Welloweeeen.

Di Uriel Fanelli 31 ottobre 2009

Mi chiedono un parere circa Halloween, la festa che migliaia di italiani stanno “celebrando” facendo gli idioti piu’ del solito. Ora, di per se’ e’ del tutto irrilevante che faccia parte del patrimonio italiano o meno; del resto anche i cristiani non erano proprio “europei” quando arrivarono a Roma, eh.  E di certo non vi stressero’ con pretese che sia Shamain, visto che NON e’ Shamain,  almeno quanto il Carnevale di Rio non e’ un rito africano. Anche perche’ in ultima analisi tutte le “tradizioni” sono identiche, nascono per gli stessi scopi e resistono per le stesse ragioni.

Innanzitutto: lo scopo.

Qualsiasi celebrazione che si perpetui ad intervalli regolari serve sempre alla stessa cosa: testimoniare all’individuo che il sistema funziona regolarmente. E’ esattamente come per le assemblee sul ponte di volo che si fanno sulle navi della marina: non e’ che il comandante abbia qualcosa da dire, e spesso arriva li’ solo per dire “rompete le righe”.

Che cosa, in definitiva, spinge la marina ad organizzare ogni mattina questa cosa? Succede che l’individuo e’ perso nel proprio quotidiano, e poiche’ l’individuo nota i problemi ma tende a tralasciare i lati positivi, se lasciato solo egli iniziera’ a pensare che il sistema funzioni sempre peggio, o che non funzioni affatto. Qualsiasi societa’ o gruppo lasci gli individui appesi a se’ medesimi a vivere la propria quotidianita’ si trovera’ con una serie di “mugugnatori”, persone cioe’ che vedono solo i difetti, sparano su tutto e tutti, eccetera.

Per far uscire l’individuo da quella scatola nera di insoddisfazione occorre testimoniargli di far parte di un sistema che funziona regolarmente. Per ottenere questo uno dei metodi meno dispendiosi e’ quello di organizzare un rituale periodico. La periodicita’ del rituale, alla lunga, unita alla sua regolarita’, convince il singolo del fatto che il sistema funzioni.

 

Quindi, le aziende organizzeranno ogni giorno un’inutile conference call o un inutile meeting per “allinearsi”, al solo scopo di convincere gli individui di far parte di un team che funziona: se c’e’ il meeting anche oggi, il sistema e’ up and running.

A livello sociale, occorreranno una serie di eventi  ripetitivi, delle liturgie: dalla giornata delle forze armate, alla messa domenicale, occorre riunire tutte le persone insieme per fare qualcosa di piu’ preciso e regolare possibile. Finche’ tale liturgia si ripete, l’individuo ha la percezione di regolarita’ e riesce a vedere “fuori” dal proprio quotidiano, ovvero la societa’ che procede ed esiste.

Tutte le feste a cadenza periodica servono a questo.

Le feste religiose. In occidente non ci sono piu’ feste religiose. Ci sono feste che vengono attribuite a qualche religione, verissimo, ma non ci sono feste che nascano dallo spirito religioso.

E’ vero che tutti sanno che il Natale e’ una festa legata alla religione cattolica, ma non si nota niente di quello che era il “credere”, cioe’ il considerare queste cose reali quanto un muro od un lampadario. L’occidente e’ completamente secolarizzato, e questo fa si’ che le feste religiose di fatto siano delle feste civili con un’estetica religiosa. Poiche’ non esistono feste religiose, il fatto che la festa dei morti sia stata rimpiazzata da helloween non cambia assolutamente nulla.

A questo punto, il fatto che nascano nuove feste e’ dovuto ad una semplice cosa: un forte dubbio nell’esistenza di un sistema che “lavora regolarmente”. Non ho dubbi del fatto che maggiori siano le incertezze verso il futuro, maggiore sara’ la necessita’ di cerimonie e liturgie che si celebrino ad intervalli regolari. E in un periodo di ncertezze come questo, ovviamente ci sara’ piu’ bisogno.

Esiste anche un fattore culturale: il fatto che si cerebri una liturgia che testimonia l’esistenza del comando di una nave serve a fugare dubbi circa l’esistenza del comando. Il comando c’e’ perche’ partecipa alla liturgia come previsto. Cosi’, si celebra una festa cosi’ “occidentale” perche’ ci si vuole convincere che tutto sia come una volta, e che esista ancora un occidente che vince sempre e garantisce prosperita’ ai suoi membri, cosa di cui dubitiamo.

In realta’, morto lo spirito religioso in occidente, tutto quello che fanno le “feste” e’ di rappresentare all’individuo la continua presenza e il regolare funzionamento di qualche parte della societa’, della quale altrimenti il singolo, perso nella propria quotidianita’, dubiterebbe percependone in maniera preminente i difetti.

Sono senza senso tutte le discussioni circa il fatto che Halloween appartenga o meno alla nostra tradizione: le tradizioni attuali dell’occidente NON sono tradizioni fondanti, ma semplicemente delle conferme routinarie. Di conseguenza, qualsiasi cosa cada in questo periodo e testimoni che qualcosa e’ ancora presente e funziona regolarmente, in questo caso essendo una tradizione anglosassone significa che percepiamo insicurezza circa la regolare presenza e potenza di quel mondo: i Fratres Arvales vengono richiamati a Roma  non quando la tradizione romana e’ forte, ma quando si diffonde il culto di Iside e la filosofia gnostica.

Quando i Fratres Arvales vengono richiamati a Roma, essi hanno il compito di testimoniare ai patrizi cio’ di cui dubitano, e cioe’ “la Vecchia Roma esiste ancora”. Allo stesso modo, importare un rituale americano ci serve, o serve a qualcuno, a convincersi del fatto che “la vecchia America esiste ancora”. Cosi’ come la celebrazione parossistica del Natale serve a convincerci che esiste ancora l’Italia della nostra infanzia, e quella di Ferragosto serve a convincerci di essere ancora ricchi.

Si tratta di per se’ di evocazioni; non di evocazioni nel senso magico del termine, ma di quello che definirei un “Cargo cult”.

I discorsi sul culto del cargo solitamente iniziano riferendosi ad una serie di movimenti avvenuti verso la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo. Il primo culto del cargo conosciuto è stato il ‘Movimento Tuka’, iniziato nelle isole Fiji nel 1885. Altri tra i primi movimenti sono avvenuti in Papua Nuova Guinea, incluso il ‘Culto Taro’ nella Papua settentrionale, e la Pazzia dei Vailala documentata da F.E. Williams, uno dei primi antropologi ad operare in Papua Nuova Guinea.

Il periodo classico di attività del culto del cargo, ad ogni modo, è stato negli anni durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. La vasta quantità di materiale di guerra che è stata paracadutata sopra a quelle isole durante la campagna del Pacifico avvenuta contro l’Impero del Giappone ha significato un drastico cambiamento dello stile di vita degli isolani. Prodotti industriali come vestiti, cibo in scatola, tende, armi ed altri beni di utilità arrivarono in grandi quantità per rifornire i soldati e anche gli isolani che erano le loro guide ed ospiti. Alla fine della guerra le basi aeree furono abbandonate, e i ‘cargo’ non furono più paracadutati.

Per far si che i carichi di beni tornassero ad essere paracadutati o anche portati per via aerea o per mare, gli isolani hanno iniziato ad imitare i comportamenti che hanno visto assumere dai militari occidentali. Hanno quindi fabbricato cuffie audio di legno indossandole seduti dentro a finte torri di controllo da loro costruite. Hanno iniziato mimare i segnali di atterraggio aerei in mezzo alle piste e hanno acceso segnali di fuoco e torce per illuminare le piste di atterraggio e i fari di posizione. I cultisti pensavano che gli stranieri avessero una speciale connessione diretta con i loro antenati, che secondo loro erano gli unici esseri ad avere il potere sufficiente a produrre le ricchezze dei cargo.

In una sorta di magia simpatetica, molti di loro hanno costruito, con i mezzi a loro disposizione, riproduzioni a grandezza naturale di aeroplani e hanno costruito nuove piste di atterraggio simili a quelle occidentali, nella speranza che questo avrebbe attirato molti più aeroplani pieni di ‘cargo’. Sfortunatamente, queste pratiche non portarono al ritorno degli aeroplani semi divini, pieni di tutti quei meravigliosi carichi che venivano paracadutati durante il conflitto, ma hanno finito per sradicare ogni altra pratica religiosa locale esistente prima della guerra.

In questo senso, credo che l’ acquisizione di Halloween da parte dell’ italia abbia diverse componenti.

  • Creare una liturgia che convinca un italiano insicuro verso il futuro dell’esistenza di un sistema che funziona regolarmente.
  • Compensare una perdita, cioe’ il fatto che sentiamo di stare “perdendo” il contatto con un “America” che ha un’immagine tradizionale.
  • Creare un Cargo Cult, che rievoca un’america che ci dava sicurezza, come parte di un occidente invincibile e rassicurante, che oggi vediamo vaccillare.

Niente di piu’. La presunta “provenienza culturale” non significa piu’ nulla, perche’ nemmeno la cultura “italiana” e’ nota ai piu’, non si vede perche’ un popolo che parla il dialetto di Firenze a Piacenza debba scandalizzarsi solo perche’ si celebra una festa che viene dagli USA.

Uriel

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