Il suono sinistro dei diritti.

Qualche giorno fa ho scritto a riguardo del fatto che per la cultura di sinistra i diritti hanno origine e titolarita’ politica, e che manca una cultura dei diritti individuali. Questa affermazione sta causando una serie di commenti , i quali mi fanno capire di essere stato (troppo?) generico. Cosi’ vedro’ di spiegare cosa io intendo con questa affermazione.

Innanzitutto, essa non ha nulla a che vedere con la quantita’ di lotte che uno fa per questo o quel diritto. Posso lottare per una casa perche’ voglio abitarci, o perche’ la voglio abbattere. Il problema non e quanto io lotti o meno per quella casa, ma chi ci abitera’ dentro. Analogamente, il problema non e’ quanto io lotti per un diritto, ma chi ne sara’ titolare e in quali casi gli sara’ garantito di goderne.

So benissimo che la sinistra abbia lottato molto, in passato, per alcuni diritti. Il problema e’ che la parola “diritti” non significa la stessa cosa per tutti. Che cos’e’ un diritto? Chi ne e’ titolare?

Ai tempi degli schiavi, in diverse citta’ (sia in Grecia che a Roma) si legifero’ che nessuno poteva uccidere lo schiavo di un altro. Molto bene, direte voi: siccome questo evita allo schiavo dei rischi, abbiamo sempre fatto un passo avanti nel campo dei diritti. Ed e’ vero: riconoscendo il diritto alla vita si riconosce che il PADRONE dello schiavo abbia il diritto di non vedersi distruggere una proprieta’. Questo diritto viene poi goduto dallo schiavo come se fosse un maggiore diritto alla vita.

Ma specialmente, CHI gode di quel diritto e’ diverso da chi ne e’ titolare.

Cosi’ il problema e’: CHI e’ titolare di cosa?

Qui c’e’ la grande differenza tra l’idea di diritto “moderna” e quella piu’ novecentesca che si conserva a tutt’oggi nella sinistra attuale. La cultura di sinistra ti permette di godere di alcuni diritti, che non sono diritti individuali bensi’ diritti politici. Essi non sono, cioe’ , tuoi in quanto persona, ma ne puoi godere in virtu’ della politica.

Facciamo un esempio, con la storia della Bindi e della Meloni.

Ad un certo punto Berlusconi se ne esce dicendo che la Bindi e’ piu’ bella che intelligente.(1) Siccome insultare la gente o insistere su difetti fisici e’ una mancanza di rispetto verso la persona, giustamente (IMHO) ci si levo’ in sua difesa. Ora, la motivazione parte da un diritto: il diritto ad un trattamento non umiliante. Nessuno puo’ andare da uno storpio a dire che e’ storpio perche’ ne risulterebbe un’umiliazione (peraltro sleale)della persona.

Benissimo. E qui veniamo al punto.

Per come definisco il diritto, il diritto a non venire umiliati od oltraggiati per via di handicap o difetti fisici (veri e presunti) come la bruttezza, esso e’ di tutti allo stesso modo. Se e’ di tutti in quanto individui, cioe’ e’ un diritto individuale, nessuno puo’ subire quel trattamento. Dicendo questo diciamo che la Bindi, in quanto persona, ha diritto a non essere dileggiata per il suo aspetto fisico.

Ho specificato “in quanto persona” perche’ si intende che il diritto sia di chiunque sia una persona.

Adesso andiamo a prendere il caso della Meloni. E’ uscito un libretto nel quale la si dipinge come una troia ninfomane (cosa che non ha alcun senso politico, btw) piu’ una serie di altre delicatezze, molte delle quali basate sul suo aspetto, cioe’ sulla sua altezza. Ora, in generale per come abbiamo definito il discorso del diritto alla dignita’, anche la Meloni ne ha diritto quanto la Bindi, e se non posso far notare come e’ poco avvenente la Bindi non dovrei neanche prendermela con la statura della Meloni.

A sinistra invece la titolarita’ dei diritti e’ diversa, perche’ non e’ della persona. Ed e’ qui il punto. Non si tratta di equita’ o di coerenza, perche’ non c’entra nulla. Io posso scrivere una teoria che dice che solo alcuni hanno dei diritti, e a quel punto sono sia equo che coerente nella discriminazione, a patto di trattare nello stesso modo tutti coloro che godono del diritto e ugualmente male tutti quelli che non ne godano.

Il problema non e’ la coerenza, ma la titolarita’ del diritto.  A sinistra non esistono diritti individuali , bensi’ diritti politici. In quanto tali essi sno godibili  a seconda della ratio politica. Che cosa intendo dire?

Intendo dire che sul blog dell’autore, indubbiamente orientato a sinistra ed evidentemente ed esplicitamente impartito di ideologia si legge una cosa cosi’: ” Uno sguardo su certi personaggi antropomorfi che a Roma e non solo hanno fatto carriera sulla violenza, la menzogna, l’ipocrisia: Fini, Alemanno e, soprattutto, la ministronza Meloni.

Che cosa si sta facendo? Si sta dicendo che per un qualche motivo (di origine politica) un certo numero di persone non ha diritto ad alcuni diritti. Dei quali invece deve godere la Bindi. La cosa e’ esplicita nel rifiuto di definirli umani: come potete vedere non e’ un problema di coerenza: se anche definisci alcuni diritti attribuendoli ad ogni persona, la definizione e’ cambiata, in quanto si tratta di “personaggi antropomorfi”.

Su un altro blog ugualmente orientato si legge “Apparte che lo chiamano come il magistrato, Armando Spataro, e si chiama Alessio, ma comunque, questi qua che si indignano e che scrivono sui giornali, negli anni ‘70, ‘80, ‘90, dove cazzo erano? Io ricordo cose tipo Frigidaire, Totem, Freak Brothers (roba dissacrante anche se non ‘politica’) e altri, fanzine autoprodotte, di cui il mio cervello ha cancellato titoli e nomi, che dissacravano, prendevano per il culo, ironizzavano, satirizzavano, poi sono scomparsi.

Il ragionamento e’ semplice: poiche’ alcune riviste (tutte politicamente connotate) hanno commesso alcune violazioni, allora qual’e’ il problema? Ancora una volta abbiano una ratio politica che giustifica una violazione. In nome della satira e del diritto a prendere per il culo la gente , che ne deriva. Bene, allora scriviamo:

Rosy Bindi e’ bella

come d’autunno

sugli alberi

le emorroidi.

Si tratta di una poesia in stile autenticamente Vogon(2) , vastamente satirica e devo dire che negli anni ’70 si e’ detto di peggio. Allora figuriamoci se non ci sta “la Bindi e’ piu’ bella che intelligente”, che in confronto sembra quasi signorile. Perche’ in un caso si puo’ offendere e nell’altro no?

Non c’entra la satira e neanche la “coerenza”, perche’ a sinistra sono del tutto coerenti con la loro cultura: semplicemente si tratta di una cultura che non ha diritti individuali ma diritti politici. Poiche’ il titolare dei diritti e’ la politica, il loro godimento e’ disciplinato dalla ratio politica. Cosi’, e’ perfettamente coerente che la ratio politica decida che si puo’ sfottere una persona per il proprio aspetto , a patto che ci una ragione politica per farlo.

La cosa puo’ essere anche letta nei discorsi “colti”, senza ricorrere al peggio dell’estremismo ideologico. Prendiamo la differenza tra Sircana e Marrazzo, due uomini entrambi di sinistra ed entrambi amanti dei transessuali. Nel primo caso un garante per il diritto alla privacy intervenne bloccando la diffusione delle foto che lo ritraevano mentre discuteva di teoria della gravita quantu leap con un professore di fisica del turno di notte, che casualmente era li’ in minigonna.

Che cosa si disse? Che la privacy fosse un diritto, e detto questo Sircana ne poteva godere quanto chiunque altro. Del resto nessuno a sinistra si sogna di dire che la privacy non sia un diritto. Nel caso di Marrazzo, invece, si segui’ una linea coerente con la polemica in corso nel caso di Berlusconi. E qui emerse chiaramente quanto sto dicendo: a sinistra dicono che possiamo violare il diritto alla privacy di una persona se essa e’ un politico, ovvero se esiste una ratio politica.

Questo e’ cosi’ chiaramente esplicito che non ha bisogno di spiegazioni: qualora i diritti del singolo si scontrino con una ratio politica, allora perdono i diritti del singolo. Il singolo HA il diritto alla privacy, ma SE e’ un politico, poiche’ la politica prevale sulla persona, allora il diritto individuale perde di fronte alla ratio politica. Finche’ dura la ratio politica, ed ogni volta che le due cose siano in contrasto, i diritti dell’individuo perdono rispetto alla politica.

Non mi sembra ci sia molto da aggiungere, basta leggere qualsiasi dibattito a riguardo per vedere una base di sinistra compatta nell’affermare la stessa cosa: se sei un politico (ratio politica) allora perdi il diritto tal dei tali. Ovvero, nello scontro tra politica e diritti individuali perde l’individuo.

Di per se’ non e’ nulla di strano, si tratta di una concezione hegeliana , “la possente macchina dello stato prima o poi schiaccia qualche innocente margherita”. La ratio politica (lo stato e’ il titolare piu’ alto della ratio politica) ha il sopravvento sui diritti del singolo.

La donna ha diritto all’aborto, secondo la sinistra? No. Il diritto appartiene al partito, che trovandolo politicamente opportuno ne fa godere le donne. Ricordate l’esempio dello schiavo e del padrone di cui sopra? Non e’ autoevidente, a sinistra, che la donna goda in se’ di tale diritto: e’ autoevidente che questa sia la posizione politica del partito, sottoscritta dagli appartenenti. Da qui il godimento di un diritto del quale sono titolari i partiti: cosi’ come il padrone non voleva che qualcuno uccidesse il suo schiavo, un partito non vuole che le donne siano costrette alla gravidanza. Ma non e’ un diritto delle donne in se’: e’ un diritto del partito. Il titolare e’ la politica. Ne godono le donne.

Cosi’, non e’ la Bindi ad aver diritto al rispetto: e’ il partito. Come riflesso, il partito non vuole si offenda la sua Bindi. Come il padrone con lo schiavo di prima. Il titolare del diritto e’ il padrone, il godimento e’ dello schiavo. (3) Le donne potrebbero venir private di tale diritto dalla sinistra stessa? Certo. Essendo il diritto del partito, il partito puo’ toglierlo.

Un esempio tipico e’ il fatto che un partito che ha lottato per i diritti dei lavoratori ha anche approvato il pacchetto Treu. Le richieste dei lavoratori nelle lotte degli anni ’60 e quelle della legge Treu sono esattamente l’opposto. Il partito ha dato il godimento di alcuni diritti quando c’era la ratio politica per farlo, e li ha tolti sempre perche’ c’era la ratio politica.

Questa non e’ incoerenza: a sinistra sono perfettamente coerenti. Sono coerenti pero’ con una teoria che vuole i diritti essere proprieta’ della politica e non dell’individuo. Non essendo diritti dei lavoratori nel senso stretto del termine, ma semplicemente diritti del partito il cui godimento era concesso ai lavoratori, quando il partito ha voluto ha potuto cambiarli. Perche’ ne era titolare, ovviamente.

Cosi’, per l’uomo di sinistra nessuno possiede davvero dei diritti: al limite ne godono. Il partito definisce una serie di diritti, e decide chi e quando ne debba godere. La Bindi si e la Meloni no, Sircana si’ e MArrazzo no, eccetera. In questi giorni ho visto istigazioni a picchiare la Santanche’ per quanto detto su Maometto. Nel frattempo qualcuno e’ stato picchiato a morte dalla polizia penitenziaria. Se il diritto a non essere picchiati e’ un diritto individuale, ovviamente la Santanche’ ha lo stesso diritto di non essere ammazzata di botte che aveva il ragazzo ucciso.

Se io dicessi “beh, dopotutto lo stile di vita dello spacciatore e’ rischiosetto”, verrei accusato di essere un apologeta dei pestaggi fascisti. Ma anche un eventuale pestaggio della Santanche’ sarebbe illegale, anche se affermare che lo stile di vita della Santanche’ non sia “rischiosetto” e’ difficile: insultare migliaia di persone non e’ saggio quanto spacciare droga e drogarsi fino alla consunzione fisica,  e potrebbe portare gli stessi problemi.

Tuttavia si puo’ dire “a me se picchiano la Santanche’ non dispiace”, ma non posso dire “a me di un tossico spacciatore ammazzato di botte frega un cazzo”. Perche’?

Perche’ esiste una ratio politica, la quale assegna alla Santanche’ meno diritti rispetto al ragazzo in questione. Entrambi fanno uno stile di vita “poco sicuro per la salute”: pestare la Santanche’ e’ un reato quanto pestare un detenuto. E se qualcuno dicesse di sentirsi offeso perche’ la Santanche’ da del pedofilo ad un profeta, beh:  qualche madre riempita di mazzate dal figlio tossico potrebbe avere qualche motivo di risentimento verso gli spacciatori. Esiste da entrambi i lati un punto di vista per il quale “devono mettere in conto qualche incidente” per via di quel che fanno, sia esso insultare una fede o vendere droghe, drogarsi o altro.(4)

Siamo ancora al punto di prima: la sinistra definisce i diritti, ma li definisce in sede politica. Essi quindi sono validi solo  e se la ratio politica non e’ avversa. Nel caso sia avversa, il diritto dell’individuo perde e viene cancellato. Se la Santanche’ fosse una pasionaria anticlericale e andasse a dire che Cristo era uno psicopatico(5), probabilmente godrebbe di diritti diversi: e la differenza sarebbe la ratio poltiica.

Questo non avviene perche’ l’uomo di sinistra non creda nei diritti: ci crede eccome. Il problema e’ la definizione stessa del diritto, che non e’ individuale e non e’ attribuito alla persona.

Cosi’, il diritto a sinistra viene definito come:

    • Sempre discutibile in sede politica.
    • Piu’ debole della ratio politica, in contrasto con la quale puo’ decadere.
    • Attributo del partito in quanto ente politico, ovvero semplice posizione politica condivisa.

Non esiste, in sostanza , una cultura dei diritti individuali a sinistra. Esiste una cultura politica dei diritti, che e’ una cosa diversa. Io ho diritto alla vita se non esiste una ratio politica che dica il contrario, e se cosi’ fosse il mio diritto alla vita dovrebbe venire meno.(6) Come vengono meno i diritti alla vita privata  di ogni cittadino che faccia politica: la politica prevale sulla persona.

Questo che sto facendo non e’ un giudizio od una condanna: prendo atto che per l’uomo di sinistra la posizione politica possa far venire meno dei diritti individuali, e quindi per la sinistra i diritti individuali sono piu’ deboli della politica. Sapendo che la pensano cosi’, sara’ poi una mia cura chiedermi se li voglio al governo.

Si tratta di una posizione legittima: i cattolici, per esempio, sottomettono i diritti alla teologia, e quindi qualora un tuo diritto si scontri con la teologia esso perde la partita. Non si tratta di una posizione strana, dunque, ne’ inaudita. E’ semplicemente la loro idea di diritti: qualcosa che e’ piu’ debole della politica, e che quindi la politica ti puo’ togliere.

Non e’ vietato in se’ pensare questo: e’ legittimo quanto chiedersi se vogliamo una simile idea di diritti  al governo. Tutto qui.

Uriel

(1) Questo insulto dice sia che la Bindi sia brutta che stupida, come conseguenza. Ammesso che la bellezza sia una questione ddi gusti, vorrei pero’ avere qualche prova dell’intelligenza della Bindi. Avete sue dichiarazioni, scritti, azioni, dai quali si evinca la sua grande intelligenza? Se si’, scrivete a “holeprovedellapresuntaintelligenzadellaBindi@wolfstep.cc” . Da non confondere con “holeprovedellapresuntaintelligenzadiDalema@wolfstep.cc”.

(2) Se non sapete cosa sia una poesia Vogon siete dei prostecnici.

(3) Anche quando l’omicidio degli schiavi venne proibito  del tutto, era il padrone ad essere considerato parte offesa. Non lo schiavo e non la sua famiglia.

(4) Le droghe leggere ammazzano eccome. Con quali soldi hanno comprato l’esplosivo che ha ammazzato Falcone,rompendo il salvadanaio dei bambini o finanziandosi mediante spaccio, prostituzione, eccetera? C’erano anche i soldi delle vostre canne, dentro quella bomba.

(5) Quasi certo, esattamente come la pedofilia di maometto (ammesso che le scritture dicano il vero in entrambi i casi). Come chiamate a casa vostra uno che pensa di essere figlio di dio, di ricevere offerte di lavoro come regnante da Satana in persona, e va in giro maledicendo alberi? Il comportamento di quell’uomo sembra una collezione di malattie psichiche.

(6) Fortunatamente, ridefinire un’accetta in termini politici e’ complesso.

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