I dolori del giovane Oto Melara, II.

Dopo aver scritto il primo “I dolori del giovane Oto Melara” sono stato tacciato di “rampantismo” e di non so che altra roba. Sembra che per un qualche motivo io abbia incrociato i termini con qualche assurdo corso di automotivazione aziendale. Il che e’ vero, e spiega anche perche’ tali corsi non funzionano: dicono delle ovvieta’, esattamente come me. Essendo ovvieta’, il fatto che non le abbiate ancoa fatte proprie e siate persi nei vostri giochi di Berne (mo’ spiego cosa siano) fa capire che in effetti chi sta nella merda ci sta perche’ rifiuta di capire alcuni “fondamentali”. Provo a rispiegarli con piu’ garbo, anche se diro’ le stesse cose.

Sia in passato che oggi ho avuto un sacco di stima pe ri giovani e ho sempre considerato criminale il momento nel quale i vecchi non lasciano loro il posto. E continuo a pensarlo. Tuttavia, noto alcuni “errorini” (e non sono tanto vecchio) che secondo me dovreste correggere. Per una semplice ragione: se non li correggete, non avete alcuna speranza di scalzare dalle sedie i vecchi bastardi che le occuperanno a vita.

Non voglio far partire una inutile discussione “giovani contro vecchi”, voglio solo far capire che si sono degli errori di impostazione, per i quali non riuscirete mai a cavare ragno dal buco.

Uno alla volta:

Per raggiungere un obiettivo occorre avere un obiettivo.

Quando ho detto questo, sono iniziati tutti i bravi giochi di berne, che miravano a dire che darsi un obiettivo significa osservare la realta’ circostante e fare la scelta piu’ vantaggiosa, a seconda della contingenza. No. Quando fate questo non vi state dando un obiettivo: vi state adattando nel migliore dei modi. Ma non e’ darsi un obiettivo. Darsi un obiettivo significa che PRIMA decidete  dove volete andare, POI osservate il mondo che vi circonda e decidete come arrivarci. Quello che fate e’ il contrario: cercate la strada piu’ semplice, e quando l’avete trovata, decidete che la fine di questa strada sia il vostro obiettivo. Ma non vi siete dati nessun obiettivo, vi siete solo incanalati lungo un minimo di potenziale: l’obiettivo ve lo hanno dato le condizioni di contorno.

Per questo fallirete: ogni generazione ha il suo topos. Anni fa ci fu un surplus di laureati in medicina, perche’ questo era un minimo di potenziale sforzo/resa, e siccome tutti si lasciavano dare gli obiettivi valutando le circostanze, ci fu un vero e proprio ingorgo a medicina. Risultato: concorsi a minchia, medici che non riuscivano a praticare, eccetera. Poi e’ stata la volta di Economia e Commercio, di Giurisprudenza, eccetera.

Morale numero uno: la realta’ e’ uguale per tutti. Quel minimo di potenziale che sembra guidarvi verso la meta, non fara’ altro che sovraffollare la meta, e ne risultera’ che alla vostra meta chi arriva primo prende il posto, gli altri sono fottuti. Come vi succede regolarmente. E questo perche’ pensate che “darsi degli obiettivi” coincida semplicemente con il calcolo di una fattibilita’ e dei relativi costi.

Facciamo l’esempio opposto: chi vuole fare il pittore. Ragionando come voi, non ci sarebbero piu’ pittori. Dopotutto, pochissimi sfondano. Le probabilita’ sono minime, e per diventare davvero bravi bisogna davvero sudare e fare molta gavetta. Problema: come mai non rimaniamo senza pittori? Perche’ qualcuno VUOLE fare il pittore. E PRIMA si da’ l’obiettivo di arrivarci, poi cerca di tracciare la rotta piu’ breve (se esiste). Non viceversa.

Dunque, ripeto: per ragiungere degli obiettivi bisogna darseli PRIMA di valutare il percorso. E DOPO aver scelto la meta, si traccia la rotta. Altrimenti vi troverete in un bell’ingorgo esistenziale, insieme ad altri milioni di fessi che hanno fatto la stessa scelta.

Non sai decidere, sei indeciso, per questi chiedi consigli.

Una decisione non e’ semplicemente un bilancio tra pro e contro. Quando chiedete consigli chiedete i pro ed i contro. Ma non state decidendo. Quando una vostra decisione SEGUE la sommatoria dei pro e dei contro, la vostra decisione NON aggiunge nessuna informazione. Se poi ci aggiungete che le informazioni le chiedete ad altri, in pratica non solo non aggiungete alcuna informazione, ma non provate neppure ad aggiungere un vostro giudizio. Vi limitate a collezionare le esperienze altrui, che inevitabilmente contengono il giudizio altrui, per farne una somma algebrica. Questo e’ dovuto al fatto che sino a questo momento non avete mai deciso un cazzo di niente: lo stato di neotenie nel quale le madri italiane (1)vi hanno mantenuto sinora ha fatto si’ che il momento della decisione sia sempre stato supervisionato, superinformato , iperponderato, ovvero non avete mai deciso nulla, in quando avete sempre vissuto in un mondo fatto di mappe tracciate da altri. Informazioni altrui, consigli altrui, opinioni altrui. Dimenticando il fatto che non esistono decisioni spontanee.

Una decisione e’ qualcosa che aggiunge informazione. E’ spesso una scelta arbitraria, ed e’ legata alla vostra volonta’. La quale non e’ sufficiente, ma e’ necessaria. Non raggiungerete nulla che non vogliate. E quando dico “volere” non intendo dire qualcosa che “accettate volentieri”, non intendo dire qualcosa che “fareste volentieri se ci fosse”, sto parlando proprio della forza che vi spinge. Non delle motivazioni razionali, non dei possibili vantaggi, non le valutazioni a priori: sto parlando del fatto che una decisione rappresenta una spinta che nasce dall’interno e che e’ diretta verso l’esterno. Una decisione rappresenta proprio questo.

Poiche’ evidentemente una decisione non puo’ essere scontata, caso nel quale non e’ una decisione ma un semplice adattamento alle circostanze, la decisione va presa proprio quando la situazione e’ confusa e difficile da valutare. E non perche’ “nel caos una cosa ale l’altra”, ma perche’ “caos o meno, conta quello che voglio”.

Se non fate cosi’, semplicemente vi troverete in mezzo ad una corrente mainstream: poiche’ non avete i consiglieri di Obama, ne’ dei preveggenti a disposizione, nella stragrande maggioranza dei casi i consigli che riceverete si assomiglieranno tutti. E vi troverete in trentamila a fare concorsi per 21 posti, mentre un extracomunitario fa l’idraulico al posto vostro, guadagna 30 volte piu’ di voi e si tromba la di voi consorte.

Se questo e’ possibile e’ perche’ nessuno ha dato peso alle vostre decisioni: una chioccia superprotettiva, vostra madre, ha deciso che non potete prendere una decisione se non avete un rapporto completo della situazione fatto dal MI6 , una fotografia via satellite della nazione con una risoluzione imbarazzante per Heisemberg, e tutte le precauzioni possibili. Bene, cosi’ facendo, avrete tutti lo stesso fottuto rapporto dell’ MI6 (2) in mano, la stessa foto, e vi intrupperete tutti nella stessa stradina iperaffollata, mentre i settori “di nicchia” sono meglio pagati , meno affollati, e tutto sommato piu’ semplici.

I problemi esistenziali si risolvono con le decisioni.

Vi hanno probabilmente insegnato delle cazzate secondo le quali per cambiare il mondo “occorre cambiare se’ stessi”. Secondo le quali e’ importante quello che si e’ dentro. Cazzate. Potete cambiarvi quanto cazzo vi pare, finche’ non mettete le mani fuori dalla vostra epidermide e non imponete la vostra volonta’ modificando i rapporti tra voi ed il mondo, non cambia una sega. Dentro di voi ci puo’ essere il miglior universo possibile: se siete dei barboni e puzzate, conta zero. Per cambiare le cose bisogna proprio cambiare le cose. E le cose stanno FUORI da voi. Punto.

Pensare e’ utile come sono utili tutti gli strumenti. Cosi’, potete pensare a come cambiare le cose. Ma se state pensando a cambiare come pensate, state perdendo tempo. Solo altri possono correggere i vostri errori: nessuno puo’ correggere da solo i propri errori nel pensare. Anche in questo caso, quindi, l’unico modo che avete a disposizione consiste nel togliere gli occhi dal fottuto ombelico, smettere di pensare che il vostro “atteggiamento positivo” possa cambiare le cose , e iniziare a metterci le mani. Ho conosciuto un coglione che faceva Tai Chi ed ha chiesto di fare Muay Thay, anche se secondo lui non ti dava “la serenita’ per combattere”. Ha imparato a spese sue che la serenita’ interiore non ti aiuta a combattere, perche’ non fa del male all’avversario. Che tu sia sereno o meno, conta zero, devi proprio buttare giu’ l’avversario.

E no, la serenita’ non ti aiuta, ci vogliono i cazzotti. Smetti di pronunciare la parola “io”; “io” e’ un concetto abusato, e forse e’ il concetto piu’ sopravvalutato della storia. Finche’ non cambi le cose non sei nessuno. E quando avrai cambiato le cose, sarai importante per le cose che hai cambiato, che non sono “io”, ma al massimo “la tua opera”. “Io” non conta un cazzo di niente: puoi cambiarti quanto vuoi, sarai solo la solita zitella che pretende di essere notata perche’ ha cambiato la marca di cipria e considera insensibile ed indifferente un mondo che non passa il tempo a notare il suo nuovo maquillage.Sono cazzate. Smetti di pensare ad “io” , smetti di pensare che otterrai qualcosa “cambiando te stesso”. Tu non conti un cazzo, al massimo conta quel che fai.

Solo le decisioni risolvono i problemi.

Che cos’e’, dunque, una decisione? E’ un’informazione che voi avete sviluppato, che rappresenta una forza che NASCE dentro di voi, e che voi aggiungete a quanto gia’ pubblico. Se non aggiungete informazione, non state prendendo alcuna decisione. Una decisione in quanto tale ha una componente di arbitrarieta’ prevalente. Se non prevale la componente arbitraria, non e’ una decisione, e non risolve una sega. Solo le decisioni risolvono i problemi.

E qui veniamo ai giochi di Berne. I giochi di Berne sono dei giochi dialettici detti anche “passatempi”. Avete mai letto Gargantua e Pantagruele? In quel libro c’e’ un lunghissimo gioco di Berne, piu’ o meno cosi’:

  • Dovrei dunque prendere moglie, per sfuggire alla solitudine? Per sentirmi compiuto?
  • Se e’ questo che desiderate fatelo, amico mio.
  • Ma se lo facessi, rischierei di finire come molti uomini, che ormai dipendono dalla moglie, o che ne sono rovinati!
  • Dunque non prendete moglie, amico mio!
  • Ohibo’, sono dunque condannato alla solitudine? Non avro’ discendenza? Il mio nobile cognome e’ destinato a soccombere al tempo ed alla storia? Non sarebbe meglio se prendessi moglie?
  • E allora prendete moglie, amico mio.
  • …..
  • ….

Il gioco di berne non ha come scopo quello di prendere una decisione, ma quello di ritardarla. E’ tipico di bambini con una preminente figura genitoriale protettiva. Poiche’ ad un certo punto si arriva ad un intervento genitoriale, il bambino deve solo evitare di prendere una decisione, e qualora il problema si facesse troppo grave, arriverebbe il genitore a risolvere la questione. Contemporaneamente, il bambino non vuole nemmeno ammettere di non occuparsi del problema, cosi’ crea questo “passatempo”: una strategia dialettica che non porta a nessuna decisione, continuando a valutare, valutare, valutare, speculare, speculare, speculare. Cosi’ c’e’ gente che valuta per tutta la vita se fare qualcosa, continuando a valutare nuove circostanze e nuove motivazioni che sono sicuramente vere, e che sarebbe utile valutare, se lo scopo fosse una sintesi seguita da una decisione. Ma questi giochi non fanno altro che ritardare il momento della decisione, nella speranza che fortunatamente (o per via di un intervento dall’alto) le cose vengano messe a posto.

Una decisione e’ una scelta arbitraria, se vista dall’esterno. La non arbitrarieta’ dal proprio punto di vista e’ dovuta al fatto che la forza che vi spinge per voi e’ reale, visto che la percepite come tale. (3) Dunque, dovete prendere una decisione arbitraria, la decisione serve specialmente quando NON E’ CHIARO il da farsi all’esterno, e dovete per forza aggiungere informazione prendendola da dentro.

Un discorso speculativo e’ una decisione? No. Quindi non cambiera’ una cippa. Moltissimi giovani che vedo pensano invece che inventando un discorso che evita una decisione , abbiano sfangato il problema. In realta’ il problema presentera’ il conto piu’ avanti, sempre e comunque. I problemi non si possono evitare. Li potete ignorare o vi potete distrarre con dei bei discorsi. Ma per risolverli dovrete proprio prendere una decisione, e tale decisione sara’ vostra ed arbitraria. Altrimenti, rimarrete nella merda per “mancanza di azione”.

Ogni scelta implica una rinuncia.

I farlocchi sessantottini probabilmente vi hanno insegnato che “voglio tutto”. Ho cattive notizie per voi. Non potete dire sempre di si’ e sperare di evitare cosi’ situazioni di vonflitto. Molti giovani continuano a dire di si’ a tutto, a dichiararsi disponibili a tutto, nella speranza che non pronunciando mai la parola “no” , si eviti il conflitto con chi si sente dire di no.

Spiacenti, ma ogni scelta implica almeno una rinuncia. Siete a spasso con la vostra fidanzata. Arriva una tizia e vi dice “sono innamorata di te, vuoi avermi come fidanzata?”: la logica tipica del giovane moderno e’ dire di si’, per evitare il conflitto con la tizia. Ma in questo modo avrete contro la vostra fidanzata. Cosi’ dite “non saprei”, “sono in un periodo di crisi” , “cio’ la crisi del maschio moderno”, o sarcazzo cosa.

E vi sfanculano entrambe.

Se aveste preso una decisione secca, qualsiasi cosa fosse accaduto, vi avrebbero rispettato entrambe.

Questa e’ troppo spesso la vostra storia di vita: nessuno vi ha mai visto abbastanza convinti di qualcosa, e tutti vi hanno sfanculato. E questo perche’ non avete mai avuto il coraggio di dire di “no”. Senza capire che una decisione secca e’ piu’ facile da accettare rispetto ad una indecisione perenne.

Cosi’ avete fatto ingegneria per non scontentare papa’ che ha letto che c’e’ penuria di figure tecniche, ma gestionale perche’ siamo nel mondo globale, dice la mamma. Avete dato esami solo per passae al prossimo esame, e siete usciti senza averci capito un cazzo. Avete provato con un lavoro tecnico, e siccome avete scoperto di non essere adatti avete deciso che forse la carriera di PM era meglio. E adesso siete solo dei passacarte senza valore.(4) Ma non vi lamentate, per paura di conflitti col capo.

Non esistono decisioni scontate

Molti di voi credono che il processo decisionale sia un lavoro che possa essere automatizzato. Credono quindi che esistano “tecniche” decisionali. Niente di piu’ sbagliato. Non imparerete a scuola a prendere decisioni. Non c’e’ nessun libro che insegna a prendere decisioni. Una decisione non e’ altro che la rappresentazione della propria volonta’ mediante una scelta. Non esistono corsi per avere una volonta’. Non esistono tecniche.

Se non hai una tua volonta’, semplicemente sei vittima di quella altrui. Perche’ tutti attorno a te prendono decisioni, e tu no, e il mondo attorno a te cambia di conseguenza alle LORO decisioni. E siccome le LORO decisioni realizzano (o almeno rappresentano) la LORO volonta’, voi siete semplicemente ignorati.

Morale della storia: non ci sono scuse per le quali non decidete. Non potete dire “non so fare”, non potete dire “non ho esperienza”, non ci sono scuse. E se anche ci fossero, su questo pianeta l’innocenza non e’ mai stata una giustificazione valida di fronte al fallimento. Se non prendete una decisione, siete l’erba del campo di calcio. Non avete ragione di lamentarvi se venite calpestati. Chi prende decisioni puo’ sbagliare e pagarne il prezzo. Come puo’ riuscire e godere le conseguenze. Chi non prende decisioni subira’ il danno che viene dal fatto di vivere in un mondo che cambia seguendo decisioni altrui, e non ci guadagnera’ mai un cazzo.

Molti di voi, vedo, si tirano indietro, dicono “non so fare”, “non ho esperienza”, e altre minchiate per non prendere decisioni. Pero’ si lamentano se le decisioni altrui gli rovinano l’esistenza. Una lagna insopportabile.

Direte: e cosa succede se non ho una volonta’? Siete fottuti. Tutto qui. Certo, forse siete convinti che “ci DEVE essere un altro modo”. Spiacente, ma non e’ scritto da nessuna parte che la vita abbia un lieto fine. Potrebbe succedere che la vostra non ce l’abbia. Se non avete alcuna volonta’, per dirne una.

Prendere una decisione comporta dei rischi

Il primo tra i rischi e’ quello di non valutare bene i rischi. E questo e’ ovvio, perche’ altrimenti i rischi sono solo costi preventivati. Mi spiace, ma nella vostra vita sarete perseguitati da un’antipatica entita’ chiamata “sigma”. Questa robaccia continuera’ a far succedere cose che non avevate previsto. Quindi, succedera’ che prenderete delle decisioni, ed improvvisamente attorno a voi inizieranno a sbocciare i sigma.

Molti di voi a quel punto dicono “ecco, ho sbagliato tutto, era meglio stare fermi”. No, semplicemente ognuno di quei sigma richiede un’altra decisione. Siete in ballo, e nessuno uscira’ vivo da questa esistenza. Questo e’ il ballo: prenderete delle decisioni, che vi porteranno a delle conseguenze non preventivate, o non preventivate in quel modo, e richiederanno altre decisioni. Passerete la vita a prendere decisioni, o a subire quelle altrui. A voi la scelta.

Cosi’, andiamo alla vexata quaestio: come costruisco la mia carriera?

1)Prendi una decisione. Che cosa VUOI fare da grande?

Se vuoi fare il manager, inizia subito con una scuola per manager. Vuoi fare informatica? Falla. Ma DA SUBITO. Perche’ siamo stracolmi di ingegneri elettronici che hanno ripiegato sull’informatica e scoperto che non erano adatti hanno deciso che allora faranno i manager. Risultato: cinque anni per ingegneria, due nel tentativo di informatica, e a quel punto dopo altri 3 anni, siete dei project manager junior. A  trentetre’ anni.

Chi ha scelto subito era uno junior come voi all’uscita dall’universita’, non ha sprecato tre anni per accorgersi “che non gli piacciono le cose tecniche”, e a 30 anni e’ gia’ in carriera.

Sono 15 anni che ho iniziato a fare il sistemista. Sognavo di lavorare per una delle cinque “big” dell’epoca (SGI/CRAY, DEC, IBM, HP, SUN) e una mi ha preso. Oggi sono considerato “senior”. Un collega che ha fatto ingegneria , di questi quindici anni, quattro li ha sprecati a sviluppare per accorgersi che non gli piaceva sviluppare. Altri due a fare da segretario al capo per poter “svoltare” e iniziare a diventare un “piemme”. Tre anni li ha persi vedendosi superare da quelli che avevano la scuola giusta. Finalmente ce l’ha fatta, e dopo tre anni ha preso la certificazione per essere pm. Oggi ha la mia eta’, ed e’ un PM junior. Si lamenta del suo reddito.

E che cazzo vuoi, se a 39 anni anziche’ essere uno sviluppatore senior sei un PM junior?

Morale: la carriera si sceglie da giovani, e poi si tiene la mano sul timone e si rimane coerenti. Perche’ se cambiate sempre siete sempre gli ultimi arrivati del settore, gli “junior” della situazione. Volete fare i manager? Benissimo, iniziate subito con la scuola giusta. Volete fare i sistemisti? Bene, signori: ma non voglio sentire storie che tra dieci anni vi va di fare i PM, perche’ se cambiate tra dieci anni sarete degli junior quando chi ha tenuto la rotta e’ un senior. Prende piu’ di voi, e non crediate che per un manager inesperto sia cosi’ semplice maneggiare un sistemista senior : la seniority insegna anche a seminare il pavimento di bucce di banana molto tecniche ma molto impattanti sulla vostra attivita’, sulle quali i manager niubbi e presuntuosi inciampano spesso e volentieri.

Fatta la scelta, essa avra’ pregi e difetti. Fatta quella, i sigma iniziano a fiorire. Sara’ meglio CICS o SAP? Dovete prendere una decisione, e dovete prenderla dando una VOSTRA opinione dei prodotti. Non vedere il mercato. Non vedere i forecast. Dei cinque “grandi che ho menzionato”, chi e’ rimasto davvero “grande”?

Eccoli: (SGI/CRAY, DEC, IBM, HP, SUN). Avessi scelto basandomi sul mercato, probabilmente DEC sarebbe stata perfetta. Si e’ visto.(in realta’ anche quella che scelsi e’ tra quelle oggi al lumicino.QED)

Morale: le scelte e’ meglio farle il prima possibile. L’accuratezza e’ MENO importante del tempismo. Perche’ nella vita bisogna sempre evitare di trovarsi in coda al casello. Perche’ il casellante sara’ li’ a dire “tu si, tu no, tu fammi un pompino se no vaffanculo, che come te ne trovo altri cento”.

Ecco, se vedete altri cento come voi, evitate. E per evitare, dovete sforzarvi di prendere delle decisioni. Se seguite le circostanze perche’ privilegiate l’accuratezza alla tempestivita’, vi troverete con altri centomila che hanno valutato allo stesso modo le stesse circostanze. E vi diranno “come te ne trovo altri cento”. Il conformismo delle scelte, tutte dirette dallo stesso direttore di orchestra, cioe’ la valutazione delle medesime circostanze , non fara’ altro che inflazionare la vostra vita. Ce ne saranno sempre, altri cento come voi.

Quindi: non perdete tempo a raccogliere informazioni, un’opinione immediatamente disponibile ma poco accurata vale piu’ di un’opinione molto accurata che arriva insieme ad altre centomila identiche. Chi decide prima trova i posti liberi. Rischia di non trovare quello che si aspettava, e per questo occorrera’ un’altra decisione altrettanto rapida per un altro cambiamento. Se tenete la rotta e puntate sempre verso la stessa meta, prima o poi ci arriverete.

Chi raccoglie informazioni , e ne raccoglie ancora, finira’ in una bella coda in autostrada, perche’ le sue informazioni non avranno nulla di speciale, e piu’ saranno veritiere e piu’ saranno identiche ad ogni informazione veritiera in mano ad altri. E quindi, prenderete tutti la stessa decisione.

Per fare la fine dei lemming. Che la vostra generazione sta facendo, purtroppo.

State facendo la fine dei lemming per il vostro maledetto vizio di ponderare TROPPO ogni decisione usando tutti insieme gli stessi dati materiali e gli stessi metodi di giudizio. E cosi’, siete sempre nella situazione per la quale “come te ne trovo altri cento”. La realta’ e’ unica. Se tutti guardano la realta’, tutti partono dagli stessi dati. I consigli si assomigliano tutti. Cosi’ facendo, vi troverete a prendere tutti la stessa decisione. E sarete nel pieno di un “boom dei laureati in qualcosa”. E come voi, ce ne saranno sempre altri cento in attesa fuori dalla porta.

Vi stanno fottendo sfruttando questo vizio: vi intruppano tutti nella stessa direzione, in modo che siate sempre troppi a competere per lo stesso posto. E quando arrivate li’, tutti insieme, vi dicono “come te ne trovo altri cento”. E tutti i posti buoni sono occupati.

Un inutile spreco di ottimi soldati, direbbe Patton.

Uriel

(1) Non solo nell’area slava, ma anche in quella germanica noto un’idea diversa del ruolo della madre.

(2) Un genere, qualche illuminata “guida alla carriera universitaria” scritta da qualche pezzo grosso.

(3) Se state obiettando che le cose soggettive non siano per questo oggettive, vi faccio presente che il mal di pancia che avete lo sentite solo voi. E anche la vostra morte , vista abbastanza da lontano, e’ un momento interamente soggettivo: a me non cambia un cazzo.

(4) Parlare usando molti anglismi, indossare una cravatta ed usare outlook NON rappresenta, di per se’, una professionalita’.

(5) Quando lasciai una di quelle grandi, le sue azioni valevano 27 dollari. Sei mesi dopo, erano a ottanta centesimi di dollaro.

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