Ies ui chen. End ui bai.

Torno a parlare di finanza ed economia dopo un pochino, ma solo per far notare alcune cose. Siamo in quella fase che qualche tempo fa avevo descritto come la fase di impatto della crisi finanziaria, caratterizzata dal brutto del calo di ordinativi (in quanto c’e’ meno liquidita’) e di ristrutturazione dei mercati.

La vera novita’ e’ che Obama ha lasciato il mondo economico in sospeso a fissare le perdite  senza anticipare nulla, o quasi , dei provvedimenti intrapresi per uscire dalla crisi. Ormai, vista la composizione della squadra, sembra che Obama intenda emendare l’emendabile dell’industria americana , come se fosse una crisi interna qualsiasi, e le riforme al mondo finanziario possono aspettare.

Parlero’ piu’ avanti degli effetti di questa delusione, ma adesso vorrei parlare di due novita’ riguardanti l’ Italia.

La prima tra queste novita’ e’ che da oggi il pessimismo dobbiamofarcelo in casa, dal momento che sono stati declassati i debiti di Grecia, Irlanda e Spagna (si’, la Spagna di Zapatero) , avvicinando cosi’ quei paesi al default piu’ di quanto non vi sia vicina l’ Italia. Tutti coloro che sostengono che siamo stati superati anche dalla Grecia dovranno ricredersi, visto che se fossi il ministro delle finanze greco farei finta di essere un turista turco, a giudicare dalla situazione.

Lo stesso dicasi per le tigri di smeraldo, che dopo aver goduto della loro sbornia “made in FMI” , fatta di una politica di quelle tanto amate dal fondo, adesso si trovano senza la crescita E senza gli ammortizzatori sociali. (1)

Se fossi Zapatero, nasconderei la testa sotto il cuscino e mi farei qualche scrupolo ad aprire bocca in futuro: sia per gli scandali nel settore immobiliare(2), sia per la debolezza delle banche locali.

L’ Italia resiste bene, non perche’ ne saremo del tutto immuni (non e’ possibile) ma perche’ con tutti i nostri difetti il sistema delle tutele funziona ancora piuttosto bene: rimane un solo vero problema. L’auto.

Purtroppo siamo una nazione che ha lasciato troppo spazio  alla FIAT, e nel fare questo ci siamo condannati ad una subalternita’ che oggi stiamo pagando in questi termini: sul 12% di calo rispetto all’anno precedente, il 2.3% va attribuito alla crisi economica, e il fattore che la conduce qui e’ FIAT per l’ 1.8%.

Certamente sta succedendo quanto avevo previsto, e cioe’ che persino una FIAT in difficolta’ di respirazione vadanegli USA a comprare il 35% di Crysler, cosa un tempo impensabile. Se consideriamo che l’acquisto serve a vendere la FIAT negli USA e non viceversa, direi che sia una brutta botta per la “new american century”.

Ora, a parte i nazionalismi (buona parte dell’industria USA verra’ assalita, e quella UK e’ gia’ sotto scalata straniera) , il problema per l’ Italia e’ di uscire dalla situazione pestifera nella quale si trova il settore auto. Di soluzioni non ce ne sono moltissime: o si fa protezionismo spinto, o si gestisce la conversione di Fiat Auto in qualcosa di diverso.

L’ipotesi della conversione e quella del protezionismo, che da sole sono difficili da conciliare, potrebbero convergere se pensassimo ad un’operazione di tipo IRI. CIoe’ all’idea di ricostruire lentamente il settore industriale italiano nelle aree mancanti, creando delle spinoff statali che poidiventano private appena raggiungono il business plan iniziale. Queste startup andrebbero poi protette con adeguate leggi riguardanti i settori strategici.

Per esempio, e’ chiaro che in Italia ci manchi un’industria informatica. Ci manca una Cisco , ci manca una IBM, ci manca una Microsoft. Certo prima bisogna colmare il divario legislativo (riconoscere cioe’ il brevetto sul software, altrimenti la ricerca italiana verrebbe rubata) , dopodiche’ si potrebbero raccogliere i pezzi di aziende gia’ esistenti che si occupano di informatica (da Pirelli a quel che resta di Olivetti a qualsiasi altra realta’, come i settori con competenza industriale di FIAT) e farle convergere in una sola realta’.

Da quel momento, si imporra’ che tutte le strutture pubbliche e tutte le strutture strategiche DEBBANO comprare italiano, essendo l’informatica un settore strategico. Poiche’ si tratta di un bel malloppone di ordinativi, questo dovrebbe tenere in piedi la startup abbastanza da portarla a regime.

Ovviamente si tratta di un’idea: si potrebbe decidere di farlo in altri settori, come i carburanti o l’agroalimentare, che ultimamente ha regalato a stranieri i nostri colossi. Il dato di fatto e’ che in un mondo di ciechi il guercio e’ re: l’ Italia e’ un paese che e’  guercio, ma in questo momento si trova in un mondo di ciechi.

Il motivo per il quale propongo una cosa come l IRI e’ che penso che sia meglio fare qualcosa che si sa fare (e lo sappiamo perche’ lo abbiamo fatto) piuttosto che cercare strategie fantasiose e mai provate.

Ma questi sono particolari: il concetto che invece vorrei centrare e’ che non ha senso aspettare che altri facciano qualcosa per agire. Ed il motivo e’ che , con ogni probabilita’, nessuno fara’ nulla.

Gli USA continuano con quest’ottica secondo la quale questa crisi si risolvera’ nel solito modo e non capiscono che questa crisi sia un evento storico che mette in dubbio ogni cosa: a sentire gli Obamisti, basta sostenere i consumi delle famiglie e spingere l’industria verso il “green”, cioe’ facendo produrre ancora delle cose, e tutto tornera’ come prima.

Questo ovviamente non e’ vero, perche’ si tratta di una crisi di liquidita’, e il governo non puo’ ne’ finanziare da solo la liquidita’ delle famiglie (di solito sono le banche che lo fanno mediante il credito al consumo, ma non e’ il caso degli USA che sono gia’ esausti su questo fronte) , e non puo’ nemmeno finanziare l’intera riconversione dell’industria. Il governo coi suoi fondi  potra’ riconvertire due o tre aziende dell’auto molto grandi, ma le aziende dell’indotto come otterranno i finanziamenti per convertirsi alla nuova produzione, se le banche hanno i cordoni chiusi? Il governo intende finanziare la conversione dell’intero manufatturiero?Improbabile.

Sul piano europeo, i leader stanno aspettando i provvedimenti americani per agire di concerto, e questo evita loro una figura di merda, per una semplice ragione:  che i 27 dell’unione sono paralizzati gia’ se si propone di curvare le banane, figuriamoci se potranno decidere se e come finanziare l’industria. I paesi dell’est non hanno alcun interesse in un piano che rafforzi le industrie dell’ovest europeo ,perche’ essendo soldi che passano per i governi locali questo frenerebbe le delocalizzazioni nei loro paesi. Polonia e Romania si opporrebbero ad un piano di sostegno dell’auto , senza remore.

PRobabilmente non vedremo nessuna di queste scenate patetiche perche’ molto saggiamente Sarkozy e la Merkel hanno gia’ appoggiato la palla in campo americano dicendo che nessuno puo’ risolvere la crisi da solo, e quindi occorre che Obama ne discuta con gli europei. Poiche’ Obama non ha nel programma politico di fare qualcosa di simile, di fatto abbiamo la scusa per essere immobili senza figure di merda: andra’ tutto in conto ad Obama.

E quindi , occorre pensare a soluzioni caserecce, o almeno domestiche. Prendere i rottami di un settore e finanziarli non coi soldi (che non abbiamo in cassa) ma mediante dei bacini privilegiati. Non per sempre, sia chiaro. Pero’ noi prendiamo due o tre aziende di software, le mettiamo insieme e gli chiediamo un sistema operativo (magari partendo da uno opensource)  ed un pacchetto tipo office. Poi, siccome non abbiamo soldi per finanziarli, imponiamo che tutti gli enti statali italiani usino solo quelli sostituendo con il nuovo sistema tutto cio’ che viene aggiornato nella dotazione dello stato.

Si tratta dell’unico modo nel quale lo stato puo’ finanziare qualcosa senza finanziarlo, ovvero deviando le spese pubbliche su imprese rigorosamente italiane. Lo stesso si potrebbe fare sui carburanti, imponendo che so un 20% di biocarburante di produzione italiana nei distributori, mescolato ai carburanti normali, e comunque biocarburanti italiani in tutte le auto pubbliche (che sono un bel malloppo) e nei veicoli delle forze armate e nel trasporto pubblico. In quel modo si “finanzierebbe”  senza spendere.

Per decidere questo, pero’, bisogna prima arrivare ad una conclusione chiara: e’ ormai evidente che NON ci saranno ne’ grandi piani di finanziamento industriale in USA, ne’ che la UE fara’ qualcosa di simile. E quindi bisogna arrangiarsi.

Anche “all’italiana”, se necessario, con tutte le scene gia’ viste che questo implica. Mala cosa che deve essere chiara, a questo punto, e’ che nessuno fara’ nulla di significativo.

Uriel

(1) Come giustamente mi viene fatto notare nei commenti, i consigli dell’ FMI agli irlandesi, per uscire dalla crisi, saranno di appaltare la polizia alla mafia, di chiudere gli ospedali e trasformare le scuole in fabbriche di palloni a manodopera minorile, ammazzare il capo dell’opposizione e convertire il trifoglio dei prati in dollari.

(2) Un residio di quel “governo dei tecnocrati” voluto da Franco nel 1959, composto da membri dell’ Opus Dei, i quali (oltre ad azzerare i risparmi della popolazione e il debito dello stato per legge) crearono un’economia che gia’ allora somigliava alle peggiori ricette dell’ FMI.

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