Il katà finanziario di Obama

Nelle arti marziali (in una di quelle che ho praticato) il kata’ e’ un esercizio di forma che consiste nell’esecuzione ripetitiva e tecnicamente perfetta di un movimento. Spesso nel kata’ non si usa un avversario, e quando si usa non c’e’ combattimento: essa serve al perfezionamento di se’, e quindi non richiede o presume interazioni con l’esterno.

Usero’ il Kata’ come esempio proprio perche’ i grandi kataka non sono quasi mai dei grandi guerrieri: sono molto concentrati sul se’, sul perfezionamento della propria tecnica , per acqusire quelle “deviazioni” dalla forma perfetta che sono richieste per il combattimento reale, quando i muscoli si riempiono di acido lattico e non puoi tenere la forma per risparmiare energie.

Vorrei parlare dall’inutilita’ esteticamente appagante dei provvedimenti di Obama perche’ essenzialmente e’ ormai chiaro che da Davos non uscira’ un ragno dal buco, se non una competizione (in genere dovute ragioni di consenso interno) tra le immagini dei vari leaders. Poiche’ con ogni probabilita’ il botto americano sara’ il fattore che guidera’ il ventunesimo secolo,e’ meglio avere le idee chiare.

Innanzitutto, l’intervento dei governi e’ un palliativo che puo’ andare avanti per poco tempo: se il governo continua (come fa Obama) a finanziare le famiglie sostituendosi alla bolla speculativa che le finanziava prima e’ possibile che ci sia un certo sollievo, ma di fatto abbiamo solo spostato il problema.

Se prima i nostri americani facevano uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilita’, continueranno a farlo: quello che cambia e’ che anziche’ accumulare debiti con le banche e con le immobiliari , li accumuleranno sotto forma di debito pubblico, cioe’ di tasse.

L’intervento governativo quindi puo’ essere visto come un’una tantum , ma non puo’ diventare la modalita’ preferita o spendibile nel medio e lungo termine: altrimenti prima o poi il governo fara’ la fine di Lehman Brothers.

Gli USA sono in una situazione senza uscita. E dico senza uscita perche’ di fatto si sono messi tra incudine e martello. I tre problemi piu’ grossi che hanno, cioe’ di sostenere i consumi E di ridurre il debito commerciale E di tenere fuori la mostruosa massa di dollari che hanno stampato sono impossibili da raggiungere tutti e tre, perche’ sono mutualmente esclusivi.

Mi spiego: supponiamo che il governo Obama riesca a sostenere i consumi. Cosa succede? Lo stiamo vedendo: le aziende europee si stanno tuffando a pesce sul mercato americano, non per comprare industrie americane o per investire, ma per vendere su quel mercato. La stesa FIAT ha concluso un accordo col quale si prende la catena di vendite della controparte americana, e nulla piu’: si vuole vendere agli americani.

La cosa non e’ strana: se il governo mette in ballo una grossa torta di soldi distribuendoli alle famiglie, perche’ mai le aziende straniere non dovrebbero tentare di avere le famiglie americane come clienti, e prendersi una fetta della torta?

Nessun problema, direte voi, pecunia non olet. Mica tanto, perche’ questo sbilancera’ ancora di piu’ la bilancia commerciale americana. Allora, direte voi, gli USA faranno una politica protezionista privilegiando i prodotti locali: falso. Falso perche’ poi in sede WTO e in sede UE verranno “puniti” con altrettante ritorsioni, e queste ritorsioni di fatto diminuiscono la quantita’ di dollari in giro, facendo tornare in america dollari che prima si usavano per commerciare.

Quindi, se Obama finanzia le famiglie E protegge i prodotti americani, ottiene il rientro dei dollari delle riserve, cioe’ ottiene inflazione galoppante. Se Obama finanzia le famiglie ma NON protegge i prodotti americani, non solo finanzia aziende straniere, ma aumenta il disavanzo commerciale.

Una politica di investimenti strutturali, dopo gli ultimi 20 anni di urbanizzazione, e’ impensabile: anche riempiendo gli USA di ferrovie, tra la partenza e l’arrivo c’e’ praticamente il deserto. Il PIl prodotto da un’opera pubblica in aree a bassa densita’ come gli USA o la Russia non e’ come quello che si ottiene facendo la TAV Bologna-Milano in una zona densamente antropizzata: il ROI in Italia per la TAV Milano Bologna e’ di due anni, negli USA una Dallas-New Orlenas ci mette 15 anni, e viste le distanze vuote rimane di fatto preferibile l’aereo.

Il concetto e’ che si sono ficcati in un cul-de-sac, e i perfetti esercizi dialettici del presidente non serviranno a nulla.

Andiamo alle conseguenze per gli altri paesi e per le persone comuni in Italia.

Il crollo del mondo dei futures, con tutti che scommettono al ribasso, sta avendo ripercussioni pesantissime sui costi delle materie prime. Ad essere colpito non e’ solo il petrolio: stanno crollando il ferro, il legname, i tessuti, i generi agricoli, il carbone, l’alluminio, tutto cio’ che prima era tenuto artificialmente alto mediante il meccanismo della speculazione sui futures.

Questo significa che non e’ solo la Russia ad essere in difficolta’: anche i paesi sudamericani e molti paesi africani iniziano ad accusare il colpo. Lula ha poco da fare la tigre, ma tra poco iniziera’ a piangere anche lui: e vorrei sentire Chavez per chiedergli se valesse la pena di nazionalizzare questo e quello , ottenendo delle ritorsioni, per avere in casa delle materie prime che oggi non vale neanche la pena di trasportare.

Questo crollo delle materie prime sta dando qualche sollievo ai cinesi ed agli indiani, che possono affrontare la crisi in da passivi-aggressivi, anziche’ da aggressivi-attivi come stavano diventando qualche tempo fa , per esempio in Africa.

In Italia questa cosa impattera’ relativamente poco, come sta impattando poco oggi: nel senso che stiamo continuando nel trend discendente iniziato a inizio del 2007, e la ristrutturazione continuera’ per tutto il 2009. Bisogna stare attenti alla meta’ dell’anno, per una semplice ragione: a meta’ dell’anno sara’ ufficiale (per forza di cose) l’elenco di quelle aziende non-finanziarie che giocando molto sulla finanza hanno perso nonostante la tenuta sostanziale del mercato italiano.

Contemporaneamente, da meta’ del 2009 iniziera’ ad essere davvero evidente il crollo inglese, visto che ancora le aziende di sua maesta’ usano spesso i semestri anziche’ i quarters, e inizieremo a notare una crescita delle esportazioni verso gli USA e verso la Russia. Questo e’ dovuto al fatto che Putin ha iniziato una politica di bastone e carota, e non essere abbastanza amici suoi significa dazi commerciali: la Merkel pensava di essere la dura della situazione, e adesso dovra’ spiegare all’industria automobilistica tedesca per quale motivo ha portato a casa ritorsioni doganiere che di fatto riducono del 70% le esportazioni di auto tedesche, per non parlare degli altri prodotti colpiti. Colpo che l’ Italia accusa di meno, per via di un “trattamento privilegiato” che abbiamo potuto acquisire in cambio di alcuni investimenti in loco.

In definitiva, stiamo giocando ad un gioco che premia chi crolla di meno, e i paesi piu’ statici per forza di cose crollano meno: in alcuni paesi la stampa inizia timidamente a sospettare che le grandi aziende e le banche italiane siano dei buoni partner perche’, se non altro, di fallire da queste parti non se ne parla.

Sia chiaro, ogni nazione ha sinora “istruito” la propria stampa (a furia di sussidi) a dire che “Our way is the only way”, quindi vedere dei timidi apprezzamenti verso le aziende italiane, e vedere che in Germania e Francia si iniziano a stimolare meeting e convention di aziende italiane all’estero mi conforta molto. Credo che il nostro paese abbia pagato , e troppo caro, un vero e proprio bombardamento mediatico (1) in molti casi ingiustificato, il quale ha causato a sua volta un crollo di investimenti e di fiducia sproporzionato rispetto ai problemi reali (seppure gravi) del paese.

Avere rotto questo assedio, come sta succedendo ora che la guerra tra Italia(2) e Murdoch e’ dichiarata , e si inizia a parlare sempre piu’ di italianita’ delle aziende(3), e’ un fatto importante.

Occorrera’ ancora qualche mese prima che all’estero iniziino a notare questa “strana” tenuta delle entita’ finanziarie ed industriali italiane; non appena qualche giornale iniziera’ a spiegare come fare ad usare l’ Italia come salvadanaio, inizieremo ad avere delle sorprese piacevoli.(4)

Queste sorprese inizieranno nel secondo semestre 2009, come ho gia’ detto, e solo in questi 3 mesi vedremo il peggio della crisi. E tutto sommato, non andra’ cosi’ male rispetto agli usa, che hanno segnato un -4,3% del PIL.

Certo, loro dicono che e’ sempre meglio del 5.5%: ovvio. Cosi’ come il 5.5% e’ meglio che so io del 9.9%, che e’ meglio dell’ 11.11%. Se nessuno dice da dove tiriamo fuori i numeri, potremo sempre dire “beh, poteva andare peggio”. E’ vero, poteva andare peggio: rimane il fatto che le cose vadano male.

Ma il fatto che l’italia abbia peggiorato il trend industriale normale del solo 1,5%, e che questo sia dovuto ad un singolo comparto (l’ Auto) e’ assolutamente confortante. Ho iniziato a dirlo l’anno scorso, all’inizio della crisi: la seconda meta’ del 2009 sara’ pagante per l’ Italia.

E’ solo questione di aspettare e continuare a resistere, approfittandone magari per fare acquisti in USA e in UK, limitandosi a comprare i canali di distribuzione e lasciando fallire le imprese locali, e diventare piu’ aggressivi all’estero sul piano del marketing: tanti , tantissimi concorrenti oggi sono in difficolta’.

Piu’ di noi, si’. Chiedete al mitico Zapatero, se non ci credete.

Uriel 31 gennaio 2009

(1) Finalmente appare chiaro che Murdoch ed il suo impero abbiano come scopo quello di papparsi l’italia. E appare chiaro che Berlusconi e’ il suo principale avversario. Adesso ditemi: vi stupisce ancora che la stampa straniera attacchi cosi’ spesso Berlusconi? Non vi rendete conto che Berlusconi al governo rappresenta un problema ed un ostacolo PRINCIPALMENTE per Murdoch? E che cosa vi aspettate di leggere sui media amici e controllati da lui?

(2) Dico Italia perche’ neanche la sinistra e la Rai sono contente di avere Murdoch tra i coglioni.

(3) sebbene molto criticata, la vicenda Alitalia ha portato un certo sconcerto nella UE. Credevano di avere rotto il protezionismo ed il corporativismo italiano prendendoci nella UE, e stanno scoprendo che esiste il “network” degli italiani, tali da formare una cordata eterogenea (e di sfangarsi il debito) pur di lasciare ai francesi una partecipazione non decisionale ad Alitalia. In pratica Air France ha comprato una quota in una situazione che le ha permesso di non pagare il debito Alitalia, ma in compenso non controlla una sega. Il debito Alitalia, del resto, se lo sono intascato le aziende appaltatrici, cioe’ l’economia italiana in se’, e i lavoratori di Alitalia, cioe’ ancora l’economia italiana. Non si vede perche’ avrebbero dovuto pagare altri tale debito. Ma vabbe’, l’etica degli affari in Italia e’ quel che e’.

(4) Lo straniero deve solo capire che i suoi soldi, qui, sono al sicuro e renderanno poco ma renderanno. Al semplice patto di non disturbare i manovratori, di portare il dovuto rispetto alle persone (italiane) che vanno rispettate, e di non pretendere una fetta di potere solo perche’ investi.

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