Il vizio del tarlo

Due persone sono rimaste colpite dal fatto che all’inizio degli anni ’90 le famiglie italiane avessero quantita’ enormi di risparmio, mentre oggi sono cosi’ indebitate. E mi chiedono , specialmente, cosa in concreto sia  cambiato , senza cadere nella solita litania dello “stile di vita superiore alle possibilita’”.

Bene. Il concetto che vorrei spiegare e’ piuttosto astratto, anche se poi diventa concreto quando lo misurate nel portafogli. Quello che e’ cambiato di preciso e’ il rapporto tra le famiglie italiane ed il tempo, quando riferito a questioni economiche.

Questo cambiamento e’ avvenuto su due fronti: il primo e’ quello della soddisfazione dei bisogni e dei desideri, il secondo e’ quello piu’ complesso della percezione del futuro.  Avete mai sentito il termine “mercato dominato dall’offerta?”. Certo. Molti economisti lo menzionano nei propri articoli, ma quasi nessuno vi spiega cosa significhi e cosa implichi. Ci provo io che NON sono un economista: il mercato dominato dall’offerta e’ un mercato nel quale non e’ chi vende che cerca di inseguire i gusti, i bisogni e le necessita’ di chi compra, (a vantaggio di chi compra, dunque), bensi’ e’ chi compra che deve inseguire chi vende, nei suoi bisogni, gusti e necessita’. A vantaggio, quindi, di chi vende.

La caratteristica del mercato basato sull’offerta e’ che viene meno la competizione in senso stretto, cioe’ viene meno la regola secondo la quale l’azienda con l’offerta peggiore ci rimette i clienti:  e’ semmai il cliente con meno soldi che ci rimette, nel tempo, la possibilta’ di comprare.  Come si passa da un mercato guidato dalla domanda ad un mercato guidato dall’offerta? Ci si passa perdendo la connessione temporale tra la necessita’ di acquistare e l’atto di farlo.  Iniziamo con il primo fattore di impoverimento, ovvero la compulsione degli acquisti. Fino all’inizio degli anni ’80, la pubblicita’ era considerata un fattore “abbastanza determinante” nelle vendite, e destinata ad informare le persone dell’esistenza di qualche novita’ avulsa dai consumi tradizionali.

Era diretta ad un pubblico medio-alto, per una semplice ragione: compravano quando ne avevano voglia, ovvero quando la pubblicita’ li invogliava.  Il resto della popolazione, per dire, si comportava molto diversamente: cadenziava gli acquisti.  Questa differenza di ordine temporale e’ stata una delle cause del crollo del potere d’acquisto delle famiglie. Innanzitutto: se compri quando dici tu, probabilmente comprerai quello che vuoi tu. Tu sei entrato nel negozio in un momento qualsiasi, ed e’ affare del negoziante avere quello che vuoi.

E se tu vuoi una lavatrice robusta  (visto che se ne discute sul forum) anziche’ una lavatrice elettronica riprogrammabile dal web 2.0 mediante un paradigma mobile , il negoziante dovra’ avere proprio quella, perche’ sei tu che hai deciso di comprare, e quindi hai tu il potere di trattativa.  Al contrario, se vai a comprare quando sei indotto a comprare, con ogni probabilita’ andrai a comprare quello che  vogliono altri:  ovviamente il negoziante avra’ la cosa che cerchi, perche’ il marketing e’ andato di pari passo con la distribuzione.

Questo significa una cosa molto semplice: ad un certo punto chi ha tutto l’interesse a darti di meno e farti spendere di piu’ ti stimola a comprare. Tu vai a comprare in quel momento (e non quando fa piu’ comodo a te) ed ecco che compri quello che vogliono altri al prezzo deciso da altri.  Un tempo, invece, le famiglie cadenziavano gli acquisti: all’inizio delle stagioni la mamma ti chiamava e ti faceva provare i pantaloni per vedere quali ti venissero ancora. Deciso cosa buttare (1) e cosa no, si procedeva ad integrare il guardaroba. Deciso di integrare il guardaroba, ci si recava nei negozi per guardare.

E siccome si visitava anche piu’ di un negozio (ci si destinava un pomeriggio) , ecco che alla fine si comprava cio’ che si voleva (perche’ la lista era ottenuta mediante calcolo economico e non per libidine pubblicitaria) e si acquistava molto meglio.  L’unica eccezione alla regola erano i regali ed i beni voluttuari. I regali venivano fatti, pero’, durante precisi periodi ai quali era possibile prepararsi iniziando a mettere da parte un budget. Inoltre, non si andava a cercare una cosa specifica perche’ la pubblicita’ ci aveva infoiati e bisognava regalare quello, ma si andava a “comprare i regali”, cioe’ a vedere cosa offriva il negoziante.

Lo spostamento di questo equilibrio dalla situazione in cui il negoziante deve invogliare qualcuno che ha i soldi in tasca a comprare alla situazione attuale, nella quale il negoziante se la puo’ persino tirare un pochino perche’ lui ha la figata del momento e voi pezzenti senza la figata non siete niente, ha ovviamente spostato l’equilibrio del mercato dalla  domanda verso l’offerta. Se il mercato del passato era dominato dalla domanda, quello odierno e’ dominato dall’offerta.

Questo non puo’ che produrre perdita di potere d’acquisto, perche’ in una condizione di mercato dominato dall’ offerta e’ possibile pianificare l’obsolescenza, e’ possibile pianificare la qualita’ scadente, e’ possibile pianificare il prezzo piu’ conveniente ai venditori.

E questo, ovviamente, e’ tra i primi fattori di impoverimento delle famiglie. Le “buone abitudini perse” sono:

  1. Decidere se e  quando comprare.
  2. Decidere cosa comprare.
  3. Decidere a quali condizioni comprare.

Ogni volta che comprate “perche’ dovete” , e non “perche’ volete”, in pratica vi siete impoveriti: avete obbedito ad un mercato guidato dall’offerta, e quindi comprerete di meno e male. In generale bisogna tener presente la massima di Von Clausewitz, e cioe’ “decidere il momento dello scontro e’ gia’ l’inizio della vittoria. Lo scontro deve avvenire sicuramente quando noi vogliamo, ma e’ ancora preferibile se esso avviene quando NOI vogliamo e insieme quando l’avversario NON vuole”

Insomma, il momento migliore per comprare una stufa e’ agosto, quello migliore per comprare un costume da bagno e’ dicembre, e cosi’ via. E questo per il semplice ed esplicito motivo che e’ esattamente il momento nel quale il venditore NON vuole: in quel caso, cioe’, il mercato e’ comandato dalla domanda (cioe’ da voi) e non dall’offerta.  La seconda grossa variazione di abitudini e’ stata quella di non pagare con soldi propri.

Un tempo le famiglie risparmiavano al fine di comprare le cose, cioe’ ammucchiavano soldi finche’ non raggiungevano la cifra voluta. Questo innanzitutto li metteva al riparo da quello che oggi chiamiamo “stile di vita superiore alle possibilita’”, nel senso che se una famiglia non ce la faceva a raggiungere la cifra voluta il messaggio era chiaro: non ce la possiamo permettere. Magari per poco.

Oggi le famiglie fanno comunque l’acquisto, e scoprono dopo le prime rate che non se lo potevano permettere, magari  per poco, ma quel poco che ti manda in rosso un mese che spendi di piu’ per una rottura dell’auto. Ragionare dei soldi che si mettono da parte permetteva alle famiglie anche una migliore gestione delle emergenze. Stiamo mettendo da parte i soldi per una cucina nuova, ma si rompe l’auto. Pazienza, la cucina aspettera’.

Comprando la cucina a debito, la rata mensile raggiunge, nel tempo, un montante superiore alla cifra complessiva dell’acquisto, con il risultato che la famiglia ha una performance finanziaria peggiore , e come se non bastasse in caso di emergenza non ha il cuscinetto. Ma c’e’ di piu’: siccome i tassi del credito al consumo sono pazzeschi, se la famiglia avesse messo da parte la stessa cifra per tutti quei mesi allafine avrebbe potuto permettersi l’oggetto in meta’ del tempo.

Vi sembra poco? Mettiamolo in senso inverso: se comprate a rate per 24 mesi un oggetto, sappiate che risparmiando la stessa cifra mensile per 12 mesi  avreste potuto comprare l’oggetto in contanti. E con gli altri 12 mesi di risparmio ne avreste potuto comprare un secondo. Adesso vi e’ piu’ chiaro, forse, che se calcoliamo l’efficienza del sistema “famiglie italiane” dal momento in cui si e’ iniziato a comprare a rate, le famiglie hanno sprecato il 50% dei soldi, ovvero hanno pagato ogni cosa il doppio.

Vi sembra strano che si siano impoverite?   La verita’ e’ che nessuno di voi acquisterebbe nulla a rate se al posto del prezzo fosse indicato il montante del prestito: se aveste percezione del fatto che il vostro telefonino comprato in 18 comode rate e’ costato, che so io, 480 euro e non 230, con ogni probabilita’ non sareste mai entrati in negozio, perche’ non avete mai voluto comprare un cellulare da 450 euro, se ne avevate in mente uno da 230:  eppure quello e’ il vero prezzo del cellulare. Solo che non era indicato nell’etichetta.

E’ ovvio che se le famiglie iniziano a pagare 480 quello che costa 230 , non ce la fanno piu’. Di per se’ la spesa “230” era alla portata delle famiglie. Ma quella di 480 no. Se anziche’ risparmiare 230 PRIMA di acquistare ne spendono 480 dopo, il bilancio finale non cambia: con gli stessi soldi hanno fatto meno. Iteriamo per 20 anni, e scopriamo che da 20 anni tutti pagano il doppio le auto, l’elettronica, le vacanze, i mobili…. ovviamente, si impoveriscono.

Ma possiamo aggiungere di piu’: il credito al consumo a sua volta alimenta il cosiddetto “mercato dominato dall’offerta”, cioe’ il mercato in cui voi DOVETE spendere quando ve lo dicono altri, comprando cio’ che dicono altri quando lo dicono loro. Quando entrate in un negozio cercando un prodotto a rate, infatti, siete limitati a cio’ che viene offerto a rate. Se ci entrate in contanti, per esempio, voi avete i contanti e il negoziante deve farvi l’offerta migliore per convincervi a lasciare i contanti da lui.

Se invece volete comprare a rate, beh, brutti pezzenti, siete li’ con il cappello in mano e quindi prendete cio’ che viene. Se provate a comprare qualcosa con un rapporto qualita’/prezzo superiore,spesso vi viene detto che “su quello non c’e’ finanziamento”.  Cosi’, adeguandosi alle rate, le famiglie italiane hanno comprato beni e servizi di qualita’ sempre piu’ scadente, dal momento che un mercato dominato dall’offerta e’ un mercato a tutto vantaggio del produttore. Ma non solo: comprando dopo aver messo da parte i soldi il solo nemico e’ l’inflazione.

I tassi ci interessano poco, dal momento che al massimo impoveriscono il negoziante che ha pagato la merce in anticipo finche’ non ci decidiamo a comprarla, e nel frattempo la banca gli fa pagare un tasso sui soldi che gli ha anticipato per riempire il magazzino.  Se invece compriamo a rate, all’inflazione si aggiunge il tasso di interesse: perche’ il tasso di interesse  ci accresce la rata (ed il montante, cioe’ il prezzo finale del prodotto) E  INSIEME  l’inflazione ci mangia quello che resta dello stipendio mentre paghiamo le rate!

Di conseguenza, iniziando a comprare a debito le famiglie italiane hanno iniziato a farsi carico dei tassi di interesse sul denaro, fenomeno che prima le riguardava molto meno: se pensate che in 20 anni avete pagato di tasca vostra tutti gli aumenti di Euribor e BCE, compresa la svalutazione del 7% della lira voluta dal CAF, alla fine potete anche calcolare una forbice del 4% per questi  20 anni di acquisti fatti a debito.   Sapete cosa significa? 100 euro, al 4% in 20 anni, diventano 219. In altre parole, cambiate le abitudini di acquisto dall’acquisto a credito verso l’acquisto a debito, le famiglie italiane hanno pagato 219 cio’ che potevano avere per 100. Per 20 anni.Vi stupite del loro impoverimento medio?

Infine, l’ultimo effetto deleterio di questa compulsione degli acquisti e’ stato l’impatto del mercato della casa sul mercato del lavoro. Voi mi  direte: che cazzo significa?   Significa questo: un tempo la stragrande maggioranza degli inquilini erano inquilini in affitto. Vi ho gia’ fatto il discorso del costo della casa, cioe’ vi ho gia’ spiegato perche’ la massa enorme di persone che compra la casa a mutuo impoverisce: la casa che avete comprato a 100  la pagate 219, e’ chiaro che gli altri 119 sono soldi che avete tolto dal circolo economico domestico. Se milioni di persone si mettono a comprare case col mutuo, dovete mettere in conto che ogni 100 mila euro di costo di una casa ne toglieremo dal circolo economico altri 119. Si tratta di un vortice finanziario spaventoso, se consideriamo la massa di case acquistate.

Ma il vero problema e’ un altro: che prima dei 40 anni una persona non dovrebbe comprare casa. Perche’ quando si cerca lavoro, e si cerca di migliorare, ovviamente la propria citta’ non e’ un raggio sufficiente. I piu’ vecchi tra i lettori avranno cambiato, dall’infanzia ai 18 anni, due o tre abitazioni, sempre in affitto, seguendo le occasioni lavorative di papa’.  Probabilmente si e’ trattato di cambiamenti compresi dentro la provincia (se escludiamo i migranti) ma cio’ non toglie che non potendo cambiare casa quell’occasione di miglioramento NON la si poteva cogliere.(2)

Il fatto che si possa cambiare casa produce due cose: innanzitutto che in caso di emergenza si possa optare per una casa meno costosa  anche se piu’ scomoda. In secondo luogo, se si presenta un’occasione migliore  e’ possibile accettarla. E questo permetteva, un tempo, una carriera molto migliore nei primi 20 anni dopo l’universita’. Oggi, invece,  lo schema e’ che una volta usciti dall’universita’ si trova lavoro, e una volta avuto IL PRIMO impiego, se anche il partner l’ha avuto, si prova ad andare a vivere fuori  di casa (giusto), COMPRANDO CASA (sbagliato!).

Quel “COMPRANDO CASA” e’ la tomba di ogni aspirazione lavorativa: una volta messe radici e’ difficilissimo che una persona possa vendere una casa ipotecata a mutuo  per spostarsi lontano da dove lavora. Questo ha semplicemente distrutto la competitivita’  lavorativa di moltissime famiglie, che possono cercare casa solo nell’arco di 20-30 km da casa. Se pensiamo che mio padre ha cambiato 3 lavori dentro la propria provincia, cambiando casa ogni volta (anche se le distanze erano nell’intorno dei 70-80 km) , la riduzione di orizzonte lavorativo prodotta dall’acquisto di beni immobili vincolati e’ terribile.

Questo non e’ un fenomeno isolato: si tratta di una vera e propria perdita di visione del tempo. La persona che compra una casa con un mutuo sa benissimo di aver girato mezza regione (o mezza italia) per trovare lavoro. E sa benissimo , quindi, che sia necessaria liberta’ di azione. Tuttavia, decide di buttar via questa liberta’ comprando una casa ipotecata da un mutuo, con il risultato che non riuscira’ piu’ ad andare oltre i 40 km da casa nel cercare lavoro. E quindi, nel tempo dovra’ prendere quel che viene, anziche’ cio’ che e’ meglio.

Tutto questo, iterato per 20 anni, non poteva che causare un crollo del prezzo del lavoro e una difficolta’ sempre crescente nel trovare manodopera: vi basti guardare, per essere impressionati, la differenza tra i tassi di disoccupazione di regioni “VICINE” come Liguria e Piemonte, o come Friuli e Veneto, o Friuli e Trentino. La  differenza impressionante vi mostra una cosa pazzesca: che ci sono aziende dove si cerca  personale giovane (e non si trova) vicinissime regioni dove si e’ disoccupati da giovani, ma non ci si sposta. Questo mostra come si sia bloccato un meccanismo di redistribuzione, al punto che sono gli immigrati da regioni (o nazioni) lontanissime a far fronte a questo fenomeno.

E non mi riferisco solo ai “lavori che nessuno vuole piu’ fare”, ma al fatto che sia diventato difficile persino trovare della manodopera ad alta specializzazione mentre a 80 km c’e’ un’azienda che e’ fallita, un sacco di ingegneri a spasso, e nessuno che presenti un CV perche’ sono 160 km al giorno sono troppi, o se qualcuno di questi accetta di farli, tutti quei km  lo impoveriscono per via del costo dei carburanti.

La mia opinione quindi e’ che le famiglie italiane si siano impoverite sia per motivi di mercato (accettando la trappola dell’acquisto compulsivo) sia per motivi finanziari (accettando la pratica del credito a consumo e mutui casa) , sia perche’ i giovani di migliori prospettive economiche si sono immobilizzati geograficamente comprando casa in eta’ troppo bassa bloccando la redistribuzione geografica del lavoro.

Sembrano errori da poco, ma se calcoliamo la loro reiterazione negli ultimi 20 anni otteniamo esattamente quello che sapevamo gia’: piu’ del 50% del potere d’acquisto mangiato, e carriere dei giovani mediamente bloccate.

Le famiglie italiane sono, in definitiva, vittime delle proprie nuove cattive abitudini. Comprare a rate, comprare col mutuo, comprare senza pianificazione. Quando si comportavano diversamente tutto questo non avveniva.

Uriel

(1) Buttare mica tanto. I vestiti vecchi o finivano in stracci o finivano ai parenti.

(2) Ok, ci sono psicopatici come me che vivono in trasferta lavorativa (dormendo in luoghi diversi da casa) per 5 giorni alla settimana, da anni.  Ma siamo una minoranza.

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8 pensieri su “Il vizio del tarlo

  1. Mi viene da fare questa considerazione.

    Uriel postula:

    Comprare col mutuo è male perchè ti immobilizzi (e i treni non esistono, infatti siamo tutti servi della gleba, ancorati al feudo di residenza… certo se vuoi muoverti in macchina, da solo, in autostrada per 200km/giorno paghi. Ma la comodità costa.)
    Andare in affitto è bene perchè sei libero, puoi scegliere dove stare, l’offerta, antani prematurato.

    a cui controbatterei:

    Quando la rata del mutuo è paragonabile alla rata di un affitto (e tendenzilamente lo è), dopo 30 anni in un caso hai un bene (chiamasi investimento), nell’altro hai arricchito qualcuno e non ti resta niente.
    Se compri casa e poi ti devi spostare, andrai in affitto, ma l’affitto sarà pagato dalla rendita della tua vecchia casa di proprietà, che avrai messo in affitto (in questo caso andare in affitto è ok, perchè a bilancio “nullo”)

    e infine:

    Se per comprare una qualunque cosa devo aspettare di aver messo da parte i soldi, sperando che l’inflazione non se li mangi, quando si parla di CASA le opzioni sono due:
    1. pur neoassunto ho un lavoro da dirigente, ma vivo comunque in un buco
    2. resto a casa dei miei fino ai 50 anni, beccandomi botte di bamboccione. Perchè se esco di casa i soldi che accantonerei per un mutuo se ne vanno in affitto (a.k.a. fondo perso). Alla fine comprerò una casa. Ma piccola, che tanto sono un 60enne single e non mi serve una reggia, e alla badante che mi sposa “per amore” quando avrò 80 anni va benissimo un trilocale.

    E’ giusto farsi due conti sul “posso/non posso”.
    E’ sbagliato aspettare di avere il 100% del capitale prima di fare un investimento importante (sarebbe preferibile, potendoselo permettere, perchè probabilmente strappi condizioni migliori, ma non deve diventare un dogma)
    E’ giusto tenersi un cuscinetto per le emergenze, sempre, anche quando fai acquisti importanti (se ho 100, la casa costa 200, chiedo un mutuo per 130. Mi costa di più, ma non sono con l’acqua alla gola).
    E’ sbagliato, in nome dell’emergenza, non muovere più un dito.

    Uriel parla dell’accantonamento per la cucina nuova, poi si rompe la macchina e la cucina aspetterà.
    Ok, tutto molto bello, ma… non mi hai convinto (cit.). che succede se la macchina esplode il giorno DOPO che hai comprato la cucina?

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  2. Il post andrebbe contestualizzato.

    Nel 2008 sentivamo al telegiornale un piagnisteo continuo di gente che aveva fatto mutui a 35 anni, falsificando la perizia sul valore della casa E sulla busta paga, per poi andare al TG dicendo che non arrivava alla fine del mese.

    E senza considerare che una volta finito di pagare il mutuo, le spese sono appena cominciate: impianti da rifare, facciata da ritinteggiare, infiltrazioni dal soffitto, riqualificazione dello stabile sono tutte spese in capo al padrone di casa, che come inquilino scansi volentieri.

    E il discorso delle prospettive lavorative c’è eccome. Non è detto che ci sia un treno che mi porta al mio nuovo posto di lavoro (il discorso funziona se lo trovo in una grande città; se vuoi venire a lavorare dove sono io ora, senza automobile ti attacchi), e in ogni caso c’è un limite superiore alla distanza che puoi percorrere come pendolare, prima che i costi (economici ed in termini di tempo) si mangino qualsiasi beneficio dato dal nuovo lavoro.

    Per cui: con i tassi attuali di fine 2015 (sotto il 3% per un tasso fisso/15 anni), il recente calo degli immobili, ed un minimo di stabilità lavorativa davanti, comprare casa è senz’altro un’opzione, avendo coscienza di fare un mutuo di controvalore contenuto. Nella situazione di 7 anni fa, l’affitto era una possibilità da considerare seriamente.

    Parlando invece del c.d. “credito al consumo”, ovvero “faccio debiti per l’aifon/la vacanza/il vestito firmato”: sono con Uriel tutta la vita, è una pessima abitudine che ha devastato silenziosamente la condizione economica di un sacco di persone, troppo stupide per rendersi conto di cosa firmano tutte le volte che accendono un finanziamento per qualche che non sia strettamente necessario, o in grado di generare un reddito in futuro.

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    • E per fortuna che ci sono persone come te che riescono a leggere Uriel Fanelli (aka LowEel) mantenendo attaccato il cervello…. ☺
      Spesso ci azzeccava ma senza contestualizzare e semplificando impropriamente un po’ di cose. Ma soprattutto aveva la sicumera di pretendere di avere solo e solamente ragione lui…

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    • È pieno ancora oggi di “mutui al 100%” in cui l’ipoteca ammonta a 2.7 case, stipulati su perizie gonfiate da enti di credito che così guadagnano allegramente su assicurazioni, commissioni e spese. Ed è pieno ancora oggi di gente che pensa “Se posso permettermi un affitto da X€/mese, posso permettermi un mutuo da X€/mese”, senza tenere conto di tutte le spese addizionali incorporate nel X€/mese dell’affitto ma NON nel X€/mese del mutuo e che nell’arco di un lustro si è indebitato fino alla fame e si è bruciato a colpi di prestiti tutti i parenti, amici e conoscenti ed ora è con i beppegrulli a ragliare contro le “banche cattive”.

      Sul “credito al consumo”, poi, ci sarebbe da scrivere un libro. Di BARZELLETTE. Tipo un coglione con un blog ha tirato fuori la brillante idea che la “gggente” si è indebitata fino al collo “perché le banche concedevano prestiti a tutti”. Quindi tutti alcolizzati perché nel supermercato vendono la grappa a chiunque? Tutti drogati perché, in una città tipica, uno spacciatore lo trovi in una mezza giornata?

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      • Tra i vantaggi dell’affitto vs mutuo aggiungo anche che se sei in affitto e il quartiere in cui sei si degrada, restituisci le chiavi al padrone di casa e vai via. Se hai comprato e la tua strada diventa meta di tossici, auguri.
        Ovviamente vale anche il contrario (se il quartiere si gentrifica si rischia di dover far fagotto ed andare altrove), ma resta sempre la possibilità di cambiare, cosa che nel caso del mutuo è preclusa.

        @Raphael: si, del resto era un easy shot 🙂 Se qualcuno legge/va Uriel come l’oracolo di Delphi e poi ne è rimasto deluso non so cosa dire – tranne che mi spiace per lui. Mi rendo conto che il suo stile tendesse a polarizzare le persone e a suscitare in alcuni sentimenti simili a quelli di un oggetto del desiderio / amante respinto, ma preferisco provare attaccamento emotivo alle persone che fanno parte della mia vita, non ad un nickname anonimo su un forum …

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        • Aggiungiamo: se capita un terremoto e ci sono danni grossi alle case, come capita spesso in italia, sentirai le bestemmie dei padroni di casa e l’allegro fottesegare degli affittuari, per cui il massimo del rischio e’ quello di doversi cercare un’altra casa!

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          • Minga tropp, che i presi del ficc cresenn un bel tocc (trad. “No way, dude. In that case the prices of rents will be skyrocketing”. Yes, I’m actively trying to avoid fiorentine dialect as I’m pretty sure most people here understand either Lombard or English …☺)

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