La teoria della montagna di merda®

di Uriel Fanelli.

A grande richiesta, mi chiedono di ripostare la “Teoria della montagna di merda” dal vecchio blog. Essa risale a qualche anno fa. Eccola qui.

Alcune persone godono nel particolare hobby di fare “debunking“. Il debunking e’ l’abitudine di dimostrare, punto per punto, che le teorie cospirazioniste (UFO, HAARP, rettiliani & co) siano false.

Non ho voglia di spiegare che la cosa piu’ difficile da dimostrare al mondo sono proprio le verita’ piu’ semplici, direi quasi gli assiomi, se non fosse che non si dimostrano affatto, ci si limita a constatare che siano assiomi e che siano necessari o presenti, per chi si occupa di matematica inversa.

Quanto piu’ vicini siamo alle evidenze ed agli assiomi, quanto piu’ complesso sara’ dimostrare qualcosa, nella media. I problemi sulle qualita’ di base dei numeri sono quelli che, come la congettura di Riemann, resistono di piu’ all’assalto intellettuale dei dimostratori.

Allo stesso modo, dimostrare che nessuna industria farmaceutica ci stia irrorando gratis di anticoncezionali perche’ agli azionisti piace venderli, e’ di una complessita immensa; entrerebbero in gioco Peano e Pareto, e come scrive qualcuno tutti mi darebbero immediatamente del fascista.

Il guaio e’ un altro: cento milioni di scimmie che battano tasti a casaccio su cento milioni di macchine da scrivere per cento milioni di anni probabilmente scriveranno l’opera magna della letteratura di ogni tempo e luogo.

Il problema e’ che produrranno anche una cataclismica, spaventosa, leviatanica, galattica Montagna di Merda.

La proporzione tra le due cose, catastroficamente a favore della merda, e’ tale che normalmente si danno le macchine da scrivere in mano a persone delle quali si presume che scriveranno qualcosa di buono.

Il motivo e’ molto semplice: se anche le nostre scimmie scrivessero l’opera magna di ogni tempo e di ogni luogo, il tempo necessario a scartare tutte le altre opere sarebbe infame.

Questo e’ alla base di quella che io chiamo “La teoria della montagna di merda“. Essa dice, in sostanza, che un idiota puo’ produrre piu’ merda di quanta tu non possa spalarne.

Prendiamo per esempio il famoso motore di Schietti1

Si tratta di una bufala catastrofica; e’ vero che i palloncini saliranno in alto, ma per gonfiarli in fondo al cilindro abbiamo usato piu’ dell’energia che otterremo.

Questa cosa e’ stata fatta presente a chietti, dicendogli che un certo Boyle e un certo Mariotte hanno detto delle cose sensate qualche tempo fa.

Il risultato e’ stato che lo Schietti1 se n’e’ uscito con un ulteriore delirio “Schietti dimostra falsa la legge di Boyle-Mariotte“.

La cosiddetta dimostrazione consiste nell’introdurre ulteriore complessita’: una macchina fatta di due componenti e’ difficile da falsificare, una macchina composta da stantuffi, leve, ingranaggi, miliardi di circuiti logici, eccetera, e’ dialetticamente impossibile da debunkare completamente, perche’ mancano le competenze.

Prendiamo per esempio il processore del vostro PC: si potrebbe dire che possa parlare con l’aldila’. Se siamo ciarlatani, intendo. A quel punto arriverebbe un tizio che lavora in Verilog o in VHDL e ci spiegherebbe che niente in un processore parla con l’aldila’.

La risposta del cialtrone a quel punto sara’ qualcosa di relativo alla fisica del silicio. Il guaio e’ che a quel punto l’esperto di Verilog esaurisce la sua competenza, perche’ la parte al silicio gli e’ nota solo in parte (quel tanto che serve a scrivere codice eseguibile dall’hardware nei tempi previsti), ma se andiamo allo stato dell’arte ci saranno esperti di fisica della materia che passano la vita sul silicio, e chi ha visto la modellazione matematica di un singolo nucleo di idrogeno (un delirio di operatori hermitiani) sa bene che “l’atomo di Silicio” non e’ per nulla una cosa semplice.

In pratica, se facciamo affermazioni riferite allo stato dell’arte ci vorra’ un intero team di esperti per contraddirci, a patto di riferirci ad una complessita’ abbastanza grande di fenomeni fisici. Non esiste una sola persona in grado di discutere allo stato dell’arte di una CPU, ci vuole una squadra intera.

Il problema e’ che radunare la suddetta squadra ci costera’ uno sforzo immenso rispetto a quello che costa al cialtrone affermare di pingare la madonna in persona attraverso la sua VPN.

In pratica, economicamente parlando vinceranno sempre i cialtroni, perche’ la competenza costa piu’ dell’incompetenza.

Ma c’e’ un motivo di tipo umano che mi impedisce di darmi a quest’attivita’. Il fatto, cioe’, che queste persone siano arrabbiate.

Oh, non arrabbiate come mi arrabbio io con il cane se mi scava una pianta di susini per seppellirci il pane.

Sono arrabbiate come stile di vita, nel senso adleriano del termine. (1) La rabbia per loro e’ una condizione permanente, ontologica, e’ un metodo di ricerca: la tal cosa e’ vera nella misura in cui pensarla sostiene la mia rabbia.

Poiche’ molte delle verita’ che sono passate alla storia sono state inizialmente scomode (2), queste persone ritengono che ogni affermazione che suscita rabbia sia scomoda, ergo vera.

Il problema e’ che esse non suscitano una vera e propria rabbia, e non sono nella media nemmeno “scomode“: si tratta quasi esclusivamente di affermazioni fastidiose. Fastidiose perche’ il buon Schietti si ostina ad ammorbare i commenti dei blog di mezzo mondo con la sua parafilosofia.

La strategia di queste persone e’ di ammorbare la vita alla gente con la propaganda delle loro idiozie. Poiche’ ad un certo punto ricevono una reazione di fastidio, deducono che la loro “verita‘” sia “scomoda” anziche’ capire che il problema sta nella loro fastidiosa presenza, e non nella loro scomoda verita’.

Lo scopo e’ quello di arrivare ad uno scontro, appunto, rabbioso. E questo e’ dovuto molto semplicemente al fatto che, come ho gia’ scritto, la rabbia e’ la loro condizione esistenziale: rabbia perche’ si sentono impotenti di fronte a banche e multinazionali, rabbia perche’ non riescono a realizzarsi, rabbia perche’ si sentono maltrattati dalla societa’, eccetera.

La colpa di tutto questo, ovvero delle loro disgrazie ultime, sta proprio nelle leggende, nei mulini a vento che combattono; e verso i quali rivolgono la loro rabbia. Ma il fatto che la rabbia sia la loro condizione ontologica fa si che essa non sia l’effetto dei mulini a vento,ma la causa.

La loro condizione esistenziale e’ di essere arrabbiati, soprattutto, prima di ogni cosa ed a prescindere. Di fatto questi individui si sono aggirati per il mondo, digrignando bile e vomitando odio astioso, con una vocina dentro che chiedeva loro “perche’ tanto odio?

Perche’ tanta ingiustificata rabbia?

Improvvisamente arriva il ciarlatano e gli dice: ecco qui, puoi scegliere tra “sono arrabbiato perche’ mi nascondono la verita’ sull’ 11 settembre“, “sono arrabbiato perche’ ci stanno uccidendo con le scie chimiche“, “sono arrabbiato perche’ la free energy viene nascosta al mondo“, eccetera.

In altre parole, le teorie cospirazioniste sono solo un vestito, una copertura che serve a dare una motivazione apparente per una rabbia che altrimenti non si spiega; Blondet e’ arrabbiato perche’ come giornalista e’ una sega fritta, perche’ non ha credito in alcun ambiente giornalistico serio, denunciare il grande complotto degli ebrei gli serve perche’ dire “sono arrabbiato perche’ la mia carriera di giornalista e’ una montagna di letame” suona male, mentre “sono arrabbiato perche’ gli ebrei dominano il mondo e vogliono tagliare un pezzo di pisello a tutti” suona meglio: non contiene un’ammissione di implicito fallimento esistenziale.

Ora, qual’e’ la realizzazione massima della rabbia? Contrariamente a quanto si pensa, la massima realizzazione e’ la sua stessa diffusione; perche’ ogni volta che l’arrabbiato vede che qualcuno si arrabbia con lui trae conferma del fatto che fa bene ad arrabbiarsi, e quando qualcuno si arrabbia contro di lui, ha conferma del fatto che le sue teorie sono scomode (quando invece e’ la sua presenza ad essere fastidiosa).

Come scriveva Adler in Psicologia Individuale, “il nevrotico trovera’ nella propria nevrosi le energie per sostenere la nevrosi stessa, per quante ne siano necessarie“. (3)
O, tradotto in soldoni, essi produrranno sempre piu’ rabbia di quanta ne possiate sopportare; piu’ provocazioni di quanto possiate mantenere la calma, piu’ fastidio di quanto possiate tollerare: l’energia libidica a loro disposizione, la grandezza della forza che li spinge in questo processo ha la cardinalita’ del continuo.

C’e’ un solo modo di neutralizzare questa gente: stabilito che lo scopo principe di queste persone sia di perpetuare e di diffondere lo stato di rabbia “a priori” che produce il loro stato esistenziale, il solo modo di fermarli e’ di evitare i contatti con loro.

Essi sono profondamente malati, di una malattia invisibile che si chiama rabbia. Lo scopo ultimo di questa malattia e’ il contagio, e nient’altro che il contagio; non cambierebbe nulla nell’esistenza materiale di queste persone se si scoprisse che la CIA ha demolito le torri gemelle, ne’ se si scoprisse che gli USA vogliono sacrificare la quinta flotta alla guerra contro l’Iran come dice Blondet, in entrambi i casi la nostra italianissima esistenza ne sarebbe inficiata assai poco, ne sarebbero inficiati poco i nostri successi ed insuccessi personali, eccetera.

Lo scopo ultimo della rabbia e’ propagarsi.

E la sua sconfitta e’ il fatto che gli altri abbiano una vita serena, gioiosa, per nulla arrabbiata.

Quindi, caro Schietti1, ti dico una cosa: il tuo motore funziona alla perfezione, la free energy e’ alla portata di tutti, la pila di Zamboni potrebbe produrre energia gratis per tutti, (4) ma io sono felice cosi’.

E siccome sono felice, non voglio nulla di quanto dici.

E sempre sia lodato iptables.
Uriel

(1) Ok, ok. Ho conosciuto psicologi adleriani capaci di mettere a posto, in pochi mesi, anni di disastri di apprendisti stregoni. Siccome sono un tecnico, la prima cosa che ho fatto e’ stata di ficcare le mani nella scatola, e ho letto un sacco di cose di Adler.

(2) Nella maggior parte dei casi la verita’ e’ comodissima. Sono salito sulla metro stamattina pensando che mi avrebbe portato qui. Era vero. Sarebbe stato peggio se fosse stato falso, e io sbagliando il senso di marcia mi fossi trovato a Cascina Gobba. In questo caso, la verita’ sarebbe comoda mentre la falsita’ sarebbe un rompimento di coglioni.

(3) Adler contestava l’affermazione freudiana secondo la quale la rappresentazione della nevrosi di fronte all’analista fosse uno sfogo energetico, un calo libidico sufficiente a fermarla.

(4) Non lo penso davvero, ma si tratta di un’affermazione che Schietti non puo’ contestare, visto che gli da’ ragione. La sua rabbia non avra’ quindi espressione, e il meccanismo di tossicita’ della rabbia sara’ fermato.


  1. NdRaphael: no, il collegamento non lo metto ma se proprio insistete lo trovate qui domenico-schietti punto blogspot punto com 
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27 pensieri su “La teoria della montagna di merda®

  1. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:

    Ecco a voi in tutta la sua beltà esso, l’articolo più fondamentale dell’universo, la celeberrima “Teoria della montagna di merda” di sua maestà il preside della scuola di Hokuto, il mutante più ficherrimo della pianura padana futura!

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  2. non mi sembra necessario, il link che ho postato mi sembra abbastanza eloquente !

    alla fine, ognuno pensa e sostiene di avere ragione, dal proprio punto di vista…
    ma di cervelli un po’ più aperti al confronto a aperti alla possibilità che, forse, alcune “teorie complottiste”, come vengono definite nell’articolo, potrebbero avere dei fondamenti di verità.

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  3. così per dire….?!?
    qual’è il senso di scrivere tanto per scrivere ? parlare tanto per parlare ?
    c’è pieno il mondo di gente che dice tanto per dire, inclusi parecchi complottisti…
    ma non avete nulla di meglio da fare durante la giornata ?

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  4. Sì però potevate almeno scrivere il nome dell’autore. Messo così, sembra che l’autore dell’articolo sia Raphael Pallavicini. E se uno capita su questa pagina da link esterno senza conoscere il sito, penserà esattamente questo.

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  5. mi pare un modo piuttosto complesso per non dire sostanzialmente un cazzo, a parte dare modo ai radical chic filo governativi di postare qualcosa sui social che possa etichettare, come tanto amano fare, i creduloni che per contro condividono ogni cosa sia contro la casta.
    Si perché la teoria avrebbe fondamento se la rabbia, che innegabilmente tutti quanti sputiamo, derivasse davvero dalle scie chimiche, in verità noi che viviamo nelle aziende ed esploriamo il tessuto sociale quotidianamente, ci rendiamo conto che lo sfascio esiste davvero, la disperazione incombe, la nostra vita è consumata nel lavoro, il quale occorre, sempre più e sempre più duramente per ottenere la sopravvivenza.
    Che qualcuno si stai facendo bellamente i cazzi suoi in questo meccanismo e ne raccolga comodamente i succosi frutti, non mi pare una teoria bizzarra

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    • Invece i radical chic anti governativi che si vantano di essere belli e giocondi perchè sono contro “er sistema” ma poi minacciano querele, si beano delle scelte dei garanti della privacy di mettere sotto controllo tutti i profili facebook (quindi anche i loro) per sgamare i “droll del biddì” e quelli che battono le manine ai magistrati perchè devono punire i “politici corrotti” dove li mettiamo?

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  6. Per ridurre la produzione di merda e lenire conseguentemente la rabbia generata da tal genere d’impresa consiglio la lettura del saggio di Robert I. Sutton intitolato “Il Metodo antistronzi”. Si tratta di trasformare la rabbia in una serie di progetti auto generanti ideati da specialisti riuniti in sale senza sedie e senza bicchieri in assenza del tavolo che li sostiene. I progetti ci sono e sono tanti quanto la merda sin qui prodotta dagli arrabbiati che sono appunto gli specialisti tuttologi. Cerco generalisti che con pala, cucchiaio, pinzette e mascherina al naso raccolgano i semi per dar corso alla “Campagna Compendio”. (Sto cercando sponsor per vendere deodoranti al profumo di verbena, camomilla e geranio).

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      • Mi riferivo alla frase di Lukaz: “Si perché la teoria avrebbe fondamento se la rabbia, che innegabilmente tutti quanti sputiamo, derivasse davvero dalle scie chimiche, in verità noi che viviamo nelle aziende ed esploriamo il tessuto sociale quotidianamente, ci rendiamo conto che lo sfascio esiste davvero, la disperazione incombe, la nostra vita è consumata nel lavoro, il quale occorre, sempre più e sempre più duramente per ottenere la sopravvivenza.”
        Ebbene, da quanto ho avuto modo di osservare nell’azienda in cui ho lavorato per oltre 35 anni, i colleghi che più temevo erano quelli specialisti in tutto tranne ciò che era di loro competenza. Magari avevamo anche qualche buona idea ma la disperdevamo nella marea di cazzate che ci inventavamo. Era all’inizio degli anni settanta. Era di moda il “brain storming”. Riunioni inutili. Tabelle, formule e diagrammi a non finire. Registrare tutto. Tonnellate di carta poi gettata al macero. Allora sognavo che succedesse appunto come suggerito nel libro che ho citato: riunioni in piedi nella sala senza tavolo e senza sedie. Cosa si faceva? Si realizzava il sistema informativo sulle risorse umane. Si doveva lavorare molto da soli e troppo insieme. Il tutto si concluse con un Compendio in venti volumi di più di cinquemila pagine.

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