Morti poco sospette.

Di Uriel Fanelli, 16/11/2009ember 16th, 2009

Toltimi di dosso un pochino di  fessi, volevo scrivere da qualche tempo due parole riguardo alla storia del ragazzo morto per un pestaggio subito mentre era sotto l’amorevole custodia dello stato. E lo scrivo in una prospettiva “storica”, nel senso che volevo inquadrare questa cosa all’interno di un discorso “storico”, nella misura nella quale lo e’ la mia memoria politica.

Innanzitutto, Giovanardi ha detto una verita’: il ragazzo e’ morto perche’ tossicodipendente e anoressico. Fosse stato piu’ robusto sarebbe sopravvissuto, sopravvissuto ad una PRASSI invalsa ovunque, che e’ quella di sfogare la propria repressione violenta sugli indifesi, la malattia dell’italiano che ha un potere sui piu’ deboli. Cosi’ Giovanardi ha detto una verita’. Ma se la pronunciamo tutta, questa verita’, essa suona cosi’: “tutti vengono pestati, ma solo lui e’ morto perche’ era tossicodipendente ed anoressico”.

Adiamo un pelino indietro con gli anni. Gli anni ‘80. A quei tempi, si usciva da un periodo durissimo della storia repubblicana, che aveva visto particolari conquiste sociali conquistate a suon di manifestazioni, mentre personaggi come Cossiga gestivano la cosa in un modo tale da ottenere torture, morti sospette in carcere ed in questura.

Contemporaneamente, sia durante il periodo “caldo” che dopo, la magistratura aveva dato prova di essere un ente persecutorio e sostanzialmente repressivo, cui veniva affidato il compito di abusare della legge (quando, a Dicembre, Pinelli si lancia dalla “finestra lasciata aperta per il troppo caldo” con un balzo felino, per essere raccolto da un’ambulanza chiamata un quarto d’ora prima del suo balzo felino, la prima versione disse che si tratto’ di un malore), in quanto era l’organo dello stato che godeva di totale impunita’.

Questa serie di morti sospette, di manifestanti morti schiacciati da camionette che li avevano inseguiti per kilometri ma erano “sfuggite al controllo del guidatore”, queste persone ammazzate da colpi accidentali sparati mentre erano in ginocchio, queste persone “trattenute per accertamenti” per mesi e mesi, avevano gia’ destato una certa apprensione sia nella classe politica italiana che in quella straniera.

In Francia era nata una vera e propria dottrina che consisteva nel dare sistematicamente asilo a chiunque fosse fuggito dalle grinfie della magistratura italiana, per una ragione molto semplice: si riteneva che la magistratura raccontasse delle palle, anche quando (come nel caso di Battisti) diceva il vero. I francesi non si presero in casa il fior fiore del terrorismo nero e rosso per puro caso: se lo presero in casa perche’ era risaputo che la magistratura italiana fosse un pozzo di merda senza confini, capace di inventare di sana pianta interi processi, prove comprese.

Non era una convinzione dei soli francesi, se pensate che a Tortora venne garantita immunita’ dal parlamento europeo, in quanto “

« Il fatto che un organo della magistratura voglia incriminare un deputato del Parlamento per aver protestato contro un’offesa commessa nei confronti suoi, dei suoi elettori e, in ultima analisi, del Parlamento del quale fa parte, non fa pensare soltanto al  fumus persecutionis : in questo caso vi è più che un sospetto, vi è la certezza che, all’origine dell’azione penale, si collochi l’intenzione di nuocere all’uomo e all’uomo politico. »

Il giudice che pure ha assolto  Tortora, dopo anni di persecuzioni, disse questo per giustificare colleghi (e ne era pure orgoglioso):

. Anche i giudici, del resto, soffrono di simpatie e antipatie… E Tortora, in aula, fece di tutto per dimostrarsi antipatico, ricusando i giudici napoletani perché non si fidava di loro e concludendo la sua difesa con una frase pungente: «Io grido: “Sono innocente”. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.» »

In pratica, se osate dire di essere innocenti, e osate dire che sperate dal profondo del cuore che lo sia anche la giuria, o PEGGIO, addirittura RICUSATE I GIUDICI (ommioddio, blasfemia maxima!) , ecco che, insomma, ve la siete pure cercata. Eh, sapete, i giudici hanno le loro simpatie.

Lo stesso dicasi per la polizia ed i carabinieri italiani. Se cercate guide turistiche internazionali, e cercate quelle sulla Germania, in caso di problemi c’e’ scritto di contattare la polizia. Se cercate le guide dell’ Italia, su quasi meta’ di loro c’e’ scritto di contattare il consolato.

I carabinieri, la tanto amata “arma”, sono definiti “paramilitary” , il che da quelle parti non e’ affatto un complimento. Sa di Pinochet e di gung-ho, e nessuno capisce perche’ in Italia corpi come la Finanza e i Carabinieri siano dei veri e propri militari. Siamo l’unico paese che manda soldati a riscuotere il fisco.

Che la polizia e i carabinieri in Italia siano poco affidabili e che il panorama sia assai poco allegro e’ riconosciuto da tempo ovunque, se alla vice Digos si scrive sul Cia factbooks  “he DIGOS is, therefore, a de-facto internal political secret service for political surveillance of public activities.” E “de facto internal political secret service” non suona proprio benissimo.

Insomma, l’ Italia e’ nota sin dai primi anni ‘70 per avere una polizia ed una magistratura degna del Cile di Pinochet. Amnesty International ha esaminato diversi di questi casi individuali. (Amnesty International Report 1983, pp.262-263, trad. nos.) In una rassegna delle proprie preoccupazioni riguardo alla situazione italiana, pubblicata nell’aprile 1983, Amnesty International ha criticato le disposizioni giudiziarie sulla durata della carcerazione preventiva. In procedimenti che in caso di condanna prevedono pene detentive di 20 anni, la detenzione degli imputati può durare fino a 10 anni e 8 mesi prima che si arrivi alla sentenza.  Amnesty International è sempre più allarmata dal fatto che detenzioni già lunghe siano state estese con la modifica dei capi d’imputazione, o con l’aggiunta di nuove accuse da parte di giudici di altre città, mentre i procedimenti giudiziari erano ancora in corso.

Questo era, un tempo, un qualcosa di cui la sinistra italiana si occupava. Sia perche’ i sindacalisti venivano “portati in caserma per accertamenti” e tornavano a casa pesti , sia perche’ l’apparato repressivo italiano aveva raggiunto livelli Putiniani, solo che li aveva raggiunti contro la sinistra.

In quel periodo si prlava di smilitarizzare carabinieri e finanza (anche la Polizia un tempo era militare ed e’ stata smilitarizzata) , e si fece un referendum per la responsabilita’ civile dei giudici, che fu vinto. Fu vinto per l’impegno, in prima fila, della sinistra stessa, dopo il caso di Tortora.

Non c’e’ nulla di strano in questo, proprio perche’ quando la sinistra faceva la sinistra, almeno nel resto del mondo, il tema dei diritti delle persone (dunque anche degli imputati) era un tema sentito. Le fughe di notizie, come quelle che causarono la morte di Livatino e Dalla Chiesa, erano stigmatizzate e considerate come il frutto dell’infiltrazione mafiosa o criminale. Dalla sinistra, non dalla destra.

Finche’ arrivo’ l’elemento distorsivo. L’elemento distorsivo di tutto fu Mani Pulite, che apparve immediatamente come una facile scorciatoia per il potere, colpendo principalmente i due piu’ grandi partiti della maggioranza dell’epoca. Sul piano del diritti umani , Mani Pulite fu un disastro. Essa inauguro’ l’uso dello strumento della carcerazione come forma di TORTURA. Se ne accorsero immediatamente sia opinionisti italiani che stranieri:

A. Panebianco (cfr. “Corriere sella Sera” del 16 luglio 1994), ad esempio, ne ha parlato come di una “regola” conclamata: <<Che la carcerazione preventiva sia stata usata in questo Paese in molti casi per estorcere la confessione dell’indagato è un fatto certo e  una ennesima violazione dei pèrincipi elementari della civiltà giuridica liberale>>.

In particolare per quel che riguarda il cosiddetto Pool Mani Pulite, nel settembre del 1993 su “Newsweek” compariva un articolo dal titolo “Giustizia fuori controllo?” nel quale si affer­mava tra l’altro che: << I magistrati di Mani Pulite hanno regolarmente incarcerato uomini nel mirino delle loro indagini fino a farli confessare>>. E T. Maiolo — V. G. Lehner, Autobiografia di un inquisitore non autorizzata, Milano 1995. Introduzione — ricorda: << L’altra grande anomalia che ha caratterizzato le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Milano, che anche in questo è stata nave scuola. Parlo dell’uso che è stato fatto del carcere primas del processo.

Forse non tutti sanno che il codice è rigorosissimo, in questo. Le manette devono scattare solo in casi eccezionali, rigorosamente previsti dalla legge. Mai comunque un cittadino deve essere minacciato di arresto se non parla. La situazione è descritta alla prefazione ( e ricordata in questo libro) dall’avvocato Gaetano Pecorella: le pressioni, i ricatti, le minacce, l’abbandono in cella cui è destinato l’”irriducibile”. Che non avrà più la fortuna di incontrare il magistrato finché non si deciderà a “fare i nomi”. Trattandosi di inchieste che riguardano il mondo politico, è chiaro che la persona arrestata dovrà dire la parola magica, quella del segretario del partito>>.

Del resto lo stesso Pool Mani Pulite ha ammesso esplicitamen­te che lo scopo della carcerazione preventiva è la confessione. In proposito Lehner — op. cit., p. 25 — ha rilevato: << Il carcere preventivo, divenuto regola come forma di pressione mirata alla confessione e alla delazione può essere talora, prassi dolorosa e vergognosa,e perciò stesso da dissimulare, risorsa astuta di magistrati incapaci per semplificare l’iter accusatorio, strataggemma emergenziale, comunque, da rinnegare pubblicamente, giammai teoria da magnificare e da decantare. E Borrelli, invece, magnifica e decanta>>.

Egli, infatti (intervistato da “la Repubblica” il 19 febbraio 1995) aveva affermato: << Ma in fin dei conti, è proprio così scandaloso chiedersi se lo choc della carcerazione preventiva non abbia prodotto dei risultati positivi nella ricerca della verità? Non ci scandalizziamo che la pena detentiva abbia un effetto deterrente sulla commissione di nuovi reati, però ci scandalizziamo se si dice che una detenzione anticipata può avere come effetto un avvicinamento alla verità. Io credo che questo effetto non possa essere sottovalutato>>. E ancora, a proposito di un disegno di legge, giudicato negativamente perché: << Impedisce al Pm di fare l’interrogatorio a caldo, di trarne — se vogliamo anche sotto la vibrazione emotiva della restrizione appena subita — tutto quello che può servire per le indagini>>.

Dunque lo “choc della carcerazione preventiva” ha prodotto “risultati positivi nella ricerca della verità” e cioè confessioni, e questo risultato non va sottovalutato. Si tratta di una vera e propria “confessione” del fatto, accompagnata da una giustificazione che è del tutto al di fuori della legge.

Ancora peggiori i metodi usati per aggirare l’ articolo 25 della costituzione.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale”. Ma il dettato costituzionale viene platealmente violato o largamente aggirato. ( Articolo 25 – Connessione e stralcio )

La norma per cui «Nessuno può essere distolto dal Giudice naturale precostituito per legge», non è un principio astratto soste­nuto da inguaribili e petulanti garantisti. È il disposto dell’art. 25 Cost. che intende impedire che il caso di Tizio venga sottoposto al giudice Caio o alternativamente al giudice Sempronio, in base alle amicizie, appartenenze politiche od anche semplicemente agli orientamenti giurisprudenziali dell’uno o dell’altro, per ottenere la sentenza desiderata. Per impedire cioè che una delle parti, sceglien­dosi il giudice, possa scegliersi la sentenza cancellando, con la terzietà del giudice, la funzione stessa del processo. Sennonché l’art. 25 Cost. è stato platealmente violato ai tempi d’oro di Tangentopoli e viene tuttora largamente aggirato. Vediamo come.

In teoria il pubblico ministero non può disporre la custodia cautelare, ma solo richiederla al giudice per le indagini preliminari che l’autorizza solo se verifica l’esistenza dei rischi di reiterazione dei reati, della fuga o dell’inquinamento delle prove. Nella pratica di Mani Pulite non è stato così. Il Gip si è totalmente appiattito sulle posizioni del Pool. Diaconale lo ha spiegato così: «I1 sistema usato dai giudici di Milano è un misto di furbizia e d’interpretazione estensiva e innovativa delle nuove norme processuali. La furbizia riguarda il giudice per le indagini preliminari. In teoria, la scelta dovrebbe essere automatica, effettuata non sulla base delle necessità o dei desideri del pubblico ministero o dell’indagato, ma con il criterio oggettivo della competenza temporale. A garanzia dell’in­dagato e delle più elementari regole di giustizia, i fascicoli delle indagini dei pubblici ministeri dovrebbero essere assegnati ai Gip secondo un criterio esclusivamente cronologico e quindi rigorosa­mente oggettivo. In pratica i Pm dovrebbero trasmettere gli atti ai Gip di turno. Invece, fatta la legge, trovato l’inganno. A Milano si scopre che aggirare l’oggettività del criterio cronologico è un gioco da bambini. Basta mettere insieme un pò di casi di scarso rilievo pubblico o penale: i soliti furti, l’ennesimo tossico dipendente, il consueto scippatore e via di seguito. In questo modo si satura il Gip di turno non gradito o considerato non funzionale alle indagini su Tangentopoli. E si riesce a piazzare regolarmente il fascicolo giusto al Gip giusto. Non è un caso che il Gip di tutte le centinaia di procedimenti relativi a Mani Pulite sia sempre Italo Ghitti. Il gioco è talmente ripetitivo che il povero Ghitti, consapevole di essere stato utilizzato come comodo strumento di copertura dei vari Pm del Pool, alla fine decide di recuperare la propria autonomia compiendo il salto verso il Consiglio Superiore della Magistratura. Al momento dell’uscita di scena di Ghitti e con lo scoppio del caso Padalino, il nuovo Gip di fiducia del Pool — che nell’agosto del ‘94 va in ferie e non ottiene l’assegnazione dei nuovi fascicoli su Mani Pulite — il capo dei Gip milanesi Mario Blandini stabilisce di far finire l’andazzo ed evitare le polemiche- affidando a una macchinetta automatica il compito di assegnare le inchieste ai giudici del suo ufficio>>. Ma, finché non si giungerà alla separazione delle carriere, nessuna macchinetta riuscirà ad evitare casi come quelli dell’ex Gip Jelo divenuto, o dell’attuale presidente di Tribunale Ghezzi che aspirava a diventare, un Pm della Procura sulle cui istanze era stato, o è, chiamato a giudicare.

Milano non è la sola.

Nell’aprile del 1996 l’allora guardasigilli Caianiello, a seguito della presentazione di un corposo esposto (quasi duemila pagine) inviatogli dagli avvocati napoletani, decideva di avviare un’ indagine amministrativa sull’ operato della magistratura di Napoli.

Il ministro, secondo quanto riportava “il Giornale” del 5.4.96 dichiarava: «Alcuni passaggi di quella documentazione inviatami dalla Camera Penale mi hanno particolarmente colpito. Soprattutto quello relativo al meccanismo della separazione di posizioni di alcuni imputati nell’ambito del medesimo procedimento, operazio­ne che viene chiamata “stralcio”. Ho il timore — prosegue — che tale meccanismo, nel rapporto tra pubblico ministero e giudice per le indagini preliminari chiamato a decidere su una questione, possa alterare il principio del giudice naturale». Il “Corriere” dello stesso giorno chiariva: «Nel documento si sostiene che la Procura avrebbe abusato del procedimento di stralcio per fare in modo che determinati processi venissero affidati a Gip ritenuti più graditi». E per un cx componente della consulta, qual era e teneva a sottolineare di essere stato Caianiello, «questo timore suscita l’esigenza di vederci  chiaro e di fare accertamenti mirati, per capire se episodi del genere possano toccare le garanzie costituzionali». Tutto questo in generale.

In particolare, gli esempi non mancano. Francesco Misiani ha raccontato lo svolgimento della riunione tenuta alla Procura della Repubblica di Roma per decidere la competenza del processo Enimont: «Mele volle prima ascoltare il parere di tutti (ndr i procuratori aggiunti Coiro, Torri e Volpari, nonché Misiani). E ne ricavò l’impressione che, almeno sotto il profilo “tecnico”, la competenza spettasse a Roma. Se ne disse convinto anche lui, ma aggiunse subito che, ciò nonostante, avrebbe inviato gli atti a Milano. Il suo ragionamento era prettamente politico e ruotava intorno a due considerazioni. Innanzitutto, spiegò che se l’inchiesta fosse rimasta a Roma, questo avrebbe caricato l’ufficio di una pressione spaventosa, “condannandolo” al successo, ad arrivare comunque a rinvii a giudizio. Viceversa, se le indagini, al di là della buona fede e capacità dei singoli, non fossero approdate a nulla, questo avrebbe giustamente autorizzato i peggiori sospetti sulla Procura, riaccreditando quell’immagine di “porto delle nebbie” che lui per primo intendeva seppellire con l’immagine di una nuova gestione. Del resto, Mele fece anche una seconda considerazione che sviluppava ulteriormente proprio questo concetto. Disse: “Nel passato, da Valpreda in poi, è sempre stata Roma a scippare i processi a Milano nel disprezzo delle regole sulla competenza. Questa volta dobbiamo offrire un segnale opposto e spogliarci dell’inchiesta anche se, tecnicamente, saremmo competenti. Anzi, proprio questa circostanza renderà ancora più significativa la nostra decisione”». Dunque la violazione dell’art. 25 della Cost., comun­que motivata, è stata pienamente consapevole da parte dei Pm romani. Ed i Pm di Milano?

Sempre Misiani racconta di un colloquio con Colombo, nel      corso del quale, avendo osservato, tra l’altro: «E poi non è che ogni ‘volta possiamo fare finta che non esistano il codice e le regole sulla competenza», ebbe questa risposta: «Forse non hai capito, Ciccio, ma qui non dobbiamo decidere chi è competente, ma chi può fare o non fare le inchieste».In effetti “Ciccio” era rimasto indietro. Il Pool di Milano, che era molto più avanti, lungi dal superarli, non si poneva più problemi “tecnici”.

È bene ricordare che a chiusura del processo Enimont, definito     la Norimberga della politica italiana, tra i tanti altri vennero condannati — da un giudice che non era quello precostituito per legge   imposto dalla Costituzione, e dunque da un giudice che giuridicamente non era tale — Craxi (ex segretario del Psi), Forlani (ex segretario della Dc), La Malfa (ex segretario del Pri), Altissimo (ex segretario del Pli), Bossi (segretario della Lega Nord).

Il caso Enimont è così enorme e terrificante che basta e avanza.  Ma è tutt’altro che isolato. I primi esempi che vengono in mente sono quelli dell’allora Pm Di Pietro che chiese al collega Paraggi di Roma, che indagava Pacini Battaglia, di trasmettergli gli atti per connessione (ad evitare sovrapposizioni con l’indagine che egli stesso stava conducendo); del Pm Jelo titolare del processo Greganti/Eumit che continuava ad indagare per un finanziamento all’estero che sapeva non punibile e solo dopo lungo tempo trasmetteva gli atti alla Procura di Torino, competente ad indagare per reati ben più  gravi e punibili, quali la bancarotta piuttosto che lo spionaggio; del  Pm Greco titolare del processo All Iberian che avendo indagato per connessione su un fìnanziamento illecito all’ estero (non punibile, di competenza della Pretura) e su un falso in bilancio, nel corso del processo sosteneva l’opposto e chiedeva lo stralcio di quest’ultimo reato. Insomma con la “connessione” si attribuisce al giudice incompetente e con lo “stralcio” si sottrae alla competenza del giudice naturale, questo o quell’indagato (o imputato) per questo o quel reato. Occorrendo, si può ricorrere, nello stesso processo, prima all’uno e poi all’altro meccanismo. Ma solo se si è costretti o ci si attarda ancora nella vecchia convinzione che bisogna decidere “chi è competente”. Per chi ha superato questi problemi tecnici, l’art. 25 Cost. è semplicemente lettera morta.

<<Al di là della valutazione simpatetica per la funzione moralizzatrice di Mani Pulite, anche lo storico Paul Ginsborg nella sua Storia d’Italia 1943-1996 è costretto a sottolineare gli elementi di giustizia sommaria e le violazioni delle libertà civili che hanno segnato le tappe fondamentali di Tangentopoli.”Errori imperdonabili”: l’impossibilità di esercitare fino in fondo il diritto alla difesa, il segreto istruttorio calpestato in diretta TV, l’avviso di garanzia in funzione di gogna mediatica, la custodia cautelare come strumento coercitivo per indurre alla confessione >> . Tutti mezzi, in particolare l’ultimo, manifestamente illegali, con i quali << Nei 25 mesi che vanno dall’arresto di Mario Chiesa alla vittoria elettorale di Berlusconi i magistrati di Milano arrestano 4525 persone, mandano 24.400 avvisi di garanzia,inquisiscono 1069 parlamentari ed uomini politici. Una vera e propria crociata che lascia sul campo, oltre a un’alta percentuale di assoluzioni, ben 10 suicidi, 10 protagonisti della vita economica e politica del Paese schiacciati dalla macchina inquisitoria >>.

Né il fatto che la violenza illegale della carcerazione per indurre alla confessione non sia stata esercitata personalmente e direttamente dai magistrati, ma sia stata ordinata alla Polizia giudiziaria, cambia minimamente i termini della questione. Neppure Pinochet è andato personalmente col mitra in mano a sparare ad Allende.

La Corte di giustizia europea  ha emesso una sentenza il 17 luglio 2003, questa volta riguardante la violazione dell’articolo 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata). La Corte ha rilevato infatti che «lo Stato italiano non ha assicurato la custodia dei verbali delle conversazioni telefoniche né condotto in seguito una indagine effettiva sulla maniera in cui queste comunicazioni private sono state rese pubbliche sulla stampa» e che «le autorità italiane non hanno rispettato le procedure legali prima della lettura dei verbali delle conversazioni telefoniche intercettate». (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Strasburgo) CASO CRAXI contro ITALIA (n.1) (op. cit.))

Come mai veniva tollerato tutto questo, nonostante quelli furono i soliti metodi coi quali , anni prima , si erano messi in carcere e costretti alla delazione attivisti, sindacalisti e membri del partito?

Il problema nasceva dall’opportunita’ politica che nasceva da Mani Pulite: annientando i nemici politici, essa sembrava funzionale alla presa di potere.(1)

Cosi’, Violante lascia passare la legge che di fatto annulla il referendum sulla responsabilita’ civile dei magistrati, invertendone i contenuti, la magistratura e’ buona perche’ persegue gli avversari e benedetta sia la polizia che li porta via in manette. Perfetto.

Ma placcare d’oro la merda non serve a nulla, e oggi il risultato e’ che sia la polizia che la magistratura si sentono legittimate a fare di tutto. I termini di carcerazione preventiva non esistono piu’, e si estende la cosa a piacimento del magistrato, che puntualmente sceglie il GIP (come detto sopra) secondo delle logiche di amicizia. Le scuole DIAZ ci mostrano la polizia(2), che ancora ci mostrera’ il volto delle forze dell’ordine.

Il problema e’ che lo squadrismo della polizia emerge soltanto quando si picchia qualche giovane drogato, che le decisioni stravaganti dei magistrati si vedono solo quando un tipo si presenta a pezzi di fronte ai giudici che lo vedono “sano” (3), eccetera. Ma attenzione, perche’ si tratta di una rappresaglia politica. In realta’ di persone che muoiono in carcere per i pestaggi della polizia ce ne sono bizzeffe, ma ci si occupa solo ed esclusivamente di quelli che rientrano nell’ottica della lotta antiproibizionista (se muore un tossico o uno spacciatore, insomma) oppure nel campo della lotta politica (se muore un militante ), o della politica filoterzomondista (se muore un immigrato)  tutti gli altri muoiono in carcere senza che si dica parola.

La verita’ e’ che si tratta di un sistema consolidato, e che sia i metodi di pestaggio e tortura sono tramandati ed istituzionalizzati, cosi’ come le cose da scrivere sui verbali per difendersi, cosi’ come i metodi da usare per evitare le denunce (falsi documenti di rinuncia , come nel caso specifico) oppure falsificazioni palesi dei rapporti (come nel caso di Aldrovandi).

Ma tutto questo passera’: la mobilitazione odierna dei giornali di sinistra non e’ altro che una rappresaglia per il caso Marrazzo; caso che di per se’ vede un branco di squadristi entrare illegalmente in una casa privata, piazzare prove false (cocaina) sul tavolino, avendo cura di sistemarci accanto la tessera di Marrazzo con la foto per scattare le fotografie, eccetera.  Per poi giungere al ricatto. I farlocchi ci dicono che Marrazzo doveva dimettersi per essere ricattabile, e non si chiedono CHI NON SIA RICATTABILE, se i carabinieri in linea teorica possono sfondarti la porta ,  e oltre alla cocaina portare in casa tua anche il transessuale! Un comportamento da polizia di Pinochet, che i carabinieri praticavano impuniti da anni; e l’atteggiamento delle trans mostra chiaramente che il taglieggiamento e il ricatto da parte delle forze dell’ordine sia una pratica diffusa e ormai data per certa.

Non vi aspettate che ci sia qualche cambiamento: di tutto cio’ di cui si parlava negli anni ‘80, dalla riforma della polizia con l’istituzione di organi disciplinari indipendenti alla responsabilita’ civile dei magistrati, fino alla smilitarizzazione dei carabinieri e della finanza, tutto divenne lettera morta con Mani Pulite.

Ho voluto citare la storia completa, l’evoluzione della magistratura da strumento di Cossiga e co. per reprimere la sinistra (che di conseguenza agitava la bandiera dei diritti e della civilta giudirica) fino a diventare comodo strumento per la destituzione degli avversari politici, con il relativo cambiamento di posizione: da partito che combatte i “sepolcri imbiancati”, come venivano definiti i giudici, a partito che li appoggia pienamente.

E allo stesso modo sono cambiate le coscienze delle persone: fedeli alla linea, essi hanno cambiato radicalmente idea, e oggi applaudono proprio coloro che un tempo erano i loro persecutori, senza che ai loro persecutori sia stato mai tolto il potere, senza che la cultura di quei persecutori sia cambiata, senza che si sia mai legiferato per trattenere gli eccessi di un sistema giudiziario che e’ il peggiore dell’occidente, e contemporaneamente IL PIU’ APPLAUDITO.

Un tempo, le inchieste della polizia (che veniva definita “fascista”) erano analizzate, spacchettate, ogni possibile incongruenza ed illegalita’ era segnalata, uscivano libri sui processi “pilotati” e sulle violenze occultate dalla polizia o da magistrati compiacenti che archiviavano sempre. Ma era l’epoca in cui finivano in carcere (o ammazzati) i compagni. I sindacalisti. Operai in lotta.

Cosi’, non vi scandalizzate tanto se quel ragazzo e’ morto. Pensate che magari votava per Berlusconi, e vedrete che e’ morto perche’ era drogato e anoressico. Mentre pronunciate ad alta voce “magari votava Berlusconi” non vi sembra sempre piu’ chiaro, evidente, persino tranquillizzante, che sia morto perche’ era drogato?

Dai, su. Vi si conosce, in fondo. Alla vostra coscienza basta poco e dopotutto, non e’ una coscienza cosi’ vergine come credete. Pronunciate la parola magica, “Berlusconi”, quando vedete le sue foto, e vedrete che in fondo, in ultima analisi, simapero’, ma anche, era solo un tossico di merda. Pensate al ragazzo che magari vota Berlusconi, provate a vederlo dentro l’urna che traccia una riga, poi l’altra, e vedete, vedete che dentro la vostra mente e’ un tossico di merda, che non meritava altro.

Perche’ in fondo e’ questo che avete fatto nel corso del tempo: da forza garantista dei diritti , siete diventati i guardiani del patibolo. La stessa polizia che  odiavate e disprezzavate quando vi picchiava , oggi e’ fatta di eroi, gli stessi giudici che prima chiamavate “strumento repressivo intoccabile” oggi sono la garanzia del giusto e del buono, e a farvi cambiare idea e’ stata la parola che puo’ tutto: “Berlusconi”. Un tempo il “soccorso rosso” andava ad aiutare la gente ferita, pestata e perseguitata da questa polizia e da questi giudici; oggi no, solo a parlare di riforma si blocca tutto, e cosi’ il soccorso rosso va ad aiutare sempre e solo i giudici e gli sbirri, quelli stessi che concluderanno probabilmente un’inchiesta farsa che assolvera’ tutti o condannera’ qualche coglione di basso valore, senza interrogarsi sul sistema in se’. Che funziona bene, funziona bbbbene, funziona bbene e DEVE funzionare bbbbene, per via di quella parola magica che tutto puo’: Berlusconi.

Cosi’, usatela ancora, e vedrete che il mondo vi sorridera’. Anche mentre ammazzano gente. Pensate che al posto suo ci fosse Berlusconi , o Previti. Non e’ quasi giusto, che si pesti gente in carcere, cosi’?

I fondo, l’oblio in politica costa poco, figuriamoci quello della coscienza.

Uriel

(1) La capacita’ di valutazione della situazione politica non e’ mai stata una qualita’ dei dirigenti di sinistra. Subito dopo vinse Berlusconi, poi si ebbero diversi governi tecnici, e infine ci fu l’accrocchio di Prodi-D’Alema-Amato.

(2) Un anno prima, con il ministro degli interni Napolitano,  durante le manifestazioni di Napoli succede di peggio: alcune manifestanti greche vengono stuprate dalla polizia usando i manganelli. Hanno ricevuto un solido indennizzo passando per Strasburgo, visto che le lesioni erano ancora misurabili al loro ritorno in Grecia , ma non aspettatevi che in Italia se ne parli. San Giorgio da Praga non si tocca.

(3) Anche se non fosse gia’ stato pestato, il ragazzo sembrava tutto tranne che “sano”.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...