L’occhio delle conseguenze.

Scritto da Uriel Fanelli il 1/27/2009

Nei post che scrivo tendo a non tenere in alcuna considerazione le ragioni delle cose, ma semplicemente i meccanismi che vedono le cose in azione. Il motivo e’ che non credo che la dialettica possa inficiare i processi relativi allo svolgimento dei fatti. Posso fare un esempio.

Il partito di Berlusconi ha proposto numerose leggi a vantaggio personale di Silvio Berlusconi, e ogni qual volta si sia fatto la sinistra ha obiettato sempre con la stessa frase: “e’ anticostituzionale! e’ anticostituzionale!”. La cosa si e’ dimostrata falsa, dal momento che le leggi sono poi diventate esecutive: il problema pero’ e’ che non si sono tenute nella debita considerazione le conseguenze di questo modo di operare.

Usare un bene comune come la costituzione come scudo per interessi di parte (1) significa persuadere, lentamente, un partito ed i suoi elettori che la Costituzione sia parte del patrimonio del partito avverso, e solo quello. Ora, nel momento in cui il 51% della popolazione si convince del fatto che la costituzione sia solo un ostacolo che impedisce riforme urgenti, che cosa succedera?

Succedera’ che l’istituto della costituzione diverra’ sempre piu’ debole sul piano del consenso, e molto facilmente potra’ essere modificato ed emendato: questo e’ un semplice meccanismo del consenso, ed esula completamente dalle ragioni e dai torti. Il dato di fatto e’ che , se per opporci all’operato dell’avversario politico ci nascondiamo dietro un bene comune, il bene comune entrera’ a far parte del patrimonio dell’avversario politico, venendo mano a mano delegittimato dal partito che lo subisce.

Lo stesso dicasi per la legge: uno dei commenti piu’ comuni a quanto ho scritto sulla liberazione dello stupratore di Roma e’ che e’ stato liberato perche’ cosi’ vuole la legge. A prescindere dal fatto che non e’ vero, nel senso che la legge concedeva fin troppa discrezionalita’ al magistrato, il problema e’ che nascondere le proprie malefatte dietro questo orpello otterra’ come risultato una percezione della legge come strumento che ostacola la giustizia.

Ora, il problema e’: cosa succede nel momento in cui le masse si persuadono che la legge sia avversa alla giustizia? Ovviamente, succedera’ che ogni forma di giustizia slegata dalla legge, o contrastante con la legge, sara’ considerata lentamente sempre piu’ legittima.

Il problema in termini militari si riassume semplicemente cosi’: se ti sparano , e tu ti nascondi dietro qualcosa, la cosa dietro la quale ti nascondi verra’ bersagliata a sua volta.

Supponiamo (per rispondere ad un altro post sulla mafia) che un agente dei servizi segreti, infiltrato nella mafia, sia riuscito ad avvicinare qualche capo mafioso poi risultato impossibile da catturare.Immediatamente si obiettera’ che sarebbe stato meglio se il nostro agente avesse sparato sul capomafia, uccidendolo.

Dall’altro lato si obiettera’ che mancando la pena di morte in Italia questo sarebbe un atto illegale: il risultato di questo conflitto, pero’, sara’ di persuadere la popolazione dell’idea che la legge sia un ostacolo e non uno strumento.

Questo vale, in sostanza, per ogni cosa: in questo senso ho sempre detto che ogni giorno di cattiva democrazia ci avvicina di piu’ ad una dittatura. Maggiormente si usano le regole della democrazia per impedire che sia fatto qualcosa che i cittadini vogliono, maggiormente prendera’ piede una cultura che vuole distruggere la democrazia e che lo trova sensato.

Questo ragionamento, attenzione, non tiene ovviamente conto di ragioni e torti, come non ne tiene conto nessun ragionamento che intenda osservare una qualche fisica delle cose: in un sistema basato sul consenso, come un sistema che prevede le elezioni politiche, e’ ovvio che ogni cosa impopolare trascinera’ con se’ tutti i valori che vengono usati per difendere la tal cosa impopolare; questo non c’entra nulla con le ragioni o coi torti, ma e’ solo parte della fisica del sistema.

In seguito alla scarcerazione dello stupratore di Roma, sul Corriere si sono affrettati a dire che comunque i guai di quel delinquente non sono finiti, e che la sua scarcerazione in fondo non e’ un’assoluzione. Questa strategia per difendere un provvedimento da censurare sembra intelligente, ma non lo e’: sappiamo bene che essendo la pena per lo stupro di soli 7 anni di carcere (2) , essendo il ragazzo giovane ed incensurato, ed essendo la pena minima scontabile in carcere di 3 anni e mezzo, il risultato sara’ che il criminale non fara’ mai nemmeno un giorno di galera.

A questo punto, la nostra geniale strategia di difesa del magistrato che ha preso un’iniziativa infelice e’ destinata al disastro, perche’ tra qualche mese vedremo il ragazzotto uscire senza un giorno di carcere dal processo, bello tranquillo e libero come l’aria. A quel punto, aver difeso il magistrato idiota nascondendosi dietro il diritto (o dietro la logica del quale) produrra’ semplicemente un moto di disgusto verso il diritto stesso.

Ancora una volta, questo meccanismo non tiene conto di ragioni e torti, ed e’ assolutamente vero. Tuttavia, tiene conto di come probabilmente andranno le cose: negli ultimi anni abbiamo visto Berlusconi schiacciare ripetutamente , a fior di maggioranza, tutto cio’ che gli si opponeva. Questo e’ stato dovuto al fatto che anziche’ opporre idee e azioni politiche, a Berlusconi si sono volute opporre delle resistenze: se il partito di maggioranza vuole fare una legge e gli si oppongono centinaia di emendamenti in parlamento, con il classico metodo ostruzionista, il risultato e’ che la maggioranza dei cittadini (elettori di Berlusconi) si persuadera’ che il parlamento sia un luogo di ostruzionismo e difficolta’ di azione. Verra’ cosi’ applaudito l’uso sistematico della fiducia.

Nemmeno questo tiene conto di ragioni e torti: e’ solo l’enunciato di una fisica delle cose.

In definitiva, per rispondere alla domanda che mi viene fatta , il “segreto” per fare analisi e’ quello di dimenticare il problema “ragioni” e “torti”, cosi’ come dimenticare tutto cio’ che e’ dialettico, e basarsi solo sulla fisica delle cose: solo da quella e solo con quella sara’ possibile fare previsioni.

Lo stesso dicasi dell’abitudine che ha la sinistra di stigmatizzare ogni dichiarazione di Berlusconi, qualora sia di cattivo gusto. Il risultato sara’ non solo che il cattivo gusto verra’ sdoganato, ma che si perderanno di vista i momenti di cattivo gusto reali: Berlusconi ha detto che non puo’ mettere un soldato a guardia di ogni bella donna, e su questo si sono scatenati gli strali delle femministe. Bene: il problema e’ che Berlusconi voleva (probabilmente) dire che non si puo’ controllare ogni metro quadro di territorio, ed ha usato un metodo improvvido e stupido per dirlo. Se pero’ qualcuno e’ piu’ focalizzato sul contenuto che sulla forma, tutto il can can risultera’ un fastidioso tentativo di attaccare bottone usando un pretesto dialettico: il risultato sara’ che la maggior parte del paese percepira’ le questioni di principio come questioni ipso facto pretestuose e strumentalizzate.

La fisica della politica richiede che di ogni questione di principio e di ogni dialettica si debba fare l’uso piu’ saggio possibile, dove per “piu’ saggio” intendo un uso conservativo: se usiamo troppo la costituzione come arma per contrastare un avversario politico, possiamo vincere indebolendo l’avversario, o perdere rimettendoci la costituzione.

Se usiamo il presunto codice per giustificare un magistrato che lavora male, possiamo vincere mettendo a tacere chi si lamenta, o possiamo persuadere la popolazione di avere una magistratura che lavora per l’insicurezza del paese,secondo un disegno politico che vuole mettere in difficolta’ chi aveva promesso sicurezza. E perderemo l’autorevolezza del codice.

E tutto questo, come ho gia’ detto, prescinde da ragioni e torti: e’ semplicemente la fisica della democrazia.

Tutto qui: non e’ questione di essere a favore o contro, e’ solo questione di constatare come le cose andranno se ci ostiniamo ad operare male.

Uriel

(1) Fermare Berlusconi e’, per lasinistra, interesse di parte quanto per Berlusconi il non essere fermato. NESSUN partito rappresenta TUTTI i cittadini.

(2) Per come la vedo io, “reato penale” dovrebbe essere di per se’ un reato, e costare 25 anni di carcere in se’, dopodiche’ si aggiungono gli anni relativi al reato materialmente commesso. Insomma, credo che la pena per qualsiasi reato penale dovrebbe partire da 25 anni, i primi 25 dovuti solo perche’ si e’ violata una legge penale.


21 commenti:

accidenti ha detto…

Arriverei a dire che la pena dovrebbe essere “sproporzionata” rispetto al reato.
Tempo fa avevo letto un’intervista ad un carabiniere che si chiedeva se fosse meno grave che una persona si facesse corrompere (= si vendesse !) per pochi soldi o per molti soldi.
Ma l’aggravante per i “futili motivi” esiste(rebbe) solamente per gli omicidi o anche per gli altri reati ?

gennaio 27, 2009
shevathas ha detto…

A mio avviso uno dei motivi per cui la sinistra ormai le sta prendendo è che ha perso contatto con il sentire del popolo.
La vecchietta che va alle poste a prendersi la pensione ha paura dello scippatore in motorino, non che piombi previti a farle un falso in bilancio. Sentirsi dire che l’emergenza legalità è previti minimo ti fa sentire profondamente incompresa, e peggio tende a farti diventare supporter di chi “da risposte sbagliate a domande giuste”.
Se la lega ha avuto un avanzamento non è per l’imbarbarimento del popolo rozzo come amano pensare i radical chic, ma perché fra uno che cerca di risolverti un problema concreto ed uno che, alla don Ferrante, cerca di dimostrarti con sofismi che il problema non esiste, molti scelgono il primo.

gennaio 27, 2009
Guest ha detto…

Beh, ti ringrazio della risposta, non so che altro dire, grazie.

gennaio 27, 2009
Uriel ha detto…

Mah, semplicemente scelgono quello che almeno menziona il problema giusto.Poi, sulla capacita’ di risolverlo bisognerebbe discutere.

gennaio 27, 2009
Ste65 ha detto…

Uriel, tu dai per assodato che il magistrato che ha deciso sulla detenzione cautelare avesse un ampio margine di discrezionalità, e che abbia lavorato male.
Non è così.
Il presupposto della detenzione cautelare è la sussistenza (da provare) del rischio di fuga/reiterazione del reato/inquinamento delle prove.
Anche nel case in cui uno di questi elementi sussista il giudice DEVE (i.e.: non è propriamente discrezionale) scegliere la misura “minima” atta ad evitare il rischio di cui sopra.
Vale a dire che se gli arresti domiciliari bastano ad evitare il rischio di reiterazione del reato (che era il rischio paventato e ritenuto plausbile nel caso in esame, data l’indole dello strupratore) il giudice NON PUO’ adottare una misura cautelare più severa (detenzione in carcere).

gennaio 27, 2009
comic tadpole ha detto…

Questo è proprio il più tipico caso in cui il tuo ‘metodo logico’ rende al massimo della sua forza_ Perché tutto sommato affronti un problema ‘tecnico’_ Analizzi in modo tecnico e molto specifico una dinamica sociale, o meglio un ingranaggio delle dinamiche sociali, anche se di quelli più centrali e portanti – ingranaggio che proprio come dici te può portare a risultati estremamente dannosi_

E come sempre sei grandissimo nel ripulirlo da ogni futilità o sovrastruttura_

Se mi permetti, visto che si compenetrano, mi rialleccerei al post precedente del ‘Diritto’, e ti dico che concordo, anche se non completamente_

Direi che è vero che ci sono metri e misure troppo diversi fra sé, anche se mi sembra un’osservazione troppo soggettiva e generalizzata_ Ma sono convinto anch’io che bisognerebbe assolutamente riallineare tutti quei metri alle esigenze e alle realtà della società di oggi – che non sono più proprio quelle degli anni ’90, anche se gli restano vicine, ma non possono minimamente essere quelle degli anni ’70_

Ecco – questo è uno dei casi in cui prenderei serio e proficuo esempio dal ‘sistema ammeregano’_ Parlo per quanto riguarda la pragmatica concretezza dei metri da applicare_ Lasciandogli però la buffa tradizione delle ‘sentenze che fanno Legislazione in automatico’ e soprattutto la pena di morte_

Diciamo che prenderei la loro concretezza e razionalità, che non si perdono in fronzoli, ma portandole in un ambiente culturale meno ‘selvatico’_

L.M. (Leonardo Migliarini)

gennaio 27, 2009
Uriel ha detto…

Bel discorso teorico. Nella realta’, se la polizia ti entra in casa senza mandato (e conosco gnte cui e’ successo) il risultato e’ che al massimo puoi fare ricorso al tribunale del riesame, il quale risponde che le esigenze dell’indagine prevalgono sulle tutele dell’imputato. E lo stesso vale per gli arresti domiciliari: Del Turco, essendosi dimesso da presidente della regione, non aveva ne’ la possibilita’ di inquinare le prove ne’ quello di fuggire, essendo volto ben noto a qualsiasi aereoporto. Al contrario, lo stupratore ancora non ha permesso che gli altri elementi della sua banda (si tratta di uno stupro di gruppo) vengano presi, potrebbe sentirli per inquinare le prove, e non essendo un volto noto gli sarebbe facilissimo fuggire.

Non sta in piedi, tutto qui.

gennaio 28, 2009
Ste65 ha detto…

Uriel, non è un discorso teorico, è un discorso tecnico, e si basa sui fatti.
A proposito di fatti:
1 – se stiamo parlando dell’episodio di cronaca noto come “stupro di capodanno”, lo stupratore , stando alle dichiarazioni della vittima, era uno solo (forse ti confondi con l’altro stupro avvenuto a Guidonia);
2 – quando sei agli arresti domiciliari ti controllano ad intervalli casuali, e spesso per il primo periodo sorvegliano il domicilio; inoltre il telefono di solito viene staccato e non si possono usare cellulari (abitualmente il provvedimento menziona le misure da adottare, che possono anche comprendere l’istallazione di dispositivi per “oscurare” il campo dei cellulari)
3 – il “rischio” di fuga deve essere provato affinchè sia possibile irrogare la misura cautelare; qui non risulta ci fossero riscontri in tal senso.

Tu stai arrampicando sui vetri, tutto qui (e mi spiace fartelo notare, perchè ti leggo da un bel pezzo e non è una cosa che fai abitualmente)

gennaio 28, 2009
Uriel ha detto…

No, ti stai arrampicando tu. Il “rischio di fuga”, essendo un rischio, e’ una valutazione, cioe’ un’opinione. Se io decido che secondo me potresti fuggire, potresti fuggire. Punto. Quelli che si nascondono dietro il codice sono i magistrati: Del Turco poterva fuggire assai meno dello stupratore, eppure e’ stato trattenuto in carcere. Basta un semplice confronto per capire che le tue motivazioni non reggono. Ed e’nel confronto che casca tutta la tua dialettica.

gennaio 29, 2009
Ste65 ha detto…

Uriel, tu di che si tratta di una valutazione, cioè un opinione.
Non è propriamente esatto.
E’ una valutazione che DEVE essere basata su riscontri oggettivi (ad es.: preparativi di fuga); in altre parole il rischio deve essere “concreto”, non astratto e teorico (altrimenti sussisterebbe sempre).
I magistrati (quelli che fanno bene il loro lavoro) non si “nascondono” dietro il codice; lo applicano

P.S.
Nel caso di Del Turco il presupposto delle detenzione cautelare era il rischio di inquinamento delle prove (e, mi pare, in un primo momento anche quello di reiterazione del reato).
Il pericolo di fuga non era stato neanche ipotizzato, quindi non capisco cosa c’entri con quello di cui stiamo parlando.
Stai paragonando casi differenti.

Mi ricordo simili discussioni (con altri) nel periodo dei c.d. “furbetti”, in cuimolti che affermavano che la magistratura era “certamente” comunista, e la prova stava nel fatto che Fiorani era finito in galera (i.e. detenzione cautelare) e Consorte no.
Peccato che puntualmente si dimenticassero che Fiorani era stato beccato mentre distruggeva prove, e Consorte no.

gennaio 29, 2009
Uriel ha detto…

Certo. Dunque, Del Turco che e’ stato prelevato a casa all’improvviso, aveva in atto dei preparativi di fuga. Quali? Non si sa, visto che e’ ancora li’. Nel caso di Del Turco NON c’era rischio di inquinamento perche’ si e’ dimesso immediatamente perdendo l’accesso alle prove.

gennaio 29, 2009
ste65 ha detto…

Uriel, ma hai letto quello che ho scritto?

Per Del Turco NON HANNO MAI parlato di pericolo di fuga (nè io ne ho mai parlato); avevano invece trovato riscontri circa un pericolo di inquinamento delle prove e, in un primo momento (prima delle dimissioni) anche di reiterazione del reato.

Premesso quanto sopra, mi puoi spiegare questa tua frase del post precedente:

“Certo. Dunque, Del Turco che e’ stato prelevato a casa all’improvviso, aveva in atto dei preparativi di fuga….”

Che nel suo corretto contesto non ha senso?

Ti ricordo inoltre che la questione Del Turco non è il caso di cui si discute, che è quello dei domiciliari al c.d. “violentatore di capodanno”, e francamente il tuo insistere sul caso Del Turco (che non c’entra una beata fava) mi sembra solo un banale trucco dialettico.

gennaio 29, 2009
Uriel ha detto…

Continui a ciulare nel manico: “Del Turco si e’ dimesso, non poteva piu’ manomettere nulla”. E se non c’era neanche timore di fuga, vorrei anche capire il motivo di due mesi di carcere senza una sentenza. Ma ovviamente, volendo tu difendere l’indifendibile, ti sembrera’ normale passare mesi in carcere con ragioni che vorrebbero essere “oggettive” ma poi sono valutazioni personali.

Rimane il fatto che , in definitiva, non c’era possibilit’a di fuga e dopo le sue dimissioni non aveva piu’ accesso fisico alle prove, e quindi non c’era neanche pericolo di inquinamento.

gennaio 29, 2009
Ste65 ha detto…

Ancora fissato con Del Turco?
Lascia perdere i manici traballanti e torna in topic, per favore.
La normativa sulla custodia cautelare ormai dovresti conoscerla un pochetto .
Spiegami perchè mai PM e GUP hanno sbagliato (che in questo contesto significa “errato nell’applicare la legge”) nell’imporre la misura cautelare degli arresti domiciliari a Davide F. (il c.d. violentatore di capodanno) e che cos’altro avrebbero dovuto fare secondo te (e secondo legge).

gennaio 29, 2009
Uriel ha detto…

No, sti cazzi. Del Turco e’ un tizio come gli altri, che si e’ fatto due mesi di galera per puro capriccio del magistrato,il che dimostra che se un magistrato VUOLE tenere in carcere qualcuno, puo’ farlo. Con lo stupratore c’erano migliaia di appigli per non mandarlo a casa, SE SI VOLEVA. E non mi dire che un tizio che rimane nascosto per giorni prima di consegnarsi non sia passibile di “volonta’ di fuga”. Maddai.

gennaio 30, 2009
Ste65 ha detto…

Uriel, è piuttosto semplice, e lo dici tu stesso.
Si è consegnato. Questo è inconciliabile con una volontà di fuga. Inoltre ti ricordo che non è in libertà; è agli arresti domiciliari.

gennaio 30, 2009
Uriel ha detto…

Si e’ consegnato su consiglio di un avvocato, e peraltro dopo diversi giorni. Ripeto: se un magistrato vuole tenere in galera un tizio puo’ farlo quanto e come vuole, e il tribunale della liberta’ quando va bene per uno strupratore risponde dopo due mesi. Solo che si fa solo coi prigionieri politici, e non con gli stupratori.

E poi, e’ inutile che ti nascondi dietro un dito: il magistrato NON risponde di quel che fa. Se anche tiene dentro una persona senza una coerenza logica, nessuno gli puo’ fare nulla, e succede in migliaia di casi.

gennaio 30, 2009
Ste65 ha detto…

che lo abbia fatto su consiglio di un avvocato e dopo diversi giorni” non cambia il fatto che si tratta di un comportamento inconciliabile con la volontà di fuga.
Quanto all’arbitrarietà, ti ricordo che riguardo alle misure cautelari:
– un PM le chiede.
– un GUP le decide.
– un Giudice del del riesame (Tribunale della libertà, che è collegiale) valuta se la decisione è stata giusta.
– infine la Cassazione esamina se la legge è stata rispettata.
Mi sembra un meccanismo tutt’altro che privo di controlli e niente affatto arbitrario.

Quanto alla responsabilità dei giudici, ti ricordo che esistono le sezioni disciplinari del CSM (che contrariamente alla vulgata berlusconiana sono tutt’altro che parche di condanne nei confronti dei magistrati che non fanno bene il loro lavoro).

gennaio 30, 2009
Uriel ha detto…

Cazzate su altre cazzate. LE sezioni disciplinari del CSM hanno punito si e no una decina di magistrati negli ultimi 30 anni, a fronte di un migliaio di risarcimenti assegnati da Strasburgo per detenzioni inutili. Ho conosciuto personalmente una persona che si e’ fatta 16 mesi di carcere perche’ il PM continuava a cambiare i capi di imputazione e adduceva che ci fosse “il resto della banda” fuori. Poi e’ finita in una bolla di sapone ed il tizio si e’ preso 75.000 euro di risarcimenti: il magistrato e’ ancora al suo posto.

Sedici mesi di carcere sono tanti.

Non raccontare cazzate su come dovrebbe essere in teoria: in teoria nessuno ti puo’ perquisire la casa senza mandato, in pratica lo fanno quotidianamente. In teoria ci dovrebbero essere delle ragioni scritte sul mandato ; in pratica c’e’ scritto “fonti al di sopra di ogni sospetto” e basta cosi’, e gli imputati devono spendere dei soldi per il riesame solo per conoscere le motivazioni della perquisizione.

Se non avessi fattoperizie per la procura ti potrei anche credere. In realta’ la magistratura e’ una merda, e tutto il potere che si possa togliere a quei viziati narcisisti e’ potere ben tolto. Per me, il magistrato non dovrebbe nemmeno fare il segretario della polizia, ma semplicemente pulire le scrivanie in questura.

gennaio 31, 2009
Ste65 ha detto…

Uriel, tu scrivi “LE sezioni disciplinari del CSM hanno punito si e no una decina di magistrati negli ultimi 30 anni, a fronte di un migliaio di risarcimenti assegnati da Strasburgo per detenzioni inutili…”
Bene, visto che stiamo parlando di fatti, ti posso fornire alcune cifre (*v. fonte in calce al mio commento):
– 1.282 magistrati processati dal CSM in 10 anni;
– 290 condannati;
– 156 dimessi prima della sentenza.
Cifre decisamente lontane da quanto affermi.

Uriel, tu solitamente hai una sorta di “religione dei fatti” (ed anche per questo di solito è piacevole leggerti), ma in questo caso mi sembra che tu ti stia scostando dai tuoi consueti standard.
Prima di dire che io dico cazzate (lecito, per carità -il sito e tuo e ci scrivi quello che vuoi- ma non molto elegante) e tirare fuori quella panzana stile “discorso da bar Sport” sul CSM, potevi almeno fare una brevissima ricerca (io su Google ho impiegato meno di 30 sec.).

Ti preciso che per quanto non abbia diretta esperienza di penale, faccio l’avvocato da oltre 15 anni e quindi qualcosa ne mastico; i magistrati sono la mia “controparte naturale” e non sono aprioristicamente bendisposto nei loro confronti (se sbagliano, poi tocca a me spiegarlo al cliente, e non è facile); so perfettamente che ne esistono di bravi e di incapaci, ma non vedo affatto tutta la merda che pari vederci tu.

gennaio 31, 2009
mario ha detto…

Tutto vero,
il problema e’ che si sono messi d’accordo e quello che si vede (sente) e’ solo la burattinata per dare una parvenza di essere su due posizioni contrapposte.
Di fare bene o del bene non gli frega proprio niente, c’e’ del potere e dei soldi da spartire, tutto qua.
La preoccupazione vitale e’ che non entri nessuno, al limite sia qualcuno facilmente ricattabile/comprabile.
Hanno televisione, giornali, radio, sono presenti sul territorio. Non si scappa.
Finche’ avranno una chiara maggioranza, e la consapevolezza che non pagheranno per le loro azioni, siamo condannati.

febbraio 02, 2009

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