Davos, II: Yawn.

Scritto da Uriel Fanelli il 1/30/2009

Davos sembra diventato il posto dove politici infantili possono eccitare il proprio elettorato sputandosi in faccia a vicenda. Cosi’, se qualcuno sperava di trovare o di intravvedere la direzione economica che prendera’ il mondo nei prossimi anni, la delusione e’ totale.

Dopo l’apertura piuttosto aggressiva , Davos si e’ trasformato in un esempio del perche’ il mediooriente non ha alcuna speranza di pace: i capi di governo mediorientali sono degli infantili cialtroni, troppo presi a soddisfare le comari del paesello per governare davvero.

Non c’era affatto bisogno che il premier turco andasse ieri ad insultare Peres: innanzitutto perche’ Davos e’ un forum economico, in secondo luogo perche’ alla fine quello e’ rimasto impassibile essendo un politico consumato,mentre il presidente turco ci ha fatto la solita figura del rodomonte venuto dal paesello a far vedere che ce l’ha duro. Si’, hai fatto la tua scenata napoletana, adesso parla di cose serie.

Il resto dei discorsi sono stati di una puerilita’ estrema, e si sono sentiti capi di stato dire cose come “beh, per risolvere la situazione basta che i governi spediscano dei soldi a casa dei cittadini”. Se questa e’ la classe politica del mediooriente, le colonie ci vogliono, punto.

L’unico allarme interessante venuto ieri (nell’assenza quasi completa di voci occidentali) e’ stato quello relativo ai futures delle materie prime: il petrolio non e’ l’unico bene ad essere crollato quando la speculazione sui futures ha invertito la propria direzione. Anche l’acciaio e quasi tutti i metalli, nonche’ il carbone e molti generi alimentari su cui c’era speculazione hanno seguito la moda, col risultato che oggi costano cosi’ poco che in molti posti e’ inutile lavorarli.

Un esempio interessante e’ Portland, dove l’industria dell’acciaio sta crollando perche’ siccome smontavano navi per riciclare acciaio, e questo procedimento costa, il risultato e’ che il valore attuale dell’acciaio non permette piu’ di mantenere le attivita’.

Visto che l’industria siderurgica ci e’ stata tolta dalla UE, a noi italiani questo pesa poco, anzi: il fatto che le materie prime costino poco potrebbe convenire. C’e’ un solo piccolo problema: che se il prezzo nominale e’ basso, la reperibilita’ non e’ piu’ cosi’ alta. E cosi’, si affaccia il rischio deflazione sulle materie prime.

Ovviamente, da Davos nessuno propone rimedi, troppo occupati ad insultarsi a vicenda. Non so neanche, visto quello che si e’ sentito sinora, se abbia senso seguire quanto vi accade. Se non vedremo qualcosa di diverso, Davos sara’ solo uno stravagante modo di mandare i capi di stato in vacanza in una localita’ sciistica.

Nel frattempo, il credit crunch avanza: il prezzo delle case negli USA e’ sceso a dicembre di un altro 14%, segnando il minimo dal 1963. Questo significa che tutto il volume venduto riporta il mercato immobiliare indietro di 40 anni. Contemporaneamente, oltre 5 milioni di richieste di disoccupazione sono state rinnovate, con un aumento sulle cifre previste.

Obama continua a vivere del sogno che rappresenta, varando programmi di educazione sessuale nelle scuole e spingendo sul riciclaggio, in un mondo che soffre di un’emergenza deflattiva sulle materie prime, per la quale le materie prime native potrebbero costare meno di quanto costi riciclarle.

L’unico commento e’: dilettantismo ed improvvisazione. Il livello degli interventi e’ stato cosi’ basso che persino Tremonti e Trichet hanno fatto la loro porca figura proponendo una regolamentazione non meglio specificata di cose non meglio specificate, da attuarsi in maniera non meglio specificata, a patto che si capisca chi dovrebbe farlo, cosa niente affatto chiara.

E ho detto tutto.

Uriel


6 commenti:

Quartz ha detto…

Sorry, potresti brevemente ricapitolare che ha combinato l’UE con la siderurgia please? Sono rimasto un po’ di stucco quando l’Arcelor e’ stata fagocitata…

gennaio 30, 2009
Uriel ha detto…

Beh, una volta l’ Italia aveva una siderurgia. Oggi no. In effetti all’epoca era CEE, poi e’ diventata UE. Ma sono stati loro a decidere che l’acciaio non si doveva fare piu’ in Italia.

gennaio 30, 2009
Dexter ha detto…

Perchè dici che l’Italia non ha più una siderurgia? Il gruppo Riva è ancora l’undicesimo produttore al mondo, su per giù..

gennaio 30, 2009
Uriel ha detto…

Perche’ prima ce n’era di piu’ in italia. Un’azienda italiana che fa siderurgia all’estero non la vedo come una grande siderurgia italiana.

gennaio 30, 2009
Dexter ha detto…

Sul fatto che non ci sia rimasto null’altro di rilevante (qualcosina marcegaglia magari, il resto razziato dai russi o in condizioni da non superare la crisi) ti dò anche ragione – però gli stabilimenti riva in francia, spagna, grecia e tunisia non mi sembrano gran cosa a giudicare dalle dimensioni. Se però includessi taranto come estero (come in effetti il dialetto tarantino spingerebbe a fare), la tua affermazione acquisterebbe nuova luce :p

gennaio 30, 2009
Uriel ha detto…

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