Cara Tiziana, ti rispondo.(NSFW)

Pensavo di aver chiarito una volta per tutte il mio pensiero e la mia posizione riguardo alle fotografie che metto negli articoli, ma mi ha scritto una ragazza/donna facendo dei discorsi che hanno “centrato” degli argomenti che sinora mi erano rimasti sulla punta della… testa, in un certo senso. Un’area nebulosa che un contraddittorio ha contribuito a dipanare. Non postero’ la corrispondenza perche’ e’ privata, ma tentero’ di sintetizzare i tre punti e focalizzarli. Cosi’ vale anche come risposta.

La prima parte interessante del messaggio dice piu’ o meno questo:

Non so se credi di fare un favore alle donne meno magre postando foto di donne formose, quello che otterrai e’ un nuovo standard di bellezza. Al quale le donne tenteranno di adeguarsi per piacere, con il risultato che agli sforzi per dimagrire si sostituiranno quelli per ingrassare. Anziche’ morire perche’ tutti gli uomini guardano foto di donne magre, moriranno perche’ tutti gli uomini guardano quelli di donne formose. Che differenza fa?

Questo ragionamento, cara Tiziana, non fa una piega. Ma necessita di un assioma.
Necessita cioe’ che sia vero questo fatto: “le foto che io guardo definiscono lo standard”.
Sicuramente, se fossi un imperatore malvagio del medioevo potrei dire, che so “decapitate tutte le donne sotto la quinta misura di poppe e la coppa G”. Se fossi addirittura una divinita’ potrei dire, che so io, “non avrai altre poppe sotto la quinta e la coppa G”.
Invece sono un tizio qualsiasi, privo di questo potere. Non posso imporre alcuno standard. Non ho i mezzi materiali per imporre sanzioni, punizioni o premi. Quindi la domanda rimane: perche’ mai ti senti nel dovere di soddisfare i miei capricci?
O, in astratto, ti senti nel dovere di soddisfare  ogni capriccio estetico del genere maschile?
Quello che stai dicendo in pratica e’ che noi maschi dobbiamo stare molto attenti a quel che desideriamo perche’ qualcuno prendera’ alla lettera i desideri maschili e si fara’ del male pur di soddisfarli.
Ora: siamo pazzi?
Il problema non e’ se a me piaccia Maritza Mendez. Il problema e’ che per qualche motivo tu senti (o affermi che altre lo sentano) il bisogno di essere come piace a me. Ma io non ve l’ho mai chiesto.
La frase “a me piace questo” e’ diversa dalla frase “quello che mi piace e’ un ordine” .
Ritieni di essere tenuta a soddisfare ogni mio capriccio estetico?
Attenzione, perche’ non stiamo parlando del mondo maschile, come sembri affermare. Stiamo parlando di quello femminile. Nella TUA testa c’e’ un processo sbagliatissimo che ti porta a sopravvalutare i desiderata miei (e immagino della mia proiezione “i maschi”) a tal punto da considerarli degli ordini, o almeno la definizione degli standard.
Cosi’ la domanda obbligatoria e’: ma sono gli uomini a definire gli standard fisici delle donne? E se si’, in virtu’ di quale potere? Da che parte sta il problema?  Sei cosi’ sicura che io stia definendo uno standard attuativo?
Cioe’, Lady Uriel non somiglia a Maritza Mendez. Eppure ci passero’ (spero) la vita insieme. Allora, come mai?
Nella TUA mente, annidato in qualche recesso dell’educazione, gira un task che continua a dire “ehi, devo adeguarmi ai desiderata maschili.Senza verificare se questi desiderata siano un immaginario del tutto facoltativo e ludico, o un imperativo assoluto”.
Questo e’ un problema che devi risolvere TU, cara Tiziana. TU devi spegnere quel processo. Il problema non e’ dalla mia parte. Non sono io che devo nascondere quel che mi piace, se tu che devi imparare a non prendere ordini dal mio immaginario erotico.
Se tu mi sopravvaluti, o sopravvaluti il genere maschile, al punto da assegnare alle fantasie maschili il potere di un imperatore capriccioso che disegna il tuo corpo, c’e’ un errore tra le TUE assunzioni. Non tra le mie. Io non ti ho mai chiesto di essere cosi’.
Un’altra sezione molto importante della tua lettera dice all’incirca questo:

Come ti sentiresti tu se tua moglie iniziasse a riempire il suo blog di fotografie di modelli bellissimi , palestrati, irraggiungibili e magari elaborati con Photoshop? Come mi sentirei, vuoi sapere, se mi trovassi impegnato in una gara che non ho la possibilita’ di vincere, per motivi genetici o per semplici motivi di eta’?

Quindi, secondo te io dovrei spaventarmi per foto come questa:

 

Dovrei sentirmi, secondo te, in qualche forma di competizione con qualsiasi calendario, fotorafia del genere? E dimmi, perche’ io sarei impegnato in tale competizione? 
Ecco il punto: io non mi sento impegnato in una competizione estetica con ogni altro maschio. Non mi sento in gara. Alcuni si’, ma hanno lo stesso problema di molte donne: si sentono in gara.
La realta’ e’ che non esiste alcuna gara. Alcuni sono stati educati a pensarlo. A competere sempre. A sentirsi, quindi, in competizione con chiunque altro, compresa ogni foto che piace alla propria compagna. Puo’ darsi. Ma questo e’ un problema loro.Ed e’, ripeto, un problema.
Sentirsi in competizione con qualsiasi foto e’ un problema.
La domanda, quindi e’: quanto sei disposta a fare pur di competere con ogni foto tu veda in giro?
E la seconda e’: trovi  mentalmente salubre l’idea di competere con ogni foto che vedi in giro, o che il tuo maschio guarda?
Hai due idee bislacche in testa.Il problema e’ dalla TUA parte. TU, cara Tiziana , per un qualche motivo pensi di dover vincere o almeno pareggiare una gara con qualsiasi femmina entri, anche in forma di immagine, negli occhi degli uomini. Tu sei prigionera di questa idea. E’ un problema dalla TUA parte. Nella TUA testa. Non c’e’ alcuna gara: e’ la tua mente che e’ stata educata cosi’.
Ora, mia moglie mi piace. Supponiamo che ragionando come te un’altra si senta in competizione e inizi ad essere come lei in tutto. Ad un certo punto, diciamo (ipoteticamente) che abbia lo stesso corpo e le stesse caratteristiche che mi piacciono.
A quel punto, secondo te il mio matrimonio e’ in pericolo? No. Anche se una dovesse batterla facendo tutte le cose che fa lei meglio di lei, perderebbe ugualmente la gara. Non e’ un torneo con la principessa che concede la mano al vincitore: questo e’ un modello che hai in mente tu. I principi NON concedono la mano alla vincitrice, la concedono a chi gli pare, vinca o meno.
Invece tu pensi che la mano vada sempre alla vincitrice, perche’ cosi’ sei stata educata e non perche’ sia vero, e di conseguenza lotti per il titolo e per non perderlo. Le TUE idee trasformano la tua vita in un infinito torneo ansiogeno.
E per calmare la tua ansia quando ti rendi conto di avere avversarie troppo forti, chiedi a me di non mostrarne le foto, in modo da non sentirti obbligata a competere.
Ma la semplice esistenza di Maritza Mendez NON ti obbliga a competere con lei.
L’obbligo e’ un’idea balzana che TU (come molte donne e ultimamente alcuni uomini) hai in mente.
Qui nessuno e’ un principe che concede la sua mano alla vincitrice del torneo.E ti diro’ di piu’: non vedo proprio alcun torneo. Mancando il premio, del resto, come potrebbe esistere?
Se posso darti un consiglio, non essere certa che per avere la mano del principe basti vincere una gara di bellezza. Avrai delle delusioni cocenti: i principi non lo hanno mai fatto, e sarebbe ora che la smettessero pure tante principesse.
Infine, l’ultima parte del tuo discorso, che dice all’incirca questo:

Esiste una gigantesca “pressione sociale” la quale esercita una spinta enorme , al punto che la minaccia di “nessun uomo ti degna piu’ di uno sguardo” e’ cosi’ terribile che potresti sottoporti a stress terribili pur di essere guardata. Si tratta di una pressione increidibile.

L’errore di questo ragionamento e’ sottile. Faccio un esempio: una delle “torture non rilevabili da inchieste” a Guantanamno era di minacciare i detenuti musulmani di pisciare sul Corano di fronte a loro.  Funziona? Suppongo che su alcuni funzioni. Se fai questa minaccia a me, prima ti rido in faccia  e poi ti faccio pure “pss pss” per aiutarti. Di certo non e’ una tortura per me, ne’ una forma di pressione. Immagino che siano stati cazzi acidi , a Guantanamno, minacciare un tizio che ha deciso di abbandonare l’ Islam cinque minuti prima dell’interrogatorio, folgorato che so io dal culto di Wotan sulla via di Amburgo.
Morale della storia: le minaccie immateriali si fondano su un costrutto ideale che sta nella mente della vittima. La “pressione sociale” , la minaccia di pisciare sul corano e’ tale solo perche’ nella tua mente c’e’ l’idea che questa cosa sia importantissima. Se il Corano per te e’ importante, allora l’idea che un miscredente ci pisci sopra esercita pressione. Altrimenti no.
Non sono Brad Pitt. Come tutti quelli che in gioventu’ hanno fatto moltissimo sport, smettendo ho messo su dei chili. Cosi’, dovrei chiedermi “oddio, ma adesso le donne mi guardano”?  Sai qual’e’ il problema? Che non e’ una minaccia. Non lo ritengo importante. Se minacciasse la mia salute, certo. Ma non sono certo a quel punto.  E comunque la salute e’ una minaccia materiale, non e’ “la pressione sociale”. Non e’ “la pressione dei mass media”.
Le catene le hai , cara Tiziana , nella TUA mente. La pressione sociale esiste perche’ nella TUA mente c’e’ , ed e’ fondamentale, il desiderio “di essere guardata”. E sopravvaluti cosi’ tanto questo bisogno fittizio da pensare che se qualcuna muore per essere guardata, la colpa non sia sua , ma di chi aveva standard cosi’ alti che non la guardava.
E siccome dai per scontato che in ogni caso dovrai fare qualsiasi cosa per essere guardata, allora stai chiedendo di abbassare gli standard , in modo da non dover morire nel tentativo. Ma il baco e’ nella TUA mente: tu hai creato le tue catene. Essere guardate NON e’ cosi’ importante. Lo se ci credi, come per il Corano. Se credi nel Corano, allora e’ fondamentale che non ci si pisci sopra. Se non ci credi, e’ solo uno sciroccato americano che ha scambiato un libro per un cesso e si sporchera’ le scarpe per questo.
Cosi’, ti ripeto: stai cercando di attribuirmi le tue catene. Le catene della tua educazione.
Sei stata abituata a pensare che:

 

  • I desiderata maschili definiscono lo standard corporeo femminile.
  • Ogni donna e’ in continua competizione con ogni altra donna, per il solo fatto che il paragone sia materialmente possibile.
  • Essere gradite al sesso opposto sia cosi’ importante che uno standard impossibile, anziche’ essere rifiutato, vada perseguito se necessario sino alla morte.

 

Mi spiace: queste tre idee sono bachi che girano dentro la tua mente. TU hai tre problemi. Non io.
Mi stai chiedendo di nascondere la mia libido perche’ la consideri l’ordine perentorio di un imperatore capriccioso, cui TU hai assegnato il potere di disegnare il tuo corpo.
Mi stai chiedendo di non mettere in giro foto di modelli fisici difficili da raggiungere per non renderti impossibile partecipare ad un torneo che esiste nella TUA mente.
Infine, mi stai chiedendo di abbassare gli standard perche’ temi che se ci si abitua a queste fotografie, sarai costretta (ritenendolo vitale ) a morire pur di ottenere gli sguardi.
In pratica, IO devo cambiare il comportamento perche’ tu pensi queste tre sbagliatissime cose. O forse perche’ sei stata educata a pensare queste tre cose, il che e’ lo stesso: l’albero e’ un fatto a prescindere dalle discussioni sul seme.
La risposta e’ NO.
Semmai, lavora sulla tua mente e togli quei tre bachi.
Ho brutte notizie per te. Sei destinata ad invecchiare. Non ti guarderanno piu’. Perderai ogni competizione. Sarai difforme dai desiderata maschili.
Quei tre pensieri che hai nel cervello , di conseguenza,  ti spediranno all’inferno, e ti ci manderanno molto prima di morire.

Ti consiglio di combattere contro le idee sbagliate che ti hanno infilato nel cranio, e non contro le fotografie.
Le minaccie immateriali funzionano solo con individui poco razionali. Siano “la pressione sociale” o “il mondo dei media”. Contro le minaccie immateriali c’e’ una sola arma che funzioni: diventa piu’ razionale.
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