Alcune cose sugli Epub, piu’ una sfida sull’ E-comix

Tempo fa (settimane, credo) ho avuto un’interessante discussione con il Duca delle Baionette Librarie  riguardo al formato E-Pub. Il fatto e’ che tutto cio’ che ho visto in formato E-pub fa, sul piano estetico, veramente cagare. E cosi’, per i libri che ho pubblicato ho preferito il pdf come formato. La discussione col Duca mi ha spinto alla curiosita’: perche’ mai le case si ostinano a scegliere un formato nel quale i loro stessi prodotti fanno cagare? E cosi’, mi sono procurato documentazione tecnica sul formato, e me la sono spulciata.

La risposta e’: ha teoricamente ragione il Duca. O meglio, ha ragione lui  nel senso che teoricamente e’ fattibile produrre un E-pub ben formattato, gradevole da leggere e specialmente ben impaginato.


E’ laborioso, certo, ma alla fine e’ possibile. Mi sto mettendo a fare questa cosa con un certo impegno, riguardo a  tutti i libri che ho scritto. In realta’ creare un buon E-pub e’ facile quanto produrre un sito web esteticamente valido , e chi ha letto bene le specifice del formato E-pub(1) sa che cosa io intenda.

La documentazione la potete trovare qui:

http://www.idpf.org/specs.htm

tranne la definizione esatta dei mimetypes, che potete trovare pero’ qui:

http://www.ietf.org/rfc/rfc2045.txt

Come vedete, epub puo’ essere buono quanto PDF, anzi di piu’, a patto di volerlo.
A questo punto, pero’,  mi viene da fare una considerazione.
Perche’ allora quasi tutti i prodotti in E-pub fanno letteralmente schifo? La risposta e’ semplice, a mio avviso: chi li produce non si impegna abbastanza sul piano della tecnica libraria. Voglio dire, capisco l’amanuense che prende il suo plugin di Word/Openoffice e si passa allo scanner i libri cartacei per metterli su internet. Capisco l’hobbista non informatico che scrive un libro usando il peggiore dei programmi di scrittura esistenti, cioe’ Microsoft Word.
Ma da una casa editrice mi aspetto che l’ E-pub sia perfetto, o meglio: che sia curato graficamente quanto lo e’ l’edizione cartacea. Si tratta di semplice rispetto per il lettore: un formato ben impaginato, ben formattato, piu’ leggibile, dara’ un’esperienza migliore. Del resto, i soldi che si guadagnano con il formato elettronico sono buoni quanto tutti gli altri, per cui non vedo per quale motivo chi sceglie l’ E-pub debba essere per forza quello che si deve rassegnare a ricevere un pochino di meno. Non lo trovo giusto, punto e basta. I libri che scrivo possono piacere o meno, ma mi sembra ragionevole fare comunque il massimo possibile con il massimo rispetto possibile.
Cosi’, presto buttero’ fuori degli E-pub , uno per ogni libro.
Ripeto, pero’: la mia considerazione e’ pur sempre questa: quanto poco si impegnino le case editrici nel fornire un prodotto gradevole, anche sotto il profilo dell’usabilita’. E’ vero che l’usabilita’ nasce come problema dei siti, e degli strumenti elettronici in particolare: ma se il libro diventa uno strumento elettronico, allora anche il libro deve porsi il problema dell’usabilita’ stessa.
E se lo strumento offre la possibilita’ di fare qualcosa di meglio, va fatto. Specialmente da case che non creano gli E-book usando script , come me, ma hanno ben altri mezzi informatici.
Esaurito il primo tema, vorrei passare al secondo. Vedo che sul webbz e’ pieno di gente che disegna fumetti. Alcuni sono degli ottimi professionisti. Uhm.
Passo indietro. Altri Robot nacque per via di una discusione sui fumetti Bonelli. Contestavo il fatto che i robot di Nathan Never citassero le tre leggi della robotica di Asimov, che sul piano logico violano tutti i teoremi di Turing.(2) Allora mi fu risposto con aria saccente che per fare un fumetto quelle erano le tre regole piu’ comprensibili, dal momento che delle regole fondate logicamente sarebbero risultate incomprensibili.
Cosi’ la scommessa era di fare qualcosa che si potesse rendere in un fumetto (delle storie brevi e concitate) e che fornisse un’alternativa “fumettabile” ai robot di Asimov. E cosi’ fu. Questo spiega come mai Altri Robot I e II abbiano questa struttura.(3)
In ogni caso, la cosa che noto e’ che da un lato gli scrittori in erba stanno sfidando, sfruttando l’editoria online, le case editrici. I fumettisti in erba, invece, no.
Eppure, esistono diversi formati (.cbr, cbz, lo stesso pdf) che permettono di rendere un fumetto come E-comix. Ho quasi tutto Berserk in formato .cbz, per dire.
Cosi’, la sfida che lancio e’: invece di fare striscie quotidiane, volete provarci con una storia intera? Non avrei alcun problema a lasciare i diritti (anche economici)  sul prodotto finale, a patto di essere citato in copertina come autore della storia originale.
Quindi, se volete una sfida, per me e’ ok: intendo dire che per me sarebbe la fine di una sfida personale, nella misura in cui dimostrerei che Altri Robot e’ facilmente “fumettizzabile”. Per voi sarebbe una sfida grafica o professionale, farebbe portfolio, e vi permetterebbe di sfidare le case, cosi’ come fanno i piccoli autori mediante la pubblicazione elettronica.

Come requisiti stilistici non ne pongo alcuno: vi consiglio di avere dimestichezza con il linguaggio del porno, della guerra e della fantascienza. Per il resto, va bene tutto.

Se qualcuno di voi raccoglie la sfida, mi faccia sapere scrivendomi a …..qui c’era il suo email, ma credo abbia scancellato tutto.
Uriel
(1) Lo ammetto, il mio lavoro mi facilita nel leggere documentazione tecnica.
(2) Per sapere in anticipo se il proprio operato danneggera’ qualcuno il robot deve prevedere lo stato di uscita di un algoritmo (il proprio comportamento) , usando il proprio calcolatore, cioe’ un altro algoritmo. E questo e’ dimostratamente (da Turing) impossibile. So che esistono delle tecniche di analisi e di simulazione e blablabla, ma non gli lasciereste accompagnare vostra figlia a scuola.
(3) Si, sto lavorando ai quattro cavalieri, lentamente procede tutto. Anche se uscira’ prima Pietre, il seguito di Cibo. Il “guaio” di Pietre e’ che il primo di 16 capitoli e’ riuscito di 65 pagine. E gli altri rischiano di essere altrettanto corposi. Diciamo che il termine “saga” non e’ usato a sproposito. Non so se potra’ uscire in formato cartaceo, pero’.
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