Scippersprunct

Una cosa che ho scritto sul cyberpunk ha provocato, in maniera che non mi aspettavo, una reazione piccata. Di per se’ la cosa non dovrebbe stupirmi, dal momento che negli ultimi decenni si e’ dato al termine “fantascienza” il significato di “qualsiasi cosa racconti una storia poco realistica o in un contesto evidentemente irreale”. In questa accezione, anche Dante che visita il Paradiso e’ “fantascienza”, cosi’ come lo e’ Gulliver che incontra i lillipuziani, o Utopia di Tommaso Moro, o Astolfo che se ne va sulla luna a cercare il senno di Orlando. Invece no, nessuno di questi racconti e’ “fantascienza”.

Benche’ si sia attribuito alla fantascienza qualsiasi scritto utopico o distopico o semplicemente fantastico, la fantascienza e’ un fenomeno ben circoscritto, e la sua identita’ viene stiracchiata solo da coloro che si illudevano di trovare lettori disposti a leggere i propri deliri invadendo un campo “piu’ tollerante verso idee strane” del solito.
La fantascienza e’ un genere, ed e’ un genere soltanto, che nasce quando il mondo della letteratura si rende conto delle profonde suggestioni causate dal progresso tecnico, e inizia a scrivere racconti fantastici che hanno come tema , come sfondo o come condizione necessaria che si realizzi qualcuna delle nuove possibilita’ che il progresso ha fatto intravvedere.
Gia’ con l’invenzione dei primi aereoplani piu’ pesanti dell’aria e congli esplosivi sempre piu’ potenti Giulio Verne inizia a scrivere, prefigurando alcune possibilita’ (dalla terra alla luna) che prima erano impensabili; ciononostante la massima esplosione della SF avviene con le grandi scoperte del novecento, per una semplice ragione: esse cambiano effettivamente l’orizzonte del fattibile.
Se con Julio Verne l’idea di andare sulla luna e’ ancora avveniristica e non rappresenta una realta’, roba da scienziati pazzi e poco credibili, dopo i primi lanci sovietici lo spazio diventa VICINO. L’idea di andare nello spazio e’ credibile perche’ e’ stato fatto. A quel punto possiamo veramente chiederci quanto andarci, come andarci, e cosa succede se ci andiamo. E non solo: se lo spazio e’ vicino, allora non solo noi possiamo andarci, ma qualcosa puo’ venire qui.
Con l’arrivo delle nuove armi atomiche due citta’ bruciano in pochi secondi; evento cui siamo abituati a pensare, ma per l’epoca un profondo choc. Arrivano armi nucleari, batteriologiche, chimiche; sebbene queste ultime due non abbiano mai mostrato particolare efficacia sullo scenario militare, l’idea di poter scomparire perche’ qualcuno libera per sbaglio un batterio e’ forte. E questo vale per ogni pezzo di progresso che arriva; se lo stato dell’arte e’ l’aereo e tutti hanno l’auto, un giorno tutti avranno l’aereo e avremo le auto volanti; se le tecnologie moderne permettono citta’ come New York, (1) allora ci sara’ Metropolis.
Ma tutto, tutto ruota attorno alle suggestioni causate dal progresso tecnologico reale, dalle reali scoperte , dalle prospettive future aperte alle tecnologie reali. Pensate ai Robot, per esempio; esistevano miti precedenti di robot (storie di meccanismi cosi’ complessi da poter giocare a scacchi, i golem, etc) ma questi racconti diventano “fantascienza” quando spiccano il volo da uno specifico trampolino, che e’ la suggestione per le prospettive aperte da una scoperta scientifica.
Un elemento dominante della fantascienza e’ il progresso, ovvero una successione crescente di scoperte: che esse siano dominate correttamente o meno , la fantascienza si svolge su un preciso palcoscenico temporale e materiale, che e’ la sequenza di elementi conoscitivi che il progresso aggiunge. Questo fa si’ che il racconto fantascientifico si svolga quasi sempre nel futuro, e se si svolge in altri momenti occorre che la componente tecnologica e scientifica siano cosi’ immanenti da mettere in secondo piano il contesto temporale.
Se un racconto descrive un mondo inesistente o una storia improbabile (il soldato cartaginese con l’orologio al quarzo) , ma non ci basiamo su una scoperta scientifica , che cosa stiamo scrivendo? Stiamo scrivendo un dignitosissimo racconto fantastico. Sia chiaro: non c’e’ nulla di male nello scrivere un racconto fantastico, o un racconto distopico, o utopico,  e si tratta di opere che possono avere grande valore. Ma non sono fantascienza.
Se io immagino un 2024 apocalittico ove Giampiernaik Berlusconi ha trasformato l’italia in Velinopoli e l’opposizione e’ stata messa dentro una gabbia da criceti a girare la ruota per produrre energia dentro finte centrali nucleari, probabilmente sto scrivendo un romanzo di fantasia, sto descrivendo un futuro apocalittico, ma non ho scritto ancora fantascienza. E’ un racconto fantastico, metaforico quanto volete, ma non e’ fantascienza.
Diventa fantascienza se ci metto dentro lo scienziato pazzo , diciamo Ruud Rummenigge Von Liebig – La Russa che inventa uno strumento tecnologico, chiamato “VT”, che riesce a gonfiare le gonadi delle persone sino a fargli prendere il posto del cervello, e ipotizzo una societa’ di teste di cazzo prodotta da questa tecnologia. Cosi’ e’ fantascienza, anche se e’ fantascienza di merda (a meno che a scrivere una trama simile non sia un genio).
Come succede in letteratura, spesso non vale il principio di esclusione. Prendiamo un esempio  molto, molto borderline: Rollerball (prima versione).
E’ possibile sostenere che Rollerball NON sia fantascienza. Rollerblade e’ un racconto fantastico con una forte componente di riflessione sociale e politica, nel quale si ipotizza che un evento sportivo caratterizzato da una grande violenza produca, per immedesimazione e identificazione, lo sfogo delle pulsioni individuali piu’ violente e/o rivoluzionarie , ragione per cui un gioco fantastico violentissimo viene usato come strumento per il controllo sociale.
La tesi e’ politica ed ideologica quando si sostiene che l’aggressivita’ unita all’individualismo producano rivoluzioni, cioe’ liberino l’anticonformismo e causino il desiderio di cambiare il sistema. Cosi’, sfogando l’aggressivita’ degli spettatori e impedendo che nelle squadre nascano delle star (cosa che fomenterebbe l’individualismo, con relativa ribellione al sistema omologante) , si controlla la massa. Il gioco non richiede tecnologie nuove nel senso di nuove scoperte fisiche o chimiche o nuove imprese tecnologiche in senso applicativo (come andare sulla Luna) , e la tesi presentata e’ puramente politica e ideologica.
E’ possibile sostenere che Rollerball SIA fantascienza. Poiche’ stiamo parlando di sociologia e psicologia di massa, e queste due tecniche sono arrivate come parte del progresso degli ultimi secoli, unitamente ai mass media, ecco che si puo’ parlare di fantascienza nella misura in cui diventa dominante il tema del progresso tecnico (in questo caso, la nuova tecnica e’ il controllo delle masse mediante la scienza psicologica) . Non c’era nemmeno bisogno del supercomputer allo stato liquido.
Adesso prendiamo Utopia. Indubbiamente si potrebbe fare il secondo ragionamento , sostenendo che le tecniche di buon governo, di politica di massa, di morale politica siano in fondo simili a quelle dell’operaismo sovietico, il sole dell’avvenire e cosi’ via. Il problema sta nel fatto che le cose non stanno esattamente cosi’. Tommaso Moro non stava scrivendo sotto la suggestione di nuove tecniche di governo, ne’ sotto la suggestione per nuove scoperte scientifiche, ne’ ha ipotizzato nulla se non leggi diverse , delle quali non solo non si vedeva traccia nella societa’ dell’epoca, ma non c’erano nemmeno dei precursori. Insomma, “Utopia” di Tommaso Moro NON e’ fantascienza. Anche se descrive un mondo fantastico, che nelle intenzioni dell’autore doveva essere anche piu’ avanzato, si tratta di mera critica verso il sistema esistente.
Che cosa, di preciso, ha permesso che il termine “fantascienza” venisse stiracchiato in questo modo? E’ successo che ad un certo punto ci si e’ resi conto di una cosa: che il lettore di fantascienza affronta l’opera con una particolare predisposizione mentale , che gli permette di accertare “tecnologie non meglio spiegate, o quasi spiegate” e idee “normalmente inaccettabili”.
Poiche’ in nessun altro settore il conservatorismo (sia stilistico che tematico) viene abbattuto in questo modo, moltissimi autori che in realta’ avrebbero scritto libri come quello di Moro (cioe’ critica politica) hanno preferito scrivere fantascienza per trovare un pubblico disposto (o piu’ disposto del solito) ad accettare idee inconsuete.
A questo codazzo si sono uniti anche dei personaggi ameni non tanto in cerca d’autore, ma in cerca di lettore: gente che normalmente avrebbe scritto saggi politici di serie Y si e’ messa a ipotizzare le proprie belinate politiche in societa’ pseudofuture, spacciando le loro tesi politiche per immaginario fantascientifico. Sino a quando si e’ trattato di tesi molto interessanti o di genii come Kubrick al lavoro, la cosa ha retto, e ci siamo trovati con dei capolavori godibili e assolutamente giustificabili: in un certo senso per queste persone la fantascienza ha rappresentato un’occasione analoga al futurismo, cioe’ un nuovo strumento per rappresentare qualcosa di non rappresentabile con i canoni classici.
Ma dopo la pioggia, viene il fango. E tutta una serie di imbecilli si sono messi a scrivere tonnellate di merda: o meglio, la merda la scrivevano gia’. Ma rivolgendosi ad un pubblico non avvezzo alla fantascienza, si trovavano con una totale chiusura alle loro tesi, che erano (e sono) in gran parte corbellerie. Cosi’, hanno detto: “ehi, ma a quei pisquani dei lettori di fantascienza va giu’ tutto: io voglio scrivere un temino pseudoapocalittico con uno scontro tra i buoni pacifisti e i cattivi guerrafondai americani, allora ci piazzo un capitolo col futuro del pianeta rovinato dall’inquinamento capitalista , lo intitolo Black Flag, e anche se la storia parla della guerra civile americana e dei malvagi americani lo spaccio per fantascienza”.
No, cosi’ non va. Black Flag e’ solo una tirata da sbroccotronici con una tesina premasticata da centro sociale, con i marines americani stereotipati che dicono “tre noi e voi ci sara’ sempre guerra” ad una impegnata radicalchic, e due o tre cazzate sui vampiri. Punto. Se Evangelisti avesse scritto la tesi di quel libro in un libro di politica, gli avrebbero riso in faccia. Sia perche’ la tesi e’ superata da 40 anni, (e’ in gran parte merda degli anni ’70) sia perche’ si tratta di una semplificazione cosi’ infantile che Lenin  l’avrebbe definita “malattia prenatale del comunismo”, solo perche’ il posto di malattia infantile era gia’ occupato dall’estremismo (che non manca nel pensiero di Evangelisti).
Di questa merda nel mondo della SF ne e’ piovuta a catinelle, e per anni. Tutti quelli che avevano una minchiata da dire hanno voluto approfittare della buona fede e dell’apertura mentale dei lettori di SF per le idee futuribili , e hanno scaricato tutti i loro fallimenti letterari, cinematografici e fumettistici alla voce “fantascienza”.(2)

Tutti questi fallimenti hanno una cosa in comune: si tratta del tentativo di usare la fantascienza come foglia di fico per nascondere la poverta’ di mezzi creativi e la mancanza quasi assoluta di un  messaggio veramente nuovo ed originale.

Il pubblico che ama la fantascienza e’, da un certo punto di vista, il pubblico perfetto per gli autori di avanguardia: se hai qualcosa di veramente nuovo da dire, e riesci a dirlo usando come paradigma letterario i temi indispensabili alla fantascienza, riuscirai ad avere una platea che si sforzera’ di allargare la mente per capirti.
Il vero problema e’ che tale platea e’ in massima parte fatta da persone caratterizzate da buona fede intellettuale, ed e’ stato molto facile ingannarla chiamandoli a guardare delle cagate pazzesche ribattezzate “fantascienza” solo perche’ si sperava in un pubblico piu’ tollerante.
Gli appassionati di fantascienza, oggi, hanno magari continuato a leggere e guardare fantascienza, ma tutti hanno sempre il medesimo rimpianto, un rimpianto verso il periodo nel quale c’era rispetto verso di loro, e non si tentava di usarli come ultima spiaggia per quando non si sa come altro far passare un messaggio politico/sociale se non facendone l’iperbole in una futura distopia (o utopia).
Anche quelli piu’ ostinati, che continuano a leggere e a guardare, oggi sanno bene di trovarsi in una situazione pessima: se anni fa comprando un libro di fantascienza si poteva venire sorpresi o poteva piacere o non piacere, oggi nove volte su dieci si  getta via il libro dopo la prima lettura: e’ solo un racconto di merda con una tesi semplicistica che cerca di nascondere la propria pochezza dietro l’ambientazione irreale, cioe’ dietro l’espediente di chiamarsi “fantascienza”.
Se il pubblico della fantascienza e’ calato di numero e spesso di passione e’ dovuto proprio a questo: la voglia di leggere belle storie e di vedere bei film c’e’ ancora, quello che molti non sopportano piu’ e’ di trovarsi a nuotare in un mare di pessima letteratura politica e sociale ridipinta da fantascienza , di dover comprare 100 libri per trovarne uno o due decenti, di dover vedere 100 film per avere uno spunto di riflessione quando va bene.
Siete liberi di rifilarci quella merda che e’ uscita da “Fanteria dello Spazio” di Paul Verhoeven: un capolavoro ridotto a “spara al bacarozzo”. Il guaio e’ che il prossimo film avra’ la sala vuota, e prima di vederlo aspettero’ il parere di altri tre appassionati, che accetteranno il parere di altri tre, eccetera. Morale: lo scarichero’ da torrent.
Siete liberi di pubblicarmi la sega infinita della saga inutile di Eymerich by Evangelisti, ma dopo aver buttato i primi soldi io con il premio URania e la serie ho chiuso, e un libro di Urania io lo compro solo se almeno due persone me ne parlano bene. Cioe’ dopo mesi dall’uscita, il che significa alle bancarelle dell’usato o scaricato da torrent. E vaffanculo.
Di questi “e vaffanculo” ne sono stati pronunciati milioni, specialmente dopo la nascita di un certo genere, che e’ stato chiamato inizialmente “cyberpunk”. Inizialmente le idee c’erano, e a scrivere erano dei genii assoluti. Lo spessore degli artisti e lo spessore delle idee facevano si’ che  era quasi un onore chiudere gli occhi su alcune forzature e accettare le opere come “fantascienza”: il senso dei libri faceva riflettere abbastanza.
Il problema venne quando sotto la voce “cyberpunk” iniziarono a scrivere newager che spacciavano il Reiki per una internet universale, che spacciavano gli alieni per degli spiriti di luce angelici, cominciarono a scrivere i falliti dell’estremismo politico che non trovavano piu’ neanche nei centri sociali occupati un sufficiente riscontro, cominciarono a scrivere personaggi che normalmente si trovano nelle piazze a scrivere che “la chiesa ti uccide con l’onda”, iniziarono a scrivere e fare film pessimi registi incapaci di rendere credibile una scenografia nel mondo contemporaneo (e per questo ripieganti su scenografie fatascientifiche) eccetera.
Questa merda “scrivi pure minchiate, tanto le chiami fantascienza e si bevono tutto” ha avuto il suo culmine con il fenomeno del “cyberpunk” : non che il syberpunk in se’ significhi questo; semplicemente e’ un fatto che quel genere sia stato abusato in questo modo.
Se oggi il lettore di fantascienza e’ stanco delle fregature e diffidente nei confronti dell’editore, se compra quasi esclusivamente autori conosciuti e grandi classici, se la fantascienza oggi ha perso molto del suo seguito, lo dovete proprio a questi profittatori parassiti che hanno infestato il tutto coi loro filmetti. Star Wars ha protagonisti credibili quanto quelli di “Biancaneve e i sette nani” tanto sono stereotipati, una storia cosi’ banale nella lotta tra impero malvagio e colonialista ed i ribelli della democrazia che manca solo George Washington come cavaliere Jedi e l’assalto alla morte nera piena di casse di the’ per far capire cosa sia quella storia in realta’. Se il film e’ appassionante allora ce lo sciroppiamo volentieri, ma se poi si cerca di spacciare una decina di cloni o di rimasticare la stessa idea in venti modi diversi, allora non ci stiamo piu’.
Possiamo beccarci volentieri delle distopie sociologiche come Rollerball, e alla fine siccome l’idea e’ affascinante ci va bene; se poi ci fate il remake di merda non ci stiamo piu’.
C’e’ gente che ha comprato libri , riviste ed abbonamenti , ma se il 90% diventa merda spinta a forza nel genere cyberpunk allora finiremo col comprare solo dopo adeguato passaparola e solo con estrema diffidenza.
Ma specialmente, quando vedremo morire questo genere infame, che ha aperto la porta della FS a profittatori , mediocri e parassiti, di sicuro nessuno versera’ una lacrima.
Che i geni del cyberpunk li sappiamo riconoscere anche da soli, e se tutto quello che e’ stato scritto dopo e’ quello che vediamo, beh, tantovale chiudere la porta: i genii troveranno comunque il modo di rientrare nella FS dalla finestra.
I parassiti, in pasto agli Chtorr.(3)
Uriel
(1) Senza tecnologie moderne una citta’ cosi’ verticalizzata sarebbe invivibile.
(2) vogliamo parlare della versione post-apocalittica di Beowulf di Graham Baker? Vogliamo parlare del prequel di “Dune” scritto dal figlio di Herbert, con le Bene Gesserit che fanno Feng Shui? Vogliamo parlare di cagate come Nathan Never o Gregory Hunter della Bonelli ?
(3) Nel 1969, alcuni astronauti arrivarono sulla Luna e mandarono un messaggio alla base:  “la luna e’ deserta, ci sono solo pietre, nessuna forma di vita con la quale sia possibile comunicare.” Nel 1970, alcune pietre furono portate sulla terra e inviarono un messaggio verso la Luna: “la terra e’ deserta, c’e’ solo vegetazione e fauna, nessun  minerale con cui sia possibile comunicare“. Fine del racconto.

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