Caccia ai parassiti.

Mi e’ capitato di dire che conosco un matodo antiparassiti (1), e subito ho un tot di messaggi su Facebook (avrete notato che “contact me” adesso punta a Facebook) , che mi chiedono “illuminazioni”. Cosi’, questo post esporra’ il “case study” di queste due strategie. Prima, pero’, vorrei esaminare la ragione per la quale sono falliti tutti gli altri metodi “meritocratici”.

Il motivo dei fallimenti e’ esprimibile in una serie di proposizioni:
  • I metodi di selezione non si propongono di selezionare i parassiti, ma tutti gli altri (i produttivi)
  • Il parassita e’ un essere estremamente specializzato e sofisticato nel farsi confondere con i produttivi.
Sul primo punto c’e’ poco da fare: l’azienda che cerca un lavoratore con una certa preparazione, si apprestera’ a creare dei test che vogliano dare in output una selezione positiva: “data una massa di candidati, trovare i piu’ produttivi”. Poiche’ si da’ per scontato che tra coloro che vincono il test NON ci siano parassiti, (2) niente si fa piu’ per sgamare il parassita. A quel punto, l’efficacia del parassita e’ alta se si specializza nel passare questi test, che inevitabilmente NON durano poco.
Ci sono moltissime proposte a riguardo, nessuna economicamente fattibile. Tenere la gente in stato di precario, potendolo licenziare in qualsiasi momento se si scopre che e’ un parassita, colpisce anche quelli produttivi, e quindi NON e’ un metodo meritocratico: tutti sono precari, nessuno puo’ pianificare la propria vita economica, ergo tutti sono puniti per l’esistenza dei parassiti.
Il parassita (e qui veniamo alla seconda affermazione) non e’ affatto una creatura semplice e primitiva. Al contrario: per parafrasare Adler, esso sviluppa uno “stile di vita” molto sofisticato, estremamente efficace e MOLTO specializzato che gli permette di spacciarsi per competente.
Supponiamo che vogliate un programmatore e che lo vogliate preparato anche sul piano scolastico. In che modo vorreste smascherarlo? E’ un individuo che e’ riuscito a sopravvivere senza faticare per quasi 20 anni di percorso scolastico. Solo per il fatto che un parassita e’ arrivato alla laurea,  in media ha superato un centinaio di prove scritte, un centinaio di interrogazioni , alcuni grossi esami, ed e’ riuscito ad eludere tutti i sistemi di “conoscenza personale” (i professori passano un bel pochino di tempo con gli studenti, almeno sino alle superiori) messi in atto. Per quasi 20 anni.
Come pensate che un semplice periodo di prova, un test di ammissione, un concorso, una prova tecnica, possano filtrare questi parassiti in maniera efficace, quando essi hanno sviluppato uno stile di vita sofisticatissimo e superspecializzato , consolidato da 20 anni di carriera scolastica, con decine di esaminatori di formazioni e competenze diverse?

Se vi proponete di usare test che riconoscano i migliori, siete destinati a perdere. Il parassita e’ un essere sofisticato ed estremamente specializzato , specialmente nel superare tali test. Arriva a voi dopo 20 anni di scuola nei quali ha collaudato ogni possibile strategia esistenziale che gli permetta di sopravvivere senza faticare. Non avete alcuna speranza di farcela.

Avete presente, passando per le edicole, quando vedete queli libri tipo “50 temi di cultura generale svolti per il concorso in polizia”? Ecco, il parassitismo e’ giunto a tali livelli di specializzazione da produrre addirittura un’editoria specializzata il cui scopo e’ di permettere a chi e’ inadatto (3) di superare un test. Non c’e’ speranza.
Al contrario, occorrera’ operare in maniera bayesiana: insieme al tema per individuare i competenti, occorre usare alcune tecniche che servono specificatamente per individuare i parassiti. Prima di mostrarvi il “case study”, vorrei elencare alcune delle caratteristiche tipiche del parassita.
Non ho paura di scriverle perche’, essenzialmente, il parassita e’ un essere completamente specializzato. Cioe’, la zecca non e’ un essere che si adatta: e’ tremendamente specifica, tremendamente specializzata, tremendamente sofisticata, e la sua qualita’ di parassita e’ cosi’ estremamente evoluta che non puo’ fare altro che la zecca. Se cioe’ vi proponete di smascherare un parassita, non c’e’ nulla che possa fare per sfuggire: se voglio individuare la zecca posso semplicemente selezionare animali con un rostro succhiasangue di una certa forma. Specializzata com’e’, la zecca NON puo’ farne a meno. Se io selezionassi positivamente, diciamo gli insetti che vanno a caccia, la zecca potrebbe anche, forse, uccidere qualche altro insetto per fingere di essere una cacciatrice. Ma se io mi propongo di riconoscere proprio il parassita per la sua specializzazione, cioe’ faccio (anziche’ un test per competenti) un test per parassiti, il parassita non ha scampo.

Le strategie di parassitismo sono troppo sofisticate e specializzate per non riconoscerle. Il riconoscimento delle tecniche di parassitismo e’ MOLTO piu’ efficade del riconoscimento della competenza specifica.

Punto primo: il parassita , se e’ tale, lo e’ da tempo. Ci vuole tempo per specializzarsi e per evolvere tecniche sofisticate di finta competenza. Dunque, nel passato ha faticato poco. Da cui,

  • T1: poiche’ il parassita non si e’ mai davvero impegnato nel passato, e’ sempre disponibile a gettare alle ortiche il bagaglio passato (e relativo valore). Per la semplice ragione che …. non ne ha.
Mettiamola cosi: se dopo aver fatto cinque anni di una scuola superiore scientifica , una facolta’ scientifica e aver accumulato tre lustri di esperienza mi offrissero di fare qualcosa di completamente diverso, accetterei? Cioe’,  se mi offrissero, che so io, sia di continuare la carriera da tecnico che di diventare un commerciale? E se mi offrissero una carriera alternativa, che so io, nel marketing?
Ovviamente non accetterei: non avrebbe senso, per me, gettare via 25 anni tra studi e lavoro per diventare l’ultimo arrivato in un settore diverso. Il parassita, invece, lo farebbe?
Certo. Anzi, a maggior ragione: il parassita tipico ha fatto una scuola superiore tecnica (superando ogni prova ed ogni esame grazie alla sua specialita’ parassitica) , una facolta’ tecnica, poi fallisce come tecnico, e quindi chiede “un incarico piu’ manageriale”, “piu’ gestionale”, “piu’ di public relations”, “piu’ commerciale”. Questo e’ il primo punto di sgamo del parassita: la persona competente NON valuta neanche per un istante l’idea di gettare alle ortiche una decina di anni di competenze ottenute col sudore e la fatica. Il parassita, invece, e’ sempre disponibile a farlo: niente sudore, niente fatica. Il passato del parassita non vale nulla, per questo il parassita NON ha problemi a gettarlo alle ortiche.
Offritegli un’alternativa , conditegliela perche’ appaia attraente, offritegli due lire in piu’, e il parassita non si fara’ problemi a gettare alle ortiche gli studi che NON ha mai davvero faticato e l’esperienza che NON ha mai maturato.
Secondo punto, simile al primo ma in realta’ complementare. Il parassita, non avendo sudato o faticato per la competenza che NON ha, non attribuisce valore alla competenza stessa. Come tale, nessun posto , nessuna sedia , poltrona o incarico verranno da lui rifiutati perche’ occorre una competenza che non ha.
Anni fa, mi fu proposto un periodo in un settore diverso della telefonia. Io , che venivo dalle reti TCP/IP, dovevo occuparmi anche di SS7. Ora, la prima cosa che feci fu avvertire la mia manager: “ehi, io non ho esperienza li’. Non e’ qualcosa nella quale, anche studiando, posso diventare senior in pochi mesi. Affiancami un esperto, almeno per un pochino”.
Il parassita questo discorso non lo fara’ mai: se e’ sopravvissuto nel mondo delle reti TCP/IP, ovviamente pensa che ci si possa occupare di qualsiasi cosa allo stesso modo, con un poco di chiacchiere, resistenza alle novita’, eccetera. Dunque, se ce l’ha fatta ad occupare una sedia nel settore delle reti TCP/IP, perche’ dovrebbe fallire nel settore dell’ SS7?
  • T2: messo di fronte ad una promozione verso un settore nel quale NON ha competenze, il parassita e’ quello che accetta dicendosi certo o confidente di potercela fare.
Per sgamarlo, quindi, basta proporgli una promozione verso un incarico ove NON ha ne’ competenze ne’ esperienza. Il parassita accettera’. Del resto, non ha esperienza o competenze nemmeno nel settore che occupa in quel momento.
A questo punto, problema: avrete notato come T1 e T2 siano legate ad “offrire alternative”. Sappiamo pero’ che il parassita, trovando un posto, non si schioda piu’ . Come possiamo schiodarlo da li’? Ecco il “teorema tre” ed il “teorema quattro”
  • T3: il parassita valutera’ di cambiare poltrona non appena gli si prospettera’ (se rimane ove si trova) un qualsiasi tipo di aggiornamento professionale che preveda un periodo di studi e un esame finale.
Andate da un gruppo di persone e dite: “signori, per quelli che vogliono continuare con la carriera attuale, c’e’ un corso tecnico molto serio, e quindi molto difficile, con un esame da superare. In alternativa, venite nel mio ufficio, ove vi illustrero’ delle altre proposte, qualora  vogliate cambiare”.
Le persone competenti, abituate a studiare, abituate all’idea di faticare, avendo lavorato e faticato prima per arrivare ove sono,  accetteranno (e spesso saranno felici) un nuovo corso di aggiornamento con una nuova competenza, e non avranno paura dell’esame. Il parassita, invece, vive ogni giorno della sua vita nella paura di essere smascherato come “incompetente che ruba un posto e uno stipendio”. Il parassita SA di esserlo. Anche se l’esito dell’esame non fosse punitivo (cioe’ l’azienda NON fa nulla contro chi non supera l’esame) , il parassita SA (perche’ e’ superspecializzato ) che la sua esistenza dipende dalla capacita’ di non essere smascherato. Se  un esame lo smascherasse, la sua ansia nei confronti degli usi futuri di questa informazione gli farebbe perdere il sonno.
Infine, introduco il teorema quattro. La specializzazione del parassita, avrete notato, non e’ in fondo cosa da poco. Sebbene sia esecrabile, si tratta di uno stile di vita evoluto, sofisticato ed estremamente efficace. (4) Esso si basa, in definitiva, sulla capacita’ di convincere, di parlare, di sviare, di pescare nel torbido, di tessere conoscenze, di fare politica, pubbliche relazioni, marketing di se’ stessi.

Insomma,  il parassita si sente forte  nelle pubbliche relazioni. Sempre.

La stragrande maggioranza delle tecniche di sopravvivenza del parassita aziendale sono tecniche dialettiche , politiche e persuasive. Il parassita di successo e’ convinto di essere un ottimo comunicatore, un ottimo oratore e un persuasore formidabile. La sicurezza e l’autostima del parassita derivano da questa convinzione. Ergo, “teorema quattro”:

T4: il parassita si sentira’ irresistibilmente attratto da qualsiasi incarico come da T1, T2 e T3, qualora gli sia presentato come un incarico il cui successo richiede dialettica, persuasione e capacita’ di pubbliche relazioni.

Andiamo al caso piu’ interessante di eliminazione di parassiti (quasi mille in una botta sola: le azioni dell’azienda si sono impennate in borsa all’annuncio), conclusasi con una “cessione di ramo d’azienda” verso un call center.
L’azienda si trovava con quasi mille parassiti infiltrati in settori “teoricamente tecnici” della telco: essi erano entrati in azienda millantando e simulando competenze inesistenti, capacita’ inesistenti, attitudini inesistenti. Dalla contabilita’ alle competenze di rete, essi non sapevano fare il lavoro che dicevano di saper fare.
Attraverso i meccanismi di trasferimento interno, l’azienda ha creato un nuovo settore , che corrispondeva alle caratteristiche T1 , T2, T3, T4. T4 era soddisfatta dal fatto che i nostri parassiti lavoravano in contatto diretto con il cliente. L’incarico e’ stato proposto  loro come un incarico ove servivano “capacita’ di pubbliche relazioni, buon parlato, qualita’ di persuasione e di risoluzione dei conflitti”. T3 era soddisfatto dall’annuncio di una serie di certificazioni con esame, pagate dall’azienda stessa, parte del percorso formativo interno. T2 era soddisfatto dal fatto che nessuno di quei personaggi aveva la minima competenza , scolarita’, esperienza nel supporto diretto a clienti business. T1 era soddisfatta dal fatto che quel compito implicava , di fatto, che il trasferendo gettasse alle ortiche gli studi e le competenze.
Lo stipendio era leggermente piu’ alto, ma specialmente, l’orario era inferiore. Qualsiasi persona seria, all’offerta di guadagnare di piu’ lavorando meno ore, si sente a disagio: sappiamo bene che non esiste il pasto gratis. Sappiamo, cioe’, che se anche esistesse una simile carriera,  non puo’ durare. Il parassita, invece, non si pone il problema.
Quindi, teorema cinque:
  • T5: il parassita e’ per definizione un essere che cerca il pasto gratis e privilegia strategie di breve termine. Esso e’ specializzato ed evoluto per questo. Offritegli di lavorare meno ore allo stesso stipendio, e accettera’, entusiasta. 

 

L’azienda di cui parlo, quindi, non ha fatto altro che aprire una posizione che soddisfasse tutti i cinque teoremi. Ha raccolto, concentrato in un solo segmento mille parassiti in pochi mesi. Ha sfruttato, cioe’, la loro specializzazione, la loro attitudine e la loro estrema deformazione umana allo scopo preciso di riconoscerli. Dopodiche’, quel settore e’ stato staccato e venduto ad un call center del posto, mediante cessione di un ramo d’azienda.
Circa lo stesso ha fatto un’altra telco, con 300 persone, ma la vicenda si e’ conclusa peggio, ovvero con il distacco del ramo in un’azienda separata, e poi il fallimento.
Standing ovation in entrambi i casi.
C’e’ modo per il parassita di sfuggire a queste tecniche? No. Per sfuggirvi dovrebbe dare valore alla competenza, agli studi passati, all’esperienza, dovrebbe diffidare del pasto gratis, dovrebbe evitare incarichi per i quali non e’ competente, dovrebbe accettare la formazione aziendale e i relativi esami di certificazione, dovrebbe confidare poco nella dialettica e nelle pubbliche relazioni.
Cioe’, dovrebbe cessare di essere un parassita.
Se le due aziende avessero fatto qualcosa diversa, anziche’ una trappola per parassiti una selezione interna dei migliori, i parassiti avrebbero vinto e quei mille avrebbero preso il posto dei competenti. Perche’ il parassita , attraverso la sua specializzazione, avrebbe simulato competenza, successo, esperienza, capacita’, meglio di quanto possano fare le persone competenti e capaci.

Al contrario, creando una trappola per parassiti, costruita per identificare e attirare i parassiti, e’ stato facilissimo smascherarli e levarseli dai coglioni.

Un filtro bayesiano da manuale.

Uriel
(1) A dire il vero l’ho visto applicare scientemente da due grosse telco italiane (diciamo due nella top 3, per non fare nomi) , per cui non sono IO a conoscerlo: e’ noto ad alcuni manager, evidentemente.
(2) Questo crea un ragionamento circolare, secondo cui la bonta’ del test dipende dalla bonta’ del test: se il test seleziona accuratamente, allora ha senso fare il test che seleziona accuratamente.
(3) E non diventera’ adatto leggendo quel libro, peraltro. Non e’ che ti fai la “cultura generale” in un mese , leggendo UN libro.
(4) Alcuni sostengono che lo sforzo necessario a diventare un parassita di successo non siano inferiori a quelli che servono per diventare una persona produttiva di successo. Conosco molti biologi che vi darebbero ragione.
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