Interrogativi da remoto.

Scritto da Uriel Fanelli il 1/16/2009

Da qui le notizie dall’italia mi giungono attutite: poiche’ lavoro con colleghi stranieri non ho molta occasione di parlare di questioni interne, se non quelle che posso leggere sui quoditiani online. Una cosa che mi stupisce abbastanza in questo periodo e’ la curiosa diatriba sui gay nel calcio.

A quanto pare, il CT della nazionale ha detto di non aver mai conosciuto gay nel mondo del calcio, e per questo viene accusato di machismo. Cosi’, Arcigay lo chiama ipocrita e vorrebbe che lui dicesse “no, anche il mondo del calcio e’ pieno di gay”.

Ora, onestamente non credo che nel mondo del calcio ci siano piu’ o meno gay che fuori: si tratta di un campione abbastanza casuale della popolazione, e quindi non mi aspetto nessuna particolare novita’. Questa diatriba, pero’, mi porta ad una domanda molto semplice: perche’ mai il CT dovrebbe sapere che gusti sessuali abbiano i giocatori?

Sia chiaro: non penso che sia vietato o impossibile che il CT di una squadra sappia con esattezza le abitudini sessuali di un giocatore. Se al giocatore scappa detto che va in vacanza con il fidanzato, chiaramente lui lo sapra’. Ma io non sto discutendo il fatto che il CT possa esserne a conoscenza sto discutendo la stravagante pretesa che debba esserne a conoscenza e ne debba informare il mondo.

Il mio attuale PM gestisce una cinquantina di persone. In queste cinquanta persone ci saranno sicuramente dei gay , delle lesbiche o altro. Il problema e’ che non c’e’ alcun motivo per il quale il mio capo dovrebbe saperlo. E anche se lo sapesse, non c’e’ alcun motivo per il quale dovrebbe fare “outing” per altri.

Voglio dire, se domani il mio PM venisse intervistato e gli fosse chiesto “ma nel mondo dell’ IT ci sono tanti gay? Quanti ce ne sono nella sua squadra?” io non vorrei che rispondesse, e anzi apprezzerei se tenesse un atteggiamento reticente o se chiudesse sbrigativamente il discorso.

Questo non perche’ io penso che la cosa vada nascosta, solo perche’ penso che il privato non sia politico, e se anche qualcuno volesse fare coming out, sono affari suoi decidere se e quanto farlo. Non ho mai approvato particolarmente la logica del coming out: dal mio punto di vista la mia vita sessuale e’ un fatto privato.

Anzi: supponiamo che il CT avesse detto “si’, ci sono gay e ne ho conosciuti un sacco”: immediatamente si sarebbe scatenata una caccia al calciatore gay, alle dicerie, ai pettegolezzi e compagnia bella. E’ questo che vuole arcigay? Arcigay pensa che la condizione dei gay in Italia migliorerebbe se iniziasse il solito pissi pissi buzz buzz sul tale giocatore che sembra proprio ” cosi’ “.

Se vogliamo che il paese esca dai propri meccanismi piu’ arretrati e provinciali, quello che va fatto e’ proprio di combatterli: le chiacchiere da pianerottolo sulle presunte abitudini sessuali di tizio o caio , la caccia al gay, la logica secondo la quale chi tiene per se’ la propria vita privata sarebbe un ipocrita che non lotta abbastanza per la causa sono cazzate da anni settanta.

Si tratta di un’ideologia secondo la quale il privato sarebbe politico, e quindi le scelte personali sono oggetto di discussione politica e di critica ideologica, in quanto se il privato e’ politico allora la politica puo’ discutere del privato.

Io credo che ognuno abbia diritto di fare coming out se vuole. Cosi’ come credo che ognuno abbia il sacrosanto diritto di NON farlo. Se io andassi dall’allenatore della squadra femminile di pallavolo a chiedere “ma alle giocatrici il pompino con ingoio piace?” con ogni probabilita’ verrei linciato: per la semplice ragione che sto violando la vita privata delle persone.

Ed e’ qui il problema: l’arcigay viene da una storia di sinistra per la quale ha acquisito tutti i metodi di “lotta” che sono tipici di quegli ambienti. Comprese le assunzioni di base, ovvero che il privato sia politico. Ma questo non e’ evidentemente vero: poiche’ il politico si riferisce per forza di cose a cio’ che e’ pubblico, la definizione di “privato” lo esclude dall’essere politico.

Personalmente credo che la reticenza del CT sia stata giusta. Se qualche giocatore di calcio vuole fare coming out, e’ libero di farlo. Ma deve farlo in prima persona, e non tramite il CT che lo fa per lui.

Se arcigay pensa che questo sia dovuto al “machismo” del mondo del calcio, in che modo pensa di reagire a questo? Pretendendo che la vita privata della gente sia violata dal CT? Scatenando una “caccia agli ipocriti”, rei di non fare abbastanza coming out? E che cosa cambia se ci sono gay tra i giocatori di calcio: stanno giocando a Risiko, forse? Vogliono mettere carri armati rosa ovunque?

In tutta onesta’, quello che penso e’ che lottare per una causa del genere con i metodi politici degli anni ’70, con tutte le assunzioni assurde sull’impegno politico, sia assurdo. Per come la vedo io , per prima cosa occorre che la vita privata sia sottratta al dibattito politico, in modo che nessun partito possa venire chiamato a decidere se quel che faccio a letto sia giusto o meno.

Solo con un concetto di vita privata piu’ robusto, e quindi meno raggiungibile e meno soggetto ad invasioni, e’ possibile rendere piu’ robuste le scelte personali, e non viceversa. Il gay nel mondo del calcio sara’ libero solo quando a nessuno freghera’ nulla di quel che fa a letto, e non se pretende che tutti lo sappiano.

A che scopo, poi?

Uriel


20 commenti:

Valerio ha detto…

Bisogna sempre contestualizzare le cose: negli anni ’70 aveva un senso dichiararsi e schierarsi. Il privato era effettivamente pubblico perché c’era chi voleva guardare sotto le lenzuola. L’ipocrisia era un mondo che si definiva cattolico in blocco, ma che nella vita privata faceva come voleva se poteva. Alcune battaglie per abolire leggi assurde e per promulgarne altre sono state vinte dimostrando che la gente viveva in modo più vario da come si voleva credere. Oggi la situazione è meno drastica, pur essendoci ancora delle cose da rivendicare (adozione per le coppie gay, coppie di fatto, ecc…)(1), perciò ha meno senso pretendere che il privato sia politico. Anzi, le pretese in questo ambito sono pura prevaricazione. Resta il fatto che chi milita, rischia e forse conquista diritti per tutti, chi invece finge e aspetta, fa il furbo. Se poi uno è anche famoso, può farsi carico di questo rischio con meno patemi.

(1) È un elenco a caso, non quello che personalmente vorrei vedere approvato.

gennaio 16, 2009
Uriel ha detto…

Bisogna sempre contestualizzare le cose

Bel teorema. Me lo dimostri?

gennaio 16, 2009
Guest ha detto…

Bella, mi piace la tua analisi della lotta politica.
Tanto per sapere la tua opinione, tu lo applicheresti anche alla questone dei “bus atei” e alla diatriba “non credere in dio!” VS “credici!”?

gennaio 16, 2009
Uriel ha detto…

No, ma in qualsiasi scontro radicalizzato non e’ possibile far cambiare idea alle fazioni. Nessuno dell’ UAAR si convertira’ , ne’ qualcuno credente diverra’ ateo solo perche’ scrivi qualcosa su un bus. E’ solo caciara.

gennaio 16, 2009
witchlines ha detto…

Sentiti libero di censurare il commento, ti stimo comunque…

l gay nel mondo del calcio sara’ libero solo
quando a nessuno freghera’ nulla di quel
che fa a letto, e non se pretende che tutti lo sappiano.
A che scopo, poi?

Sicuramente ci sono delle checche sfigate che sognano di essere preferite ad una velina scosciata dal muscoloso idolo della loro squadra.

Così come il tifo calcistico, col meccanismo “tu vinci, io tifo per te, quindi anche io sto vincendo” copre lo squallore di chi non ha realizzato nient’altro di buono nella vita, così l’outing di un calciatore gay alimenta lo stupido narcisismo di persone che non hanno mai fatto niente di utile per la società, come gruppo. E che sono spinti quindi a sostenere economicamente i gruppi gay, ed i politici ad essi legati.

Si vede che la polemica filopalestinese comincia a non tirare più; la marina israeliana ha fermato la nave con Caruso sopra… Obama si sta rivelando la risposta americana a Clemente Mastella, altro che yes we can. Spalare continuamente letame su Berlusconi nemmeno sta funzionando più (ha mai realmente funzionato?) Ieri sera Santoro li faceva a fettine con i bimbi negli ospedali palestinesi, su rai3 la Dandini giocava alle 3 carte con le social card.

Quand’e’ che weltroni farà qualcosa di diverso da un continuo inutile lacerante e patetico lamentarsi?

E poi non se ne può più del calcio, in tutte le minestre; esistono un sacco di altri sport, anche più utili, meno pericolosi per le articolazioni… e poi chi ama veramente lo sport, prima di tutto LO PRATICA, anche a novant’anni. Niente, si fissano col calcio.

Un tuo affezionato lettore
wl

gennaio 16, 2009
Uriel ha detto…

Sicuramente ci sono delle checche sfigate che sognano di essere preferite ad una velina scosciata dal muscoloso idolo della loro squadra.

Guarda, che ad uno gay possano piacere i calciatori, o gli sportivi in genere, non e’ nulla di strano, ne’ da condannare. Lo sportivo mediamente e’ prestante, quindi ci sta tutto che piaccia. E’ la riduzione di un problema serio a pissi pissi buzz buzz che mi nausera.

gennaio 16, 2009
Paolo ha detto…

che poi non so perchè alle veline devono piacere i calciatori.
se gli levi il fisico e i miliardi e gli metti qualche anno di più sul groppone diventano esattamente uguali a me.

gennaio 16, 2009
shevathas ha detto…

Non è un teorema, ma una pratica di buon senso. Uno degli errori che spesso si fanno è il misurare con il metro di oggi le vicende di ieri.
Oggi uno che crede che la terra (o il sole) sia al centro dell’universo viene considerato un pazzo, ma questo non ci autorizza a dire che ai tempi di Aristotele l’umanità era fatta al 99% da pazzi.

Per il resto hai centrato il problema, molti orfani delle ideologie e delle battaglie degli anni ’70 cercano di sostenersi con dei surrogati, surrogati che spesso finiscono a fare più danno che altro.

gennaio 16, 2009
Valerio ha detto…

Bel teorema. Me lo dimostri?

In matematica c’è la verità (assiomi, teoremi, dimostrazioni). Nella vita c’è la pratica. Una soluzione che si rivela una boiata in un’epoca diventa una cosa geniale al momento opportuno. E viceversa. Di esempi ne hai a bizzeffe, non mi far essere pedante.

gennaio 16, 2009
comic tadpole ha detto…

Sono assolutamente d’accordo – ma credo che siamo tanti, per una volta – mi sembra assolutamente una questione di buon senso_

Non è nemmeno ‘empirico’, ma di più, E’ OVVIO che nel mondo del calcio, come in tutti gli altri, ci sarà più o meno la stessa percentuale di gay che c’è nella popolazione_

Ed è ugualmente ovvio che l’associazione cerca quel tipo di ‘dichiarazione’ per motivi politici_ Sta cioè stiracchiando un ‘medium’ per la giacchetta, col fine di assumere più ‘accettazione’ nell’opinione pubblica_ Con una strategia che sa di ‘casalinghe disperate all’assalto della Zecca di Stato’_

Comunque, l’unica cosa che riesco a dire in opposizione all’ovvietà, è che in ambienti fortemente settari rispetto alla sessualità, come anche i militari, i prelati, etc.. è molto facile che nascano comportamenti omosessuali_ Ci pensavo giusto in questi giorni, giuro_ Perché le persone dell’altro sesso vengono viste al massimo come oggetti, con tutti i riti sottintesi, ma si coltiva una certa difficoltà alla vera comunicazione con loro, e quindi all’intimità_ E quelli che si trovano ad averne bisogno, oltre cioè il solo atto materiale, trovano più facile cercarlo con i compagni_

Termino con voglia irrefrenabile di citare l’Arch. Melandri ‘O ragazzi ma come si sta bene insieme fra di noi!!! Ma perché ‘un siam nati tutti buchi!!??’_

L.M. (leonardo Migliarini)

gennaio 16, 2009
Uriel ha detto…

Non lo trovo affatto corretto, anzi penso che un’analisi corretta debba DEcontestualizzare, e non contestualizzare. Se contestualizzi, arriverai sempre e solo all’idea che , sulla base dei dati dell’epoca, sia stato giusto cosi’. Non puoi avere un approccio critico: la contestualizzazione e’ uno dei trucchi di chi vuole dimostrare che non ha mai sbagliato.

gennaio 16, 2009
comic tadpole ha detto…

ERRATA

NEL MIO COMMENTO PRECEDENTE

(…)

E quelli che si trovano ad averne bisogno, oltre cioè il solo atto materiale, trovano più facile cercarla [l’intimità] con i compagni_

(…)

L.M.

gennaio 16, 2009
Uriel ha detto…

A me non sembra che il movimento gay italiano abbia ottenuto chissa’ cosa. Senza risultati, mi sa che di “cose geniali” non ne devi parlare. Se i movimenti gay italiani hanno fallito, quello che devi fare e’ criticare, non assolvere: e quindi, un approccio che ti porta ad assolvere e’ certamente sbagliato.

gennaio 16, 2009
Quartz ha detto…

“E’ OVVIO che nel mondo del calcio, come in tutti gli altri, ci sarà più o meno la stessa percentuale di gay che c’è nella popolazione_”

Come e’ OVVIO che ci sia la stessa percentuale di, chesso’, mancini? Donne? Biondi? Tutto e’ ovvio finche’ si dimostra errato.
Ma per fortuna il sacrosanto discorso di Uriel non si basa su questi assunti arbitrari, basta il “nulla fa ritenere altrimenti”.

gennaio 16, 2009
Uriel ha detto…

il concetto e’ che non vedo alcun motivo per il quale un calciatore dovrebbe essere mano gay di chiunque altro.

gennaio 16, 2009
shevathas ha detto…

Se contestualizzi, arriverai sempre e solo all’idea che , sulla base dei dati dell’epoca, sia stato giusto cosi’.

no, non direi. Sulla base dei dati puoi stabilire se un’azione è stata più o meno efficace analizzandole le sue conseguenze. La storia a differenza della fisica è fatta da esperienze non ripetibili, non possiamo far ripetere 1000 volte la battaglia di waterloo per verificare se la tattica di NapoleTone 🙂 era vincente, in media, o meno.
Non puoi affermare che sia stata giusta o meno, meglio usare termini come appropriata o inefficace, giusto o sbagliato mi sembrano parole improprie da utilizzare.
Ma forse stiamo equivocando sul termine contestualizzare, io lo intendo come il tenere conto dell’ambiente e delle sue influenze, non trascurabili, sul sistema, non come scappatoia per “dimostrare” che quello era l’unico modo di procedere.
Ci potevano essere altri modi, ma adesso non possiamo “sperimentarli” con quella situazione.

gennaio 16, 2009
Uriel ha detto…

Ci ho gia’ scritto un post.

gennaio 16, 2009
annarellix ha detto…

Contestualizzando non arrivi a definire che avesse un senso o meno, arrivi solo a definire lo spirito del tempo. Che gli anni ’70 siano stati epoca di cambiamenti va bene ma che fossero un’epoca cosi’ luminosa in cui ci si schierava perchè “aveva senso”, non direi. Lo schieramento era anche dovuto al fatto che o eri A o eri B o ti beccavi un sacco di mazzate da A+B

gennaio 16, 2009
witchlines ha detto…

Hai ragione… non dovevo scrivere “sognano”, dovevo scrivere “esigono fortemente al punto di lacerarsi dalla frustazione di non riuscirci”, come le ragazzette che si strappano i capelli per i cantanti. Mi pare ben diverso dal piacere di contemplare il corpo di un uomo ben fatto.

gennaio 16, 2009
witchlines ha detto…

che poi non so perchè alle
veline devono piacere i calciatori.
se gli levi il fisico e i miliardi e
gli metti qualche anno di più sul
groppone diventano esattamente uguali a me.

Anche mio nonno, se gli avessi dato altre tre palle, sarebbe stato un flipper; intanto quelli hanno i miliardi (ma che dico miliardi, MILIONI), che sono molto più utili per l’attrazione sessuale di un ottimo fisico e di una minchia tanta.

saluti a tutti

gennaio 16, 2009

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