Prestiti dialettici. E non.

Si e’ creata, in Italia, una dialettica dei buoni sentimenti che nel tempo e’ diventata una vera e propria dottrina politica. Quando si parla della questione meridionale immediatamente troverete qualche menestrello ben addestrato che conosce a memoria una bellissima litania che parla di solidarieta’ , legalita’, diritti, uguaglianza, grosse tette, qualsiasi cosa sia considerata buona ci finisce dentro. E il messaggio finale e’ sempre quello: vogliamo altri soldi. Ora vi insegno un trucco per mettere in crisi tutta questa montagna di merda in tre parole. E lo faccio perche’ mi sta terribilmente sui coglioni quello che si crede furbo perche’ e’ bravo a cantarmi una canzoncina tutta core mamma e piagnisteo.

Ogni tentativo di argomentare contro questi personaggi fallira’. Nel corso di alcuni decenni, una classe politica a dir poco disgustosa ha saputo costruire una gigantesca montagna di merda, che secondo la mia enunciata teoria non ha senso alcuno voler spalare.Migliaia di politici hanno costruito, nel tempo, piu’ merda dialettica di quanta voi ne possiate spalare nei tempi di una consersazione media.

 

Cosi’, la tecnica che uso e’ sempre la stessa: lasciateli parlare per un pochino. Vi diranno che ardono dalla voglia di buona amministrazione, che sanno che i soldi sono stati sprecati ma bisogna tentare, che bisogna dare una speranza, che c’e’ una popolazione tutto sommato onesta che se si potesse farebbe tutto onestamente e se una classe politica imponesse di fare tutto bene, loro ne sarebbero solo felici. Insomma, sono cosi’ buoni e bramano solo legalita’, giustizia e infrastrutture: come negargliele? Quanto egoisti dovete essere , per negare due lire a tali nobilissimi scopi?
E infatti, non vanno negate. Quasi tutte le nazioni federali hanno un fondo prestiti per finanziare queste opere. Per esempio, qui in Germania non e’ raro che i lander piu’ ricchi prestino soldi ai meno ricchi per costruire delle cose. E si fa anche in Italia, anche se si dice poco per non mettere cattive idee in giro. Non si sa mai.
Cosi’, lasciateli parlare, questi menestrelli. Dopotutto, qualche minuto di gloria al menestrello vanno lasciati.
Dopodiche’, dite semplicemente la verita’: che il modello economico migliore per gestire questo genere di problemi non e’ il fondo perduto, ma il prestito. I trasferimenti tra regioni andrebbero, cioe’, gestiti come prestiti e non come regalie. Chiamiamole col loro nome: elemosine.


Perche’ questo sono.I soldi versati per dovere morale da chi e’ ricco per il fatto di essere ricco a chi e’ povero per il fatto di essere povero hanno un nome: elemosine. E’ inutile cercare di ribattezzarle: elemosine. Questo e’ il termine corretto.
La prima ragione per la quale preferire il prestito all’elemosina e’ di evidente ordine pratico: i soldi si possono prestare piu’ di una volta.Se pensiamo a un’opera che viene terminata dopo cinque anni e viene ripagata in altri dieci, a rate, ottenete che in 60 anni di repubblica la stessa cifra puo’ essere prestata quattro volte. Inoltre, se i trasferimenti fossero stati accumulati in un ente il quale avesse erogato prestiti, la stessa quantita’ di soldi globale sarebbe cresciuta nel tempo.
Questo punto da solo mette in crisi i menestrelli dei buoni sentimenti. Eh, loro ardono dalla voglia di infrastrutture ed e’ razzista chi osi negargliele, ma ovviamente esse vanno regalate, anche nel caso in cui usando questo metodo del prestito  se ne potrebbero  fare quattro volte di piu’. Essi, i menestrelli,  ardono dalla voglia di infrastrutture, ma non cosi’ tanto, in fondo. Diciamo che….  se gliele dai gratis, le accettano volentieri.
Eppure, il vantaggio del prestito  e’ evidente. Sia per lo stato, che in ultima analisi mantiene  un bilancio migliore, sia per la quantita’ di opere finanzite nel tempo. E gia’ il rifiuto che opporranno a questa proposta vi fa capire la cattiva fede di chi vi parla, in pratica lo sgama; si’, loro ardono dalla voglia di avere infrastrutture, ma sia chiaro: solo se gliele regalate. Se devono anche pagarle, pure a rate, beh, no grazie.
La solidarieta’ quindi e’ uno strano concetto che si esercita solo con il dono. Perche’ di fatto significa elemosina. Soltanto se essere solidali e’ cacciare della lira e dire “non mi importa di come la spendi, anzi: se poi TU la spendi male, inizia a piangere di essere vittima di una logica assistenzialista. La vittima sei sempre tu, ovviamente. Non chi ti ha dato soldi propri e te li vede sputtanare, eh. No,la vittima  sei sempre tu.
La seconda ragione per la quale il prestito e’ uno strumento migliore e’ che essenzialmente costringe alla programmazione dei lavori. Se tra cinque anni io comincio a richiedere indietro le rate, e’ ovvio che dovrai finire in cinque anni i lavori se vuoi che il ritorno di investimento ti renda gettito fiscale. E quindi non potrai fare i soliti giochetti delle autostrade fantasma, quelle che ci metti 40 anni a finirle. Devi proprio metterci cinque anni, perche’ tra cinque anni cominci a pagare le rate.
Questo secondo punto mette ancora piu’ in crisi il menestrello dei buoni sentimenti. Cioe’, sono tutti buoni e non bramano altro che una spesa pubblica finalmente pianificata e sorvegliata (e nel caso di prestito  a sorvegliare c’e’, di fatto, chi presta i soldi) , ma se proponi un metodo come il prestito, che realizza automaticamente questo genere di vincolo sui tempi, beh: eh, no. Il menestrello non ci sta. Come ti permetti di impormi dei tempi?
Solidarieta’ tra regioni significa che tu presti i soldi, altre regioni li sprecano bellamente, e tu non ti devi permettere di incazzarti. Sei razzista, se lo fai. Tantomeno devi osare di pretendere un meccanismo come il prestito, che costringe alla pianificazione dei tempi. Come , non ti fidi di me? E’ un’offesa personale, come minimo!
Anche questa puntualizzazione mette sempre in crisi il menestrello, che siccome non ha strumenti per contestarla, non fara’ altro che ripete la solita litania:  bonta’ bonta’, solidarieta’ solidarieta’, diritti diritti diritti, legalita’ legalita’, sviluppo sviluppo. Una bella canzoncina fatta di parole altisonanti, e via.
Perche’ il prestito ha un altro vantaggio, e cioe’ che ha la caratteristica di respingere i truffatori. Cioe’, se tu mi regali i soldi, io fingo di costruire qualcosa e me li intasco. Per impedirlo dovresti mettere in piedi un sistema capillare di controlli , perche’ il regalo poi finira’ spezzettato in migliaia di voci, procedure, eccetera. E tutto questo e’ fallito millanta volte.
Cosi’, quello che si prende il finanziamento a pioggia per un’azienda fantasma sara’ attratto dai soldi a fondo perduto, ma non da quelli che deve restituire.Il prestito attrae chi ha dei progetti. Perche’ solo chi ha dei progetti conta di restituirle il prestito  e confida di restituirlo perche’ ha programmato una resa.
Qui c’e’ la seconda crisi del menestrello. Il quale vi ha appena cantato che si’, tutti maledicono, odiano, disprezzano questa classe di parassiti e di truffatori che si spartiscono tutti i fondi per progetti fantasma. Li odiano, davvero. Li ammazzerebbero con le loro mani. Ma non se proponete uno strumento che li tiene lontani. Loro vi dicono che vorrebbero un tale sistema di controlli, romanticamente definito “piu’ stato” o “piu’ legalita’” , ben sapendo che alla fine dei conti costruire tale sistema sia infattibile, e se anche venisse costruito sarebbe facile da aggirare come lo e’ stato finora.
Cosi’, si chiede l’infattibile (uno stato perfetto che sorvegli ogni euro), ma quando si propone il fattibile per combattere questi malfattori (cioe’, ancora lo strumento del credito anziche’ l’elemosina) ecco che non e’ piu’ vera solidarieta’. Il menestrello ci ha cantato che questa popolazione di onesti non sogna altro che uno stato piu’ stato che controlli che tutti i soldi vengano spesi bene. Guai, pero’, se a controllare e’ proprio chi caccia la lira: potrebbe avere interesse a controllare sul serio.
Questo e’ un altro punto che di solito mostra la cattiva fede del menestrello. Auspica qualcosa , a parole, sostiene che tutti lo auspichino, a parole, a parole dice che sarebbe benvenuto chiunque dopo aver erogato i soldi controlli dove finiscono. A patto, pero’, che non si crei un meccanismo che lo fa sul serio, come quello del credito.
Ovviamente, il menestrello vi cantera’ anche di meglio. Vi cantera’ che si’, tutti bramano una amministrazione coscienziosa che faccia programmazione e che rifletta sugli investimenti. Che scelga quelli giusti, insomma. Quello che hanno un rientro, un senso, che non siano cattedrali nel deserto. Lo strumento del credito tra regioni soddisfa anche questo requisito: la regione che chiede un prestito ha un piano di rientro. E deve per forza di cose mettere a bilancio anche quello. Deve per forza chiedersi con quale gettito aggiuntivo restituira’ i soldi.
Di conseguenza, sara’ meglio che il prestito renda: se diviene una cattedrale nel deserto, ecco che restituire i soldi ricevuti diventera’ durissimo. Cosi’ occorre un business plan: costi, benefici, ammortamento,  rientro eccetera. MA non illudetevi: il meccanismo del prestito tra regioni , che costringerebbe alla programmazione economica, non e’ accettabile.E’ egoista. E’ razzista.

La coerenza? E che cosa c’entra? Bonta’ bonta’, aiutarsi aiutarsi, solidarieta’ solidarieta’. Trallallero trallalla’. LA canzone dei buoni sentimenti.

Anche questo terzo punto mette in crisi il menestrello, di solito: i politici che per decenni hanno riempito le teste di belle parole, e di retorica dei buoni sentimenti, ma si sono dimenticati di prendere in considerazione  questa eventualita’, ovvero di dover restituire i soldi, magari perche’ vengano nuovamente prestati (il che sarebbe altra solidarieta’ , ma non lo dicono.)
Tuttavia vedrete che non va bene. La prova e’ che non si e’ mai proposto di gestire i flussi tra regioni come un prestito, creando un fondo cumulativo che presta i soldi. Il che e’ perlomeno strano,  e la dice lunga sulla buona fede del nostro menestrello: non si e’ mai considerato il prestito come strumento di sviluppo perche’ in fondo tutti questi menestrelli sanno bene di stare cantando tanto per sembrare buoni. Sanno, in cuor loro, di essere in cattiva fede. Sanno di cantare perche’ tutto rimanga com’e’.
Sanno peraltro di beneficiare, in qualche modo, di questa cosa, di questo disastro. Essi accusano il settentrionale di ipocrisia dicendo che , alla fine, dietro dietro la richiesta di rispondere dei soldi c’e’ il razzismo. Ovviamente loro , che passano il tempo con lo zen dei buoni sentimenti sotto il sole e il mare , ne sono scandalizzati. Quanta falsita’, quanta cattiveria, quanto egoismo!
Ma gli unici falsi sono loro. In ultima analisi , se si chiedesse uno strumento che implica e richiede la programmazione economica, che allontana naturalmente i truffatori che non vogliono restituire i soldi, che moltiplica le occasioni e che sorveglia i tempi di realizzazione materiale, si chiederebbe la formula economica del prestito.
E a parole, i menestrelli dicono di volere tutte queste belle cose. Eppure, nessuno di loro auspica che i versamenti dalle regioni piu’ ricche a quelle meno ricche assumano la forma di credito. Di una cifra che va  sempre restituita. Non prendono nemmeno in considerazione questa idea.
Se nel corso degli ultimi 60 anni anziche’ finanziare il meridione a fondo perduto usando i soldi delle regioni ricche si fosse finanziato un fondo sovrano, con il mandato di prestare soldi al sud, avremmo un fondo sovrano di dimensioni saudite, e avremmo realizzato molto di piu’. Pero’ non avremmo nutrito tutti coloro che abbiamo, direttamente o indirettamente, nutrito. Compresi, direttamente o indirettamente, i nostri menestrelli.
Il ragionamento, malvagio falso ed ipocrita, del nostro menestrello, e’:

 

  • Devono darci i soldi.
  • Poi verranno, si sa, sprecati. Tutti noi, sia chiaro,  disapproviamo questa cosa. E questa disapprovazione, a parole, deve bastare a tacitare chi ci ha messo le risorse.
  • Ovviamente questo spreco NON e’ una buona ragione per interrompere i flussi. E chi ci mette la lira NON ha diritto ad incazzarsi, perche’ le vittime degli sprechi in meridione non sono coloro che hanno dato i soldi, ma coloro che li hanno ricevuti.
  • Se rifiuti di dare soldi sei un egoista.
  • Questo meccanismo deve andare avanti all’infinito.Non si deve fermare mai.

 

Ripeto: tutti gli auspici che (a parole) sono sulla bocca dei menestrelli buonisti si realizzerebbero se i soldi di cui parliamo invece di andare direttamente alle regioni finissero ad un fondo, che ha il mandato di prestarli e di riscuoterli, a costo di pignorare le entrate fiscali.
Ma questo non andra’ bene. Solo a nominare una proposta simile vi sentirete dare degli usurai. “Solidarieta’” per queste persone e’ regalare soldi, cioe’ l’elemosina,  e guai se voi sorvegliate come vengono spesi: ci deve pensare lo stato. Ben sapendo, ovviamente, che non lo fara’ mai. Ed e’ evidente che non lo fara’ mai poiche’ il meccanismo e’ gia’ fallito.
Cosi’, ripeto: da che mondo e’ mondo, il meccanismo migliore per finanziare sviluppo e‘ il credito. Prestare soldi ha vantaggi enormi rispetto alla semplice elemosina:
  • I soldi si possono prestare piu’ volte, i regali no.
  • I soldi prestati obbligano alla programmazione dei tempi di realizzazione entro i tempi di restituzione.
  • I soldi prestati tendono ad allontanare progetti finti e truffe, poiche’ nessun truffatore intende davvero farli fruttare.
  • I soldi prestati costringono alla programmazione economica, e alla scelta oculata degli investimenti.
Questo lascia il menestrello senza parole. Si mettera’ a gridare che sei egoista, razzista, e tutto quanto. Sebbene lo strumento finanziario faccia quello che il menestrello dice di volere, per qualche misterioso motivo…. non si deve fare. Lo strumento del credito come canale GLOBALE e UNICO di finanziamento delle regioni meridionali , sui grandi trasferimenti, non e’ MAI stato nemmeno menzionato.
Si sono fatti “prestiti d’onore”, (una dozzina) , si sono fatti piccoli interventi dialettici, ma il grosso dei trasferimenti tra regioni e’ sempre stato gestito come regalia pura. E siccome lo strumento del credito tra regioni non e’ mai stato (1)nemmeno proposto al pubblico come strumento globale ed unico, la cattiva fede di questi menestrelli della solidarieta’ tra regioni ha trovato molto spazio.
Cosi’, quello che faccio e’ lasciar parlare per un pochino questi menestrelli. Provocarli in modo che tirino fuori la canzoncina migliore del repertorio: bonta’ bonta’ solidarieta’ solidarieta’ amore amore.

E poi chiedere perche’ mai non si dovrebbe usare il prestito come strumento, facendo presente il fatto che il credito sarebbe il migliore strumento in assoluto, se fosse l’unico.

In genere cascano. Si infuriano. Insultano. Danno dei razzisti. Cantano piu’ forte la canzoncina della solidarieta’. Ma non hanno argomenti. E non li hanno perche’ non ce ne sono.
Lo strumento economico principe per la crescita economica e’ il credito. L’elemosina, cioe’ la regalia al povero (in quanto tale) dal ricco (in quanto tale) per via di un dovere morale e’ stata il fallimento del sistema economico medioevale. La chiesa gestiva elemosine per cifre gigantesche, ma non ha mai aiutato veramente l’economia, perche’ con l’elemosina non aiuta l’economia: riempie la pancia oggi, per un destino di fame domani.
Ma chiaramente, se domani c’e’ ancora la mucca da mungere, chissenefrega: riempiamoci la pancia oggi, dice il menestrello.
Il credito ovviamente funziona meglio per le ragioni che ho specificato sopra.
Ed e’ per questo che il menestrello non lo accettera’ mai: funziona.
Solidarieta’ significa regalare soldi, e non fiatare quando sprecati. Significa elemosina, dare soldi a qualcuno  per ragioni morali, in quanto ricchi, presupponendo che sia un dovere. Elemosina, cioe’.  Figuriamoci se potete chiedere al mendicante di raccontarvi come spendera’ l’elemosina. Tantomeno chiederne conto. Figuriamoci a chiederli indietro.Eppure, esigerne la restituzione sarebbe l’unico modo di assicurarsi che vengano investiti.
Ma i falsi razzisti egoisti, sia chiaro, sono tutti al nord.
Mi spiace, ma non poteva durare in eterno. Era ovvio che prima o poi la festa finisse. Prima o poi il federalismo fiscale doveva arrivare, e doveva arrivare come reazione al sistema perverso di elemosine che ha preso il nome ipocrita di solidarieta’, foglia di fico per indicare l’atto di gettare soldi dalla finestra.

Era solo questione di tempo. In tempi abbastanza lunghi, ogni festa finisce.

Uriel
(1) In realta’ il prestito tra regioni esiste eccome, e si usa parecchio, ma non viene pubblicizzato e non e’ mai stato proposto come strumento unico di gestione della questione meridionale, e relativi trasferimenti.
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