Perché stà arrivando l’uomo forte: il default civico II

Visti i feedback, vorrei continuare ad analizzare la transizione (non si illuda chi vive fuori, e’ in corso ovunque) che sta lentamente portando l’occidente al putinismo. Come ho detto in precedenza, la transizione e’ spinta dalla paura: la paura nasce dalla perdita di una rassicurante consapevolezza, quella di poter agire sui grandi sistemi in quanto elettori. Quello che e’ successo e’ che una parte dei grandi sistemi (la finanza) si e’ sottratta al controllo politico e questo spaventa (quando ha conseguenze disastrose) il cittadino, che si sente inerme e cerca un protettore forte.

La prima domanda cui rispondo e’ questa: perche’ non identifico in Berlusconi un uomo forte? La risposta e’ semplice: perche’ e’ troppo vecchio per una dittatura (le dittature funzionanti vengono messe in piedi da dittatori giovani), e perche’ rappresenta troppo il mondo della grande finanza per ottenere le simpatie di una massa che e’ incazzata per una crisi economica. Come se non bastasse, ostenta ricchezza, e in un periodo di vacche magre questo equivale ad andare orgogliosi di Versailles di fronte ai comunardi.

Berlusconi e’ la deformazione italiana del boiardo russo del periodo Yeltsin: approfitta della volonta’ popolare di liberarsi di uno stato ingombrante e soffocante (in Russia era il comunismo, qui la burocrazia) per ottenere un modello di liberta’ che coincida coi suoi porci comodi. In una fase di vacche grasse questo e’ ammissibile, e non per nulla il suo consenso nasce al nord, dove le condizioni di vita sono migliori: hai i soldi per fare i tuoi porci comodi, adesso vuoi la liberta’ di farli senza temere un processo.

Il problema arrivera’ quando, circa a meta’ di quest’anno, arrivera’ il tracollo delle PMI del triveneto, che e’ gia’ in fase avanzata (ne ho parlato l’anno scorso, verso novembre, sul vecchio blog, e il buon Montezemolo ha gia’ cantato il requiem), e contemporaneamente il tracollo dell’auto mettera’ in crisi il nordovest, mentre l’area lombarda e’ in crisi per mancanza di liquidita’ e calo dei commerci internazionali(1). Questo calo di ricchezza del nord con ogni probabilita’ spostera’ i voti verso la Lega, e causera’ un ridimensionamento di Berlusconi nella propria alleanza probabilmente gia’ dal secondo semestre del 2009.(2)

In ogni caso, non appena gli effetti di questa crisi colpiranno le aree borghesi del paese(3), iniziera’ lo spostamento verso i messaggi piu’ “forti” e la ricerca di un uomo piu’ forte sia di Berlusconi che di Bossi (che appare vecchio e malato). Non so se esista: dubito che non ci sia nessuno capace di occupare quel posto, comunque.

Il ritratto di questa persona e’ che deve apparire rassicurante per l’economia in quanto regolatore ma non ingerente, quindi un uomo che viene da fuori del mondo economico ma contemporaneamente qualcuno che abbia a che vedere con ordine e legge. Non un militare, perche’ sono davvero troppo fuori dal mondo economico. In Russia si tratta di KGB, qui in Italia forse sarebbe polizia, o servizi, o Digos. Propendo per questi ultimi due: nessuno sa di preciso cosa facciano, ma hanno sempre quell’aura di forza e di legge. Forse anche la marina, non apparendo troppo “militare”, potrebbe fornire un candidato accettabile.

L’uomo forte e’ relativamente giovane, per poter sostenere le esigenze di immagine che una popolazione spaventata: deve farsi fotografare mentre spara alle tigri (ma non le ammazza perche’ lui e’ forte ma buono), mentre aiuta i pompieri a tirar fuori un camion dal fango, mentre pesca a torso nudo (che in Russia e’ credibile un sacco, a settembre. ) eccetera. La media dei dittatori di questo tipo sale al potere da giovane.

E’ possibile chiedersi che cosa spaventi la popolazione. La paura puo’ manifestarsi in diversi modi: il primo e’ una materializzazione del nemico reale. Arriva il banchiere, ti punta una pistola addosso e ti toglie i soldi. Allora hai paura che questo tizio arrivi.

Il secondo modo, se la finanza (o altro) ti colpiscono per vie indirette, e’ la creazione di quello che definirei un “avatar semantico”, cioe’ una manifestazione del pericolo verbalmente coerente, ma rivolta ad un soggetto diverso dal pericolo vero. Insomma, la realta’ e’ che un potere straniero sta distruggendo cio’ che abbiamo. Adesso prendiamo questa frase ed analizziamo i termini principali: “straniero”, “abbiamo”, “distruttivo”.

E’ abbastanza ovvio che lo stupratore straniero sia un ottimo avatar per quanto sta succedendo: e’ difficile per l’uomo comune rappresentare un potere finanziario che agendo su una crisi di liquidita’ mediante astrusi meccanismi di rating gli peggiori la vita materiale. E’ facile rappresentare, mediante il meccanismo del transfert, un generico straniero che vuole stuprare la donna cui tieni. Semplice.

Cosi’, la pressione mediatica si accanisce, tra le centinaia di stupri , su quelli commessi da stranieri su donne sposate, contro coppie, eccetera.

E’ incredibilmente eloquente l’immagine della coppia di fidanzati aggrediti nel buio, lui immobilizzato e lei violentata a pochi metri: rappresenta un transfert incredibilmente efficace per il cittadino impotente mentre un potere straniero distrugge cio’ che ha. “Cio’ che ha” e’ un particolare importantissimo, per cui ad essere enfatizzati saranno le violenze sessuali contro donne che hanno compagni o mariti. Si tratta di un processo di transfert, col quale si crea un avatar, una manifestazione di un processo piu’ profondo, di una paura piu’ forte.

I soggetti materiali che impersonano questa paura sono ovviamente dei criminali, ma su 60 milioni di persone, con 4 milioni di stranieri, succedera’ comunque un certo numero di stupri: il trasferimento, pero’, e’ quello di rappresentare con lo stupro lo straniero che ti toglie qualcosa di tuo.

Questo meccanismo mediatico e’ irreparabile nella misura in cui il cittadino comune ne ha bisogno: di fronte ad una crisi che lo impoverisce, a leggi sul lavoro che lo impoveriscono, tutte giustificate da accordi internazionali e dalla congiuntura mondiale, l’uomo comune non riesce a partorire una risposta abbastanza articolata. Se pero’ rappresentiamo la stessa crisi come l’uomo straniero che violenta la donna di un italiano, otteniamo un transfer, una riduzione al quotidiano che permette all’uomo comune di partorire una risposta.

Non illudetevi: la furia e la rabbia che si stanno sfogando contro gli stranieri contiene anche la rabbia per un’economia ed una finanza globalizzata che producono disastri in patria. Cosi’ come lo e’ stata la manifestazione inglese contro gli operai italiani: con ogni probabilita’ i cognomi dei manifestanti “inglesi” erano italiani in parte consistente, come lo sono molti operai della Bayer di Colonia. Ma la cosa contro cui manifestano e’ un avatar che la massa si costruisce, basandosi su una realta’ quotidiana assimilabile, per rappresentare una realta’ non assimilabile perche’ troppo complessa.

I giornali, quindi, selezioneranno tra la cronaca cio’ che la gente vuole sentire per dare alla paura un volto, una fisicita’ che sia possibile combattere con la forza. Un bersaglio materiale.(4)

Dicevo, il meccanismo di transfer e’ in atto, e non si potra’ fermare: esso non solo permette di materializzare l’oggetto della paura, cioe’ lo straniero che distrugge cio’ che e’ tuo , ma e’ un “ponte” verso il problema reale: il romeno e’ qui perche’ ci sono i trattati , che l’uomo comune intuisce essere alla base delle sue paure verso il futuro, ma non riesce ad accusare se non legandoli all’avatar.

Quindi abbiamo un avatar perfetto: vogliamo accusare un potere straniero di stare distruggendo cio’ che abbiamo. Sappiamo che questo potere si manifesta mediante trattati vincolanti che tolgono sovranita’ allo stato, e quindi potere politico al cittadino. Prendiamo adesso uno straniero che sia qui per colpa di quei trattati e ne facciamo l’avatar di questa paura. In questo modo, colpendo lo straniero, potremmo affrontare anche i trattati che gli permettono di essere qui. E di conseguenza, potremo chiedere all’uomo forte di rivederli.

L’avatar e’ perfetto, e con ogni probabilita’ funzionera’ sino alla fine. Non lo vedo come un fattore di razzismo, per la ragione che l’avatar e’ straniero perche’ cosi’ richiede la situazione, la congiuntura. Mi e’ capitato, in un taxi milanese, di essere apostrofato da un tassista con affermazioni circa gli abusivi, una cosa come “quegli africani li’ vengono qui e vogliono comandare loro”. Alla mia risposta (con accento bolognese) “eh, abbiamo iniziato a lasciar entrare i terroni e per questo adesso ci troviamo coi negri”, data per mettere in crisi il suo sistema di idee, non ha saputo come reagire. Chi costruisce una teoria della razza di solito ha un modello che spiega il ruolo ed il comportamento di ogni “razza”: il problema e’ che questa fobia non nasce dal razzismo, ma da un processo di transfer molto piu’ sofisticato.

In definitiva, il processo di trasformazione della societa’ e’ iniziato, e non credo sia reversibile. Anzi: partiti che fanno della moderazione un punto di forza, come quello di Weltroni, vanno a scomparire disintegrandosi, come e’ successo in Russia. La gente vuole qualcuno che vada al potere, cacci a calci lo straniero che stupra la mia donna e prenda a pugni lo straniero che distrugge le mie finanze. E non solo: siccome entrambe le cose avvengono per via di trattati, degli stessi trattati, guarda caso ad ogni livello (se c’e’ comprensione dei temi economici tuoni contro Lehman, se non ce l’hai tuoni contro lo stupratore) rimane indispensabile rivedere i trattati che permettono questa cosa.

Oltre al dittatore, la cui avanzata e’ rapidissima e quindi spunta all’ultimo minuto, ci sono diverse altre condizioni perche’ la cosa si realizzi, ma stanno andando tutte al posto giusto. Abbiamo gia’ la crisi economica, con tutte le paure che produce (e relativi avatar) e l’impotenza dei governi rispetto ai soggetti della finanza, nonche’ la fase di comando dei “boiari” che indeboliscono il diritto onde fare i propri porci comodi. Vediamo cosa manca, o meglio, cosa sta arrivando.

Per prima cosa, tutto il potere economico e politico (e spesso sociale) e’ detenuto da vecchi, o da loro gregari giovani, cioe’ dai loro delfini. Il fatto che stiamo parlando di una generazione di vecchi deve farci pensare in termini culturali: ogni generazione e’ portatrice di una precisa istanza culturale, di un preciso bagaglio culturale, che forma la loro visione ed il loro comportamento.

Il fatto che questa classe sia fatta da persone anziane pone il potere nelle condizioni di temere la scomparsa della cultura che rappresenta, dei “valori”. Tutti questi vecchi si guardano e dicono “stiamo scomparendo. E con noi scompare la cultura che e’ in noi. Dobbiamo salvarla”.

Ovviamente, ogni processo molto complesso si rappresenta mediante un avatar sociale, cioe’ mediante il meccanismo del transfer, e quindi occorre trovare qualcosa che minacci i valori della classe dirigente (intesi come i valori di tutti), e che possa essere combattuto.

Ci sono diversi avatar gia’ pronti per l’uso: uno l’intellettuale rivoluzionario/cosmopolita che e’ troppo “aperto” e finira’ col distruggere i valori “nostri”. L’altro e’ il “giovane di oggi” che e’ troppo libero o troppo plasmato da ideali “moderni”, intesi come disgreganti dei valori attuali.(5) Infine, lo straniero che porta una cultura e dei valori “diversi”, “lontani” , i quali distruggono “i nostri”.

Il processo e’ questo: la classe dirigente di vecchi ha paura che, dopo di loro, muoiano i loro valori. Essa trasmette questa paura alla societa’ mediante un’istanza conservatrice che si dirige verso gli intellettuali, gli stranieri e i giovani. L’odio verso uno di questi tre fattori esplode, a seconda delle circostanze.

Ovviamente, esplode quello verso lo straniero: per la semplice ragione che esso e’ sinergico all’altro avatar gia’ in essere. Cosi’, lo straniero distrugge qualcosa che e’ nostro. In questo caso, i preziosi “valori”, qualsiasi cosa siano.

E’ da notare come il giovane dittatore, per mettere insieme il consenso di cui ha bisogno, si proporra’ come il continuatore dei valori della vecchia classe dirigente. Convinta la fascia di eta’ adulta che lui proteggera’ gli interessi economici del paese (e le donne che li simboleggiano) , convinti gli anziani del fatto che lui ricevera’ da loro la staffetta dei preziosi valori che altrimenti morirebbero con loro, rimangono da persuadere i giovani.

In un periodo di difficolta’ economiche e’ difficile offrire loro la figa o la ricchezza, quindi rimane solo il vecchio, universale piacere primordiale di ogni giovane maschio: battersi con qualcuno. Cosi’, il nostro dittatore completera’ il proprio consenso promettendo “azione”, azione in senso fisico, glorificando le forze armate, mostrando i muscoli, eccetera.

Ottenuta un’adesione entusiastica dei giovani verso l’idea di avere “un po’ di azione”, siano ronde armate, squadrismo, esercito, eccetera, il dittatore ha tutto il consenso che gli serve, e le elezioni non lo possono fermare.

In genere, la classe dirigente dell’opposizione si accorge di questo, ma nelle fasi storiche in questione essa e’ litigiosa, narcisista e divisa(6), per cui e’ destinata a perdere consenso e non potra’ opporsi degnamente.

Tutte queste condizioni si stanno verificando oggi, con la sola clausola che siamo alla vigilia della loro completa realizzazione: occorre che vi sia un “melting pot”, cioe’ un partito che metta insieme contemporaneamente tutte queste istanze. Questa e’ la fase che ancora manca.

La metteremo in conto, come successe nel 1929, ai signori di Wall Street.

Uriel Fanelli, 18.02.2009

(1) Sbrigatevi a comprare casa a Milano, se proprio dovete: l’aumento di immobili ipotecati per debiti (e quindi ritirati dal mercato) sta per produrre un aumento di prezzi limitato geograficamente, temporaneo ma consistente.
(2) La sinistra e’ semplicemente inesistente. Non la considero parte del gioco politico perche’ non lo e’. Forse sta sui giornali come se fosse una fazione politica: poiche’ non fa politica, tuttavia, non e’ un attore della politica. In questo momento i partiti sono il PDL, la Lega, i cespugli democristiani e Di Pietro.
(3) La spinta al cambiamento arriva sempre dalle classi medie. I dominanti ovviamente sono conservatori, i proletari da soli sono inconcludenti, inutilmente violenti e troppo litigiosi.
(4) Il fatto che i bersagli siano difficili da giustificare non e’ casuale: la condanna contro i processi che impoveriscono le masse deve essere scontata quanto la condanna contro un reo confesso di stupro.
(5) Non importa che siano tradizionali. Sono quelli della generazione al tramonto al momento dell’analisi. (6) Niki Vendola ha formato un partito, scissione di un partito scissionista, che viene dalla scissione di un altro. Appena posso vi comunico lo spin del partito, e provero’ a dimostrare che abbia una massa (se ce l’ha). Le particelle subatomiche ormai sono cosi’ tante, che la scoperta del “radicalchiccone beta” non stupira’ nessuno.

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