Ottanta venti.

Uno dei motivi per i quali mi sto interessando al discorso di Pareto e lo collego al pasto gratis, e’ che , per come e’ stato espresso , dice essenzialmente che nei sistemi complessi e numerosi la maggior parte degli effetti deriva da poche cause. Questo, in realta’, non e’ valido solo per l’economia ma anche per la politica. Il problema intermedio , pero’, e’ di capire in quale misura la cultura del pasto gratis abbia influito.

Prendiamo la politica. Per quante definizioni nobili si vogliano dare al termine, il concetto di potere deriva dalla possibilita’ materiale di ottenere effetti materiali. Cosi’, lo stesso avviene in politica: per quanto teoricamente il mio voto valga quanto quello di chiunque altro, e quindi il voto dei 600 abitanti del mio paesello valga quanto qualsiasi altri 600 voti, il dato di fatto e’ che i primi 600 industriali italiani, e i loro voti, valgono piu’ dei nostri 600 voti di persone qualsiasi.
Questa affermazione probabilmente contrasta con principi ed ideali, ma sta di fatto che il governo tiene costanti rapporti con le associazioni di industriali, mentre sembra curare il mio paesello in misura molto minore. E’, cioe’, un fatto.

Sebbene il meccanismo del voto dia un certo “potere” ai cittadini, quello che dovremmo chiederci e’ “QUANTO” potere ci dia. Facciamo un esempio: dividiamo la popolazione in tre parti. numericamente identiche Una parte della popolazione gestisce il 50% delle risorse economiche. Un’altra parte ne gestisce il 35%, l’ultima ne gestisce il 15%.

A questo punto, possiamo dire che tutti abbiano lo stesso potere? La risposta e’ “no”: per governare il governo ha bisogno di sinergie coi ceti produttivi, quindi quello che faranno sara’ tentare di dare un nome all’insieme numero uno, e a catturare i suoi voti. Il potere effettivo, cioe’ il potere di causare un rallentamento dell’economia semplicemente impegnandosi di meno, fa pesare diversamente i voti.

Ora, come e’ distribuita l’economia tra la popolazione? Attualmente, in Italia, ci sono statistiche diverse che dicono tutte la stessa cosa. L’indice piu’ “sintetico” e’ l’indice di Gini, che mostra un “indice di disuguaglianza”.

Tabella 1: Distribuzione del reddito dopo tasse e trasferimenti – Indice di Gini
metà anni 80 intorno al 1990 metà anni 90 intorno al 2000 metà anni 2000
Stati Uniti 0.34 0.35 0.36 0.36 0.38
Italia 0.31 0.3 0.35 0.34 0.35
Francia 0.31 0.3 0.28 0.28 0.28
Germania 0.26 0.26 0.27 0.27 0.3
UK 0.33 0.37 0.35 0.37 0.34
Svezia 0.2 0.2 0.22 0.24 0.24
Fonte: Ocse

 

Come vediamo, l’ Italia insegue gli Stati Uniti, (il massimo della diseguaglianza e’ 1, il minimo e’ 0) , e ci dice piu’ o meno che una piccola percentuale di persone, intorno al 27%, possiede quasi l’80% dei redditi piu’ alti, cioe’ delle risorse. L’unione europea sintetizza il concetto misurando un tasso S80/S20 , calcolando cioe’ il rapporto tra il reddito medio del 20% che guadagna di piu’ ed il 20% che guadagna meno.

 

S80/S20
EU 25 4,9
EU 15 4,8
Germania 4,1
Spagna 5,4
Francia 4
Italia 5,7
Regno Unito 5,5

 

Se notiamo il dato fondamentale, cioe’ che in Italia la media del 20% piu’ abbiente e’ quasi sei volte tanto la media dei meno abbienti, abbiamo uno spaccato materiale di questo concetto: se chiamiamo “A” il gruppo del 20% dei piu’ abbienti e “B” il gruppo dei meno abbienti, il voto di una persona del gruppo A vale quasi sei volte di piu’.
Questo spiega, in gran parte, il potere della Lega Nord, e perche’ non esista una Lega Sud. Se consideriamo che il gruppo “A” e’ concentrato nel Nord Italia , il risultato e’ che vincere al Sud in termini di potere materiale renda pochissimo.

MA voi direte: ma il sistema elettorale conta i voti considerandoli tutti uguali. Verissimo.

Quindi, teoricamente puo’ succedere che vada al potere un governo sostenuto da un 60% della popolazione, che pero’ ha pochissimo potere economico. Che cosa succede , allora?

Succede che i gruppi piu’ potenti economicamente pensano di avere un governo ostile. Una volta pensato di avere un governo ostile, o per lo meno di vivere in una congiuntura politica ostile o indifferente, rischiano di meno,  ovvero investono di meno. Sul piano personale, magari temono inasprimenti fiscali, e quindi spendono meno. In generale, e’ sufficiente portare insicurezza in questo gruppo di persone per deprimere il paese intero.

 

La morale della storia e’, quindi, che la strategia politica migliore consiste nel cercare di avere dalla propria parte quel 20% della popolazione che guadagna di piu’. Se anche si perdono le elezioni, sara’ agevolissimo usare questo potere per indebolire il governo in carica e farlo cadere o impedirgli di governare.

La domanda adesso e’ “come fare in modo da avere SIA la maggioranza degli elettori che la maggioranza dell’economia”. Questo avviene mediante l’effetto gregge che e’ ancora un corollario del Principio di Pareto.

Si e’ notato come siano in genere pochi voti a cambiare l’esito delle elezioni. Il che e’ verissimo, perche’ vale anche in questo caso lo stesso principio: la stragrande maggioranza degli effetti deriva da un piccolo numero di cause. Esistono quindi, nei gruppi umani, poche “guide”. Esse non sono necessariamente elementi alfa del branco, ma sono piccoli sottogruppi il cui comportamento viene seguito dalla maggioranza.

Uno scrittore di fantascienza ha ipotizzato un mondo nel quale la statistica definisca l’ elettore medio, e poi trovi tra la popolazione un individuo che corrisponde ESATTAMENTE al ritratto statistico. Nel libro ha ipotizzato che questo elettore venisse isolato, e che il suo solo voto fosse usato per decidere il presidente successivo.

Ovviamente, per questioni di intervalli di confidenza, una cosa del genere non e’ fattibile. Ma il problema essenziale e’ che esistono effettivamente “gruppi guida”, i quali sono sufficienti a guidare l’intera popolazione. Presi questi gruppi, presa la popolazione.

Il voto della popolazione italiana, la sua preferenza per Berlusconi, sono praticamente inspiegabili se consideriamo 44 milioni di elettori come teste pensanti. Ma se supponiamo che siano un gregge,  il quale segue “magicamente” un sottogruppo di 15/20 mila persone, tutto diviene molto piu’ chiaro, a patto di definire un sottogruppo in maniera sensata.

Se la situazione piu’ stabile e’ quella ove a votare il governo e’ la maggior parte del potere economico, e la massa e’ trascinata da un sottogruppo relativamente poco numeroso, la risposta e’ che basta convincere i 15/20 mila italiani piu’ ricchi del paese per vincere le elezioni.

Poiche’ Berlusconi vince spessissimo sin dal 1995, possiamo considerare che negli ultimi 15 anni la situazione sia stabile. Ebbene, penso che di fatto il risultato elettorale rifletta si’ il voto dell’intero gregge, ma di fatto sia lo specchio delle opinioni politiche delle 15/20 mila persone piu’ ricche del paese.

Non importa quanti cittadini non arrivano a fine mese, o altro. Il gregge segue il gruppo guida. E se il gruppo guida dice qualcosa, quella e’.

Il problema, adesso, e’ di individuare il gruppo guida in questione. Abbiamo una certa idea del fatto che sia sufficiente individuare un gruppo di 15/20 mila persone, e abbiamo capito che si debba trattare dei piu’ ricchi. Possiamo aggiungere qualcosa?

Possiamo pensare, per esempio, alla loro eta’. Possiamo dire, cioe’, che se la maggior parte delle ricchezze viene da rendite (che necessitano di tempo per formarsi) e che mantenere una posizione agiata in Italia sia una questione di consolidamento, cioe’ di conoscenze, di contatti che vanno coltivati e mantenuti nel tempo. Morale: i nostri 15/20 mila sono, preferibilmente, vecchi.

Sono uomini o donne? Visto che in Italia esiste una grossa forbice nelle carriere, presumibilmente sono uomini. Sono del Nord o del Sud? Vista la disparita’ di PIL, la nube schroedingeriana si sposta decisamente al Nord  con la sola eccezione  del Lazio.

Cosi’, il risultato elettorale italiano sara’ praticamente modellizzabile come l’opinione  politica di 15/20 mila maschi del nord italia , ricchi e vecchi.

Iniziano a tornarvi i conti ? Non e’ vero che usando un modello del genere si spiegano molti dei risultati elettorali italiani?

Mi rendo conto che questo potrebbe essere offensivo. Voglio dire: per una donna potrebbe essere offensivo pensare che basti soddisfare i pruriti di 15/20 mila ricchi vecchiardi residenti al nord per vincere le elezioni. Non era mia intenzione offendere nessuno, ma: non e’ forse cosi’ che stanno andando le cose? Non riusciamo tutti ad intravedere chiaramente l’impronta di queste persone nella deriva culturale e politica italiana? La donna italiana, oggi, non sembra forse disegnata secondo le libidini di un simile gruppo di persone?

Lo stesso dicasi per la questione del meridione: forse sara’ offensivo per il residente del sud, ma sono spiacente, non contate un cazzo. Il governo avra’ sempre per forza un partito settentrionale (ad un partito settentrionale sara’ facile catturare grandi quantita’ di questi personaggi) , una forte connotazione settentrionale, e semmai si parli di sud se ne parla dal punto di vista dei ricchi vecchiardi di cui prima (che magari non sono originari del nord italia, ma vi sono residenti). Lo troverete offensivo, ma : non e’ quello che sembra succedere?

E ancora, per i giovani e per i poveri. Sapere che qualsiasi governo vada al potere in Italia servira’ sempre dei ricchi vecchi sara’ umiliante. Ma alla fine dei conti, e’ esattamente quello che succede. Avviene sotto i vostri occhi: si comportano come se non esistessero giovani poveri.

Questo e’ il punto: la politica (almeno a destra)  ha individuato che per vincere deve piacere a questa minuscola tribu’ di 15/20 mila persone , ricche ed anziane, residenti nel nord italia, di sesso maschile.

Un discorso politico che piaccia a loro, inevitabilmente trascinera’ l’intero paese verso la vittoria.

Vedete questa finanziaria? Guardate chi sta venendo toccato, e vedrete che non vi potete in pratica opporre. Quanti ricchi maschi anziani e settentrionali pensate che vada a toccare? Il redditometro va a toccare anche i redditi piu’ bassi, mediante la tracciabilita’ di acquisti piu’ piccoli. Gli statali non sono ricchi. Le donne non sono uomini. Esiste la seria possibilita’ che questi 15/20 mila maschi ricchi settentrionali esca completamente illesa dalla manovra. E se la approvano (perche’ magari mette al sicuro i loro titoli del tesoro italiano) , di quello che fara’ il resto del paese non freghera’ nulla a nessuno.

Una volta che la politica e’ cosciente di questo fenomeno del “gruppo guida”, essenzialmente la massa e’ solo una formalita’. Seguira’ , magicamente, il gruppo guida. Le donne, per quanto dicano di essere disgustate, si adegueranno alla libido desiderosa di ninfette di questo gruppo dominante. I giovani si lascieranno schiavizzare nei lavori precari. L’economia intera sara’ al servizio delle rendite di queste persone; essendo residenti al nord si ignorera’ il sud.

Per questo non credo affatto che ci sia pericolo per lo schieramento attuale. Essendo nato e cresciuto, e lavorando al nord, ho la sensazione di conoscere “a braccio”, i desiderata del vecchio ricco maschio settentrionale.

E se tanto mi da’ tanto, questi non cambieranno mai. Occorreranno altri 15 anni perche’ muoiano, poi verranno sostituiti da altri. Il potere futuro, quindi, e’ nelle mani di chi sta educando i 15/20 mila maschi delle famiglie piu’ ricche del nord italia.

Potete solo sperare, perche la massa in generale non conta piu’ di  zero.

Anche se vota.

E questo e’ secondo me il limite principale della rappresentativita’ nelle democrazie: non rappresentano le masse, ma in definitiva il gruppo guida, l’attrattore, il battito d’ali della farfalla giusta.

Uriel

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