Violenza Giovanile e Retorica Adulta

Inizio a scocciarmi di seguire le vicende degli adolescenti italiani. Per una semplicissima ragione: non stanno facendo nulla che gli adulti non facciano gia’. Con una sola differenza: gli adulti hanno messo in atto tutta una serie di muri di gomma, di ipocrisie e di strategie atte a nascondere (almeno fino ad un’approfondita inchiesta) quanto fanno.

I ragazzi di quella classe picchiavano un down. E questo e’ male, e’ una cosa brutta, e’ una sconfinata distesa di miserie umane. Perche’ in italia i down sono trattati benissimo, hanno pari opportunita’ e godono di un rispetto assoluto. Tantevvero che le italiane non appena restano incinte per prima cosa verificano se il figlio sara’ down, per ammazzarlo sul nascere.

Ora, adesso ci chiediamo: un adolescente che senta dire che entro il terzo mese di gravidanza molte  donne rischiano un aborto pur di fare un esame che le assicuri di non aspettare un figlio down,  e se il test e’ “positivo” abortiscono immediatamente (discorso che fa QUALSIASI dottore a QUALSIASI donna incinta), che cosa deduce?

Ne deduce il vecchio motto nazista: “vite indegne di essere vissute”. Come fa un adolescente a rispettare un down , quando tutto intorno a se’ vede solo donne e medici intenti ad eliminarli sul nascere?

Il meccanismo di indottrinamento e’ semplice: l’amica di mamma e’ incinta, viene a trovare la mamma, e dice che sta facendo il test, perche’ se il figlio fosse down andrebbe eliminato sul nascere. Vite indegne di essere vissute.

Allora si vede il video dove i ragazzi dicono “tu sgorbio non dovevi nascere”. Non e’ una loro invenzione. Lo dicono i medici. Lo fanno le donne incinte. Lo sgorbio non deve nascere.

Mi dispiace. Davvero. Sto scrivendo una frase orribile. Ma e’ quella che sento tutto attorno a me in questo periodo. Vedo solo medici che propongono esami su esami , mai sia il figlio sia down. Vedo donne che parlano e raccontano che no, loro non lo vogliono e piuttosto abortiscono. Alcuni di questi esami, fatti sino al terzo mese di eta’, mettono a rischio di aborto il bambino. Eppure molte li fanno. Il concetto e’: lo sgorbio non deve nascere.

Fortunatamente, c’e’ chi per scelta decide che non deve per forza avere un premio Nobel o un campione Olimpionico. Questo mi rende la vita facile, perche’ una frase simile non la voglio sentire vicino a me. Ma il resto del mondo la dice: lo sgorbio non deve nascere.

Ora, con un mondo che recita in coro “lui non doveva nascere”, versione moderna del nazista “vite indegne di essere vissute”, che cosa ci aspettiamo dai ragazzi? Che si comportino diversamente? L’amica di mamma, la zia, (e la mamma annuisce e comprende)
hanno detto che lo sgorbio va ammazzato sul nascere, a costo di rischiare di uccidere un figlio sano con un esame invasivo e pericoloso nei primi mesi di gravidanza.

Ecco cosa sono quei ragazzi: uguali agli adulti. Applicano con coerenza matematica quanto gli adulti fanno, dicono, praticano. Il down non doveva nascere. Non deve nascere. Ergo, non deve esistere. Questo lo dice la nostra societa’, lo dicono tutti i medici.

E per questo si odiano quei ragazzi: mostrano lo stesso volto dei genitori, ma senza la maschera dei genitori. La madre che sopprime il figlio perche’ c’e’ il 10% di probabilita’ di troppo che sia malato quando fa una translucenza indossa la maschera della “scelta difficile”, del “non so se me la sento”. Chi parla con loro indossa la maschera della comprensione per la scelta difficile, la maschera del rispetto per la scelta di coscienza.

Quegli adolescenti fanno la stessa cosa, ma non indossano la maschera della scelta difficile ne’ chiedono comprensione per una scelta di coscienza. Cio’ che per i genitori e’ difficile , per i figli diventa naturale.

Non ci spaventa quello che fanno, perche’ migliaia di donne , milioni di donne italiane sono pronte a uccidere il down prima che nasca. Ci spaventa la loro naturalezza. Ci spaventa la loro mancanza di maschere, che rischia di far cadere le nostre.

Loro sono ESPLICITI.  Tutto qui.

E ancora, il bullismo. Scena orribile: il debole deve soccombere. Questo e’ il nazistissimo concetto del bullismo: il debole deve soccombere al branco. Che cosa ci terrorizza? Il concetto in se’?

No.

Forse che sul mondo del lavoro non c’e’ bullismo? Non avete mai visto fare una riunione al piano di sotto quando un collega in carrozzina deve partecipare, e quando arriva si dice “mentre arrivavi stavamo dicendo….).

Palle, lo avete visto. Sapete benissimo che il nuovo arrivato ha di fronte un branco di sospettosi , ipocriti nemici, pronti a farlo a pezzi. Succede ovunque. Tifoserie in branco. Manifestanti in branco. Nonnismo nelle caserme. Mobbing sul lavoro. Razzismo. Emarginazione. Mafia.

Ma gli adulti si mascherano. Tifoserie in branco? Beh, un “problema sociale irrisolto”. Manifestanti in branco? Beh, un “problema politico aperto”. Nonnismo nelle caserme? “Un fenomeno complesso”. Mobbing sul lavoro? “Un fenomeno da stroncare. Domani”. Razzismo? “Bisogna evitare lo scontro culturale”. Emarginazione? “Eh, la strada per le pari opportunita’ e’ ancora lunga”.Mafia? “Un problema secolare”.

I ragazzi che fanno i bulli non si nascondono dietro i problemi sociali. Non si nascondono dietro la politica. Non si nascondono dietro la complessita’. Non si nascondono dietro le regole del gioco, dietro il sindacato. Non si nascondono dietro lo scontro di civilta’, dietro questioni storiche, dietro impegni ministeriali.

Quelle sono le regole del gioco, e loro giocano. Lo fanno apertamente, a testa alta, senza nascondersi.

Il motivo per cui fanno paura e’ che non mostrano le inibizioni dei genitori, degli adulti. E quindi tutti temono che , fra qualche anno, saranno nemici spietati, concorrenti ferocissimi, si teme che entrino nel nostro gioco violento ma ipocrita, senza avere le mani legate dalle apparenze.

Temiamo in loro un avversario con la nostra faccia ma nessuna inibizione.Temiamo un avversario/concorrente che non ha una mano uccupata a reggere una maschera mentre lotta, ma che ci assale con i nostri stessi metodi ma combattendo con entrambe le mani libere.

Quei ragazzi sono il nostro volto. Fanno paura perche’ non portano la maschera.

E ci atterriscono perche’ non sentono alcun bisogno , della maschera.

Quei ragazzi hanno il solo peccato di essere identici agli adulti, e andarne orgogliosi.

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