Della farloccheide.

Vedo che l’interesse di alcuni ex-usenettari sta portando su questo blog la peggiore feccia di internet, che sinora era confinata al protocollo NNTP. Evidentemente quegli spazi si stanno restringendo, se adesso vengono a scassare la minchia qui. Allora vedo di chiarire alcuni concetti: questo spazio e’ mio. Significa che lo amministro come mi pare e ci faccio quel che mi pare. Censura compresa. Questo blog censura i commenti, e ne va fiero. Tanto per essere chiari.

Io non sono uno di quelli che dice “io modero” e tira fuori tante ragioni altisonanti sul perche’ lo fa e sul come lo fa. Semplicemente pago di tasca mia questo spazio, e di conseguenza ci scrivo (e ci voglio vedere) quel che piace a me. Punto. Questo non significa che io abbia aperto un dibattito, ne’ che io stia a discutere questa cosa: le cose stanno cosi’.

Nessuno mi paga per sopportare persone fastidiose, o persone che vogliano dare fastidio. Una certa vulgata sostiene che sia bello essere scomodi (secondo un’idea molto romantica dell’oppositore o dell’anticonformista) , intendendo per essere “scomodi” il semplice essere fastidiosi, petulanti o spocchiosi. Bene: siete solo fastidiosi, non scomodi. E siccome nessuno mi paga per il fastidio , casso i vostri messaggi con gioia.

No, dei vostri diritti me ne fotto: anche perche’ se e’ vero che avete diritto di parlare, non e’ vero che avete il diritto che io vi ascolti. Certo, un maestro dell’illuminismo diceva che avrebbe dato la vita perche’ gli altri potessero parlare: anche io. Ma darei la vita degli altri. Mi sembra logico che i diritti altrui , se vanno pagati con la vita, vanno pagati con la vita altrui.

Stabilito che non trovo nulla di riprovevole nella censura, e quindi l’ “accusa” di censurare non mi fa sentire sul banco degli imputati perche’ non ci vedo nessuna colpa,(1) adesso vorrei chiarire il mio punto di vista sul concetto di “verita’” cosi’ come viene normalmente utilizzato.

La mia idea di verita’, quando non si applica ad una scienza logica formale, cioe’ quando va utilizzata per una dottrina vitale (1), coincide perfettamente con l’idea di utilita’. Se pensiamo che il bagaglio di opinioni e di metodi coi quali formiamo le opinioni sia la “mappa” che usiamo per scegliere la strada da seguire, allora alcune opinioni ci saranno piu’ utili di altre.

Mi spiego meglio: alcuni cani mordono. Non lo fanno tutti i cani, e quindi ci sono anche cani che non mordono. Quando avete di fronte un cane che non conoscete, tuttavia, non potrete scegliere una posizione intermedia: dovrete scegliere se comportarvi come se tutti i cani mordessero, (allontanarvi) o se comportarvi come se nessun cane mordesse (avvicinarvi).

Entrambe le alternative sono, sul piano logico, completamente sbagliate: cosi’ come non e’ vero che tutti i cani mordono (e quindi potrebbe essere inutile fuggire) , non e’ vero che nessun cane morde (e quindi potrebbe essere pericoloso lasciarsi avvicinare).

In che modo sceglieremo tra due opinioni sbagliate, ovvero tra due azioni basate su assunti sbagliati? La risposta e’ piuttosto semplice: ci baseremo sull’errore che ci sembra piu’ utile. Quando, cioe’, si cerca la verita’ in un contesto decisionale, essa coincide con l’utilita’. Cosi’, eviteremo di farci avvicinare da cani sconosciuti, comportandoci come se tutti i cani mordessero, perche’ riteniamo che questa condotta sia, nel lungo termine, piu’ vantaggiosa in quanto evita la possibilita’ di essere morsicati, pur negandoci il piacere (per chi ama i cani) di accarezzare un cane.

Il mio intento, quindi, quando seleziono le cose che penso non e’ minimamente la loro verita’ logica o la loro aderenza ad una presunta ricostruzione storica dei fatti(2) , ma semplicemente la loro utilita’ in un processo decisionale che ha due soli obiettivi: sopravvivere e prosperare.

Potrei pensare che la sinistra estrema abbia ragione, ed iniziare a militarvi. C’e’ pero’ un piccolo problema: ragionare in quella maniera farlocca, avere una visione della vita e della storia cosi’ cretine, nella vita quotidiana ti aiuta o meno? Cioe’, e’ meglio avere una dottrina politica che ti porta a passare un pomeriggio alle scuole Diaz, o una dottrina politica che ti porta ad essere a casa tua a bere una birra in quel preciso momento?

Ovviamente le persone di sinistra mi diranno che blablablabla principi blablablabla valori blablablabla diritti eccetera, ma rimane il fatto che usando quelle opinioni si e’ costruito un sistema decisionale il cui risultato nel medio termine e’ quello di trovarsi in una stanza con dieci celerini che ti menano abbestia.

Poiche’ ogni cosa che ti succede di male e’frutto di decisioni sbagliate che hai preso, cioe’ colpa tua almeno al 50% , e’ chiaro che un sistema decisionale basato su un simile orizzonte di opinioni vada cassato: non per via delle ragioni o degli assunti, ma semplicemente per via dei risultati che produce, ovvero della sua utilita’.

Quello che voglio dire e’ che ogni individuo ha a disposizione un bagaglio di conoscenze e di metodi che vanno selezionati a due soli scopi: sopravvivere e prosperare. Il detto che “la verita’ ti fa male” e’ assurdo, dal momento che subire del male e’ esattamente cio’ che io non voglio; ragione per cui tale “verita’” verra’ cassata nella misura in cui produce solo effetti negativi.

Cosi’, casso direttamente i commenti che pretendono di parlare di Blondet o di Freda. La ragione e’ che il bagaglio di metodi e conoscenze di Blondet ha prodotto il suo progressivo allontanamento dal mondo del giornalismo, la sua ghettizzazione in un mondo di fanatici religiosi e/o politici, di fatto un disastro professionale avvenuto a fronte di un iniziale successo come giornalista. Va da se’ che le opinioni di Blondet siano, ipso facto, false. E sono false perche’ sono state dannose.

Ma non solo : se esaminiamo la vita di coloro che prendono le sue opinioni ed i suoi metodi come parte del proprio bagaglio, quello che vediamo e’ che quasi mai abbiamo a che fare con gente che “sopravvive e prospera”, anzi: di prosperare non se ne parla proprio, e gia’ e’ tanto che sopravvivano. E male.E questo puo’ significare una sola cosa: nel loro bagaglio di metodi e conoscenze c’e’ qualcosa che li porta a prendere decisioni sbagliate. Ergo, quel bagaglio va cassato perche’ falso. Falso perche’ dannoso.

Di conseguenza, non solo e’ meglio tener lontane le sue opinioni, ma anche quelle dei suoi sostenitori: se un bagaglio di conoscenze e metodi viene inquinato da quello di questi farlocchi, il rischio e’ di pagarla cara nella vita quotidiana.

Lo stesso vale per Freda: quel signore ha avuto una vita tutt’altro che desiderabile. E l’ha avuta come frutto di una serie di decisioni che lo hanno portato ad essere cio’ che e’. E se esaminiamo i suoi sostenitori, troviamo esistenze ancora piu’ miserabili e limitate, segno che nel modo di pensare di quella gente c’e’ un errore che li porta a decidere in maniera scorretta.

Il solo sistema di verita’ e di analisi che concepisco, cioe’, e’ quello utile. Quando mi e’ capitato, in passato , di conoscere persone che orbitavano nell’area dei centri sociali ho dovuto riconoscere che nel lungo termine la loro visione di societa’ li avrebbe portati ad essere dei perdenti, degli individui che avrebbero faticato a sopravvivere, figuriamoci a prosperare.

Di conseguenza, non mi importa della presunta verita’ di queste opinioni: il dato e’ che prendendo quell’ orizzonte culturale come proprio, le decisioni che ne risultano sono completamente dannose.

Cosi’, quando critico Hamas dicendo che ha una visione scorretta della guerra, non mi riferisco al fatto che il loro calcolo sia corretto, o che vi siano ratio strategiche dietro il loro comportamento: mi riferisco al fatto che dormono al buio sotto le bombe, saltando in aria insieme alle famiglie. Poiche’ evidentemente saltare in aria con la famiglia non e’ quello che desideravano, (3) e’ chiaro che il loro pensiero sia sbagliato, e capire dove sia l’errore e’ fondamentale per evitare di commettere errori analoghi.

In pratica, quello che sto facendo e’ di estendere il pensiero materialista di Marx, spostandolo dal metodo al merito. Marx riteneva di poter spiegare la storia sulla base di un “metodo” materialista, criticando gli altri metodi. Io mi concentro invece sulla critica materialista del risultato concreto , assumendo che dove ci sia utilita’ ci sia verita’, e dove invece avvenga un danno ci sia errore.

Cosi’, entrare in un gruppo di farlocchi , di camicie rossobrune, di teste rapate o di fanatici religiosi e’ una scelta che prescinde dalle ragioni di costoro, ma si limita semplicemente a constatare i risultati di quel bagaglio culturale e logico.

Potrei considerare la visione di Blondet come una visione veritiera se Blondet fosse riuscito a non farsi emarginare dal mondo del giornalismo per le sue posizioni; con simili risultati sono costretto a dedurre che il modo di pensare di Blondet contenga qualche errore che lo porta a prendere decisioni sbagliate, di conseguenza non lo posso adottare. Potrei concedere a Blondet il beneficio del dubbio sulla sua singolastoria personale, se non assomigliasse cosi’ tanto a quella dei suoi fans: il fatto che i fans di certa gente siano altrettanto “benedetti” , non fa altro che confermare la mia teoria.

In generale, quindi , non affannatevi a farmi presente che ci siano motivazioni per le quali quanto scrivo non sarebbe “vero” o non sarebbe “coerente con la storia”: il criterio con il quale io selezioni le mie opinioni personali NON e’ questo.

Il motivo per il quale mi tengo accuratamente lontano dagli ambienti “radicali” (destra radicale e sinistra radicale) e’ che non ho mai incontrato alcuna persona di questi ambienti (eccetto i capetti) che non sia uno sfigato sia sul piano sociale che economico: segno evidente che questi ambienti sono accomunati da qualche errore di pensiero che si riflette sul modo di operare le decisioni nella vita quotidiana, cosa che nel lungo e medio termine produce un’esistenza miserabile.

Le mie opinioni, ai miei occhi, sono vere nella misura in cui sono soddisfatto della mia esistenza e di quanto ho fatto ed ottenuto sinora; poiche’ esse si basano su un dato materiale (la mia esistenza) esse costituiscono un pensiero forte, maledettamente forte, che non potete minimamente inficiare con le vostre teoriucce basate su assunti piu’ deboli come “occidente”, “comunismo”, “razza” , “cultura” , “religione” , “diritti”, “storia” o altro.

Una teoria basata sui risultati della sua applicazione e’ , come insegna Galileo, una teoria cosi’ forte da prescindere persino dalle critiche, con la sola eccezione di quelle teorie che sul piano dei risultati sono ancora migliori. La conduzione politica della questione palestinese e’ stata condotta in maniera logicamente scorretta non tanto perche’ sia possibile criticare il metodo, ma perche’ e’ possibile criticare i risultati.

Cosi’ come una teoria politica che ti porta a passare un pomeriggio alle scuole Diaz in mano a dieci poliziotti DEVE essere sbagliata da qualche parte, o deve richiedere o deve implicare qualche altro assunto sbagliato: e’ chiaro che una qualsiasi delle decisioni prese deve essere stata prodotta da un sistema di idee scorretto o incoerente, da una Weltanschauung completamente sbagliata se ha portato a quei risultati.

Quindi, se pensate di avere a che fare con il solito discorso politico/ideologico che si dipana sulle ragioni e sui metodi, vi sbagliate di grosso. Qui si discute delle cose esclusivamente nei termini dei risultati che producono. Vorreste essere, oggi, un capo di Hamas a Gaza? Lo trovate un bel destino? No? Pensate che sia meglio essere in un bel paese occidentale dove nessuno ti bombarda e il tuo problema e’ solo cosa mangiare stasera, piuttosto che dormire in un rifugio , costruire trappole artigianali e vedere i vostri figli morire ?

E allora, pensate anche voi che i palestinesi abbiano sbagliato. Esattamente come i kebbabbari palestinesi che ho incontrato ieri sera mentre tornavo dal lavoro: hanno fatto la scelta giusta (cioe’ non combattere ed emigrare piuttosto in Germania) e stasera dormiranno al caldo e senza bombe.

E poiche’ i risultati sono migliori, evidentemente hanno ragione: non esistono alcuna ragione ne’ alcuna verita’ se esse non vengono provate da risultati migliori nella prassi.

Uriel

(1) Chiamo “dottrina vitale” la mappa , costituita dalle nostre opinioni, che viene usata da noi per prendere decisioni sul da farsi, ogni volta che siamo chiamati a prendere tali decisioni.

(2) La polizia scientifica arriva a poche ore da un crimine, ha uno scenario intatto, le prove ancora fumanti, e spesso non riesce a stabilire cosa sia successo. Gli storici trovano una tomba con un cadavere vecchio di 3000 anni, esaminano un pezzo di stoffa e ti sanno dire che Tutankhamen non fu assassinato. Non ci trovate nessuna contraddizione?

(3) Alcuni idioti dicono che queste persone credano in un paradiso dopo la morte e che siano felici di morire. Stranamente, dopo ogni uccisione nessuno ringrazia mai gli israeliani, che sono stati cosi’ gentili da accontentarli. Voglio dire, se tutto quello che desideri e’ diventare un martire, e lo desideri davvero, perche’ mai ti opponi al tuo stesso sterminio, che peraltro provochi? E se diventare martiri e’ cosi’ bello, per quale motivo se io voglio fare un miliardo e duecento milioni di martiri mi si accusa di atrocita’, quando non e’ altro che cio’ che loro desiderano con le loro forze? Ecco un classico esempio di pensiero falso perche’ dannoso.

Invia tramite email Postalo sul blog Condividi su Twitter Condividi su Facebook Condividi su Google Buzz
Tag: Bitch please, La mia vita con Assurbanipal
49 commenti:

rdv ha detto…

Quindi se scrivo in questa maniera, col “Non rivendicato” devo passare la censura?

gennaio 07, 2009
Eugenio ha detto…

“Cosi’, quando critico Hamas dicendo che ha una visione scorretta della guerra, non mi riferisco al fatto che il loro calcolo sia corretto, o che vi siano ratio strategiche dietro il loro comportamento: mi riferisco al fatto che dormono al buio sotto le bombe, saltando in aria insieme alle famiglie.”

Beh, non necessariamente. I pezzi grossi di Hamas in questo momento sono a Damasco a rilasciare altisonanti proclami su Al Jazeera a proposito di come la popolazione di Gaza sia disposta a morire…

L’utilità di Hamas dipende tutta dall’essere un dirigente piuttosto che un povero stronzo di Gaza mandato a fermare i Merkava a testate

gennaio 07, 2009
Farfa ha detto…

Uriel, trovo un altro errore di fondo qui. La tua dottrina utilitarista presuppone un estremo adattamento. Ovvero, se vengo espulsa dal mondo giornalistico sono una fallita, ma se vengo espulsa perché, poniamo (e non è il caso di Blondet per carità, ma di tanti altri nel mondo) parlo contro il pensiero della dittatura in cui mi trovo a vivere, lo consideri ancora un fallimento? Ovvero ancora, se per “avere successo in senso economico e sociale” devo piegarmi ad idee che non condivido (vale anche per il carpentiere), lo trovi comunque fruttuoso perché si è raggiunto un obiettivo?
Esistono situazioni francamente indigeribili. E chi sa salutarle senza piegarsi allo stipendio non mi pare esattamente un fallito…

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Esatto. Ma mi e’ possibile anche escludere utenti , se sei “rivendicato”, quindi non e’ che ti cambi molto, mi semplifica semplicemente le cose.

Uriel

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Ma questo non cambia molto i termini della questione: sicuramente i capi hanno una strategia funzionante. Pero’ i posti come capo si liberano raramente, essere un militante a Gaza e’ evidentemente una cazzata. In questi termini, l’unico modo di ragionare vincente e’ quello che ti dice “voglio essere il capo di Hamas”. Mentre se dici “voglio essere dalla parte dei militanti di Hamas” stai facendo una fesseria.

Uriel

gennaio 07, 2009
Guest ha detto…

Proviamo

gennaio 07, 2009
Guest ha detto…

Figo, sono riuscito a postare come utente registrato, devo essere un grande genio dell’informatica. Comunque bel post, complimenti. E’ troppo divertente quando sei così materialista, sfasci ogni teoria farlocca.

gennaio 07, 2009
Lemming ha detto…

Usenet è morto, si sa. Ci sono passata tempo fa e ho trovato quattro zombi, residuo dei bei tempi andati. Erano venuti anche da me a suo tempo, il che mi fa pensare che stiano cercando un posto dove stare. Però non è giusto, qui arrivano quelli più divertenti.

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Perche’ non vedi quelli che censuro.

Uriel

gennaio 07, 2009
rdv ha detto…

A me la censura sta bene. Dato che vorrei semplificarti le cose, per “rivendicato” intendi disqus?

gennaio 07, 2009
witchlines ha detto…

giudicare dai risultati! semplice, limpido… …ma mitico! tu sei troppo avanti!

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Si’, e’ Disqus che si e’ inventato “non rivendicato”.

Uriel

gennaio 07, 2009
Lemming ha detto…

Un misto di antisemitismo-giudaico-noglobal?

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Complicare le cose non serve a nulla. Lo scopo di qualsiasi essere vivente e’ di sopravvivere e prosperare. Se non ce la fai, hai fallito. Non capisco la necessita’ di spiegare le cose: le idee sono strumenti, non fatti. Lottare contro un’idea e’ da fessi: le idee non sono agenti, gli agenti sono le persone. Tu puoi avere tutte le idee che vuoi, non succede nulla, semmai sono le scelte che prendi per colpa delle idee a causarti i disastri. Sei libero di adottare una linea che dice o presuppone “lottare contro i piu’ forti e’ bello”. In 40 anni di vita usando questa idea, diventerai un barbone, e subirai molto piu’ di quanto tu non riesca ad ottenere in termini di dignita’.

Tu puoi dire “eh, la mia dignita’ non mi permette di fare il direttore di banca”. Bene. Ma se l’alternativa e’ di essere povero, la tua dignita’ subira’ ben altri calci nel culo, perche’ se sei povero di umiliazioni ne dovrai ingoiare eccome, e la tua dignita’ varra’ meno di merda.

Non credo affatto alla gente che ha “valori superiori” per i quali vale la pena di subire danni e fare rinunce. Sul lungo periodo, questo modo di vedere le cose ti fotte. L’unico modo per avere le idee che vuoi e’ di essere in una posizione che te lo permetta.

Vedi, nel 1917 i russi non erano rivoluzionari: erano semplicemente poveri.

Uriel

gennaio 07, 2009
oscura.simmetria ha detto…

In realtà la comprende perché l'”utile” ha una componente soggettiva.
Se tu persegui una tua verità che ti porta a “non avere successo in senso economico e sociale” ma anche a un benessere interiore tuo personale, soggettivamente non è detto che sia errata. Anche se oggettivamente è errata perché vai contro la tua biologia, che vuole la sopravvivenza.

Il problema è solo essere consapevole di dove certe scelte ti portano.

gennaio 07, 2009
Tommaso Casti ha detto…

Nella prima lezione di economia e diritto aziendale il professore ha fatto l’esempio del valore delle cose: se sei un alcolizzato, una bottiglia di wisky ha un valore inestimabile, mentre se sei astemio non te ne frega niente. Detto ciò, premesso che condivido la la tua teoria darwiniana della sopravvivenza del più adatto, bisogna capire che non non tutte le persone hanno la stessa idea utilitaristica. Per te sembra che ‘è meglio sbagliare in cento che avere ragione da solo’. Può essere. In questo modo ogni progresso si dovrebbe fermare, perchè per non essere un ‘perdente’ anche una persona che ha una idea fantastica , dovrebbe celarla in attesa di tempi migliori, quando la maggioranza la penserebbe allo stesso modo. E così arrivederci a Galileo.

gennaio 07, 2009
rdv ha detto…

Zam, ecco fatto. Ora devo mettere delle tette come avatar.

gennaio 07, 2009
Residuo R2 ha detto…

Correggimi se sbaglio, ma la tua visione della verità si potrebbe riassumere in:

“Faccio quello che mi conviene dal punto di vista utilitaristico” (ovvero faccio quello che mi provoca meno danni)

Ora, seppure questa visione può essere corretta da un punto di vista meramente materiale, non è corretta dal punto di vista “etico” (anche se è abbastanza relativo il termine “etico”).

Proviamo, infatti, a portare questa visione ad un caso limite: supponiamo che ti trovi su un’isola, che su quest’isola non esista alcuna forma di stato e che devi condividere le risorse di quest’isola con un’altro uomo.
Supponiamo inoltre che tu sia nettamente superiore, dal punto di vista fisico all’altro uomo.

Sai quindi che, se uccidi l’uomo, avrai tutte le risorse a disposizione e non avrai alcuna sanzione, poichè non esiste uno stato e quindi alcuna autorità che può punirti.

Domanda: uccidi l’uomo o no? Dal punto di vista utilitaristico ti converrebbe, da quello “etico” no.

gennaio 07, 2009
masuc ha detto…

Solo una informazione, per postare commenti devo essere registrato oppureanche se posto come ‘non rivendicato’ possono essere pubblicati?

gennaio 07, 2009
lamb_O ha detto…

Lo definirei un atteggiamento pragmatico più che materialistico, ma immagino che non sia importante.

gennaio 07, 2009
Stefano ha detto…

Quindi secondo te anche Gesù Cristo sarebbe niente più che un povero fallito?

gennaio 07, 2009
Maurice ha detto…

In un certo senso, hai ragione a decidere di censurare chi ti pare, questo non e’ un programma della RAI,
nel cui palinsesto deve entrare per obbligo statutario l’intervento del pubblico.
Ma io mi domando: perche ammettere dei commenti a questo blog?
Per farsi celebrare? Per condividere?
Non e’ meglio mettere solo una bella E-mail in evidenza e togliere i commenti automatici?
Ti risparmieresti il tempo preso dalla “censura”

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Maddai. Solo perche’ lo hanno torturato , inchiodato ad un pezzo di legno ed ammazzato sarebbe un fallito? Ma no. Incredibile!

E dimmi, te lo hanno suggerito o ci sei arrivato da solo?

Uriel

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Per anni questi stronzi hanno zittito chiunque non la pensasse come loro gridando “fascista! fascista!”. La verita’ e’ che mi fa godere troppo zittirli io, adesso. Nella vita il branco ha il sopravvento sul singolo. Qui ho zittito un intero branco premendo un tasto del mouse. Mi diverte troppo, tutto qui.

Uriel

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Una cosa che sia “oggettivamente” errata ma “soggettivamente” corretta e’ un esempio di come ti hanno fottuto la mente. Ogni volta che “oggettivo” e “soggettivo” si allontanano, o si negano a vicenda, sei di fronte ad un errore evidente. Non esistono situazioni paradossali, ma soltanto modelli incoerenti.

Uriel

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

“Etico” e’ un termine che non significa nulla. I problemi etici sono problemi concepiti allo scopo di NON essere risolti, un trucco per fermare i tecnici dal fare qualcosa.

Nell’esempio di cui parli, e’ ovvio che lo schiavizzo.

Uriel

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Hai fatto un ragionamento partendo da premesse che hai inventato, usando una tecnica opinabile e alla fine sei arrivato ad una conclusione scorretta ed ambigua. Tutto qui.

Ho del concetto di “valore” la stessa idea che aveva Nietszche: noi diamo valore alle cose che rispecchiano la nostra volonta’ di potenza. Ma una volonta’ di potenza e’, appunto, una volonta’ di potenza, non di impotenza.

Uriel

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Il solito branco di fessi che pretende di zittirti gridando “fascista! fascista!”. Solo che qui mi basta un pulsante per zittire loro.

Uriel

gennaio 07, 2009
MarcoM ha detto…

Se esistono delle risorse condivisibili cerco di raggiungere un accordo dividendo i compiti e i prodotti ( per esempio io sono un ottimo cacciatore e lui può occuparsi di legna e fuoco, riducendo il mio carico di lavoro).
Se non esistono risorse allora lo uccido e lo mangio ( la mia sopravvivenza è più importante in quel caso), Episodi di cannibalismo sono capitati spesso in situazioni estreme e sono cose che vanno al di là dell’etica e della morale: il più forte fa quello che serve per sopravvivere. Se avessi cercato di dividere risorse inesistenti saremmo morti entrambi, così uno dei due ha una possibilità più concreta di sopravvivere.

Se ci sono risorse sufficienti a soddisfare due uomini, il lavoro congiunto potrebbe permettergli di sopravvivere e adattarsi meglio alla condizione in cui ci si trova. (se si è in due a costruire una capanna ci si mette di meno e costruire un’ infrastruttura sociale, per quanto elementare, può essere utile ad entrambi). Va anche aggiunto che se il secondo uomo è inutile, quindi: richiede cure continue, non è abile a costruire, non ha le capacità per sopravvivere in quell’ambiente ostile, non ha competenze mediche o di primo soccorso che possono tornarmi utili, lavorare per due senza ottenere nulla in cambio non mi porta a nulla. Anche in quel caso risulta più utile ucciderlo, cucinarlo e sfruttare i suoi indumenti e i suoi utensili.

Già nelle tribù c’era ci cacciava, chi cucinava, chi si occupava della salute, chi gestiva e organizzava.
Le società servono per facilitare la vita del singolo nel gruppo. Quando la vita nella società è resa più difficile che da singolo (devi farti i vestiti da solo, mangi solo quello che ti procuri direttamente con la caccia e l’agricoltura ed in più devi anche lavorare per gli altri senza ottenere nessun beneficio o aiuto), allora la società cessa di essere utile e non ha più significato di esistere

gennaio 07, 2009
comic_tadpole ha detto…

E invece Uriel è proprio il ‘metodo’ che si può giudicare in maniera utilitaristica, non il ‘merito’_

Nei paesi dove è stata inventata la ‘libertà’, quella che ti permette di vivere, adesso, molto meglio di un guatemalteco eccellente quanto te, che ti ha permesso di progredire invece di doverti dedicare al sostentamento della famiglia con i soli mezzi che avevi a disposizione a 10 anni, la gente, prima di ottenere codesta libertà che qualcuno aveva inventato, ne ha prese per anni e anni di bastonate_ Se avessero dovuto giudicare in base a quello, l’avrebbero dovuta piantare lì già 150 anni fa_ E te, a meno che i tuoi nonni non fossero nobili o grandi proprietari borghesi, al massimo sfruttamento delle opportunità saresti potuto finire a fare il contabile di un qualsiasi Marchese del Grillo_ Il Δ fra quella vita e quella che stai facendo adesso è dovuto proprio a quella gente che ha scelto di continuare un cammino anche contro il criterio di merito che consideri come unico accettabile_

E poi ancora una volta il tuo ragionamento tralascia un fattore fondamentale: il potere_ E come altre volte, lo tralascia per ‘eccesso di radicalismo’_

Secondo il tuo criterio, sarebbe da considerare ugualmente accettabile sia la scelta vincente delle élites saudite e cinesi, di amministrare il potere e le loro società nel modo in cui lo fanno, sia la scelta vincente delle masse inglesi e tedesche di aver lottato per una maggior libertà e aver raggiunto il grado di civiltà e benessere che hanno oggi_ Dipende solo da quale punto di osservazione si assume_

Ebbene, ma questa è la più classica delle tradizioni italiche: l’opportunismo_ Se vince Mussolini sto con Mussolini, se vince la DC sto con la DC, se vince la Juve sto con la Juve_
Non mi sembra neanche che abbia portato lontano – anzi io ho l’impressione che noi abbiamo avuto nell’ultimo secolo pesanti flussi di regressione, incluso quello attuale_
Invece mi sembra che nei paesi dove la massa ha lottato e mantiene una certa ‘vigilanza’, sia pratica che culturale, sulle proprie condizioni, adesso stia abbastanza meglio_

Trascurare il fattore ‘potere’ o, peggio, aspettare col birrino in mano chi vince per unirsi a lui non ha molta utilità_ A un certo punto potrebbero sempre decidere anche per te – potrebbero portarti una guerra in casa, e questo può voler dire rastrellamenti, reclutamento coatto, perdita della libertà, terrore, uccisioni ‘collaterali’ di persone che ami, etc..

Oppure – se fra il guatemalteco che cerca di lottare per far prendere al suo paese la direzione dell’Inghilterra e il potente che invece cerca di fargli prendere quella della Cina, per decidere chi appoggiare aspetti di vedere quale farà scelte più utili al proprio obiettivo, nel frattempo chi ha più potere di te potrebbe decidere che il modello che gli torna più utile è quello cinese, e portarlo anche a casa tua_ Il che darebbe un risultato molto poco utile per te_

No – credo proprio che usare un criterio utilitaristico per il ‘merito’ dia risultati molto scarsi in quanto a utilità_

Senza contare un altro aspetto_ Lo so, fra la ‘crema’ intellettuale degli ultimi decenni va molto di moda essere ‘amorali’_ Ed è bello essere sempre à la page_
Ma se è vero che l’amoralità è servita anche a sciogliere certi blocchi dell’Uomo e fare dei progressi, va detto che ha prodotto pure molti più danni di quanti ne produceva una visione morale del mondo_ Quindi andrebbe saputa gestire con intelligenza e attenzione_ Non come un principio tanto carino e alla moda che ‘va bene su tutto’_

L.M. (Leonardo Migliarini)

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Ma guarda che l’occidente non ha mai programmato il suo stato attuale con un ragionamento a priori. Lo ha scoperto a posteriori, che quella roba funzionasse cosi’ bene. la critica la posso fare a posteriori dicendo : beh, nel lungo periodo la liberta’ paga. Ma non si poteva certo prevedere a priori. Tantevvero che i cinesi sono cresciuti economicamente rimanendo un regime oppressivo.

Uriel

gennaio 07, 2009
Farfa ha detto…

No aspetta. Io non parlo di fumosi “ideali superiori” che mi imporrebbero a rinunciare al posto in banca perché le banche sono cattive. Qui convengo che è una cazzata. Ma se la banca mi costringe a fregare le vecchiette per conservarmi il posto (cose accadute) non so mica quanto sbaglierei a mandarli affanculo e finire a fare il barbone.
Insomma, chi è il fallito: chi lavora ben pagato sotto Emilio Fede o chi fa il blogger mortodifame pur di non lavorarci?

(Gli è che tu usi un po’ troppo l’accetta…) 😉

gennaio 07, 2009
Simmetria ha detto…

Cercavo solo di indorare la pillola dell’amara realtà della tua teoria: che siamo bestie che perseguono solo la sopravvivenza senza compromessi.

Ed effettivamente è un casino trovare argomenti validi per confutarla. Per me, almeno.

gennaio 07, 2009
CremaAlMascarpone ha detto…

Teoria interessante, soprattutto se guardata da un punto di vista “continuo” rispetto ad uno “statico”.
Immagino tu sia familiare con i vari algoritmi di minimizzazione, per esempio uno z-brent.
A partire da una posizione iniziale trova il minimo (della sfunzione figa) andando a tentoni, guardandosi in torno fino a quando non si infila in un minimo locale.
La parte interessante è che un essere umano che tentasse di minimizzare ad ogni istante la sfiga, finirebbe sempre (proprio sempre ?) in minimi sub-ottimi, sarebbe fuor di metafora autore di un comportamento “miope”.
La sfida è allora saltare la collina ed infilarsi nel minimo più in la (ovviamente devi avere qualche indicazione su dove guardare), che rappresenta un guadagno maggiore; probabilmente questo coincide con l’evoluzione da infante ad adulto.
La differenza tra le varie scelte, sarebbe quindi riconducibile al numero/altezza/etc. di colline che si è disposti a saltare prima di arrivare al fatidico minimone assoluto della funzione sfiga.
Azzz, lo sapevo mi è venuta voglia di barare: come si fa a guardare dietro le colline ????

gennaio 07, 2009
Federico ha detto…

Per curiosità ma quanti messaggi censuri al giorno?

gennaio 07, 2009
comic_tadpole ha detto…

Perfetto_

Ma non vedo come ciò possa influire sul al mio discorso_

Se io ho interesse che l’Italia assomigli di più alla Germania e voglio fare in modo che andiamo in quella direzione, sono molto scarsi gli argomenti utilitaristici che potranno invalidare quest’obiettivo (merito)_ Mentre sono molti di più gli argomenti utilitaristici che possono giudicare il metodo con cui io cercherò di percorrere quell’obiettivo_ Infatti secondo me la stupidità di Blondet si concentra 10 volte di più nei suoi metodi che nel merito di ciò che dice, che a volte, ripulito da tutta la muffa e la cacca di insetto, ha persino un minimo di valore_

Però, cercando di far muovere le correnti in quella direzione, troverò dei gruppi di persone che hanno l’interesse opposto, cioè di far diventare l’Italia come la Cina o forse l’Ecuador, e qui entra in gioco il fattore ‘potere’ – ovvero l’importanza di chi detiene maggior potere al momento del confronto_

Ovviamente, come dici te, tutto questo avviene sempre ‘in corso d’opera’, e non pianificato_ Ma a mio parere la maggior capacità di subire giudizio, proprio in termini di utilità, ce l’hanno sempre i metodi, non gli obiettivi_

L.M.

gennaio 07, 2009
Uriel ha detto…

Un centinaio circa, per post. Nel post sui palestinesi credo molti di piu’.

Uriel

gennaio 08, 2009
Caethel ha detto…

ho letto il thread e i commenti . Molto intelligente anche se , in parte non lo condivido. Ragionando in base ai principi che vengono esposti allora uno ( faccio un esempio a caso) che ha superato un concorso in magistratura ( o in prefettura) non sapendo neanche coniugare i verbi (!!!!!) o ha avuto una fortuna sfacciata o ha ben saputo applicare il principio del “sopravvivi e prospera” . Ergo perchè lo critichiamo??? dovremo plaudere , anzi cercare di imitarlo, secondo la tesi sostenuta d Uriel .
Mi spingo più avanti . Ho letto la tesi della “crema e della crosta” contrapposta alla tesi della “casta” . sono d’accordo con quanto si dice . Però che operiamo un combinato disposto delle due tesi allora ne diriva che ben fa la crosta a fare un mazzo così alla crema !!! applica solo il sopravvivi e prospera succhiando risorse alla crema . quest’ultima , di contro , non è che abbia molte possibilità di difesa , attesa che la corsta è massa e la massa fa le leggi . esempio : sei in bravo imprenditore ( o quel che volete) , sei intelligente e sai fare un sacco di soldi . devi mantenere ( con le tasse , con i diritti acquisiti e un sacco di altre belle cose ) un bel po’ di crosta se vuoi continuare a esistere . puoi non fare , ma così facendo non prosperi , al massimo sopravvivi . puoi occultarti ma se ti beccano sei finito .

La vedo un po’ dura . poi tutto si può fare . Basta sapere dove si va a finire .

Caethel

gennaio 08, 2009
Uriel ha detto…

Il problema e’ che continui a volere capire A PRIORI se il tuo metodo sia giusto o meno. Cioe’ ti sforzi di valutarlo senza ancora averne conosciuto le conseguenze nel medio e lungo termine. Quello che devi fare per capire se sbagli politica lavorativa e’ aspettare 5 anni dalla laurea e vedere dove sei arrivato. Se sei nella merda, fatichi a pagare un mutuo e non arrivi a fine mese, hai fallito e devi cambiare testa. Sono i risultati globali nel medio e lungo termine che giudico, mentre tu continui a rispondere giudicando il metodo.

Uriel

gennaio 08, 2009
Uriel ha detto…

Certamente io penso che Di Pietro abbia una strategia vitale molto efficace. Non penso che sia una persona capace di risolvere i problemi delpaese, ma quanto a sopravvivere e prosperare, lo fa eccome. Io non ho mai discusso il fatto che Di Pietro abbia capito molto sulla vita: quello che discuto e’ che, eleggendo lui, tu possa avere un paese migliore.

Uriel

gennaio 08, 2009
quartz ha detto…

“probabilmente questo coincide con l’evoluzione da infante ad adulto.”

In cosa lo vedi piu’ chiaramente questo?

Dietro alle colline si manda a controllare uno schiavo. La sola palla e’ addestrarli in modo che poi siano in grado di riferire qualcosa di utile.

gennaio 08, 2009
fB ha detto…

“Dimentichiamoci di Alamo!”

(non rivendico nulla, io)

gennaio 08, 2009
stefano ha detto…

E cosa succede se l’uomo più debole sei tu?
La tua teoria utilitarista rimane in piedi perchè ti metti ad allenarti fino a che non diventi più forte del tuo avversario? Sempre che lui vedendoti ad un certo punto come una minaccia non ti schiacci!!

A mio parere la tua teoria non è solo utilitarista ma anche riduzionista. Per giustificare la tua posizione vuoi trasformare tutto in un semplice algoritmo. La vita, con la ricchezza di riferimenti anche filosofici che spesso citi, è più complessa del “mi è utile o non mi è utile”.
Se permetti agli altri di sopravvivere, togliendoti alcune risorse che ti possono essere utili, forse (ma potrebbe non succedere) eviti che qualcuno ti uccida per prendere quello che hai.

Il darwinismo sociale non ha mai prodotto una comunità ma solo un branco di bestie feroci.
Scansando il concetto di bontà che non c’entra niente si tratta di avere una visione più ampia della compagine sociale di non fermarsi all’uscio di casa ma di allungare lo sguardo oltre il proprio naso. Tutti i comportamenti prosociali sono la traslazione nel tempo di un beneficio immediato.

Chissà se censuri anche questo

gennaio 08, 2009
Uriel ha detto…

L’abitudine di chiamare “legge del piu’ forte” ogni forma di competizione e’ uno dei danni peggiori di certe teorie “sociali”. L’uso della forza nella societa’ occidentale e’ assai limitato. Dire che il libero mercato sia la legge del piu’ forte e’ una fesseria, perche’ sul mercato non si esercita la forza, ma la strategia. Cosi’ una competizione accademica andrebbe definita come “la legge del piu’ intelligente” o “la legge del piu’ colto”: in questo modo si tolgono argomentazioni ai socialisti di ogni genere, che invece vogliono definire ogni forma di competizione come “legge del piu’ forte”.

Allo stesso modo, dipingere come “debole” colui che perde una competizione accademica e’ assurdo, perche’ il termine corretto sarebbe “stupido” o “ignorante”, a seconda dei casi.

In genere la ricchezza e la complessita’ sono parte di quella logica che produce l’illusione di competenza: chi nomina la complessita’ e l’ umanita’ del monto per smontare i tecnici spesso e’ semplicemente un cattivo tecnico che cerca giustificazioni. Inoltre, spesso chi nomina questa complessita’ delle cose umane , nonche’ la loro ricchezza, vorrebbe far intendere di conoscere tali complessita’ e tali ricchezze, cosa che non e’ vera quasi mai.

Per quantoriguarda la riduzione della vita in algoritmi, essa e’ un fatto conclamato e osservabile con una certa facilita’.
Come puoi vedere facilmente , la vita della stragrande parte degli esseri umani si puo’ tradurre come “nasci, produci, consuma, crepa”, il che significa che un algoritmo e’ piu’ che sufficiente per descriverla.

Potrei capire questa obiezione se la vita dell’essere umano medio fosse ricca o complessa. Ma non lo e’ nei fatti.

E si’, ti censuro ogni volta che mi pare, a prescindere dal fatto che tu mi sfidi a farlo o meno: il fatto che io possa e’ cosi’ indiscutibile per via del mezzo che non mi sento di dover dimostrare di esserne capace. Lo sono , punto.

E lo faro’ ogni volta che manifesterai l’intenzione di essere noioso, petulante o provocatorio. Quello che bisogna capire e’ che la provocazione induce una reazione. Spesso, ostile.

Uriel

gennaio 08, 2009
Uriel ha detto…

La differenza tra me e te e’ che tu continui a parlare di giudicare metodi ed obiettivi a priori, mentre io parlo a posteriori. Visti a priori, sia i tuoi metodi che i tuoi obiettivi rispecchieranno la tua volonta’ di potenza, e su questo non ci puoi fare nulla.

A posteriori, quello che puoi fare e’ giudicare i risultati. La volonta’ di potenza che ha portato l’occidente al sistema attuale era quella di creare il sistema attuale cosi’ com’e’: che funzionasse bene lo abbiamo scoperto dopo.

Uriel

gennaio 08, 2009
Federico ha detto…

Noto in molte critiche a questa visione del mondo un proporre contesti estremi per dimostrarne la falsità.
Ma proviamo ad applicarla alle scelte vere della vita, non a fatti eccezionali eo improbabili.
Ad esempio la scelta del liceo dopo le medie? E’ perfetto!
Ad esempio la scelta dell’automobile? E’ perfetto!
La scelta di chi continuare a frequentare? E’ perfetto!
Sembrano esempi stupidi? Perchè? In fondo è più probabile che debba cambiare auto che finire in un isola sperduta con un solo abitante.

gennaio 08, 2009
j.geeraerts ha detto…

la palla e’ anche fare in modo che lo schiavo non ti racconti volutamente una balla con l’intento di rovinarti

gennaio 09, 2009
Quartz ha detto…

lo schiavo dipende da te.

gennaio 10, 2009
Uriel ha detto…

Mah, in questo momento (finche’ non finisce la farloccheide a Gaza) sono moderati.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...