Pomigliano

Due o tre persone mi chiedono di parlare della vicenda Fiat-Fiom, ovvero di quanto sta accadendo riguardo alla vecchia e fatiscente fabbrica di Pomigliano, che FIAT dice di voler finanziare ed ammodernare spostando investimenti dalla Polonia. Prima, pero’, devo fare una doverosa premessa.

Ho il dente avvelenato coi sindacalisti. Non col sindacato, o con l’idea di diritti dei lavoratori. No, proprio col sindacalista come persona. Mio padre lavorava nei vecchi succherifici ferraresi (ora chiusi o ridimensionati)  e per questo la mia famiglia si godette quei 10 annetti buoni di cassa integrazione, cosa che mi fece capire che genere di persona sia il sindacalista.

 

In pratica, si viveva nelle case dello zuccherificio, ovvero in un quartiere ove tutti lavoravano per lo zuccherificio. Si trattava di un privilegio concesso ai “maestri d’opera”, che oggi definirei “operai senior”, dovendo essi fare turni di notte era meglio che stessero vicini alla fabbrica.
Durante la cassa integrazione, solo i sindacalisti venivano pagati per tutte le ore, le altre famiglie dovevano cavarsela col 25% scarso dello stipendio. Ovviamente tutti si ingegnavano di fare qualcosa per tirare avanti, tra famiglie ci si cambiavano i vestiti dei bambini, etc etc. Ma se tutti si ingegnavano, c’era il rischio che “la spinta a lottare” si esaurisse, perche’ non c’era piu’ la rabbia: era necessario mantenere la fame. Cosi’, i sindacalisti gironzolavano per i caseggiati in bicicletta, cercando di capire se in qualche garage si lavorasse, cercando di carpire voci di lavori in nero, eccetera. Quando capitava, questi sindacalisti denunciavano i lavoratori: proprio cosi’. Non si facevano scrupoli di mettere alla fame intere famiglie, pur di “tenere alta la tensione della lotta”.

Questa e’ la mia opinione di sindacalista: un subumano morale di , uno scarto di fabbricazione del processo riproduttivo umano, letame di infima qualita’, indegno di vivere di per se’, eticamente capace di affamare famiglie con bambini per poter mostrare al sindacato che “il suo gruppo” di lavoratori va in piazza sempre incazzato. Gente che non merita di vivere.

 

Detto questo, andiamo al punto. Pomigliano.
La partita e’ gia’ scritta. Se l’accordo si fa, e Fiom si piega, bisognera’ renderlo legale, perche’ cosi’ non lo e’. Per renderlo legale, occorrera’ una riforma della costituzione (diritto allo sciopero) e una riforma profonda delle relazioni sindacali. Alla quale si potra’ sempre rinfacciare “avete accettato l’accordo, no?”.
Se invece Fiom rifiutasse, FIAT chiudera’ la fabbrica. Berlusconi dara’ fiato alle trombe, mostrera’ in TV qualcuna delle 10.000 famiglie circa (tra lavoratori e indotto) che perderanno il lavoro, e fara’ la stessa riforma, accusando i sindacati di aver fatto perdere al paese un investimento prezioso e 10.000 posti di lavoro. E si togliera’ dai coglioni uno degli ultimi blocchi organizzati di veterocomunisti.
In pratica, per il sindacato la partita puo’ solo essere persa.
Per FIAT, anche. Pomigliano era una fabbrica sulla quale non potevano contare. Furti continui , scioperi in pieno picco produttivo, epidemie di falsi certificati di malattia, assenteismo, un sindacato ottuso che proteggeva qualsiasi malfattore lavorasse in quegli inpianti, la rendono un candidato per la chiusura. Se FIOM fa saltare l’accordo, FIAT ha una scusa per andare in Polonia. Se FIOM NON fa saltare l’accordo , ottiene una consistente vittoria sul sindacato  dei fancazzisti italiani.
Per FIAT, la partita e’ indifferente. Avra’ comunque la sua fabbrica alle condizioni che vuole, e mettera’ fine a quel baraccone che e’ Pomegliano.
Dal punto di vista del governo, la partita puo’ solo essere vinta. Se FIOM fa fallire l’accordo, BErlusconi puo’ dar fiato alle trombe accusando i sindacati di aver prodotto una catastrofe industriale , di aver privato il paese di un investimento unico al mondo, di diecimila famiglie di disoccupati, e ha in pratica mano libera. Qualsiasi cosa tentino di dire gli avversari, i fatti li schiaccerebbero. (1)
Se FIOM fa passare l’accordo, Berlusconi dovra’ semplicemente renderlo legale, cioe’ modificare le leggi attuali perche’ tale accordo diventi legittimo. Poiche’ sull’accordo c’e’ la firma di FIOM, si troveranno in una situazione un pochino ambigua nell’opporsi.  Nella peggiore delle ipotesi, Brunetta potrebbe almeno applicare quelle regole agli statali.
Cosa ne penso personalmente.
Penso che quando si prendono i propri porci comodi e li si maschera da diritti, si finira’ col perdere i diritti.
Il diritto allo sciopero e’ sacrosanto. Ma.
  • Se si sciopera alla selvaggia, sempre e solo quando si allunga il weekend, quando gioca la nazionale,  quando si puo’ andare al mare, quando si puo’ fare un ponte.
  • Se si sciopera senza criterio , per ragioni che esulano dalle condizioni dei lavoratori.(2)
  • Se si mascherano con “epidemie non registrate” degli scioperi , che avvengono sempre e solo nei picchi di produzione, con tanto di falsi certificati medici
  • Se si sciopera in modo da togliere servizi ai cittadini e non solo profitto ai padroni
prima o poi il diritto lo si perde.
L’Italia e’ una democrazia. Come tale, va al governo lo specchio di quel che la popolazione pensa. Se il 30% della popolazione ha passato una notte in aereoporto per uno sciopero improvviso, il 30% ha perso 4-5 giorni di lavoro per uno sciopero dei mezzi pubblici lo scorso anno, e cosi’ via, il risultato e’ che penseranno che lo sciopero e’ una bella merda. E voteranno di conseguenza.
La democrazia, signori, come sistema e’ molto, molto, molto  carogna. Quello che si dice nei bar , prima o poi, diventa voto. Perche’ e’ cio’ che si pensa effettivamente, cio’ che pensa la mano che fa la croce sulla scheda. Cosi’, se col tuo sciopero danneggi grandi numeri di persone, prima o poi ne pagherai il prezzo. 
Se chi osserva il sindacalista vede sempre e solo un meschino pezzo di merda, prima o poi andra’ al potere un governo che massacra il sindacato. Se si pensa che gli scioperi ,come sono gestiti dai sindacalisti nelle grandi imprese e tra gli statali ,siano pretenziosi e in definitiva delle comode scuse per non andare a lavorare un venerdi’ oppure un lunedi’, prima o poi arriva al potere un governo che castiga chi sciopera. E’ solo questione di tempo.
E non sto scherzando, i discorsi da bar sono tutto. Dal “sono tutti ladri” nasce l’ IDV, dai “terroni” nasce la lega, dal “i poveri non hanno voglia di lavorare” nasce il PDL, dal “se non hanno pane mangino brioches” nasce il moderno PD.
E’ dalla vulgata che nasce la politica delle democrazie, la democrazia non e’ altro che la dittatura del pop, o se preferite il regime del trash.
Di fatto, FIAT pone delle condizioni che non sono pensate nella capanna dello zio tom, ma proprio a Pomigliano.
  • A pomigliano facevano scioperi non annunciati proprio e sempre per sgamare i picchi di produttivita’, e per mascherare l’irregolarita’ facevano falsi certificati medici, creando “epidemie non registrate”. Fiat ha messo tra le condizioni che eventuali “epidemie non registrate” non saranno pagate dall’azienda.
  • A Pomigliano si scioperava sempre e solo nei picchi , in modo da non fare i turni richiesti e andare a casa ugualmente. In pratica, sebbene alcune richieste di orari di lavoro fossero lecite, venivano aggirate. FIAT chiede che i turni siano fissati, e una volta fissati siano inattaccabili.
  • A Pomigliano la fabbrica e’ stata ammodernata qualche tempo fa. I lavoratori prima rifiutarono di lavorare sui nuovi impianti dicendo di non conoscerli , E rifiutarono i corsi di aggiornamento con varie scuse, pretendendo di finire a lavori diversi. (miravano all’ufficio). FIAT chiede che si possa licenziare il lavoratore che rifiuta i corsi di aggiornamento.
In definitiva, ogni richiesta di FIAT e’ ricalcata, pari pari, su un abuso di “diritti” , che in mano ai pessimi sindacalisti di FIOM hanno trasformato i diritti stessi in un’allegra baldoria di fancazzisti improduttivi inamovibili.
E qui siamo al dunque: qualsiasi diritto, quando se ne abusa calpestando i diritti altrui, viene inevitabilmente perduto. E’ inutile illudersi, i diritti per i quali hanno lottato (giustamente) i nostri nonni verranno persi. 
Non perche’ i nostri nonni abbiano avuto torto, anzi. Perche’ i loro figli e i loro nipoti hanno preso il prezioso frutto delle loro lotte e lo hanno trasformato in quella sconfinata distesa di merda che e’ il sindacato, il partito , &co.
I diritti stanno morendo, li stiamo perdendo, perche’ ne stiamo abusando, perche’ ne abbiamo abusato in passato, perche’ questo abuso e’ diventato struttura, su questi abusi vivono persone, si fanno carriere, si costruiscono caste, si vive di rendita.
Questo e’ il punto.
Niente di piu’.
La fine di determinati diritti e’ inesorabile. E’ gia’ scritta. E non e’ scritta nelle malvagie intenzioni dei cattivissimi padroni: e’ scritta nelle piccole miserie umane di tutti quei profittatori, di quei parassiti, di quei fancazzisti, che hanno invocato un diritto ogni volta che qualcuno aveva da ridire sui loro porci comodi.
Il parassita succhia il sangue anche a te. Anziche’ dirgli di smettere, nessuno ci ha fatto caso, tutti hanno lasciato correre.
E ora, arriva il conto: i diritti, in mano a parassiti e profittatori, sono percepiti come una foglia di fico per i porci comodi, e per questo presto li perderemo tutti.
No, non c’e’ niente da fare. Lottare non serve, quando ormai il 100% della popolazione ha subito un fiume continuo e generazionale  di scioperi inutili, disservizi, prepotenze, arroganza di qualsiasi cricca sia riuscita a darsi una sigla sindacale.
E’ brutto. Non ci piace. Non e’ nemmeno giusto.
Tuttavia, e’ quello che succedera’.
Uriel
(1) Saggiamente, persino Bersani ed Epifani tentano di tenere un profilo basso a riguardo, e il motivo e’ ovvio. Devi essere idiota quanto un sindacalista per non capire la trappola mortale. Ma come ho detto in passato, il parassita NON puo’ fare a meno di essere un parassita.
(2) I sindacati tedeschi, che pure sono potenti,  scioperano di rado. Perche’ se il governo non piace, sono I PARTITI a dover andare in piazza. Se la finanziaria non piace, sono I PARTITI ad andare in piazza. Anche se inevitabilmente saranno colpiti i lavoratori, i sindacati si occupano tendenzialmente dei lavoratori come lavoratori, e non dei lavoratori come cittadini, o come consumatori, o come filosofi, o come religiosi.  Certo, quando scioperano lo fanno sul serio, perche’ partono con una settimana filata di astensione. Sono, mettiamola cosi’, dei sindacati e non delle associazioni di parassiti, pur con i loro difetti che pure esistono.
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