Lo stato e la giustizia.

Sta andando in questi giorni la storia della legge sulle intercettazioni. Si tratta essenzialmente di una legge che, molto semplicemente, ricalca i binari dello stato classico europeo: lo stato europeo, cioe’, per prima cosa decide chi e’ investito dell’autorita’ per investigare, poi decide come si investiga, infine dichiara che NESSUN ALTRO ha questa funzione.

Lo stato europeo, cioe’, elimina (sin dal tempo dei romani) quella che definiremmo “giustizia privata”, o “giustizia fai da te”. Il problema viene quando si costutuisce l’antitesi dello stato civile, ovvero gli Stati Uniti d’America.(1)

Lo stato americano ha innanzitutto difficolta’ nel controllare militarmente i territori, specialmente quelli di frontiera. Inoltre, la bassa densita’ di popolazione (a tutt’oggi la densita’ e’ meno della meta’ di quella europea) impedivano alle comunita’ locali di mantenere nutriti corpi di polizia e grossi tribunali.
Il risultato fu la terziarizzazione della giustizia. Non solo la parte “violenta” della giustizia fu terziarizzata, ma anche la parte di indagine. Se all’inizio c’erano solo le taglie ed i bounty killers, in seguito le agenzie di investigatori privati ebbero tale potere da non essere sussidiarie allo stato (come qui), ma da potersi sostituire come entita’ investigative, capaci di portarsi in tribunale.
Con questo voglio dire che se in Europa lo stato tentava di attribuirsi per intero tutte le funzioni di giustizia, negli USA si diffondeva sempre di piu’ l’idea che almeno le parti meno violente potessero venire privatizzate.
Sia chiaro, sono due idee completamente conflittuali: l’idea americana di giustizia e’ un’idea di giustizia privata. Le uniche perplessita’ del cittadino a riguardo vengono quando si privatizza il braccio violento della legge, ma nessuno ha da ridire nella privatizzazione della parte piu’ “soft”, cioe’ quella di indagine.
Lo stato europeo, che per via di numerose dittature conosce l’utilizzo del dossier politico raccolto da membri del partito e calunniatori pagati , ovviamente si sforza di restringere ogni funzione in se’. Sono quindi due strade che si allontanano: nello stato europeo la giustizia e’ INTERAMENTE sotto garanzia dello stato. Nessuno che non sia ufficialmente parte dello stato puo’ esercitarne le funzioni.
Negli USA, invece, pullulano le figure che possono sostituirsi allo stato. Dai bounty killers ai detective privati, si arriva ai giornalisti. Ad un certo punto si decide che la stampa debba godere degli stessi privilegi degli investigatori, ovvero della segretezza delle fonti. Cosi’ come un poliziotto puo’ avere informatori e proteggerli con il segreto, anche il giornalista puo’ farlo.
Questo deriva semplicemente dall’idea di giustizia privata: se la giustizia puo’ essere privata, allora i privati posso indagare e svolgere le funzioni tipiche della polizia, con la sola limitazione dell’uso della forza. Lo stato si tiene il monopolio dell’uso della forza ma cede il resto della facolta’ di indagare a giornalisti, investigatori privati e a quel che resta dei vecchi bounty killers, i cacciatori di taglie, infine viene estesa agli avvocati.
Questa idea di privatizzazione della giustizia e delle sue funzioni viene sparata sull’europa con la potenza della propaganda hollywoodiana: l’europeo viene convinto, a colpi di telefilm, che alla fine dei conti se uno apre una partita IVA (diventa cioe’ un investigatore) , puo’ fare quasi le stesse cose della polizia. E se uno apre un’azienda (fonda un giornale) puo’ mandare i propri dipendendi a ficcare il naso , con privilegi molto simili a quelli della polizia, come il non denunciare piccoli reati in cambio di informazioni, eccetera.
E questo e’ normale: nei telefilm americani l’investigatore e’ piu’ etico di MAdre Teresa di Calcutta, figurati se abusera’ del proprio potere. Nei telefilm americani, il giornalista di inchiesta e’ un sacerdote della Verita’, quella con la V maiuscola, ha un’etica professionale da bonzo buddista. Eh.
Ma qual’e’ la verita’? La verita’ sono i Corona, cioe’ quelli che rubano le foto per venderle. La verita’ sono i detective ex carabinieri che spiano la gente per dire al consorte che ha le corna.
Ma c’e’ una verita’ piu’ sottile: che anche le supercelebrate inchieste come il Watergate non sono state vittorie , sono state sconfitte. Sconfitte pesantissime per lo stato, che ha delegato ad aziende private (i giornali) un compito che apparteneva a esso stesso: investigare.
Quando si dice che “siamo contro il cittadino che si fa giustizia da solo” intendiamo solo la parte piu’ evidente del farsi giustizia da soli, che e’ l’uso della forza.Ma le cose non stanno cosi’: QUALSIASI delle funzioni della giustizia che venga esercitata direttamente da un privato, compresa la funzione di indagine, e’ “giustizia privata”. E’ “cittadino che si fa giustizia da solo”.
Il motivo per cui si tollera e’, molto semplicemente, che decenni di telefilm americani ci hanno insegnato che la loro barbarie, cioe’ la giustizia in mano ai privati, alle partite IVA “investigatori privati” o alle aziende “giornali” e’ una cosa bella.
Cosi’, oggi tutti si scandalizzano se uno stato europeo decide che l’attivita’ di indagine deve essere esclusiva dello stato, in quanto lo stato e’ titolare e difensore di alcune garanzie specifiche, e che i processi si fanno in tribunale, e DOPO si pubblica la sentenza e l’accusa. E che se il cittadino e’ innocente fino a prova contraria in tribunale, non c’e’ un altro tribunale detto “opinione pubblica” che lo possa condannare quando ancora il tribunale NON lo ha fatto.
Ovviamente, c’e’ chi spinge sul glorioso fallimento dello stato americano, ovvero sulla presunta grandezza del giornalismo di indagine. Repubblica sta cercando disperatamente di tenere in piedi lo spropositato potere della stampa, figlio della giustizia privatizzata americana. Ma ha sbagliato alcuni passaggi fondamentali. Il primo e’ stato quello di Scajola.
Cari signori di repubblica, negli ultimi 50 anni NESSUNA casa e’ stata venduta regolarmente. Non succede ormai da 50 anni che nell’atto di vendita, per motivi fiscali, si dichiari la cifra effettivamente pagata. Succede che il notaio consiglia di indicare cifra inferiore nell’atto che viene depositato, e poi scambiarsi la cifra reale.
Ma c’e’ di piu’: negli ultimi 20 anni , la moda dei mutui ha spinto alla sopravvalutazione delle case da un lato, allo scopo di farsi pagare il 100% della cifra (e a volte di piu’), ma non solo: se andate a vedere i valori catastali delle case, li troverete ridicolamente bassi, perche’ mai aggiornati da un catasto non ancora meccanizzato.
Morale: il 100% dei possessori di immobili ha qualcosa da nascondere. Ha un secondo assegno scambiato insieme al primo, di ammontare superiore alle cifre menzionate. Ha una perizia connivente per supervalutare l’immobile. Ha un valore catastale dichiarato perlomeno ridicolo. In Italia, e non me ne frega una sega di chi sostiene il contrario nel proprio caso specifico, non c’e’ UNA che una compravendita fatta rispettando TUTTE le leggi in vigore.
Allora, figlioli: se sputtanate uno che si fa le orge di escort in una villa piu’ grande del vaticano, non spaventate milioni di persone. E’ un vizio che pochi si possono permettere. Ma se sgamate lo Scajola che ha pagato piu’ del dichiarato con assegni di terzi (in genere un familiare si presta ) , state terrorizzando la totalita’ dei proprietari di immobili.
Si’, la giustificazione di Scajola e’ stata ridicola. Ma chiunque di voi, coloro che hanno comprato casa, se qualcuno indagasse e scoprisse che la cifra dichiarata nell’atto non e’ stata quella pagata, che scuse inventereste per quell’assegno in piu’? “Mio padre ha fatto un regalo all’ex padrone di casa mia?”. Che cosa?
La verita’ e’ che la morale, cari signori di repubblica, ha il principale compito di autoassolvere. Se con la morale finite con il condannare una pratica comune del “popolo giudice”, della “gente comune”, iniziano i cazzi acidi, perche’ la morale non autoassolve piu’.
Cosi’, fortunatamente, e ripeto fortunatamente, si ricomincia il cammino nella direzione giusta. Quella in cui i processi si fanno con l’imputato innocente fino alla sentenza, e solo se c’e’ la sentenza, invece che in TV, nei salotti, sui giornali, nelle piazze. Quella in cui a investigare e’ chi detiene l’autorita’, ovvero lo stato, e non aziende e professionisti, che al massimo hanno partita IVA e soldi.
Personalmente, sono felice di questo fatto. Penso che la pericolosissima sbandata verso un’idea di giustizia privata, in mano a partite IVA (i detectives e i giornalisti free lance) e aziende (i giornali ), sia stata un periodo di perversione dell’idea “alta” di stato, che la propaganda Hollywoodiana ha preteso di trasformare in un far west di bounty killer e giustizia fatta dalle piazze.
Sorry, ma alle taglie non ci arriveremo. E le piazze dovranno rassegnarsi: per fare i giudici, occorre proprio fare un concorso. Tutti gli altri, tornino ai propri lavori. E lo stesso dicasi delle indagini.
Uriel
(1) Anche in Inghilterra lo stato procedeva definendo strettamente chi parlava in nome della legge, ovvero in nome di sua maesta’, e chi no.
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