Congressus cum zoppas.

di Uriel Fanell, 1/12/2008
Aver ciaccolato dimetamatematica con fB mi ha messo di buon umore, cosi’ ho deciso di sfottere un pochino i fisici scrivendo un racconto. Allora tirate fuori il vostro senso dello humour, e non badate agli errori, sto buttando giu’ qualcosa in fretta e senza rileggere.

Giuseppe Merletti era felice. Era felice perche’ Serena aveva accettato di uscire con lui. Giuseppe era un fisico del CERN, ed era entrato a far parte di un gruppo di ricerca umanistico. Trattandosi di una persona pragmatica, quando non empirica, Giuseppe aveva colto appieno il significato di questa interdisciplinarieta’: piu’ figa.

Fini’ di prepararsi , percorse il pezzo di strada che lo separava dalla foresteria del CERN al ristorante del villaggio del Cern, e incontro’ Serena proprio di fronte al ristorante, come concordato.

La sera fu lieve, e Serena era una di quelle ragazze capaci di fingere interesse per qualsiasi cosa il maschio desiderato amasse particolarmente. Cosi’, mentre lo fissava con aria svenevole, chiese:

  • E cosi’, tu sei il fisico che ci dira’ tutto sulla vita di Guido Hansen, il poeta maledetto della Westfalia….
  • Beh, tutto…. quello che si potra’ vedere da una spettrografia del suo sudario, ecco.
  • E secondo te non e’ paragonabile alle supposizioni che si faranno domani al congresso di storia?
  • Mah, non so.In realta’ l’universo dipende da come lo osserviamo, capisci?
  • In che senso?
  • Beh, nel senso che e’ l’osservazione a darci delle teorie. Quindi, solo quando lo osserviamo bene l’universo ha dei lineamenti definiti.
  • Ma che significa, scusa?
  • Beh, e’ una cosa complicata.Sai cosa sia il Gatto di Schroedinger?
  • No, ma questo vino e’ fantastico, non trovi?
  • Ehm… si- Giuseppe rabbrividi’ quando la giovane ricercatrice di storia gli fece piedino- prendine ancora.
  • Va bene. Dai, continua. Dimmi di questo gatto. E’ un maschio o una femmina?
  • Beh,… ecco. Hai fatto la domanda giusta. Se lo chiudiamo dentro una scatola, non potremo saperlo mai. Quindi sara’ meta’ maschio e meta’ femmina.
  • Uhhhh… davvero? Cioe’, se chiudo un gatto nella scatola allora…
  • Ma no, no- Giuseppe maledi’ gli umanisti dentro di se’- e’ che il gatto e’ in uno stato indefinito, ne’ vivo ne’ morto, finche’ non apriamo lascatola.
  • Ma e’ crudele! E’ vivisezione!
  • Ma no. E’ un gatto inventato, un’ipotesi dei fisici. Il gatto non esiste, in realta’. Serve a spiegare che l’universo e’ come lo vediamo. Se non lo vediamo, non c’e’.
  • E scusa, ma allora la storia? Noi non c’eravamo, quindi non c’e’ storia?
  • Ma no, no. Certo che no. Noi la vediamo da qui, per cui la storia e’ come ci appare da qui.
  • Ma scusa, quindi Guido Hansen prendera’ forma solo domani, al congresso? Quando avremo deciso chi fosse e scritto la sua prima biografia ufficiale?
  • In un certo senso, si’.

La ragazza continuo’ a fissarlo, chiedendosi cosa doveva fare per farsi invitare a salire a casa.

Nel 1790, Guido Hansen si sentiva indeciso. Era confuso, non capiva. Aveva un sacco di dubbi esistenziali, ancora non gli era chiaro se era una donna o meno, e aveva dei dubbi sulle cose piu’ semplici, come le stagioni, o la citta’ in cui viveva. Certe volte si vedeva in Germania, certe volte aveva una sensazione come di trovarsi in Kirghizistan.

Il congresso era iniziato, e Giuseppe Merletti stava iniziando a tarare gli strumenti per una spettrografia di massa. Inizio’ a riflettere: se voleva tracciare eventuali presenze di assenzio, doveva cercare il cadmio, che abbonda nelle foglie di artemisia, dal quale l’assenzio si ricava. Mentre rifletteva sulle frequenze spettrali, il congresso era iniziato, ed i docenti avevano iniziato a dibattere sul poeta.

Guido Hansen se la stava spassando un sacco. La ragazza che era sopra di lui era esattamente come una donna doveva essere: i seni pesanti , coperti di efelidi, ballavano sotto i suoi occhi mentre un meraviglioso ventre liscio si muoveva sul suo inguine. Ah, che piacere!

Al congresso, prese la parola il Professor Francais Revlòn, dell’universita’ di Avignone.

  • Signori, trovo che le non ci siano prove a sufficienza per dire che Guido Hansen sia stato un … tombeur de femmes, se mi permettete. Anzi, ci sono scritti apocrifi nei quali sembra essere chiara la sua omosessualita’.Permettetevi di mostrarvi …..

Gli altri membri del congresso lo ascoltavano attentamente, mentre parlava di stallieri ungheresi e di poesia dai tratti omosessuali

Guido Hansen non capiva cose stesse succedendo. Improvvisamente la ragazza era stata sostituita da un ponderoso stalliere, che lo stava infiocinando con una nerchia lunga e massiccia. Contorcendosi, Guido tento’ di sfuggire al possente servo, ma lui gli tappo’ la bocca e lo impalo’ con piu’ vigore, spingendosi dentro di lui. L’uomo gli disse , con una voce roca dal vago accento ungherese:

  • Dai, bambina, fammi l’antilopa adesso…

Al congresso non c’era alcun accordo. Alcuni docenti erano quasi disposti ad  accettare l’idea dell’ omosessualita’ di Guido Hansen per via della sua poetica delicata e delle insinuazioni di uno scrittore della citta’ vicina, altri non erano disposti a crederci per via delle numerose testimonianze della vita dissoluta del poeta. L’organizzatore del congresso tento’ di mediare.

  • Beh, dopotutto se era un visioso avrebbe potuto essere, come dire, bisessuale. N’est pas? Se abbiamo tutte le testimonianze di entrambe le teorie, e le testimonianze sono credibili.. perche’ no?

Le due fazioni si rilassarono, anche se avrebbero tentato di spingere gli atti del congresso nella direzione voluta: questa cosa della bisessualita’ non convinceva nessuno.

Anche Guido Hansen avrebbe voluto rilassarsi , ma le cose cambiavano troppo frequentemente. Fortunatamente lo stalliere era scomparso e la ragazza era tornata, ma non aveva avuto tempo di rallegrarsene, perche’ aveva appena aperto la bocca durante un gemito e si era trovato di nuovo la possente nerchia dello stalliere che gli scavava la gola, mentre la ragazza si agitava sopra di lui. Non era per nulla una situazione facile, penso’ mentre osservava le grosse palle dello stalliere ad un centimetro dal suo naso.

Era il turno di una ricercatrice italiana, Dagoberta Vizzini Soriani da Monterubizzo. Essendo un’autorevole germanista, la sua opinione sarebbe stata ascoltata volentieri da tutti.

  • Signori, non sono convinta. Nelle sue “poesie d’estate”, il poeta chiama “Stalliere” proprio il fedele Nerbus, il cane ungherese che faceva la guardia nella stalla dei cavalli. Probabilmente, il suo amore per lo stalliere non e’ altro che l’amore per il miglior amico dell’uomo, il cane, espresso in versi poetici.

La donna venne interrotta dal collega francese.

  • Lei si riferisce al periodo Kirghizo , a prima o dopo? Perche’ a quanto sappiamo, il cane di Guido Hansen era gia’ morto , durante il periodo Kirghizo.

Guido Hansen era quasi felice. La ragazza continuava a fare benissimo il proprio mestiere di prostituta, e il misterioso stalliere che lo molestava era scomparso nel nulla. Quasi non noto’ che il suo cane stava disteso sul tappeto al centro della stanza, e persino quando la povera bestia prese a rantolare in preda ad un rictus mortale non venne distratto dall’amplesso in arrivo.

  • Certamente mi riferisco a prima -aggiunse acida la professoressa- ma non ci sono piu’ tracce del presunto amore per lo stalliere, nel “dopo”.
  • A dire il vero – interruppe un docente austriaco di nome Karl Henning – non ci sono nemmeno cosi’ tante prove di questo “periodo Kirghizo”.
  • Ma che cosa dice! – tutti si erano girati verso di lui- e’ risaputo che Guido Hansen abbia passato un certo periodo, anche se breve, nel Kirghizistan! Era comune fare viaggi del genere, nel periodo romantico!

Il congresso si stava infiammando.

Anche Guido Hansen si stava infiammando, quando successe il disastro. Era giunto al momento dell’amplesso con quella meravigliosa ragazza, quando si trovo’ improvvisamente nudo come un verme, in piedi, nel centro di un villaggio dell’oriente. Il freddo mostruoso gli sferzava la pelle, e decine di tartari seduti attorno al fuoco lo fissavano, mentre dalla sua poderosa erezione inizio’ a schizzare un abbondante , denso schizzo di sperma. Che fini’ nella pentola al centro della tenda.Ci fu un attimo di ferocissimo silenzio. Un attimo lungo, quanto il resto dell’orgasmo di Guido, che fini’ ad insaporire il pranzo degli indigeni. Poi, un gigantesco tartaro dai baffi all’ingiu’ lo fisso’ con aria truce, estraendo una roncola.

  • Oh, merda! -penso’ il poeta- questa e’ la volta che muoio.

Giuseppe Merletti guardava gli studiosi discutere animatamente, mentre selezionava i solventi per ottenere del liquido da inserire nello spettrometro, partendo dal frammento di sudario che gli storici gli avrebbero fornito.

  • Insomma- disse Herr Henning – ci sono versetti dove il poeta si vede passeggiare per le strade di Koln, e racconta di essere riverito e stimato da tutti. Racconta di come quel periodo gli fu dolce, e questo non si adatta di certo alle montagne d’oriente! Era sicuramente in Germania!
  • Ma forse erano metafore, o forse nostalgia!
  • Ma lui racconta fatti veri, non usa mai il condizionale, e descrive bene il carnevale del 1822. Come potrebbe farlo, se fosse stato assente?

Guido Hansen benedi’ il suo pazzo destino. I tartari lo avevano quasi catturato ( e uno di loro gli ricordava un certo stalliere), quando scomparvero e si trovo’ a passeggiare , nudo , lungo Horestrasse. Sembrava una giornata tranquilla, e forse i passanti pensavano che il suo fosse uno scherzo di carnevale: di certo doveva essere cosi’, perche’ tutti lo salutavano amabilmente nonostante fosse nudo, cosa che normalmente lo avrebbe condotto al carcere. Decise, in cuor suo, che avrebbe scritto una poesia sulla dolcezza delle strade di Koln.

  • Ma devo contraddirla. La poesia parla esplicitamente di estate e di carnevale, mentre sappiamo che il Morgravio di Svevia aveva spostato il carnevale all’inverno, per evitare di distrarre le persone dal raccolto. Non possiamo allora pensare che Guido Hansen , all’oscuro di questo perche’ in Kirghizistan, abbia descritto un carnevale mai avvenuto?
  • Questo e’ un possibile dubbio, ma resta un’ipotesi. Forse era una giornata invernale abbastanza calda, o una giornata estiva molto fredda. Su questo non abbiamo molte prove.

Guido Hansen si affretto’ verso casa: aveva iniziato a far freddo, e lui era nudo. Come se non bastasse, tra la folla di persone in maschera gli era sembrato di scorgere dei cavalieri Kirghizi, e non era del tutto certo che fosse uno scherzo. Certo, se il centro di Koln non fosse stato proprio nel mezzo di una brughiera caucasica, raggiungere casa sarebbe stato piu’ facile.

Al congresso, intanto, era arrivata la collega americana , Anne Straight. Aveva fama di una femminista accanita, e le sue posizioni radicali avevano suscitato furiosi dibattiti nel mondo accademico. Gli altri ospiti tirarono un sospiro di sollievo: per lei e per lo spagnolo Anzales rimanevano poche decine di minuti a fine congresso, a sera gia’ inoltrata.

La studiosa americana estrasse un quaderno e prese la parola.

  • Signori, dopo lunghi studi e alcune perizie calligrafiche sonogiunta ad una conclusione inaspettata. Guido Hansen e’ in realta’ uno pseudonimo , sotto il quale scriveva Heide von Kroppenburn. In poche parole, Guido Hansen non era un omosessuale, ma era una donna.
  • Una donna!
  • Si’, una donna- la studiosa americana sembrava pronta a dare battaglia- qualcosa in contrario? Forse le donne non possono scrivere poesie?

Guido Hansen era felice. Nonostante la giornata pazzesca, aveva ancora voglia di vivere, e aveva deciso di trascorrere la serata nel quartiere est di Koln, notoriamente popolato di prostitute e puntellato di baccanali. Stava passeggiando sotto le ultime luci dell’imbrunire, e aveva messo gli occhi su una prosperosa ragazzona dai capelli rossi, quando si senti’ apostrofare.

  • Ehi, bella! Ti va di giocare un po’ con quattro marinai?

Sulle prime Guido Hansen non capi’ che i quattro dicessero a lui, ma quando si senti’ strattonare realizzo’ un’altra delle pazzie di quella giornata incredibile. Era vestito da sonna. Mentre osservava meravigliato i propri vestiti, non pote’ non notare i propri seni sotto una scollatura almeno audace. I quattro ormai l’avevano circondato. Guido Hansen realizzo’ in quel momento di essere una donna che cammina la sera sul marciapiede di un quartiere a luci rosse di Koln.

La battaglia infuriava al congresso di storia. La studiosa americana sembrava decisissima a sostenere la sua pazzesca tesi, che voleva Guido Hansen essere lo pseudonimo di una donna.Una donna emancipata, sessualmente aggressiva, che viveva in anticipo le conquiste del femminismo. Ovviamente una figura chiacchierata, misteriosa, dalla fama di fattucchiera e di ammaliatrice.

Il moderatore del congresso cercava un modo per appianare la questione senza causare strappi, ma la situazione era davvero imbarazzante. La donna d’oltreoceano stava spiegando il senso archetipale e matriarcale delle poesie di Guido Hansen , raccontando delle sue relazioni con la Lilith bolscevica e con il ruolo magico della Luna, ricevendo commenti sprezzanti dai colleghi. Il moderatore si sforzava di moderare.

Anche a Guido Hansen sarebbe piaciuto un moderatore che fermasse quei quattro marinai, che nel frattempo l’avevano quasi spogliata sul marciapiede. A nulla era servito agitare di fronte a loro bambole  e spilloni provvidenzialmente ritrovati dentro le tasche del vestito, e nemmeno evocare Artemide in persona li aveva fermati.

Il moderatore ebbe un’idea per smorzare i toni: dare la parola al collega spagnolo, e chiudere il dibattito per quel giorno. L’indomani sarebbero stati tutti piu’ sensati: il mattino ha l’oro in bocca. L’uomo, che notoriamente militava nell’ Opus Dei spagnola, prese la parola.

  • Vi sono testimonianze , da alcuni scritti ritrovati in un convento di Valenzia, che Guido Hansen si fece frate nella seconda fase della sua vita, e passo’ il tempo scrivendo poesie a tema sacro. Con buona pace della signora americana, Guido Hansen era un uomo. E fu un ottimo abate.

La donna fisso’ con uno sguardo omicida il collega spagnolo.

Guido Hansen ringrazio’ il Signore. Doveva essere un segno. Si’, un segno divino. Se la giornata pazzesca era sembrata un invito a moderare i propri vizi, quello che era successo quella sera doveva essere un segno divino. Si’, un messaggio. I quattro avevano iniziato a violentarla e il primo di loro le stava mordendo il seno, ferendola, quando improvvisamente si era trasformato in un frate gesuita, con tanto di barba. E quello era sicuramente un segno divino: doveva abbandonare il vizio ed entrare in convento . Abbracciare la fede. Si’, non c’era altra spiegazione. Fisso’ divertito i quattro marinai che si allontavanao imprecando , a caccia di altre prostitute, e si avvio’ verso casa tra gli sguardi meravigliati dei passanti, sorpresi di vedere un frate li’, a quell’ora del vespero. Giunto a casa, prese poche cose, sali’a cavallo e si avvio’ verso il piu’ vicino convento per prendere i voti.

Il congresso era finito. Almeno per quel giorno. La stanza da letto sapeva di gemiti e lenzuola stropicciate,mentre Serena abbracciava Giuseppe, nel climax post orgasmo.

  • Ti e’ piaciuto, hmmmm?
  • Ma perche’ voi uomini chiedete sempre la stessa cosa? Non si vedeva?
  • Beh, sai, io sono un fisico. Devo avere delle misure, insomma.
  • Maddai, scemo! E io che sono una storica, allora?
  • Non lo so. Vi siete messi d’accordo, poi, su questo Guido Hansen?
  • Ma figurati! E chissenefrega , poi – Serena inizio’ a titillare l’ombelico di Giuseppe- scommettiamo che non frega neanche a te?
  • Uhm… se continui cosi’, no… uhhhh
  • Ecco, vedi? Magari non e’ neanche esistito, quello!

Il 13 brumaio 1823, un cavallo ritorno’ alla propria stalla , privo di cavaliere. La marca sulla sella recava scritto “Guido Hansen”, ma nessuno sapeva chi diavolo fosse. Uno stalliere di origini ungheresi lo prese in affidamento , e lo tenne per tutta la vita.

Uriel

1 Dic 2008
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