Lo sdoganamento per traduzione.

Ha fatto scalpore un gruppo di Facebook dedicato a Riina , e frequentato soprattutto da amanti del genere rap, perche’ si stava dando credito ed ammirazione ad un individuo che si ritiene un criminale disgustoso. Il fatto che Riina sia un criminale e’ fuori di dubbio, e penso che al punto in cui e’ arrivato sarebbe stato meglio chiamare un veterinario comunale ed abbatterlo.Ma il punto non e’ questo: il punto e’ che di fatto non abbiamo nulla da dire quando il medesimo messaggio va in onda in inglese.

Tanto per intenderci, esiste un genere di musica rap che celebra ed esalta la figura del “gangsta”, cioe’ del criminale capo (o membro) di una famiglia di mafiosi americani. Ora, se lo pronunciamo come “famiglia di mafiosi americani” sicuramente abbiamo chiaro lo scenario: questi negri del ghetto che comandano bande di spacciatori, sfruttatori di prostitute e assassini non sono altro che i Toto’ Riina del nostro paese: dei criminali che dovrebbero marcire dentro un carcere.

Cosi’, Toto’ Riina non e’ l’unico gangster celebrato dalla cultura rap: anzi, e’ uno dei tanti, in un mondo ove molti cantanti esibiscono vite devastate dal crimine e fedine penali sostanzione. Ma c’e’ un problema: che noi abbiamo immediatamente riconosciuto il fetore dell’operazione quando abbiamo visto Riina, perche’ lo giudichiamo per cio’ che e’. Un ripugnante  assassino, capo di una banda di merde subumane,  sintomo e prodotto di una sottocultura fatta di ignoranza, arretratezza e bruttezza umana.

Al contrario, i mille pari di Toto Riina che vengono glorificati quotidianamente dal mondo del “gangsta rap” non sono riconoscibili (e passano persino su MTV) perche’ non essendo italiani fatichiamo a riconoscerli per cio’ che sono. Se un italiano andasse in unghetto italiano, probabilmente non riconoscerebbe alcuna “mafia” o alcuna “camorra”, perche’ gli attributi estetici della malavita americana sono diversi da quella italiana. Cio’ non toglie che queste bande facciano esattamente le stesse cose, compiano gli stessi crimini, siano figlie delle stesse condizioni sociali.

Cosi’ come un paio di anni fa divenne di moda il “pimp & ho”, dove “ho” sta per “hooker”, cioe’ indica la bagascia di colore che aggancia i clienti per le strade. Ora, “vestiti come una bagascia” , bisogna ammetterlo, non e’ quel che si dice un  marketing perfetto: vestiti “pimp & ho” invece potrebbe diventare una moda.

Lo stesso dicasi di tutte le cose piu’ odiose che sono state sdoganate cambiando loro nome: il “gossip” non e’ altro che la provincialissima e culturalmente arretratissima abitudine di sparlare delle abitudini private degli altri. Quando aveva il proprio nome, cioe’ “chiacchiere da comari” o che so io “vulgata” , o peggio, veniva considerata “roba per le serve”. Ad un certo punto arriva la parola inglese “gossip”, e improvvisamente si possono trovare riviste di “gossip” ovunque, con un’esplosione incredibile.

Possiamo passare ad altre cretinate come , che so io, “shop-a-holic”: la parola indica una cretina superficiale che non riesce a trannenersi dal comprare qualsiasi cosa abbia una quantita’ sufficiente di fronzoli modaioli, dilapidando i propri soldi. Sicuramente non si tratta di una bella cosa da dire ad una donna, e non rientra nell’immagine di donna che vorremmo come compagna, e se io dicessi a qualcuna che e’ una cretina compulsiva si offenderebbe: se dico “shop-a-holic” invece si sentira’ parte di un fenomeno di moda.

In realta’ il fenomeno si spiega abbastanza bene usando un traduttore automatico: la traduzione di un termine da una lingua all’altra conserva il significato materiale del termine, ma spesso perde alcuni attributi. I dispregiativi non vengono percepiti come tali, il significato sociale non viene percepito allo stesso modo, eccetera. Di conseguenza, e’ gia’ difficile che una traduzione riporti il senso originale dei termini senza una scelta precisa da parte del traduttore, che non puo’ essere solo un traduttore parola-per-parola come quello di google.

Se invece ci riferiamo ad un prestito linguistico , o ad un processo che vede le parole straniere importate direttamente nei discorsi senza traduzione, non possiamo neanche apprezzare questo discorso. Nel periodo delle bande giovanili americane, per indicare il membro di una di queste bande si usava in Italia la parola “balordo”: essa era sufficientemente indicativa della realta’, ed era una una buona traduzione dei termini americani. Il problema viene quando prendiamo direttamente il termine in inglese e lo portiamo nella lingua italiana:  quello che abbiamo fatto e’sdoganarlo.

Ovviamente l’effetto si annulla quando oltre alla traduzione si affianca l’oggetto della traduzione. Se prendo la frase “alcuni rapper mitizzano la figura del gangster”  ottengo una frase, sedico “alcuni rapper mitizzano la figura del camorrista” ecco che ottengo una frase che sembra diversa; eppure in inglese “gangster” suona esattamente come da noi “camorrista”: l’effetto dispregiativo si perde nel prestito linguistico.

Se poi andiamo agli atti pratici, ecco che la cosa diventa ancora piu’ chiara, perche’ Riina e’ un personaggio di cui abbiamo disgusto: esattamente come nell’opinione pubblica americana c’e’ disgusto per i gangster dei ghetti.

Cosi’, procedendo in questo modo la cultura italiana sta assorbendo, sdoganati, i peggiori prodotti della sottocultura anglosassone: a patto di non tradurre bene la parola inglese che indica qualche abiezione , a patto di inserirla nel discorso cosi’ com’e’ , quello che possiamo ottenere e’ di perdere il giudizio sulle cose.

Ovviamente a questa perdita di giudizio si accompagna la mitizzazione della societa’ straniera: per fare un esempio, qui in Germania sono legalizzati i bordelli. Cosi’, tutti quelli che ci vanno mi dicono la stessa cosa : “ma qui e’ un lavoro come un altro”.

Palle. Dentro i bordelli tedeschi se ci sono delle tedesche sono dell’ est, il resto viene dai paesi ex comunisti (polacche) e da altre disastrate aree del mondo. Stranamente, non esiste una facolta’ di prostituzione all’universita’, e se una donna sposata decide di fare la prostituta il tribunale accetta le ragioni del marito. Quindi, come in tutto il mondo, la prostituta fa un lavoro uguale agli altri, solo che e’ …. piu’ uguale degli altri.

Cosi’ come mi di dice che e’ una “libera scelta” perche’ li’ pagano le tasse e allora hanno dei diritti. Sara’ anche vero che pagano le tasse, stranamente di miliardarie che si prostituiscono io non ne vedo: com’e’ che sono sempre persone che vengono da storie di poverta’?

A questo punto si risponde mitizzando la societa’ tedesca, e dicendo che li’ “la cultura e’ diversa”: ripeto, e’ diversa ma non hanno tolto dalle leggi la prostituzione come buon motivo per divorziare. Se quello fosse davvero un lavoro come un altro, mi aspetto che il tedesco medio veda la prostituzione come uno dei tanti lavori che la moglie puo’ fare.

In realta’ si tratta di ipocrisie: mitizzando la “cultura diversa” si vuole passare sopra i basilari meccanismi dell’umanita’ di questo pianeta, raccontando di posti dove le cose andrebbero in maniera diversa. Fatto questo, si potra’ dire qualsiasi cosa: possiamo dire che il parlamento americano sia in preda alle “lobby”, e allora tutto va bene. Se usiamo il termine italiano e diciamo che si tratta di un parlamento corrotto a furia di finanziamenti ai candidati, scatta la protesta: “la’ e’ diverso”. No, non e’ diverso: un tizio che fa l’interesse del riccone che gli paga la campagna elettorale  in italiano e’  un venduto, e la lobby non e’ altro che quello che noi chiamiamo “una mafia”.

Cosi’ come le “grandi famiglie della politica americana” , come i Kennedy o i Bush non sono altro che quello che noi chiamiamo “la casta”, visto che controllano il potere e sono inamobivili piazzando loro uomini ovunque; in italia si chiama nepotismo, ma si sa, che negli usa “e’ diverso”.

In realta’ si tratta degli stessi meccanismi , che si esprimono nello stesso modo facendo le stesse cose: per non accorgersi di quanto siano ugualmente spregevoli occorre che entrino in campo tre fattori:

  1. Che esteticamente siano diversi (es: il negro americano bling bling contro Toto’ Riina)
  2. Che abbiano un nome non evocatore di giudizi (es: sexworker invece di bagascia)
  3. Che si possa uscire dai paradossi mitizzando culture diverse (es: in Germania un bordello non e’ un bordello)

Questo e’ il meccanismo con il quale la degradazione di un sistema politico che e’ esclusivamente timocratico ma si spaccia per democrazia (come e’ l’ideale di democrazia anglosassone) propaga la propria degradazione e la propria iniquita’.

Mi raccomando, sposate una sexworker tedesca: nssuno vi dira’ che avete sposato una bagascia. I tedeschi usano una parola diversa.

Che significa la stessa cosa, ma ve ne accorgerete troppo tardi.

Uriel Fanelli, 21 febbraio 2009

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