G20, the day after

ObamaThursSono stato rimproverato per non aver analizzato abbastanza il G20. In realta’, bisogna aspettare che tutti i protagonisti tornino alla base e riferiscano alla stampa. Poiche’ ognuno di loro risponde agli elettori o alle lobby, quello che fa quando torna a casa e’ di convincerli che ha fatto quanto richiesto. Dunque, si potra’ vedere quanto veniva loro richiesto. Personalmente vedo solo due vincitori, Germania e Francia.E vedo molto pressapochismo in molti altri blog, che pensano una “decisione” sia necessariamente un “faremo”, anziche’ un “potremo fare”, nel senso che dopo aver firmato un accordo nessuno potra’ fare ritorsioni se tali cose vengono fatte, cosa che potrebbe succedere facendo le stesse cose senza l’accordo.

Ma andiamo in ordine.

Apparentemente il problema degli USA era di avere il permesso di stampare altri dollari e fare altro debito. Questo per poter agire ancora mediante soldi pubblici. Inoltre, Obama doveva marcare le differenze con Bush sul piano internazionale, e quindi non poteva litigare con la Francia.

Cosi’, Obama torna a casa dicendo “avete visto? Adesso anche loro stimoleranno l’economia e potremo farlo anche noi”.

Le cose non stanno proprio cosi’: per stimolare l’economia gli USA devono fare altrodebito o stampare altri dollari. MA per fare altro debito hanno bisogno di qualcuno che lo compri, e solo la Cina ha i soldi per farlo. Cosi’, in pratica Obama torna a casa con la possibilita’ di fare una politica che di fatto ha bisogno di un terzo voto in un terzo parlamento: quello del partito comunista cinese.

Lo stesso dicasi per lo stampare altri dollari: se la BCE continua ad abbassare i tassi, l’unico mercato che ancora puo’ assorbire dollari e’ la Cina. Anche su questo piano, quindi, non si va oltre l’annuncio: apparentemente ci saranno gli stimoli di qui e gli stimoli di la’, ma nella realta’ tutto dipende da Pechino. Come disse qualcuno, “venderemo loro la corda con cui si impiccheranno”.

In compenso Obama non potra’ attuare il “ritorno del lavoro negli USA” ne’ raddrizzare la bilancia commerciale, visto che ogni riferimento al protezionismo e’ vietatissimo. In pratica, e’ tornato indietro con le braccia legate e due amici in piu’. Amici che un giorno prima minacciavano di far fallire tutto se non si fosse deciso come volevano loro.

Per quantoriguarda gli stimoli fiscali, cioe’ le detassazioni , vorrei vedere in che modo Obama pensa di detassare con in gettito in crollo e le amministrazioni locali indebitate.

Anche gli inglesi hanno poco da ridere. Hanno portato a casa un successo di immagine, ma nient’altro che possa risollevare la City. Lo stimolo fiscale non possono farlo perche’ non hanno cassa. Non chiederanno soldi all’ FMI. Hanno ottenuto che non vi siano “protezionismi”, ma non si capisce che senso abbia questo nella situazione attuale.Non essendoci liquidita’, il commercio internazionale continiera’ a calare e a parcellizzarsi: anche se non ci fossero protezionismi, la parcellizzazione dovuta alla bassa liquidita’ ridurra’ il raggio dei commerci.

Hanno portato a casa una pessima notizia, ovvero che adesso tutti i membri delG20 potranno regolare sia il leverage che il venture capital, cioe’ tutti gli altri paesi potranno tener fuori il capitale inglese mediante delle leggi. Vorrei capire,tra l’altro, in che modo questo si concilii con l’ansia “no protezionismi”,visto che la regolazione locale e’ di fatto un protezionismo,quando limita pratiche diffuse in altri paesi.

Non scommetterei cioe’ nemmeno su una ripresa degli inglesi. Ancora sei mesi e chiederanno entrare nell’ euro, senza vergogna.

I cinesi hanno parlato poco , ma sono riusciti a ottenere molto (tengono gli USA ancora piu’ per le palle) pagando poco : alcuni limiti verso le loro off shore, che pero’ beneficiavano piu’ gli inglesi che loro.

I francesi hanno ottenuto quello che volevano sul piano politico, cioe’ sono riusciti ad avere l’avallo per trasformare la finanza francese in tante EDF, cioe’ aziende a struttura privata e politica nazionale. Lo faranno, anzi finiranno di farlo, a breve: dopodiche’ i londinesi oltre ad avere la corrente elettrica francese avranno anche i soldi francesi.

Sul piano sostanziale questo non attutisce le botte ricevute , quindi non si vede bene per quale ragione si dovrebbe vantare di questo, se non di aver imposto (di fatto) il calendario del vertice.

I tedeschi, che sono in declino pesante per via di una certa tendenza a dormire sugli allori, hanno ottenuto l’imposizione di una politica economica e finanziaria renana: dopo il G20 potranno perseguire ancora di piu’ la strada che hanno perseguito in passato, e personalmente non sono tanto sicuro che funzionera’. Oggi una Siemens degli anni ‘60 e’ impossibile. Berlusconi ha riportato a casa l’unica cosa cui teneva: di andare da Obama e dirgli “e’ colpa tua”. L’unica cosa che puo’ temere sul lato interno e’ la critica di aver affrontato la crisi male. Poiche’ sul piano dei fatti l’ Italia non ha i volumi per contrastare una crisi di queste dimensioni, quello che Berlusconi vuole fare e’ proprio di far capire che il disastro viene da fuori e gli unici che possono farci qualcosa sono gli americani. Ask Obama, insomma.

Altro?Si’, molto. C’e’ un invitato di cui si parla poco, ed e’ la UE.

Ora, tanto per essere chiari, l’area del mondo che ha piu’ esperienza nella gestione di economie e finanza in condizioni multipolari e’ la UE. Dopo l’accordo del G20, il mondo somiglia piu’ di prima ad una UE. Tutto quello che si e’ scritto dentro il documento si e’ fatto anni fa dentro la UE.

Ho parlato malissimo dei mali dell’italia sinche’ essi non ci sono tornati comodi. La cosa buffa e’ che rischiano di tornare comodi anche i mali dell’ UE. Tutte le soluzioni proposte e trovate da questo G20 sono , di fatto, “fare come hanno gia’ fatto nella UE per regolare i rapporti tra stati membri”: di fatto, la cultura che esce piu’ forte dalla crisi e’ quella di un mondo che assomigli alla UE.

Il che significa la solita cosa: la UE e’ una vecchia signora che tutti i ragazzini ambiziosi snobbano quando le cose vanno bene, poi arriva la tempesta e tutti vanno a chiedere come uscirne. Sicuramente il ruolo culturale ne esce ingigantito, se persino il Washington Post inizia ad inorridire chiedendosi “diventeremo come gli europei?”.

Credo che , per questo pazzesco accidente storico, non solo i difetti italiani si stiano comportando da mitigatore, ma persino i difetti della UE stiano diventando a loro volta anticiclici.

Il che rende sempre piu’ divertente la storia.

Uriel Fanelli 3.04.2009

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