Della guerra.

Tra i blog farlocchi che si sono scagliati contro il mio scritto sul darwinismo di Hamas ce n’e’ uno che e’ particolarmente cialtrone, nel senso che fa particolarmente uso di una qualita’ della cultura mainstream, ovvero l’irreggimentazione bipolare. Come tutti i siti che parlano molto della questione palestinese, il suo sito parla molto di guerra, nonostante il fatto che lo scrivente ne ignori completamente le basi filosofiche.

Chi tiene quel blog viene dalla cultura politica degli anni’70, i quali avevano definito un concetto di “lotta” nel quale:

  1. A farsi male erano sempre i fessi e mai i capi.
  2. Quando la lotta contro il sistema finiva male il sistema veniva processato in tribunale per eccesso di lotta.
  3. Si presumeva/affermava che le ragioni dei lottatori fossero tra le cause o tra gli auspici di vittoria.

Questo veniva da una cultura della “rivoluzione” secondo la quale il popolo che insorge ha sempre ragione (1) e , sebbene piu’ debole militarmente, vincera’ senz’altro in quanto ha ragione. E questo avverrebbe, nella logica di quei farlocchi, perche’ coloro che lottano sono protetti da un qualche garantismo giuridico contro lo strapotere dell’avversario.

Insomma, il loro paradigma e’ il Vietnam(1). La loro idea di lotta e’ quella di salire sul ring con un avversario straforte e:

  1. Quando colpisci tu violando la legge, giustificarti con i torti che avresti subito dal sistema.
  2. Quando colpisce il sistema , gridare che non e’ abbastanza tollerante verso di te, e che sta violando la legge.

Quello che questi farlocchi non capiscono e’ che una simile situazione, effettivamente in atto negli anni ’70, non puo’ sussistere che in periodi storici fortemente anomali, caratterizzati da conflitti generazionali di vasta portata, e da un senso di debolezza sistemico diffuso ad ogni livello. Cioe’: chi si sente debole nelle proprie ideologie fondanti si chiede se per caso non possa aver ragione l’avversario, indebolendosi ancora di piu’.

Fortunatamente, dopo gli anni ’70 sono arrivati gli anni ’80, nei quali l’occidente ha risolto i propri problemi di identita’ , creando un’ideologia forte che ha chiamato lifestyle, e risolvendo la diatriba fra rivoluzionari e conservatori attraverso il fenomeno della moda, ovvero la novita’ vissuta come tradizione(2).

Ma peggio, l’uomo occidentale si e’ identificato con il proprio stile di vita. Il che significa che considera “bene” o “buono” chiunque abbia uno stile di vita simile al proprio, e “male” o “straniero” chiunque abbia uno stile di vita molto distante. Poiche’ lo stile di vita e’ un fatto materiale, questa ideologia e’ molto piu’ robusta persino del cosiddetto “pensiero forte”, e di conseguenza tollera qualsiasi sacrificio, spargimento di sangue, impegno collettivo.

Va da se’ che oggi bombardare un villaggio vietnamita col Napalm non e’ piu’ da considerarsi malvagio ( a meno che lo stile di vita delle persone che scendono in piazza non preveda di scendere in piazza contro questa cosa(3)) nella misura in cui lo stile di vita sia minacciato da quelle persone la’,o addirittura nella misura il cui lo stile di vita occidentale sia minacciato dallo stile di vita di quelle persone.

Una volta dotato di una ideologia cosi’ forte, forte nel senso filosofico, ovvero “forte” nel senso che basandosi su effetti materiali NON e’ considerata oggetto di critica filosofica, l’occidente non si sente piu’ in “declino” se non nella misura in cui vede cambiare il proprio stile di vita: poiche’ pero’ il cambiamento puo’ essere inglobato nella moda come nuova moda, ecco che nemmeno questo inficia piu’ di tanto. Se siamo in crisi, gli stilisti faranno nuove collezioni per i tempi della crisi, disegneranno una “donna del tempo della crisi”, e il rituale della moda rafforzera’ l’identita’ occidentale creando lo stile di vita dell’occidentale in crisi. Fighissimo, ma in crisi.

Cosi’, oggi il sistema non si chiede piu’ se per caso gli avversari possano avere ragione, convinto di aver trovato un pensiero fortissimo,anzi: essendo materiale, direi che il pensiero moderno si possa classificare molto oltre il semplice “pensiero forte”, finendo con l’essere un “pensiero empirico”, cioe’ un pensiero che si suppone semplicemente enunciare  un fatto: lo stile di vita occidentale.

Chiaramente, procedendo in questo modo finisce il dubbio sistemico e la guerra torna ad essere cio’ che era: il dominio della forza.

Per queste persone , pensare alla guerra come “dominio della forza” e’ impossibile: se la guerra e’ il dominio della forza, succedera’ che la ragione diventi indifferente. Mi spiego: questi signori presumono che chi abbia ragione o abbia subito dei torti sia avvantaggiato per qualche motivo e inevitabilmente destinato a vincere.Credono cioe’ che l’aver ragione infici in qualche modo l’esito di uno scontro militare.

Il problema e’ che la guerra e’ esattamente il contrario: quando si va allo scontro si parte dall’idea che la ragione termini. In uno scontro, quindi, e’ possibile che il buono perda. E che perda chi ha ragione. Questo avviene non perche’ la guerra sia moralmente malefica, ma perche’ la guerra e’ indifferente alle ragioni. Anzi, per la precisione e’ invariante alle ragioni.

Pretendere di vincere una guerra perche’ si ha ragione e’ come pretendere che il pesce abbocchi perche’ si ha fame: si sta chiedendo all’universo fisico di obbedire al pensiero umano, da cui arriva l’idea di aver ragione o torto, o di aver fame.

Stabilito il fatto che la guerra non obbedisca al fatto di aver ragione o meno, bisogna arrivare ad una teoria politica che consideri la guerra per quello che e’: se la guerra ti permette di arrivare ai tuoi obiettivi a prescindere dal fatto di aver ragione o torto, mentre in un dibattito vince chi ha ragione, e’ chiaro che la fazione che ha torto scegliera’ la guerra, nella misura in cui pensa di vincerla.

In pratica, se io pensassi di avere ragione e che Israele abbia torto, sapendo che Israele sia militarmente piu’ forte prevederei, molto facilmente, un uso della guerra: uscendo dal dominio della ragione e finendo nel dominio della forza, chiaramente il forte domina senza dover fornire delle ragioni.

Va da se’ che inneggiare alla lotta , di qualsiasi tipo sia, e’ assurdo: essendo la guerra il dominio della forza, ci si mette esattamente nella situazione in cui vince chi ha piu’ forza, e non chi ha piu’ ragioni. E se si pensa di avere piu’ ragioni che forza, si tratta della scelta peggiore possibile.

Il secondo concetto che i siti farlocchi non capiscono e’ che il problema della pressione dell’opinione pubblica, cosi’come il problema della reputazione, valgono ancora nel campo del dibattito, e non in quello della lotta. Mi spiego meglio: se sulla questione Israelopalestinese ci fosse un dialogo tra le fazioni, probabilmente tutte le fazioni si sforzerebbero di fornire al dibattito le migliori argomentazioni possibile.

Se in Italia si stesse dibattendo il comportamento da tenere nei confronti del conflitto, e’ chiaro che Israele avrebbe tutto l’interesse a fornire un’immagine migliore che sostenga le sue azioni, e i palestinesi dovrebbero fare altrettanto. E lo stesso vale per il resto del mondo: se ci fosse un dibattito , fondato sulle argomentazioni, sul conflitto, probabilmente sarebbe vantaggioso per le fazioni fornire i migliori argomenti possibili, ovvero tenere un comportamento facilmente difendibile.

Ma le cose non stanno cosi’: il dibattito in questione e’ stato radicalizzato, con il risultato che e’ del tutto irrilevante fornire buoni argomenti. Nel momento in cui gli Israeliani si sono resi conto del fatto che la loro immagine NON PUO’ peggiorare, ovviamente non terranno conto dell’impatto del proprio comportamento.

Ma c’e’ di peggio: nel momento in cui si sono resi conto che la loro immagine NON PUO’ migliorare, non solo non avranno remore a picchiare piu’ forte, ma non avranno nemmeno dubbi sull’opportunita’ di farlo. Perche’ mai comportarsi meglio, se non cambierebbe una virgola, quando bombardare piu’ duramente fiacca il morale del nemico?

Quello che e’ successo nella radicalizzazione ideologica del conflitto, ovvero nella sua trasformazione in “lotta”, e’ che i filoisraeliani rimangono tali qualsiasi cosa succeda, e lo stesso accade per i filopalestinesi. In queste condizioni, non ci sono dubbi nella scelta degli strumenti da usare: quelli piu’ dolorosi per il nemico. Tanto, non cambia nulla.

E’come se durante la guerra del Vietnam tutti i cittadini americani avessero deciso che il governo americano era da condannare anche quando si comportava bene, e sarebbe stato ugualmente colpevole anche se si fosse ritirato dal Vietnam, e che bisognasse votare contro il presidente in carica qualsiasi cosa avesse fatto in Vietnam: il presidente avrebbe dato per persi quei voti, e avrebbe seguito gli interessi delle lobby dei militari.

Oggi, in Israele, nessuno pensa piu’ di poter avere una migliore immagine. Nessuno pensa piu’ di poter cambiare qualcosa: essendosi radicalizzata l’idea del conflitto, essa non puo’ piu’ cambiare. Di conseguenza, la pressione dell’opinione pubblica internazionale non fa ne’ caldo ne’ freddo agli analisti locali: tutti rimarranno della propria idea, qualsiasi cosa succeda.

Ed ecco che la farlocca idea di “lotta” di queste persone finisce con il ritorcersi contro la loro “causa”: sperando che qualche garantismo leghi le mani di Israele trattenendo l’ IDF dal picchiare troppo forte, questi signori continuano a sponsorizzare scontri che portano a dolorosissime sconfitte, avendo solo da gridare perche’ nessuna mamma interviene a separare i contendenti: abituati all’idea di poter trascinare in tribunale il poliziotto che picchia troppo, questi teppisti d’alto bordo cultuale scoprono di vivere in un mondo ove il poliziotto che picchia troppo viene decorato con una medaglia.

E scoprono che , contrariamente a quanto veniva raccontato loro, non basta pensare di aver ragione per vincere una guerra, in quanto la guerra e’ il dominio assoluto della forza ed ignora completamente i concetti di “torto” o “ragione”,cosi’ come quello di “sopruso”.

In generale, una fazione militarmente debole che ritenga di aver ragione dovrebbe cercare un dibattito e non una guerra. Essa dovrebbe eleggere il dibattito a metodo, perche’ solo nel dibattito le ragioni contano qualcosa. Al contrario, una fazione che abbia torto si armera’ sino ai denti e cerchera’ la guerra, in modo da trovarsi in un dominio ove cessi il potere delle ragioni.

Se, come nella visione dei farlocchi, fosse vero che il palestinesi (militarmente deboli) hanno ragione, e che gli israeliani (militarmente forti) hanno torto, e’ ovvio che ogni genere di azione militare o di confronto militare andra’ a favore di Israele, perche’ nelle condizioni date lo scontro avverrebbe nel dominio ove Israele avrebbe (secondo quegli assunti)  di piu’ da guadagnare.

Ovviamente , si tratta di concetti semplici semplici che non dovrebbe essere necessario spiegare a questi signori che vanno in giro a fare conferenze sulla guerra tra israele ed i palestinesi: dovrebbe essere ovvio come chi va in giro a tenere conferenze su una guerra sappia cosa la guerra sia e quali ne siano le basi filosofiche.

Cosa che non e’: quando si parlava dei loro maestri definendoli “cattivi maestri” non si intendeva tanto “maestri che predicano il male”, ma semplicemente come “maestri che ti porteranno ad un disastro perche’ sono dei coglioni e non capiscono un cazzo delle cose che pretendono di insegnare”.

Ah, si’: rimane un punto poco chiaro a questi idioti. Essi si premurano a parlare del fatto che “Uriel parla solo per se'”. A parte il fatto che da queste parti (cioe’ secondo me) si tratta di una cosa di cui andare orgogliosi, io e i miei due gatti superiamo vastamente di numero il fronte filopalestinese/antiimperialista, a patto di evitare “trucchi moltiplicatori”  che creano l’illusione del numero. Tantevvero che loro per fare una squadra intera hanno bisogno di mettere insieme comunisti e fascisti, segno che nessuna delle due fazioni e’ abbastanza numerosa da fare una squadra di suo.

Detto come va detto, signori, e’ meglio parlare per se’ medesimi che per una rete inesistente di sostenitori. E quando dico inesistente non dico che non esistono qualora ci sia da fare un barbecue antimperialista: intendo dire che non esistono quando ci sia da impegnarsi personalmente per aiutare qualche amico. Tipo diciamo, se arriva la polizia alle 5 del mattino e c’e’ da aiutare qualcuno a pagare un processo: in quel caso, si vede a quanti ammontino i militanti.

Come venne fatto dire a Leonida nel film 300: “come vedi, io ho portato molti piu’ soldati di te”.

E se te lo dice un tizio che e’ da solo, secondo me e’ il caso di preoccuparsi.

Uriel

(1) I vietnamiti hanno perso un milione di uomini contro i 55.000 americani. E oggi il Vietnam e’ praticamente tutto capitale americano.  Meno male che hanno vinto.

(2) La moda non e’ altro che una tradizione del cambiamento. Come ogni tradizione, essa ha dei rituali cadenziati, che so io la nuova collezione autunno inverno, che devono ripetersi in continuazione. Come ogni cambiamento, ad ogni giro di ruota devono venire proposte delle novita’ . La doppia valenza di liturgia periodica e di innovazione continua produce una sintesi tra conservatori e rivoluzionari, cessando cosi’ i conflitti interni.

(3) Esiste ovviamente anche lo stile di vita “antagonista”, nel quale gli antagonisti occidentali si identificano, trovando cosi’ l’identita’ nell’unico modo che gli anni ’80 abbiano mai consentito: gergo parlato, abbigliamento, alimentazione, abitudini sessuali, tipo di beni consumato, musica ascoltata.


30 commenti:

Paolo ha detto…

«L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl’illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d’Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co’ loro inchiostri le Imprese de Prencipi e Potentati, e qualificati Personaggj, e trapontando coll’ago finissimo dell’ingegno i fili d’oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni gloriose…”
Cìè anche la guerra illustre, come vedi. Che vince addirittura contro il Tempo. Però trattasi di guerra farlocca perchè “togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri” richiamandoli in vita, passandoli in rassegna, e schierandoli di nuovo in battaglia se li aggiusta come meglio le aggrada e come meglio le aggrada li propina.
Come sarebbe a dire che c’entra?
La guerra delle parole l’ha stravinta la disinformazione. Come te le spiegheresti altrimenti certe convinzioni diffuse?

gennaio 12, 2009
Guest ha detto…

“Fortunatamente, dopo gli anni ‘70 sono arrivati gli anni ‘80, nei quali l’occidente ha risolto i propri problemi di identita’ , creando un’ideologia forte che ha chiamato lifestyle, e risolvendo la diatriba fra rivoluzionari e conservatori attraverso il fenomeno della moda, ovvero la novita’ vissuta come tradizione(2).”

Ma queste cose sono tutte tue analisi personali o le hai lette-messe insieme leggendo? Vabbè, io di storia moderna non mi interesso minimamente, però non mi sembrano cose molto banali, è sempre un piacere leggerti.
Tra l’altro è bello sentire qualcuno che non la mena con la solita storia “ah, gli anni 70, che anni mitici… blabla… lotta politica… blabla… voi giovani non potete capire… blablabla… non pioveva mai…”. (Eccheducojoni aggiungerei)

gennaio 12, 2009
Uriel ha detto…

Sono considerazioni personali. Non ha senso mettere su un blog se dici cose di altri; tantovale che lo mettano su altri.

gennaio 13, 2009
Uriel ha detto…

Chi parla di disinformazione continua a non tener conto del ruolo della lettura nella composizione del significato.

gennaio 13, 2009
witchlines ha detto…

Ma queste cose sono tutte tue analisi personali o le hai lette-messe insieme leggendo?

Io non ci trovo niente di strano a sapere di poter dialogare con un ottimo filosofo contemporaneo.

“Uriel”, perchè non metti assieme le riflessioni più profonde di questi ultimi 10/15 anni in un libro? Fai un libro tipo “le farneticazioni di un mancato dittatore”, o “il testamento del lupo”, nella prefazione scrivi che hai trovato questi appunti in un diario di un tizio che te lo ha affidato prima di mori’, che scopre a 39 anni di essere affetto di un cancro alle palle (o al cervello, vicino l’orecchio destro, per via del cellulare) e che muore in 1 mese, e che non rivela la sua identità per non inguaiare i familiari rimasti, ai quali lascia il diario come testamento morale. Hai il materiale, hai i fan, hai azzeccato delle previsioni, non hai nessun legame politico da compiacere, hai la comprensione dei meccanismi dell’informazione, hai l’indipendenza economica per fare quello che ti pare, che minchia ti serve ancora per fare questa cosa?

Ti ci cambieresti tu, come scrittore, con Bruno Vespa?

ciao
un tuo affezionato lettore da sempre

gennaio 13, 2009
Uriel ha detto…

Con bruno vespa non mi ci cambierei neanche come mummia.

gennaio 13, 2009
Uriel ha detto…

Qual’e’ il tuo blog?

gennaio 13, 2009
Guest ha detto…

Posso linkarti in un post del blog?

gennaio 13, 2009
rdv ha detto…

Così gli tiri addosso un’altra vagonata di farlocchi.

gennaio 13, 2009
Guest ha detto…

Ho già fatto ormai, ho linkato il tuo intervento sulle gabbie, che si trova solo su un altro Tumblr, essendo stato salvato sul vecchio server. Certo mi farebbe piacere poterti linkare sapendo che i 4 gatti che leggeranno non finiranno su un sito porno. Se ti interessa l’indirizzo è: http://confusamentemio.blogspot.com/.

@rdv
Mah, il mio blog non se lo caga nessuno rdv, vai tranquillo, e se anche un qualsiasi militante di qualsiasi fazione lo visitasse non lo troverebbe minimamente interessante.

gennaio 13, 2009
Paolo ha detto…

caro http://confusamentemio.blogspot.com/, sono stato sul tuo blog ma non ho potuto commentare perchè mi si chiedeva questa, quell’altra e quell’altra iscrizione ancora. troppe per uno più sfaticato di te. quindi il commento, wolfstep permetterà, te lo lascio qui.
ho dato un’occhiata al sito dell’uaar e ci ho trovato il numero di un conto corrente postale, quello di un iban e l’esortazione a versare dinero per sostenere la causa e mi sono sentito un cretino per aver fatto l’ateo completamente gratis

gennaio 13, 2009
rdv ha detto…

Non se lo caga nessuno perchè non metti tettone pret a regarder.

gennaio 13, 2009
comic_tadpole ha detto…

Così Philippe Daverio domenica scorsa, durante la sua trasmissione ‘Passepartout’, su Rai 3, mentre chiacchierava gaudente con il grandissimo architetto Vittorio Gregotti_

‘Ho sempre considerato gli anni ’80 con l’idea che saranno ricordati dalla Storia dell’Arte come ‘Era del trash’_ Nel senso che sono stati anni in cui il reaganismo ha fondato una certa visione della vita, e questa ha svuotato l’Arte dei contenuti per cominciare a fissarsi esclusivamente sui dettagli, col passare del tempo arrivando fino alla parodia (NdR: io la intendo nel senso di caricatura, deformazione, ma ovviamente non satirica – parossistica, morbosa, esasperante)_ Con un doppio obiettivo: riproporsi come qualcosa di sempre originale, ma solo nella forma più esteriore e mai nei contenuti, e decodificarsi, tradursi, per essere accessibile a tutti e vendere di più_’

Da qui, dal fatto di essere cresciuto in quegli anni, la mia depressione ‘cosmica’, in senso leopardiano stretto_

Comunque quelli che hai spiegato te sono esattamente i motivi per cui rinuncio sempre, con chiunque, a entrare nella fogna del ‘i bambini morti’, ‘chi ha iniziato prima’, ‘ma la misura’, ‘ma guarda le foto poverini’, e del concetto tutto psicologico puro di ‘colpa’_ L’unico sfizio che mi concedo, quando trovo qualcuno che ci si tuffa in mezzo di testa, è quello di far notare la proporzione assolutamente nazista della risposta israeliana_ Come quando i partigiani facevano operazioni di sabotaggio, e i nazisti occupanti rastrellavano 10 abitanti del paese vicino per ogni tedesco morto_

Solo che te l’hai spiegato con una profondità e precisione filosofiche rare da incontrare – nonostante lo sapessi già, non mi era mai stato così chiaro_

L.M. (Leonardo Migliarini)

gennaio 13, 2009
Guest ha detto…

Scusa, ma oggi, cercando il tuo vecchio post riguardo alla teoria delle gabbie su gughel mi sono accorto che sei stato citato sul blog kelebek.splinder.com proprio riguardo al primo post su hamas (auspicavi lo sterminio degli abitanti con l’iprite, molto politically correct, ahah).
Inizialmente non ho collegato con l’incipit di questo post la cosa, anche perchè M.M. ha un modo tutto suo di vedere le cose, tuttavia ora che ci penso mi è venuto in mente che:
*si è formato negli anni ’70;
*il suo sito personale parla dell’immaginario della 3a guerra mondiale, oltre a citare molte guerre passate (non mi sono mai fermato ad analizzare la sua preparazione in materia, però);
*parla moltissimo della questione palestinese.

Viste queste coincidenze con il profilo del blogger da te indicato qualche dubbio mi è sorto, ti voglio chiedere se stavi parlando di lui.

PS
In realtà da parecchio mi sarebbe piaciuta l’idea di assitere ad un dibattito tra te e Miguel Martinez, per vedere affinità e divergenze. Forse è per questo che ho pensato a lui, però devi ammettere che le coincidenze ci sono.

gennaio 13, 2009
Uriel ha detto…

Non credo proprio che sia possibile un dibattito tra me ed MM. MM e’ un individuo che personalmente ritengo una frequentazione pericolosa, nella misura in cui porta guai. Non so se sia semplicemente che porta sfiga o altro, ma la percentuali di amici di MM che hanno avuto dei casini con la legge e’ un pochino troppo alta per i miei gusti. Non e’ che io sia uno che teme le cattive compagnie: temo le compagnie che hanno da offrire solo guai. Uno dei motivi per cui spezzo i link dal suo blog a qui e’ che non voglio che domani qualcuno partendo da li’ mi infili in una lista di nomi.

Comunque, MM sul piano dei contenuti non e’ altro che il figlio del modo di far politica negli anni ’70, e come tale quello che dice e’ molto semplice “sistema brutto sbroc sbroc chi e’ contro e’ bello sbroc sbroc “, e ovviamente si incazza se dici che i palestinesi vadano sterminati con l’iprite, mentre un’atomica su Tel Aviv non sarebbe cosi’ grave, e se Israele “scomparisse” (parola ambigua che evita di specificare che fine farebbero due generazioni di ebrei nati li’) sarebbe meglio.

Il guaio e’ che i figli degli anni 70 finiscono con l’essere dei cattivi maestri, e se non loro i loro adepti finiscono sempre col ficcarsi nei guai, tirandoci dentro anche la gente che li frequenta. In tutta onesta’, meglio stare lontani da quei circoli. Se non vuoi trovarti la polizia in casa alle 5 del mattino. Il dato di fatto e’ che il sistema passa da uno stato di equilibrio ad un’altro stato di equilibrio: puo’ ristrutturarsi, ma vince sempre. Chi e’ contro il sistema puo’ essere tra le cause di queste ristrutturazioni, ma essendo “contro”, perde sempre.

gennaio 14, 2009
Uriel ha detto…

La sinistra non e’ mai stata capace di capire gli anni ’80, li ha semplicemente rifiutati. Quella che vedi sopra non e’ un’analisi, ma una stupida tassonomia: hanno definito che siano “trash”, e tanto basta. Poiche’ da un’analisi puoi giungere ad una sintesi ma da unatassonomia non vai da nessuna parte, questo di fatto impedisce alla sinistra di sviluppare un pensiero sugli anni ’80. Il risultato e’ che non sara’ mai possibile per la sinistra riaversi se non rivivendoli. In generale, una sinistra che non comprende gli anni ’80 non fara’ altro che riviverli di continuo (Obama, Blair, etc) o venire sconfitta da chi li ha capiti.

Gli anni ’80, nel bene o nel male, sono stati un dato di fatto. Rifiutarsi di capirli dicendo che puzzano significa condannarsi a non capire un pezzo di societa’. E in politica, non capire la societa’ e’ disastroso.

gennaio 14, 2009
Guest ha detto…

Quello che mi ha colpito di più di questo blog è proprio il suo NON ESSERE CONTRO il sistema, sia esso economico,politico, sociale. Mi spiego con un esempio, uno solo. Da una persona che critica il modello di economia di consumo ci si aspetterebbe di sentire posizioni pessimiste, che magari vedono come inevitabili conseguenze del progresso situazioni semi-apocalittiche. Invece no.

Col tuo bagaglio culturale tecnico spieghi per filo e per segno dove si è sbagliato, e dici che si può fare di MEGLIO (e non di meno peggio, come i catastrofisti). In questo senso IO ti vedo come una persona che crede ancora nel futuro, ed è una cosa rara di questi tempi.

In sostanza ciò che tu proponi lo vedo come un miglioramento di ciò che c’è di buono, e non una semplice distruzione di ciò che non va (come propongono TUTTI i militanti).

Ora potrai dirmi che ho detto cazzate, e sarà anche vero, ma questo è il modo in cui IO leggo ciò che tu scrivi.

gennaio 14, 2009
rdv ha detto…

Mi hai aperto un mondo. Se solo quel blog avesse delle tettone in copertina! Potrei smettere di leggere Cronaca Vera. Scommetto che da qualche parte parla anche degli ufo.

gennaio 14, 2009
Uriel ha detto…

Il discorso e’ semplice: se prendi un foglio di carta e giri per il mondo scrivendo da una parte quello che vedi quando e’ stato costruito dal malvagio sistema e dall’altra parte cosa e’ stato costruito da chi era contro e diceva “no”, quello che otterrai e’ che solo un foglio conterra’ qualcosa. Qui non sto facendo il discorso per cui “il sistema e’ il piatto in cui mangi”: sto dicendo che il sistema e’ l’unica struttura materiale e sociale esistente, il resto esiste solo nelle ideologie.

Quindi, se vuoi discutere del futuro, quello che farai sara’ discutere del futuro del sistema. per la semplice ragione che non esiste , nel senso materiale del termine, nient’ altro. E se anche tu costruissi qualcosa d’altro, entrerebbe a far parte dell’esistente, cioe’ del sistema.

Il trucco sta nel fatto che la definizione del sistema contiene se’ medesima, il che sarebbe un errore logico. Poiche’ quelli degli anni ’70 non erano forti in logica (e’ faticosa e richiede disciplina. i settantisti sono dei fancazzisti nati, per questo fanno politica o ci provano) , usano una definizione la cui incostistenza logica li puo’ solo fottere. Qualsiasi cosa fai e’ sistema, compreso cambiare il sistema. Ma se non hai costruito nulla, non fai parte del sistema.

Chi e’ contro e dice sempre “no” quando c’e’ da costruire un pezzo nuovo di sistema, di fatto e’ fuori.

gennaio 14, 2009
Guest ha detto…

Rdv, non so se ti riferisci a me.
Nel caso: io non voglio aprire gli occhi a nessuno, scrivo le mie cagate quotidiane e basta, senza nessuna pretesa. Se avessi letto il primo intervento avresti capito che l’intellignza in quel blo g è bandita.
Tanto più che non ti ho chiesto di andarci…

gennaio 14, 2009
comic tadpole ha detto…

Mah_ A me sembra che aldilà dell’abitudine professionale al taxon, come direbbe Tupaia, l’analisi che fa Daverio sia interessante, e perfino che si complementi benissimo con la tua_ Solo che lui sintetizzava molto di più, perché in realtà stava parlando d’altro: la sua era solo un’incidentale_

E non ho mai visto in Daverio, in tutti gli anni che lo seguo, una propensione a fare critiche che fossero in relazione con una precisa parte politica_ Mi è sempre sembrato abbastanza indifferente ad essa_

L.M.

gennaio 14, 2009
Uriel ha detto…

Avendo a che fare con ingegneri, sento chiamare “analisi” praticamente qualsiasi documento di Word parli di qualcosa, che sia un’analisi o meno. Da un’analisi mi aspetto che il problema sia esaminato pezzo per pezzo, altrimenti e’ un’opinione su qualcosa, una tassonomia, una visione d’insieme, una sintesi, ma non un’analisi. In questo caso e’ poco piu’ di un’opinione, opinione che non si occupa di stabilire se e come tante di quelle “verita’ ” degli anni ’70 siano uscite dagli anni ’80, per esempio. Non c’e’ nessuna analisi nel pezzo che hai postato.

gennaio 14, 2009
rdv ha detto…

Non hai compreso bene il mio entusiasmo: come mi capita, dopo avere evacuato la zavorra dalle mie viscere, di fermarmi a considerarne colore, aspetto e consistenza così mi trovo a pormi nei confronti di quel blog. Ne leggerò un po’ e poi, con leggiadra consapevolezza, tirerò lo sciaquone.
L’estetica della merda esercita un potente fascino, finchè non ne senti il puzzo.

gennaio 14, 2009
comic tadpole ha detto…

Hai ragione, infatti sono tornato subito su Wolfstep perché volevo dire che al posto di ‘interessante’ facevo meglio ad usare ‘oggettiva’ – e ora che mi ci fai pensare, al posto di ‘analisi’ avrei dovuto usare ‘osservazione’, o forse ‘sintesi’_

Ciò non toglie che mi sembra un piccola catena sintetica di spunti provenienti da attenta osservazione oggettiva_

L.M.

(ora dovrei aver finito di rompere per futili o dettaglistici motivi)

gennaio 14, 2009
Guest ha detto…

Ehm, no. No, in effetti non è che non comprendo il tuo entusiasmo, è che non capisco perchè ti dia tanto fastidio l’esistenza del mio blog, quasi ti oltraggiasse. Boh, se ti ha offeso in qualche modo mi dispiace, ma comunque sono tutte cose non serie, come puntualizzo nel primo post.
Se invece vuoi solo rompere le scatole per il piacere di farlo, beh, non saprei che rispondere a parte consigliarti un bel sudoku.
In ogni caso, se non ti piace quello che scrivo, puoi anche evitare di infastidire con commenti che cercano di essere offensivi.

gennaio 14, 2009
rdv ha detto…

A Sfaticà, famo a capisse.
1 – Fai un post dove parli del blog di Martinez
2 – Rispondo al post dove parli del blog di Martinez
3 – Parlo di “quel blog” rispondendo a un post dove parli del blog di Martinez
Domanda: a che blog mi riferivo quando parlo dell’estetica della merda?

gennaio 14, 2009
Guest ha detto…

Ah, tutto chiarito aloora. Ehm… se rileggi tutti i miei post ti accorgerai che ho frainteso tutto ciò che hai detto. In un post poco più sopra avevo scritto il mio indirizzo di blogzbs.
Pensavo mi stessi parlando del mio blog, non di quello di MM.
Mi dispiace ci sia stato questo malinteso (per colpa mia). Se leggi la mia prima risposta implicitamente mi chiedo a quale (dei due) blog tu ti stia riferendo (“Rdv non so se ti riferisci a me”: in realtà avrei dovuto specificare “al mio blog”, lo stesso vale per dove dico “scrivo le mie cagate quotidiane”, era riferito al mio blog pure quello). Lì sta il problema, dovevo spiegarmi meglio. A quel punto, convintissimo (a torto) di averti fatto capire che non sapevo di quale dei due blog stessi parlando, mi è sembrato che la tua risposta fosse proprio un’offesa. Mi sono spiegato davvero di merda. Mi scuso per il malinteso. 😦

gennaio 14, 2009
witchlines ha detto…

ecco, lo sapevo, prima o poi mi doveva capitare, di incrociare un flame…

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