Germania semiseria.

Un’amica che si sta operando agli occhi mi aveva chiesto, tempo fa, un post leggero sulla Germania. Siccome penso che (ri)aprira’ gli occhi a breve e ho accumulato alcune considerazioni, le metto online ora, insieme a qualche fotografia. Gli argomenti sono: medicine, cibo, lingua.

Germania semiseria , parte I: le medicine. 
“Noi afere arma sekreta, ja”.

 

Ormai e’ qualche tempo che vivo qui, e mi sono ammalato , qualche volta. Ho potuto confrontare l’efficacia delle medicine tedesche rispetto a quelle italiane.
Facciamo l’esempio della solita laringite invernale, piu’ mal di gola, eccetera. Se vado in Italia il medico mi spara due segoni inutili e omeopatici, tipo delle piccole bombolette di propoli misto a rugiada del mattino raccolta ad oriente dalle fatine del colle trivulzio. (DOCGPT)
Cosa succede quando vi spruzzate in gola questa cosa? Niente. Assolutamente niente. Potrei sgranocchiare queste bombolette a dozzine, lamiera compresa, con il contorno di medicinali omeopatici, e non cambia una sega.
Quando mi e’ successo di avere la stessa cosa qui, sono entrato in una farmacia locale, che si chiama “Apoteca”, perche’ si’. Se siete in germania e cercate una farmacia, non cercate croci piu’ o meno verdi. Cercate grandi “A” rosse, in caratteri gotici. Sono farmacie.
Dentro c’e’ di solito un medico, il quale di solito parla anche inglese, a meno che non gli state sul cazzo. Siccome non gli stavo sul cazzo, mi ha fatto qualche domanda e mi ha dato una bombola. No, non la definirei una “bomboletta spray”, ma una “bombola spray”. Una cosa che cercavo dove fossero le bretelle per metterla sulle spalle a mo’ di lanciafiamme.
Uscito dalla farmacia con questa bombola, tanto per esplicare la differenza di dosi vendute, sono arrivato a casa e l’ho usata. La prima esclamazione, dopo averla puntata in gola e azionata, e’ stata
“dio klingon, potevano avvisare che aveva ‘sto rinculo!”.
I tedeschi non ci vanno piano, con le medicine. Una medicina e’ una cosa che deve fare quel che deve fare. E se brucia, ti senti esplodere le orecchie, le scarpe si sciolgono sul pavimento, i capelli cambiano colore, pazienza: e’ una medicina, non fare tante storie. Loro non sopportano quando gli italiani si lamentano di stare male. 

“Se stai male vai dal medico. E allora ti curi. E mentre ti curi ti stai curando, e allora aspetta di esserti curato e taci. E quando ti sei curato sei guarito. Quindi? Perche’ piagnucoli, italiano di merda?”
Pero’, ci sono delle ragioni: dopo aver usato l’arma segreta la medicina a differenza dei medicinali italiani, mi sono sentito davvero meglio. E’ una sensazione strana, per chi e’ abituato alle medicine che noi italiani usiamo per i piccoli malanni, che di solito sono costosissimi placebo.

Certo, la “user experience” delle loro medicine non e’ il massimo. Mentre in Italia il medicinale per blandi malesseri profuma di biologico, di campi coltivati, di api che corrono garrule, di medicina alternativa ayurvedica sioux,  quella roba puzza proprio di Bayer. Industria. Tu spruzzi quella roba in gola e ti sembra di sentire il Barone Vladimir Harkonnen che svolazza in aria sghignazzando.
Insomma, quella roba ha sterminato tutti i batteri, ha asfaltato l’esofago, e ci ha pure messo le targhette coi nomi delle vie respiratorie (perche’senno’  il borgomastro si incazza).
La seconda volta che mi sono ammalato  e’ stata in questi giorni, quando ho preso una ennesima infezione intestinale. Di solito i medici italiani ti dicono “mangi riso in bianco, stia a riposo, prenda delle bustine di fermenti lattici”. Cosa che normalmente mi produce un’agonia di 1-2 settimane.
Sono andato , su consiglio amicale, da un medico crucco. Il quale , mentre mi raccontava di avere qualche trisavolo italiano, tantevvero che sapeva pronunciare bene la parola “magonza”(1) , mi ha prescritto le medesime bombolette. Non so perche’  tutte queste medicine abbiano la forma di una bomboletta, qui.
Vado a casa la sera, apro una di queste bombolette, e la bevo. Vado a letto. Durante la notte, faccio sogni strani.
Tuttavia, dormo.E l’indomani mi sento bene. No, non meglio. Semplicemente, normale. Cosi’, in una notte. Ho mangiato persino uno dei loro dolci terrificanti con la densita’ del neutronio, e non e’ successo nulla.
Non so che cosa ci fosse, dentro quella capsula. Oddio, sembra essere qualche mix di sostanze chimiche, che sanno proprio di fabbrica , di bieca industria , con le ciminiere e i tetti a dente di sega e la classe operaia che esce dai cancelli con la barba lunga e la gavetta vuota in mano. Ma qualcosa deve avere fatto, e di brutto.
Non penso che i tedeschi abbiano medicine miracolose, e non affermo che basti venire in Germania per guarire, sia chiaro. La loro sanita’ pubblica ha i suoi problemi, e non mi sento di consigliarla ad un italiano. Ho diverse teorie rispetto alla potenza delle loro medicine.
  • Siccome fisicamente sono piu’ grossi, usano dosi piu’ alte.
  • Lo stato spende molto in medicine, e le industrie gli vendono un sacco di principi attivi.
  • Usano dosi da cavallo nel tentativo di sterminare i piu’ deboli.
  • In italia le aziende farmaceutiche ci vendono merdine diluite e placebo del cazzo.

 

Non so perche’, ma sospetto sia l’ultima che ho detto.

Germania semiseria , parte II: il cibo. 
“Ammazza, quanto magnano questi!”

I tedeschi mangiano un casino. Hanno, se ho capito bene, due verbi per indicare “mangiare”: uno e’ “essen” e l’altro e’ “fressen”. Il primo e’ mangiare, il secondo e’ ingozzarsi. Loro si ingozzano. Pensavo di essere una buona forchetta, prima di venire qui. E anche i vermi di Dune lo credevano. Ma loro non sono venuti qui, io si. Cosi’, IO ho cambiato idea, i vermi di Dune no. Ma se venissero, la cambierebbero.
Allora: la cucina dei ristoranti qui e’ divisa , a seconda di quel che vuoi fare. Se vuoi mangiare, ci sono i posti dove mangi. E se mangi, mangi davvero. Cioe’, se entra uno alto due metri grande come una porta, non puoi mica dargli il piattino milanese da sessanta grammi ISO9000 che vendi a milano. Non se vuole mangiare. Il piatto da portata, qui, e’ GRANDE.
Tutti i piatti, nei posti dove si mangia, sono GRANDI. Le dosi, per noi italiani, sono ENORMI. Il che significa, tra parentesi, che suppongo considerino le nostre dosi come delle dosi da tirchi. Questo spiegherebbe perche’ quando vengono in Italia si sentano truffati.
Il cibo, come avrete inteso, costa poco. Ma il vero problema e’ arrivare alla fine.
La cucina tedesca originale, diciamo lo scheletro della loro cucina, e’ una cucina contadina e molto pratica. Quindi, in definitiva, mediamente semplice. Poiche’ la Germania ha una certa tradizione agricola , la materia prima e’ buona. La carne e il grano sono ottimi. Il pesce, a nord, anche. La qualita’ delle materie prime e’ oggettivamente alta.
Il problema di questo popolo e’ che non sopporta l’odore dei cibi. Non sono abituati all’idea che il cibo abbia un odore. Semplicemente, detestano “la puzza di cibo”.
Cosi’, le loro ricette sono piuttosto semplici, e noi percepiamo che hanno cotto i cibi, ma non vediamo traccia di “cucina”. Tranne due casi. Non avendo una grande storia di nobilta’ come quella francese o come l’ecclesia italiana, non hanno mai sviluppato un’alta cucina, e ne sono un pochino complessati. Escono da questo complesso in due modi.
  1. Quando vogliono fare i raffinati, prendono un ottimo piatto tedesco, ci sbattono sopra due orripilanti salsine dall’aspetto diarroico-catarroso, e dicono che e’ roba francese. Te ne danno pochissima, che nel piatto enorme che usano qui sparisce ancora di piu’, e via. Il conto e’ salatissimo perche’ e’ roba fichissima.
  2. Quando vogliono dire che il cibo e’ buono, dicono che e’ italiano. Allora mettono sul piatto tedesco che prima era semplice ed ottimo due tagliatelle, due foglie di insalata, due pomodori, due olive, due o tre mafie , un mandolino, il basilico e l’origano.

 

Non sto scherzando. Scrivono che e’ roba italiana anche sulle cose tedesche. Guardate cosa fanno col vino.
A sinistra vedete un vino spagnolo, o meglio basco, di Bilbao. Nulla tenta di sostenere che non sia di Bilbao, che sia francese, o altro.  A destra vedete del sangiovese di Romagna. Che non tenta di spacciarsi per roba, che so io, rumena o libica. In mezzo, il fedelweisser tradizionale  locale, tradizione locale….. con scritto “ITALIEN”.
Non esiste, il fedelweisser italiano. Semplicemente non c’e’. Ed e’ buonissimo, quello tedesco. E come fanno a dirmi che e’ buonissimo? Ci scrivono “ITALIEN”.
Cosi’, i loro ristoranti operano su tre grossi, come direbbero i manager, service portfolio:
  • Quelli dove si mangia. Vi servono betoniere di roba tedesca alla volta. Ricette piuttosto rudi, semplici, ma essenzialmente buone. Solo che le dosi sono… quelle che sono. Cioe’, ci sfami una famiglia italiana. I piatti sono GRANDI, e i piatti loro LI RIEMPIONO.  Se c’e’ una salsa, e’ senape. La maionese e’ per le signore ( e per gli uomini capaci di vedere il colore fucsia). Non abbiate paura a chiedere il piccante, scharf: non riceverete peperoncini calabri. Anche se chiedeste “hollisch scharf”, arriverebbe una senapina moderata, buttiglionesca, che vi ricordera’ Prodi moderatamente infastidito per la caduta del governo, mentre nuota con Fini nelle acque del congresso di Fiuggi.
  • Quelli dove si mangia fico. Ricette tedesche o internazionali, fame e desolazione nel piatto, ma un sacco di salsine che si pretende siano francesi oppure olandesi. In genere, queste salsine una via di mezzo tra la diarrea di gatto e una maionese dolciastra. Sarebbe meglio se i tedeschi abbandonassero questi complessi di inferiorita’ verso la cucina francese ed evitassero di versare liquidi organici di origine aliena sul buon cibo tedesco, che di per se’ e’ inodore ma almeno e’ di buona qualita’.
  • Quelli dove si mangia bene. In quel posto, e solo in quello, il tedesco si rassegna all’idea che il cibo abbia un odore, e in genere questi ristoranti  fingono di essere italiani. Dico “fingono” perche’ e’ un problema.
Dico “fingono” perche’ potrete trovare turchi, spagnoli, egiziani, tunisini, che fanno gli italiani. Finche’ non si accorgono che siete italiani, e allora vi avvisano che “nella pizza c’e’ il gouda”. Il gouda e’ un assurdo formaggio unto che i tedeschi mettono sulla pizza al posto della mozzarella, onde non spaventare gli spinaci e i fagioli.
In ogni caso, siccome per dire che una cosa e’ buona gli danno un nome italiano, vi puo’ capitare di ordinare una “rumpsteak fiorentina”, che istintivamente assocerete ad un grossoblocco di carne bovina, come si usa appunto a Firenze . Eh, magari. Perche’ il loro ragionamento e’:
  • Gli italiani mettono la mozzarella sulla pizza.
  • Ergo la mettono sulla fiorentina.
  • Noi sulla pizza ci mettiamo gouda e spinaci.
  • Ergo, li mettiamo sulla fiorentina.

 

E signori, voila’:
La “rumpsteak fiorentina“, 400 grammi di carne coperti di spinaci e gouda, scottati alla piastra e poi messi nel forno con la copertina vegana,  dentro il solito piatto-vassoio tedesco.Un orrore che a Firenze costerebbe il foglio di via immediato, spacciato per piatto italiano.

Essi sono barbari, non trovate?

Lo stesso dicasi , che so io, delle gelaterie. Quasi tutte le gelaterie sono italiane, almeno nel nome. La quantita’ di gelato oscilla , se chiedete una coppa, da quella “kinder”, tipo 250 grammi, a quella “normale”, tipo 500 grammi.
Per le signore, c’e’ quella da 499.9g periodico, e hanno pure l’acceleratore per spaccare i protoni della vaniglia e fare il nove periodico.
Diciamo che “Da Leonardo”, con 6.60 comprate una mostruosa coppa con mezzo chilo di gelato, nocciole, m&m, panna, e se volete c’e’ la bustina di zucchero aggiuntivo da metterci sopra. Dietetico.
Quindi, attenzione alla dieta. I tedeschi mangiano FOTTUTAMENTE TANTO. Se iniziassero ad usare il naso, a tavola, saprebbero anche distinguere la cucina italiana dai fake. Che purtroppo sono spesso italotedeschi di quintultima generazione, o stranieri mediterranei riciclati.
Germania semiseria , parte III: la lingua. 
“IBM non avrebbe saputo fare di meglio”
I tedeschi, si sa, parlano tedesco. Il che non sarebbe un male, se la lingua tedesca non avesse piu’ regole di composizione che vocaboli. Oh, ha anche un sacco di vocaboli. Ma ha anche un sacco di regole. A che cosa servono le regole? A capire il vocabolo da usare. Solo che da bravi tedeschi hanno la parola giusta per il caso giusto. E quindi, una regola per vocabolo.
Proprio cosi’: loro non decidono, che so io, che ci voglia un “che so io” nella frase. Nono: c’e’ una regola che lo dice. O e’ vietato, o e’ obbligatorio. Cioe’, non puoi “andare” o “andare con la bicicletta”. Se vai con la bicicletta, non puoi usare lo stesso verbo. Vai a piedi? No, non puoi andare a piedi. Perche’ se vai a piedi non stai andando, stai camminando. E quindi stai camminando a piedi.
Siccome pero’ non puoi che camminare a piedi, altrimenti staresti usando un altro verbo, perche’ non facciamo un bel vocabolo unico, tipo “piedicamminare”? Piedicamminieren , piedicamminiert, e cosi’ via.
Capite cosi’ che uno ha un pochino paura a studiare questa lingua. Cioe’, “Wollt ihr den totalen Frau?”  dovrebbe essere “Wollt ihr die totalen Frau?” perche’ Frau e’ femminile. Niente di strano, direte voi, perche’  anche noi abbiamo i generi nella lingua. Si, ma loro ne hanno di piu’. E cosi’ , scoprite sempre che c’e’ un caso nel quale invece di dire “der” dovevate dire qualcosa come d[a-z][a-z] , il che permette 26^2 combinazioni.
Cioe’ , diciamo
  • daa: se e’ una donna il giovedi’ su un tram
  • dab: se e’ una donna ma non e’ gentile e ha la cellulite
  • ddf: se e’ un albero autofertile e produce frutta a novembre
  • deg: se e’ un arbusto di media dimensione , autosterile, e fa dei tuberi
  • dgh: se e’ un celenterato capace di scissione ma fa freddo
  • dzz: solo per l’ultimo livello di Certificazione Goethe, quando conoscerete i misteri dell’universo.

 

ora, capite che tutto questo non ti invoglia a studiare una lingua, se gia’ con l’inglese ti trovi bene e in una citta’ come Duesseldorf si riesce a vivere bene anche uccidendo la lingua di Sua Maesta’ Britannica.

Per non parlare della loro “R”. La loro “R” non e’ semplicemente una “R”. E’ qualcosa di piu’. E’ un suono assurdo e arrotondato all’estremo , come se vi si fosse incastrato un pompino tra le tonsille.

Puo’ andare bene, diciamo, per spaventare gli alberi prima di segarli. Cioe’, non so se avete presente quel momento quando voi siete di fronte ad un albero con la vostra fedele sega Husqvarna.
E voi sapete che l’albero vi odia. Certo che vi odia: volete ammazzarlo. Ma se non lo intimidite, lui caschera’ dalla parte sbagliata, rimarra’ appeso ad uno stuzzicadente di legno anche se c’e’ un vento bestia , fara’ di tutto. Ecco, dovete spaventarlo. Dovete fargli paura. Dovete fargli capire che voi mangiate filo spinato e pisciate napalm, e no, non e’ quel cazzo di “rumpsteak fiorentina”, siete proprio dei duri.
Allora chiamate dei boscaioli tedeschi, che si metteranno a gridare “Ramarro! Roberto! Rimbaud! Rovigo!”, e a sentire la loro “R” l’albero si fara’ una ragione della propria morte.
Questo, se avete chiamato voi quei boscaioli. Altrimenti, una torma di grossi tedeschi che grida cosi’ in un bosco  e’ una riunione boschiva dell’arci gay locale, e potrebbe essere un problema. Tenete stretta la vostra fedele Husqvarna: ai gay tedeschi piace un sacco il rumore che fanno le motoseghe , mentre vi inculano.
Ecco, insomma, due o tre punti semiseri per amare e odiare la Germania.
Se non girate per i boschi abbattendo alberi, intendo.
Uriel
(1) No, non voglio sapere perche’ proprio “magonza”. MAI tuffarsi nella psiche di un germanofono. Freud ci ha provato, ed e’ stato un casino. Adler ci ha provato, e ha dovuto emigrare. Il mostro di duesseldorf ci ha provato, ma ha usato un coltello da macellaio e per fortuna non e’ riuscito ad emigrare. Nessuno ci ha capito un cazzo, comunque.
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