi i coglioni allo stato sei un pericolo e vieni ammazzato, altrimenti si finisce come ai tempi di Yeltsin.

E’ inutile che ci stracciamo le vesti se , dopo aver fomentato da occidente ogni possibile disgregazione (decidendo da fuori, cioe’ antidemocraticamente , il destino dei popoli) poi Putin usi le maniere forti per riprendere il controllo della Russia.

E’ inutile che , dopo aver tentato di impadronirci del tesoro di scolarizzazione russo, ci scandalizziamo se oggi Putin impedisce l’assunzione di ingegneri e fisici russi ad alcune condizioni.

Dopo anni in cui si andava in Bielorussia a fare carico di “modelle” tredicenni, ci si meraviglia se Lukashenko ha emesso un decreto che impedisce alle modelle di lasciare la bielorussia. Ma provate a vederla dal lato dei genitori bielorussi, e forse la prospettiva cambia, visto che adesso i bambini tornano sempre a casa da scuola, prima rischiavano di finire a fare i “modelli” da qualche parte, allettati da qualche “agente”.

Ma c’e’ di piu’: non e’ che sotto Yeltsin gli oppositori facessero una fine migliore. Nessuno in occidente, tranquillizzato dalla “democrazia russa”, andava ad indagare su tutte le persone che morivano quando un’azienda occidentale pagava la mafia locale per togliersi dalle palle un giornalista scomodo, che voleva fermare la “colonizzazione economica” della russia.

Cosi’ come nessuno sbraita quando un governo tirannico, in Cina, elimina gli oppositori. Perche’ si sbraita tanto con la Russia?

Perche’ Putin comanda davvero. E vuole che le ricchezze russe rimangano in Russia. Putin pensa, che se un paese fa studiare milioni di persone, spendendo dei soldi, e costruisce un sistema educativo che permette a TUTTI di studiare, non sia giusto che un paese con un sistema educativo fatto solo per i ricchi compensi le sue deficenze rubandogli i laureati.

Durante le ultime elezioni Putin ha detto proprio questo. “Noi abbiamo speso soldi per educare TUTTI i ragazzi, senza differenze. Gli americani spendono molto di meno dicendo che noi stiamo sbagliando e siamo ancora troppo comunisti perche’ facciamo una scuola per tutti. Pero’ poi fioccano le offerte verso i nostri ingegneri. Cosi’ gli USA lasciano alla Russia la spesa di educare i ragazzi, e si godono i frutti. Loro risparmiano, noi gettiamo soldi. Senza tutti i paesi che hanno educato specialisti gratis per gli americani, oggi l’america sarebbe ancora agli archi e alle frecce. Noi non spenderemo i nostri soldi per finanziare il futuro degli USA formando per loro gli ingegneri”.

E ancora: “il petrolio e il gas naturale sono nostri. Quindi li estrarremo noi e li venderemo noi.”

Questo e’ cio’ che da’ fastidio di Putin. Che il petrolio e il gas russi siano sotto il controllo dello stato, il quale li sta usando per una politica sociale che sta migliorando le condizioni dei russi.

La democrazia di Putin non e’ peggiore di quella di Yeltsin.

L’unica differenza e’ che i giornalisti del New York times prima erano amici dei mafiosi e facevano ammazzare i colleghi troppo curiosi della ex Pravda, oggi finiscono ammazzati.

Ovvero, che con Putin non si guadagna una lira. Non c’e’ una fetta di torta per l’occidente.

Quindi, mi dispiace molto per la signora uccisa, ma sa come si diceva ai tempi di Yeltsin?

E’ la democrazia, bellezza.

I nostri giornali oggi la facevano sembrare una partigiana della liberta’ e della democrazia. NEl periodo Yeltsin, diceva “sì, in Russia c’e’ la democrazia, ha qualche problema, ma vedrete che si riprenderanno, basta solo aspettare”.

I giornali occidentali la descrivevano come “la giornalista che fa paura al Cremlino”.

Oggi scoprono che il Cremlino raramente ha paura di qualcuno.

E che forse, da quelle parti, sono i giornalisti ad aver paura del Cremlino. Ma nessun giornale occidentale titolera’ mai “la giornalista che aveva paura del Cremlino”.

La stampa occidentale e’ troppo presa dal narcisismo di essere chissa’ cosa, di poter cambiare chissa’ cosa, di essere un potere, per capire che invece il giornalista e’ solo uno che racconta notizie.

Ed ecco il bilancio di tutto: Anna Politkovskaya , la giornalista che NON faceva paura al Cremlino.

Non abbastanza, almeno.

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