Una mattina, mi son svegliato

Mi scuserete se insisto sul percorso che vedo sul blog di Yossarian, ma mi ricorda troppo il mio stesso percorso blogghesco perche’ io possa esimermi dal dare qualche consiglio. Perche’ alla fine Yoss si sta scontrando con le medesime cose che ho incontrato io anni fa. E sta reagendo alla stessa maniera: perche’, allora, semplicemente non ascoltare i consigli di chi ci e’ passato?

Prima i andare nel dettaglio, un piccolo aneddoto. Ricevo telefonate o visite “un pelo interessate” da persone che spesso mi chiedono perche ‘ io abbia voltato le spalle a tutto, al paesello, alla famiglia, eccetera. In passato cercavo di argomentare, di elencare i problemi, gli scontri, le malefatte.
Quello che ottenevo erano dei similprocessi ove alla fine la bravura dalettica degli “avvocati del diavolo” mi faceva perdere ore in discussioni senza senso. Solo da poco tempo ho trovato la formula dialettica che li zittisce.
In definitiva, il vizio del provinciale e’ quello di giudicare. Essi passano la vita a sputare giudizi sugli altri. Essi non desiderano altro che sentirsi giudici (e accusatori allo stesso tempo) degli altri. Altri che sono sul banco degli imputati. C’e’ una sola cosa che distrugge chi giudica: pensare di essere giudicato. E di essere condannato.
Ma non e’ questo il vero problema: il vero problema e’ quello di trovarsi sul banco degli imputati, ovvero aver perso il suolo di giudici.
Cosi’, quello che faccio e’ semplicemente dire che , “ad un certo punto della mia vita, dopo essere stato giudicato da tutti per tanti anni, ho deciso di fare una cosa che non avevo mai fatto prima. E ho giudicato io. E non si e’ salvato nessuno.”.
Questa e’ l’affermazione che li terrifica. Non tornano piu’ , perche’ se ci provano rispondi “e’ troppo tardi, adesso”. Non tornano piu’ perche’ si trovano in  una condizione che nessuno di questi giudici prende mai in considerazione, ovvero quella di finire sul banco degli imputati, e specialmente quella di arrivare dopo la sentenza.
Ecco, Yoss, qui c’e’ tutto il problema. Guarda che cosa stai facendo. A me Vianello, dico la verita’, non piaceva. Mi ha sempre annoiato. Tuttavia, non ho motivo di disprezzarlo. Per che cosa? Perche’ lavorava per Mediaset? Perche’ votava per il partito sbagliato?
Tu sbagli innanzitutto nel giudicare l’atto e non la forza che li spinge. Ora, sputare sulla tomba di un morto puo’ essere spregevole o meno. Se il morto si chiama Hitler e tu sei ebreo, magari e’ comprensibile. Persino umano. Ma non mi sovvengono orrendi crimini di Vianello.
Se la esponi cosi’, cioe’ dicendo che secondo te e’ spregevole sputare sulla tomba di un morto, li avrai addosso. Poiche’ a volte non e’ spregevole, ti troverai con tonnellate di parole volte a dimostrare che si’, Vianello merita che qualcuno sputi sulla sua tomba. Perche’? Perche’ nella mente di queste persone esiste un tribunale politico, il quale decide che la semplice appartenenza al partito “sbagliato” , quello avversario, sia sufficiente a giustificare un atto altrimenti spregevole.
Ora, di un gruppo su Facebook Raimondo Vianello se ne fotte. Forse ne soffrira’ la moglie, questo si’. Ma ovviamente, se e’ “una berlusconiana di merda”, si potra’ anche sputare sulla tomba del marito di fronte alla vedova sulla sedia a rotelle. Qual’e’ il problema?
Nessuno, finche’ i giudici sono loro.
Cosi’, menzionare le loro malefatte serve solo ad attirarti addosso le loro blablablabla difese. Blablabla. Blablabla. Blablabla.
Devi cambiare le regole del processo. La prima regola dei processi dell’inquisizione spagnola era “Absque strepitu advocatorum”. Lontano dalle urla degli avvocati.
La sentenza la devi emettere senza dare loro la possibilita’ di difendersi. Del resto, Vianello non ne ha avute molte, di possibilita’ di difendersi. Il processo e’ avvenuto nelle “sedi della cultura”. Non e’ che quando Umberto Eco  ha scritto il proprio libro su Mike Buongiorno (1) ci fossero gli avvocati difensori di Mike. Ma tant’e’.

Cosi’, innanzitutto non devono parlare. Io non ho mai detto di “moderare” i miei commenti. Ho sempre detto di censurarli. E non mi faccio pudori a dirlo: non c’e’ difesa. Non ci sono avvocati. Il mio tribunale interiore e’ identico al loro: si va dall’accusa alla sentenza, e la sentenza non e’ altro che l’accusa.

Ma non devono parlare perche’ se aprono bocca diventano subito giudici e  ti ritrovi sul banco degli imputati in un secondo. Non lasciarli parlare. Se ci fai caso, Berlusconi ha impedito a Luttazzi & co di parlare. “Parlare”? Hai visto la trasmissione “rai per una notte”? Non era altro che un processo a Berlusconi, nel quale si nominavano tutte le accuse a Berlusconi, e le si trasformavano immediatamente in sentenze. Mancava la difesa, ma questi sono particolari.

Cosi’, non lasciarli parlare. Se appena aprono la bocca, allestiscono un processo. Non devono aprire bocca. Oh, certo, dirai, ma lo faranno sui loro blog? Quali? Io vedo solo blog senza contenuti, e no, non lo fanno sui loro blog: lo fanno sui commenti dei blog altrui.Perche’? Perche’ i loro blog fanno la fine della Red TV di D’alema. Aprono, annoiano, chiudono.

Essi sono intelligenti e colti, pieni di contenuti, solo quando si tratta di commentare (cioe’ di vomitare giudizi) sui blog altrui. Quando vai a vedere i loro… beh. Noia. Yawn. Centomila , tutti uguali. Li distingui dal nome, ma non dai contenuti. Sono tutti degli Sgarbi, dei petulanti, noiosissimi individui che hanno scambiato la parola “critica” per la parola “sentenza” , e la parola “commento” per la parola “sentenza”, e la parola “parola”, (indovina un po’….)per la parola “sentenza”.  Tutto cio’ che dicono e’ un continuo, incessante, petulante sentenziare, condannare, sentenziare e condannare. Non sanno fare altro. C’e’ sempre qualcuno sul banco degli imputati per le sue malefatte, e loro guarda caso sono i giudici.

Ma non solo: hanno confuso la parola “opnione” con la parola “condanna” a tal punto che il solo fatto di essere oggetto di opinione e’ oggetto di sentenza, ovvero di condanna. Vianello e’ finito sui giornali? Bene. E’ oggetto di opinioni. QUINDI, per questa gente, e’ oggetto di sentenza. Ovvero di condanna, in questo caso politica.

Secondo punto: non argomentare come se fossi ad un dibattito. Quando disprezzi certe loro azioni (in realta’ non disprezzi questo, ma ci arrivo col prossimo punto) devi scrivere come se scrivessi le motivazioni di una sentenza. “Dal momento che le cose stanno cosi’, ed e’ un fatto, allora e’ cosa’”. Fine.

Non aprire dibattiti, quando parli di loro. Emetti condanne. Definitive. Assolute. Senza attenuanti. Senza possibilita’ di difesa. Neanche l’innocenza deve essere una scusa per fermare la condanna. Sono falsi anche quando dicono il vero. Sono malvagi anche quando sono buoni. Fanno il male anche quando fanno il bene.

Attento per prima cosa alla tua autostima. Quando e’ iniziata la pressione sociale su di me, e’ iniziata la litania del “ti credi troppo intelligente”. Ora, ho avuto la fortuna di dover passare dei test per il QI, e quindi SO quanto sono intelligente.(sia TIB che il QIC in sette versioni diverse). Quindi, se iniziano a dirti che “ti credi troppo intelligente”, semplicemente sottoponiti ad un test serio del QI.

Quando feci questi test, iniziai ad essere immune a questo attacco all’autostima. SO quanto sono alto, SO quanto peso, SO quanto sono intelligente. Nessuno mi puo’ colpire sull’autostima dicendomi “ti credi intelligente”. Non mi “credo” intelligente: ho una misura.

Sai perche’ un giorno ho partecipato ad un concorso letterario? Perche’ siccome scrivo in fretta e senza rileggere nulla (non ce la farei a gestire il blog e lavorare) , la prima cosa che questi colti da operetta facevano era di venire con la penna rossa a correggere. Sulle prime rispondevo “beh, se l’unica cosa che hai da eccepire e’ la forma, evidentemente i contenuti sono a posto”. Poi, capii le loro intenzioni e partecipai a questo concorso. Vinsi. Vincetti. Vinqui.  E cosi’ mi liberai di un altro punto debole.

Perche’ questi disgustosi bastardi che si fanno passare per “la parte migliore del paese” sono in realta’ dei miserabili pezzetti di merda. Sono degli uomini da poco. E si attaccano alle cose piu’ meschine, piu’ miserabili, cioe’ alle cose che sono all’altezza della sconfinta distesa di miserie umane che essi sono.


E qui siamo al punto: tu non giudichi quel che fanno. Si’, vedi quel che fanno. Ma quando trovi orribile dire che “Un altro grande marchettaro di Silvio che se ne va, dopo il buon Mike.” in realta’ trovi orribili LORO. Questo e’ il punto. Non e’ la frase che ti fa ribrezzo, ma la forza che li spinge a pronunciare la frase.

Hai notato che loro valutano pochissimo l’idividuo in se’? Hai notato quanto peso diano alla societa’? Alla TV? All’ambiente? Non c’entra con la politica. E’ funzionale. E’ funzionale a proteggere dal giudizio la loro miserabile umanita’.

Proviamo a pensare che l’individuo, la monade umana, esista. Se esiste, la monade umana  e’ fatta di qualche sostanza, ha delle qualita’. E questa sostanza puo’ essere buona o cattiva. Malvagia o benefica. Le qualita’ potranno essere positive o negative.

Capisci il problema? Essi negano l’individuo perche’ se esiste allora puo’ essere giudicato per quel che e’. E se puo’ essere giudicato per quel che e’, la loro miserabile umanita’, la loro condizione orribile , disgustosa, oscena , abominevole potra’ essere riconosciuta, giudicata e condannata.

Se giudichi l’individuo per quello che fa, oh, la loro vita e’ facile: basta solo un pochino di blablabla, e anche andare da una vedova in sedia a rotelle a dire  “Un altro grande marchettaro di Silvio che se ne va, dopo il buon Mike.”, diventa un’azione difendibile. 


Ed in effetti e’ cosi’, perche’ il giudizio sulle azioni dipende dal contesto.


Ma c’e’ qualcosa che sfugge, che va oltre. Che e’ la persona. Potra’ essere giusto o giustificabile il fatto che , con la famiglia in lutto, si dicano cose simili e le si metta su Facebook. Ma chi fa rimane un pezzo di merda. 


Hai presente la figura del boia? Si potra’ discutere che lo stato abbia o meno il dovere o il diritto di uccidere. Ma anche laddove si giustifica la pena di morte, il boia e’ il boia. Una volta lo si incappucciava. Nei plotoni di esecuzione hai (avevi) il diritto di sparare in alto, in altri c’era un proiettile a salve, per dare al soldato la speranza di non essere lui,  il boia.


Yoss, l’azione e l’uomo sono cose diverse. E se e’ vero che si puo’ giustificare la pena di morte, e’ vero che per la figura del boia c’e’ sempre un certo silenzio. Quale persona vorrebbe fare il boia? Quale forza lo spinge? 


Cosi’, non farti ingannare: il problema non e’ se la condanna a morte sia giusta o meno. Il problema e’ che pezzo di merda sia uno che fa il boia per scelta.


Il problema non e’ se Vianello sia o meno degno di biasimo , cioe’ la sentenza. Il problema e’ che merda umana sia quello che lo va a scrivere su Facebook, che lo va a scrivere sui commenti dei blog. Non guardare alla sentenza di morte, o alla legge sulla pena di morte: chiediti che personaggio sia il boia, posizionalo sulla scala dell’umanita’.


Giudica la persona, Yoss.


Non interrogarti sulla sentenza. Ne’ sul processo, ne’ sull’accaduto. Ne’ sulla legge. 


Chiediti chi sia il boia. Chiediti perche’ qualcuno debba desiderare di fare il boia. Di farlo gratis. Quale forza lo spinga.  


Non devi censurare i commenti. Devi censurare le persone. Quando dicevo che la selezione all’ingresso migliora il comportamento, non intendevo che selezioni le cose che scrivono. Significa che selezioni le persone.


Durante l’estate, l’emilia si riempiva di personaggi che venivano dal sud convinti di essere a pornoland, che tutte le donne fossero li’ ad aspettare loro (unici veri maschi del paese), ed altro. Sai cosa facevo? Prendevo una PR vestita in maniera sensuale e la tenevo con me vicina all’uscita. Osservavo come la guardavano. Ci mettevo un secondo esatto a capire chi tener fuori.

Non perche’ io avessi misurato un comportamento. Dopotutto, arrivavano, gli schizzavano gli occhi dalle orbite, poi sussurravano piano agli amici , i quali sistematicamente, uno ad uno, facevano la TAC alla ragazza. In quel momento si erano giocati l’ingresso, ma non lo sapevano. Nei loro sguardi animali avevo letto tutto quello che mi serviva, avevo visto di che sostanza fossero. Non li tenevo fuori per qualcosa che avevano fatto. Li tenevo fuori per quegli sguardi nascosti, per quei “guarda la puttana”, per quei “eh qui e’ diverso”.  Perche’ avevo misurato che cosa loro fossero. La loro sostanza.

Allora, Yoss, non far partire dibattiti sul fatto che la sentenza contro Vianello sia giusta o meno. Chiediti semplicemente perche’ ci siano cosi’ tanti volontari per la poltrona di boia. Perche’ ci siano tutti questi volonterosi carnefici pronti a scrivere questa frase su ogni angolo di internet. Che tipo di gente siano, i volontari boia. Come si posizionino nella scala dell’umanita’.

La sentenza su Vianello, Yoss, puo’ essere giusta o sbagliata: quella frase puo’ essere o meno la punizione giusta. Quello che devi chiederti e’, invece,  perche’ questi personaggi si offrano volontari per fare i boia.

Una sentenza puo’ essere giusta o meno, ma il boia rimane sempre un pezzo di merda. Specialmente se lo fa gratis, e per vocazione.

Ad un certo punto, ho deciso di giudicare anch’io. E non si e’ salvato nessuno.


Uriel

(1) Pochi lo sanno, ma Mike Buongiorno fu partigiano e per questo si fece un giretto di campi di concentramento nazisti.Mica come certi che cantano bella ciao al ristorante. Durante la seconda guerra mondiale, dopo l’invasione tedesca dell’Italia, fu costretto ad abbandonare gli studi (aveva conseguito la maturità soltanto nella seconda sessione, l’8 ottobre1943, in quanto nella prima era risultato insufficiente in matematica e fisica) per rifugiarsi sulle Alpi. Decise così di entrare a far parte dei gruppi partigiani e, grazie alla sua conoscenza dell’inglese, fu impiegato in una importante e pericolosa “staffetta”, in cui doveva attraversare nel periodo invernale i contrafforti alpini innevati per portare in Svizzera, per conto della Resistenza, dei messaggi che permettevano le comunicazioni fra i partigiani italiani e gli Alleati di stanza nel Paese elvetico. Nel corso di una di queste operazioni, nell’aprile del 1944, fu scoperto a Cravegna (VB) e catturato dalla Gestapo e messo al muro per essere fucilato, ma si salvò perché fu perquisito e gli agenti tedeschi gli trovarono i documenti americani. Allora essi lo portarono nel carcere di San Vittore a Milano, dove fu detenuto per 7 mesi condividendo la cella con Indro Montanelli; venne poi deportato dapprima nel campo di transito di Bolzano (dove fu testimone delle atrocità commesse da Michael Seifert, alias “Misha”), quindi nel campo di concentramento austriaco di Mauthausen, dove fu tenuto in isolamento per 2 settimane, per essere infine trasferito a Reichenau. Dopo diverse destinazioni in vari campi di concentramento in Germania, alla fine del ’44 fu deportato nel lager di Spittal dove stette fino al gennaio 1945. Fu liberato a febbraio prima della fine del conflitto grazie ad uno scambio di prigionieri di guerra tra Stati Uniti e Germania.
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