Achtung, achtung, achtung!

Non vi preoccupate, la lingua tedesca non e’ contagiosa e non si diffonde col cibo. E’ solo che inizio ad intuire che il furbastro pigmentato americano abbia escogitato un sistema per spalmare i suoi casini sul resto del mondo, almeno sul breve periodo. Poi, quando paghera’, al potere ci sara’ Hillary, per dire.

Sto cominciando a preoccuparmi perche’ vedo che questo signore sta facendo di tutto per allontanare un accordo con gli altri paesi riguardo alla crisi. Tanto per dire l’ultima trovata, dopo aver ignorato bellamente Davos si sta presentando al G20 con una posizione diversa ed inaccettabile.

Mentre Sarkozy si e’ giocato il rientro nel comando NATO al puro scopo di presentarsi con un conto da riscuotere, e non tollerera’ nulla che non sia una regolamentazione piu’ forte, seguito dalla MErkel, il signor Obama (che ha sbandierato la necessita’ di regolare i mercati) si presenta con la semplice proposta di investire ancora a spese del contribuente.
Sia chiaro, non ho nulla contro lo stato sociale. Anzi, io sono per lo stato totale. Ma non credo neanche che abbia senso mantenere una “doomsday machine” , come l’ha definita Richard Quest, e poi pretendere che lo stato butti i soldi nel buco che produce.
Ma non e’ questo il problema: il problema e’ che tutto il mondo chiede regole, e Obama (pur sbandierando il contrario) si presenta con una richiesta di investimenti e liquidita’. Si comporta, cioe’, come se volesse far fallire l’accordo, o come se non volesse arrivare ad un accordo. Sinora ho sempre attribuito ad incapacita’ , inesperienza o mancanza di vero potere il suo temporeggiare, la sua inattivita’ legislativa. Si’, ha chiuso Guantanamo. Ma ha lasciato che AGS arrivasse per la seconda volta al collasso, e ha finanziato citigroup senza neanche chiedere un resoconto degli assets: ancora non sanno quanti subprime abbia citigroup, e praticamente ne stanno diventando proprietari.
Osservando le proposte annunciate , sto cominciando a convincermi del fatto che in fondo Obama non voglia affatto regolamentare, e che lo dica solo per soddisfare le masse, con una mossa che Leo Strauss apprezzerebbe enormemente. Ora, proviamo a tralasciare l’idea che Obama sia stupido.(1)
Vediamo cosa succederebbe , o cosa potrebbe guadagnarci Obama, se il G20 fallisse. Diciamo che dal G20 si esca con tante belle dichiarazioni (bisognera’ pur giustificare i costi d’albergo della Merkel) ma nessun piano, nessuna “action”. A quel punto, tutto e’ come prima.
Tuttavia, stiamo vedendo in questi giorni che i mercati schizzano in alto solo all’idea di avere delle nuove regole.
Sapere che il mercato schizzerebbe in alto, sia pure per tempi brevi e per ragioni psicologiche, se solo si nominasse la parola “regole” permette di ideare una strategia di breve termine. Immorale, devastante nel complesso, ma almeno tira fuori gli USA dalle peste, almeno per il 2009.
Cosa puo’ fare Obama dopo il fallimento del G20?
Semplice: chiedere al congresso di varare in fretta e furia (diciamo prima degli altri paesi e abbastanza vicino a fine quarter, cioe’ vicino alla fine di marzo) una legge che “regolicchi” il mercato americano. Oggi e’ cosi’ poco regolamentato   che due o tre leggine lo manterrebbero nelle condizioni di anarchia attuali, soddisfando cosi’ le lobby.
A quel punto, visto che la parola “regole” attira, Wall Street godrebbe  di un’improvvisa fiammata, che darebbe sollievo ai pensionati ed ai loro fondi, e arricchirebbe di nuovo un po’ di ricchi oggi esausti. Poiche’ lapolitica fiscale di Obama tassa i ricchi, le casse dello stato avrebbero un ritorno, lo spettro della fame per gli anziani si allontanerebbe di qualche mese, ed aumentando i consumi (per via dei fondi 401 in aumento) anche le amministrazioni locali (2) ne beneficierebbero.
Questo, direte voi, e’ un piano di breve termine. Certo che lo e’. Ma non dimentichiamo che gli USA hanno un problema di breve termine, che e’ passare il primo semestre del 2009 senza alcun default catastrofico. Tradotto in soldoni,sabotare gli accordi globali per arrivare primi nella regolamentazione e’ un buon piano di breve termine per attirare altri soldi a Wall Street.
Ovviamente e’ devastante per il resto del pianeta, che verrebbe svuotato di liquidita’,  ed e’ questo il motivo per il quale lo trovo criminale. Altrettanto ovviamente si tratta di una mia ipotesi. Potrebbe essere vero oppure no. Come facciamo a sapere se questo e’ il piano americano? Possiamo tastare il polso ai mercati. Le mosse americane dovrebbero essere, all’incirca, queste:

    1. Presentarsi al G20 con un piano basato sugli investimenti, e non sulle regole.
    1. La regolamentazione blanda viene considerata insufficiente da Sarkozy, Merkel , Brown e Tremonti.
    1. L’unico accordo e’ quello contro il “protezionismo”, in modo che i soldi possano fluire a Wall Street.
    1. Non c’e’ alcun piano sulle regole, se non generici inviti.
    1. Obama torna a casa e il congresso vara nuove regole per Wall Street.
    1. Wall Street impenna e le altre borse si deprimono.

Se succede questo, allora saranno cavoli acidi. Ovviamente, e’ possibile reagire da parte degli altri paesi. In diversi modi, che sono principalmente tre: regolare a loro volta i mercati PIU’ di quanto fatto da Obama, praticare un protezionismo spinto, decidere che gli USA non siano questo gran partner commerciale.
Le reazioni piu’ probabili sono:

    1. Regolazione: UE , Giappone, Russia, India.
    1. Protezionismo: Cina, Russia, Sudamerica.
    1. Allontanamento: Russia, Cina, Sudamerica.

Non ho messo la UE alla voce “protezionismo” perche’ in realta’ con poche risorse e molta trasformazione c’e’ poco da fare protezionismo. In compenso, c’e’ molta possibilita’ di regolazione.
Perche’ Obama e’ confidente che niente di tutto questo avverra’? E’ una scommessa. A suo favore ci sono alcuni fattori:

    1. Un’eccessiva regolamentazione , se costringesse le aziende a dichiarare i titoli tossici, le farebbe fuggire a maggior ragione. Wall Street potrebbe essere, almeno per tutto il 2009, la off-shore dei titoli tossici.
    1. Protezionismo: la Russia ha interesse a vendere le proprie materie prime e ad attirare investimenti.Idem per la Cina ed i paesi del sudamerica.
    1. Allontanamento: vedi alla voce protezionismo.

Ovviamente questi conti potrebbero anche essere sbagliati. Per esempio, ci sono nuove alleanze possibili: i cinesi potrebbero decidere che i paesi UE siano sufficienti , a patto di espandersi verso il sudamerica, con meno rischio e uguale guadagno. In questo senso, sia il protezionismo sia l’allontanamento dagli USA sono possibili.
(Per allontanamento intendo qualcosa come un ristorante che vi caccia fuori dal locale senza neanche farvi pagare perche’ state scoreggiando: ci perde i vostri soldi, vi perde come clienti, ma ci guadagna come sistema.)
L’iper regolamentazione potrebbe essere uno svantaggio  oppure no. Ci sono molti paesi politicamente instabili perche’ i mercati sono instabili. Poiche’ cercano piu’ stabilita’ che guadagno, l’iperregolamentazione potrebbe divenire attraente.
Quando alla voce protezionismo: sul piano finanziario basterebbe obbligare le banche a pubblicare i titoli tossici in possesso per far fuggire tutti gli speculatori stranieri, lasciando il mercato solo alle banche europee, o nel caso dell’ Italia, italiane. Nessuno vuole svelare i propri conti ad un governo straniero.
Tutte queste sono ipotesi. Ne vedo traccia nella crescita immotivata delle borse che sta avvenendo in questi giorni, e ne vedo traccia nella politica suicida di Obama riguardo al G20. Magari sbaglio. Se pero’ vedete fallire il G20 e vedete Obama che in qualche giorno vara le nuove regole di Wall Street, allora prepariamoci ad un casino,perche’ gli USA vogliono far pagare ad altri il loro conto, almeno nel 2009.
Dopo lo pagheranno con ancora piu’ interessi, ma nel frattempo ci hanno coinvolto nella loro giostra.
Spero solo che Tremonti abbia gia’ il suo decreto legge  “anti-Hedge Fund” nel cassetto.
Uriel
(1) Se Bush era stupido, come era, niente vieta che lo sia Obama: non esiste una regola che impone ad un presidente democratico di essere intelligente.
(2) In generale le tasse sui beni negli USA sono riscosse dalle amministrazioni locali.

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