EROI di qui, EROI di là, II.

E’ finita come pensavo. Ho scritto un post dove dicevo che le stime “di sistema” fatte sul nucleare mi sembrassero troppo distanti dalla realta’, specialmente da una realta’ che ne fa uso intensivo come quella francese. In definitiva, quello che lament(av)o nel post era che mi sembra che non sia abbastanza definito e standardizzato il metodo col quale si calcolano le rese di sistema delle singole fonti energetiche.

La furibonda serie di commenti che mi sono pervenuti, molto buffamente, e’ andata tutta nella stessa direzione: anziche’ rispondere a quanto avevo scritto, cioe’ al fatto che non avrei creduto a nessuna stima fatta su valutazioni del genere sinche’ non fosse chiaro lo standard procedurale, si e’ risposto con la protervia tipica di una certa fazione politica, contestando la contestazione.

Ora, dialetticamente parlando contestare una contestazione e’ difficilissimo, per una semplice ragione: bisogna avere in mente , e molto chiaramente, cio’ che viene contestato.

Intendo dire che se io contesto che la valutazione dell’ EROEI venga fatta con metodi variabili e non standardizzati, quello che dovrebbe fare chi si oppone e’ proporre uno standard autorevole, almeno operativo, con cui si calcola questo numerino. Invece, i commentatori piu’ polemici sono caduti come mosche, per una semplice ragione: hanno ammesso che non esista alcuno standard per calcolare l’ EROEI, tuttavia hanno sostenuto che io lo calcolassi male.

Faccio pero’ presente che io NON ho MAI calcolato alcun EROEI, e addirittura alla fine del post ho scritto questa frase:

Con questo non voglio dire che io conosca esattamente l’ EROI della produzione di alcool. Di certo, pero’, non posso fidarmi di un rapporto evidentemente viziato, fatto da due persone che NON hanno le competenze necessarie nel CV, e come se non bastasse riferito agli stati uniti d’america, situazione agricola ed industriale piu’ unica che rara.

In pratica, non ho MAI detto di essere capace di calcolare un EROEI, ho semplicemente detto che i metodi che leggo non solo mi sembrano poco sistematici, ma anche parecchio fallaci. Ho aggiunto che un’azienda quarantennale che distribuisce utili NON sembra in accordo con le teorie che vogliono il nucleare come un disastro di efficienza energetica. Tantomeno un sistema energetico elettrico che usa solo il 15% di energia non nucleare sembra compatibile con l’affermazione secondo la quale per mantenere una centrale serva piu’ energia di quella che produce.

A questo si e’ risposto con la consueta protervia, senza neanche sforzarsi di capire il senso del post. L’incomprensione e’ stata di tale portata che si e’ ammesso tranquillamente che tali calcoli non siano frutto di un metodo scientifico, ne’ che siano metrici (cioe’ non si possono usare per fare confronti tra fonti), perche’ a detta dell’esperto di turno le “stime” e gli “indici” non sono metrici per definizione.(1)

Ma la cosa si e’ coperta di ridicolo quando mi si e’ detto (con aria saccente) che non avevo capito qualcosa , che in definitiva non e’ meglio standardizzato.

In assenza di qualsiasi standard, e nonostante questa assenza fosse conclamata, mi si e’ detto che avevo calcolato male l’ EROEI , quando calcolare l’ EROEI e’ stata proprio l’unica  cosa che NON ho fatto: io ho solo detto che tali valutazioni non quagliano con una realta’ ormai quarantennale.

Tutte queste stime partono dall’idea che i costi non siano ancora arrivati perche’ le centrali sono in funzione, ma quando non lo saranno piu’ allora saranno cazzi acidi. Cosi’ non solo ho fatto presente che in 40 anni di centrali se ne siano chiuse parecchie, ma ho anche postato la storia di una specifica centrale.

Mi e’ stato detto che i pazzeschi costi energetici attribuiti alla produzione dell’uranio (per mandare in  passivo quella centrale ci volevano piu’ di tre terawattora ) non si riflettevano sui costi dell’uranio, che pur essendo costoso non costa cosi’ tanto. Ne’ lo smaltimento sembra impattare sui bilanci.

A questo punto mi e’ stato detto che allo smaltimento provveda lo stato (che esista un ministero per lo smaltimento delle scorie mi torna nuova, ma nessuno mi sa dire chi lo faccia , dello stato) o che addirittura ci sarebbero ingenti contributi che ripianerebbero le perdite: contributi dei quali non c’e’ traccia nei bilanci EDF.

Ho poi chiesto, visto cheil bilancio della rete elettrica francese e’ evidentemente positivo, quali sarebbero le energie NON elettriche che verrebbero spese per fare questi lavori aggiuntivi, dal momento che non si poteva affermare che risorse elettriche fossero usate a questo scopo. E non mi e’ stato risposto ugualmente: si dice che QUALCHE TIPO di energia non elettrica (muscolare? motori a scoppio? vela? mulini  vento?) sia usata per smaltire l’uranio e per produrlo, in misura pari a diversi terawattora per centrale: a niente e’ servito dire che numeri del genere non hanno alcun senso, anche senza essere esperti.

Si e’ poi aggiunto che i francesi CREDONO di non pagare questi costi come EDF perche’ li pagano sulla bolletta: il guaio e’ che sulla bollettadei francesi  l’energia elettrica in francia e’ conveniente rispetto a molte altre fonti, tantevvero che spesso i francesi scelgono la piastra elettrica anziche’ il fornello a gas.

In definitiva, quindi, questo indicatore magico di costo globale di un sistema energetico ha queste caratteristiche:

  1. Si occupa di “tutta” l’energia, anche non elettrica, anche quando si parla di produrre energia elettrica.
  2. Si occupa di un’energia richiesta nella fabbricazione dell’uranio che NON impatta sui costi dell’uranio.
  3. Si occupa di un’energia richiesta nello smaltimento delle scorie che NON impatta sui bilanci delle societa’.
  4. Si occupa di costi che sarebbero altissimi ma non si capisce , a leggere i bilanci, chi li paghi.
  5. Si calcola in un modo non meglio precisato e non standardizzato.

Tuttavia, rispetto a tanta precisione, i miei conti sono sicuramente sbagliati.

Chapeau.

Lascio quindi l’articolo ed i commenti a memoria, perche’ chiunque possa capire che genere di personaggi e che genere di onesta’ intellettuale ci sia in quel settore. Ritengo che i commenti vadano considerati parte integrante del post, o perlomeno una prova a fortiori di quanto affermo: nessuno  tra coloro che dicono di saperlo fare (o che parlano come se sapessero fare) e’ capace di calcolare in maniera scientifica se globalmente una fonte sia conveniente o meno.

Uriel Fanelli, 25 febbraio 2009

(1) Non e’ servito a nulla lasciar capire che nelle facolta’ di matematica la parola “stima” e la parola “indice” assumano significati molto precisi: ha tirato dritto pari pari.

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