Il PIL non e’ mai cresciuto, o meglio: il PIL non e’ quel che si pensa.

Rimango continuamente allibito di fronte all’importanza che si da’ al concetto di “pil”: nel senso che il prodotto interno lordo e’ un’entita’ su cui , se sapessimo di piu’,  faremmo due sane risate.

Innanzitutto, il valore del PIL si basa su un catastrofico errore contabile: ogni transazione in denaro e’ considerata positiva. Se un terremoto distrugge una citta’, per dirne una, il PIL aumenta. Aumenta perche’  tutte le aziende improvvisamente mettono a zero il cespite dei beni mobili ed immobili, e questa transazione economica (il danno!) e’ considerata positiva.

Esatto: se la vostra azienda va a fuoco, voi dovrete in qualche modo far uscire la merce bruciata dal magazzino contabile, per tenere in ordine i conti. Essendo una transazione economica, essa verra’ conteggiata in POSITIVO nel PIL, in quanto il pil misura TUTTE le transazioni economiche come positive.

Esso non e’ altro che la somma di tutti quelli che i commercialisti chiamano “movimenti contabili” sul vostro bilancio. Senza, pero’, distinguere tra attivita’ e passivita’. Sul piano logico, il numero che ne deriva non ha alcun significato.

Se vi svaligiano la gioielleria, tutti i gioielli che l’azienda “gioielleria” aveva in magazzino andranno scaricati. Questa transazione economica, evidentemente negativa, verra’ conteggiata come aumento del PIL.

Se arriva un’epidemia di influenza, molta gente non potra’ andare a lavorare. Poiche’ non avverra’ alcuna transazione economica per questo, il danno non verra’ contabilizzato. Al contrario, quando poi INPS/INAIL & co pagheranno alla vostra azienda la giornata persa, avremo un aumento del PIL per una transazione economica …positiva.

Solo questo basterebbe a farci due grasse risate : il PIL di fatto misura una bella cippa di nulla(1) , perche’ un simile bilancio e’ semplicemente una grottesca caricatura della partita doppia. Tanto per dirne un’altra, persino la cassa integrazione e’ considerata un aumento di PIL!

Ma non solo: per come e’ calcolato il reddito pro capite, cioe’ il rapporto fra PIL e il numero di cittadini, se vi va a fuoco il negozio IL VOSTRO REDDITO E’ AUMENTATO, e anche il mio.

E’ folle. Lo so benissimo, e quando si va a studiare la definizione di PIL , si stenta a crederci. Ogni transazione e’ positiva. Se le bollette dell’energia e del telefono crescono, il PIL aumenta. Follia pura.

Stabilito che il PIL non significa assolutamente nulla (2) , rimane il fatto che esistono diversi metodi per farlo aumentare artificialmente. Uno e’ alzare le tasse.

Voi direte: ma sei impazzito? No, non sono impazzito: una volta finite a bilancio pubblico, NON contabilizzate in negativo, quelle finanze torneranno nel circolo sotto forma di spese, producendo transazioni finanziarie… che aumentano il PIL.

Un secondo metodo per aumentare il PIL e’ considerare transazione economica cio’ che prima non lo era, o nel far crescere gli interessi per i prestiti. Se obbligo improvvisamente la gente a mettere in contabilita’, che so io, una tassa locale pagata ad un consorzio anziche’ ad un ente pubblico, ecco che il PIL e’ aumentato. Cioe’, se una provincia scorpora una tassa nella bolletta di un consorzio per la bonifica di un tale fiume, (obbligandovi a contabilizzarlo)  improvvisamente e’ cresciuto il PIL.

Altro esempio, se il vostro mutuo aumenta, il PIL e’ aumentato. Se il mutuo che l’azienda paga per lo stabile aumenta di interesse , aumenta il PIL. Se aumentano le vostre spese di conto corrente, e’ aumentato il PIL. In pratica, la catastrofica crescita dei mutui ha alzato il PIL di cui il governo Prodi va tanto fiero.

Un altro modo per far crescere questo demenziale indice e’ quello usato da Prodi: consiste nell’usare gli studi di settore per alzare il PIL. I commercianti ricevono questo studio, tramite i commercialisti, il quale stima quanto l’azienda dovrebbe dichiarare.

Se il negoziante dichiara diversamente dagli studi di settore, dopo qualche anno potrebbe venir sottoposto ad un controllo “con pregiudizio” della guardia di finanza. Va da se’ che la maggior parte delle aziende si sforzi di avvicinarsi agli studi di settore.

Prodi non ha fatto altro che aumentare gli studi di settore, in modo che le aziende fossero costrette a dichiarare transazioni economiche che prima non dichiaravano: in questo modo, a parita’ di attivita’ economica e’ aumentato il PIL.

Un altro esempio e’ l ‘allungamento della catena contabile. Supponiamo che l’azienda A produca un bene che vale 10. Esso viene comprato e rivenduto da un grossista, che lo rivende a 15. Poi un negoziante lo compra e lo rivende a 20.

Il PIL complessivo  , partendo dai cancelli della fabbrica, e’:

10+10+15+15+20+20 = 90.

In rosso l’uscita dalla fabbrica, in azzurro l’operazione del grossista, infine quella del negoziante, in voletto l’acquirente, che sta spendendo soldi contabilizzati nel PIL a loro volta.

Se la cosa vi sembra una truffa (che risulti un PIL di 90 con un prodotto da 10), vediamo cosa succede allungando la catena. Il produttore vende ad un distributore nazionale, che vende ad un grossista, che vende ad un negoziante che vende a voi. Diciamo che si dividano i margini del grossista. Abbiamo:

10+10+12+12+15+15+20+20 = 114.

Puf: aggiungendo un passaggio contabile, il PIL e’ aumentato di un bel po’. E senza, ripeto senza, produrre alcun lavoro, alcuna merce, anzi: il grossista che prima arricchiva oggi ha guadagni ridotti del 40%, e il distributore guadagna ancora meno di lui. Abbiamo aggiunto due nuove catene di aziende che dividono la stessa torta, senza ottenere nulla sul piano della produttivita’, eppure il PIL e’ cresciuto.

In pratica, la proliferazione di aziende intermediarie e’ stata la principale fonte di PIL italiano, mentre al contrario le vendite dirette riducono il PIL, pur senza ridurre di una virgola la produzione. Il PIL e’ un dato speculativo, che puo’ essere manipolato semplicemente introducendo una nuova classe di intermediari.
Per capire quanto grande stia la truffa, possiamo confrontare il PIL mondiale con il GPI, ovvero un indice simile al PIL dove pero’ le transazioni economiche sono divise in positive e negative: nel GPI il furto di gioielli in un atelier del centro non aumenta piu’ il PIL.Ebbene, ecco la cosa buffa: il GPI e’ cresciuto in occidente fino alla fine degli anni 70, poi ha iniziato a decrescere. (3) In pratica, se consideriamo la crescita del PIL per come percepiamo comunemente (cioe’ la produzione economica globale), allora quello che abbiamo in mente e’ il GPI, o al massimo l’ ISEW. In Italia, e’ cresciuto fino agli anni 80: da quel momento in poi, sia GPI che ISEW sono calati.

Se vi sentite piu’ poveri e avete la sensazione che tutto vada a catafascio dagli anni 80 in qua, non e’ un’allucinazione. L’allucinazione e’ il PIL , cioe’ un indice per il quale un’alluvione che distrugga i magazzini di un comparto industriale ….aumenta il PIL.

Quando cioe’ pensiamo al PIL, dobbiamo sapere che esso non indica nulla, ovvero indica al massimo la confusione gestionale con la quale i soldi si muovono: fate un incidente con la macchina aziendale? E’ aumentato il PIL. L’assicurazione paga? E’ aumentato ancora. Il danno stesso e’ …PIL!

Il problema e’: perche’  non si usano degli indici VERI, per calcolare la crescita economica? Ammesso di considerare il GPI come “utopistico” perche’ considera anche il danno ambientale (per esempio, se brucia mezza Puglia il PIL… cresce  mentre  il GPI …si abbassa. Secondo voi qual’e’ l’indice utopistico?) , si potrebbe pero’ usare l’ ISEW.

Qualcuno ci ha pensato? Oh, certo.

Ma, dicono, costa troppo calcolarlo, e poi e’ troppo difficile.

Meglio mentire raccontando una favola. Il PIL.

Sapete una cosa buffa? Invece di far versare la busta paga in banca, provate a farvi dare dei contanti. Sapete cosa otterreste? Calerebbe il PIL, perche’ state saltando un passaggio contabile. Se i soldi arrivano a voi e li spendete, il PIL di 10 euri e’ 10. Se li versate in banca e poi li spendete , ottenete 20.

Morale: per far alzare il PIL basta mettere un ente di mezzo nei pagamenti. Ogni volta che lo stato mette un intermediario (per esempio le banche) di fronte al pagamento di qualcosa, il PIL aumenta.

In poche parole, il fatto che con un governo il PIL cresca o meno e’ semplicemente un gioco di parole. Non significa proprio nulla, puo’ significare tutto e niente.
Uriel

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