L’onda dei perduti.

Chi critica “il sistema”, nella stragrande maggioranza dei casi, continua ad affermare di volere un sistema piu’ giusto. Il problema nasce quando, nei fatti , si va a trasformare in azioni materiali la parola “giusto”. Il dramma e’ che, essenzialmente, si tende a pensare che “giusto” sia qualcosa di estremamente rispettoso delle sensibilita’ e delle umanita’ in gioco, mentre al contrario la giustizia e’ una entita’ astratta tra le piu’ disumane. Per anni, nel mondo occidentale, moltissimi hanno creduto di andare verso un mondo senza lavoro. Voi direte: mai creduto in simili scemenze, io!  Invece no: essenzialmente questa cultura si e’ diffusa a tal punto da trovare quasi naturale, per dirne una, che quasi tutti i giovani vadano all’universita’.

Ora, la domanda e’: in che modo una societa’ basata sul lavoro puo’ sostenere il fatto che tutti siano, almeno in teoria, dotati di quel che serve per appartenere alla classe dirigente? La risposta e’ molto semplice: nella cultura degli anni ’90, gli europei e gli occidentali in genere sarebbero stati la classe dirigente del mondo.
In questa visione e’ perfettamente lecito pensare che se il mondo ha qualcosa come 7 miliardi di abitanti, e l’occidente ammonta (ammontava quando era in voga questa ideologia)  in tutto a qualcosa come 800 milioni di persone, era ragionevole che ogni occidentale avrebbe “gestito” (1) una decina di non-occidentali.
Di conseguenza, la retorica occidentale di tutti gli anni ’90 era che “la produzione si sarebbe spostata, in occidente si sarebbero fatti i servizi e si sarebbe gestita la complessita’”. Qualsiasi cosa significhi “gestire la complessita’ ” (2) , qualcuno si e’ chiesto, all’epoca, se fosse “giusto”?
Appariva sicuramente “giusto” a noi. Il fatto che i nostri figli si sarebbero liberati (nel delirio ideologico dell’economia senza lavoro) dei lavori “che ci vuole la fatica”(3) , che le loro mani non avrebbero avuto calli, che avrebbero vessato altri anziche’ subire vessazioni, che avrebbero alternato un lavoro interessante ad una vita sociale brillante, ci sembrava “giusto”.
Eppure, era estremamente disumano per chi subiva tale trasformazione dall’altra parte. Ora, ovviamente questa ideologia e’ fallita, e se osserviamo “i giovani che non trovano lavoro” ci troviamo essenzialmente laureati.
Mi spiace, ma questo e’ “giusto”.
E’ successo semplicemente, ed e’ “giusto”, che la necessita’ di lavoro per ottenere risultati sia rimasta una necessita’ fisica del sistema economico. E il risultato e’ stato che tutti quelli che hanno sacrificato i propri unici 20 anni di scuola allo scopo di “gestire la complessita’” si siano trovati senza lavoro. O meglio: senza la figata che loro si erano illusi fosse il loro lavoro.
Tutti questi giovani virgulti si erano illusi di entrare in un mondo fatto di scrivanie, after hours, vita sociale, comando di altri , hanno scoperto che nei luoghi ove “si sarebbe spostata la produzione” si e’ spostata anche la ricchezza, e di conseguenza giovani virgulti cinesi stanno facendo la vita che loro pensavano fosse loro diritto. Mi sembrano quelle onde che si infrangono sugli scogli, senza mai potersi distendere su una vera spiaggia.
Ho a che fare, oggi, con questa “ondata di perduti”, nel senso che li vedo arrivare in azienda, nel senso che li vedo in giro a lamentare, a discutere di lavoro.
E’ come se avessimo cresciuto una generazione dentro una botte, mostrando loro un mondo inesistente. Gli abbiamo fatto leggere ogni giorno “Alice nel paese delle meraviglie”, sino a convincerli che appena adulti avrebbero trovato lo stregatto, il cappellaio matto, la regina di cuori. Un’economia senza lavoro, senza subordinazione, senza fatica, fatta di diritti garantiti e crescenti , di vita sociale brillante e gratuita, di bei vestiti e persone interessanti.
Sono usciti nel mondo vero, e hanno scoperto la realta’: la ricchezza che serve per avere tutto questo non solo e’ riservata a pochi, ma segue , spostandosi, la produzione. No produzione, no ricchezza.
Quesa e’ l’onda dei perduti.
Hanno avuto un’istruzione patetica. Non saprei come definire il giovane neolaureato. E’ come se sapessero bene cosa sia un gatto, cosa sia un cane, ma non riuscissero a dirti se sia piu’ plausibile tra  “il gatto insegue il cane” o “il cane insegue il gatto”. E’ come se conoscessero le cose, ma non le relazioni tra le cose, la struttura che lega le cose.
Ogni anno si celebra uno stupido rituale, quello degli esami di massa. A questi esami, gli studenti vanno preparati. A volte. Molti non fanno altro che compilare tesine sfruttando internet ed i motori di ricerca. Altri trovano i metodi piu’ improbabili per copiare.
Dopo aver passato degli esami a furia di bigliettini, trucchi, raccomandazioni, che cosa fanno? Non trovano lavoro.
Ora, non sto dicendo che tutti quelli che non trovano lavoro siano disoccupati perche’ hanno truccato gli esami e studiato poco. Ma prendiamo quelli che lo hanno fatto. Qualcuno di loro secondo voi dira’ “merito la disoccupazione perche’ non ho studiato quanto avrei dovuto?”.
La risposta e’ “no”. Essi sanno cosa sia studiare poco, sanno cosa sia la disoccupazione, ma non percepiscono che possa esservi una relazione tra le due cose. Essi sono completamente destrutturati, con il risultato che sanno A, sanno B, ma non percepiscono la relazione tra A e B.
Ora, il fatto che moltissimi di questi giovani sia disoccupato non lo trovo “ingiusto”. Non capisco per quale ragione chi non puo’ dare nulla dovrebbe avere qualcosa in cambio.
Qui e’ il punto: l’economia occidentale si sta liberando, lentamente, dell’idea che possa esistere la ricchezza senza lavoro. Ce ne stiamo liberando lentamente, non perche’ qualcuno abbia criticato questa cosa: semplicemente perche’ le leggi della fisica (4) ci stanno riportando alla realta’.
Il problema e’ che questo sogno e’ durato quasi 15 anni, e ha formato un’intera generazione di giovani. L’onda dei perduti.
Voi direte: ma non e’ “giusto” che questi giovani si trovino in questa situazione. Se per “giusto” intendete il fatto che non si tratti di una punizione per qualcosa che hanno fatto, sono d’accordo. Non hanno fatto nulla.
Ma la giustizia non e’ semplicemente un meccanismo punitivo. E’ un meccanismo fatto di inevitabili conseguenze.
Nell’ultimo libro che ho scritto, una delle religioni che ho inventato ha un vangelo che dice “Le conseguenze delle tue azioni sono inevitabili”. Questo e’ il concetto.
Voi direte: ma un sacco di gente ha fatto i propri porci comodi e non ha pagato. Questo fa ancora parte del concetto: le loro azioni li hanno messi al riparo. L’umanita’ fa coincidere la giustizia con la morale, e la morale con l’autoassoluzione. Cosi’ fatichiamo a capire una giustizia che ci condanni: noi avevamo appoggiato la giustizia sulla morale, e la morale (scopo ultimo di ogni morale) ci assolveva.
Nel mondo delle religioni monoteiste, tutto ci viene presentato in termini di “giudizio finale”, il che e’ ancora un momento di giustizia (si presume perfetta, ovvero morale, ovvero gli altri verranno condannati e noi assolti) nel quale si sceglie (Dio, il Karma, etc) se condannare o meno.
Tutto questo va bene se proprio ci volete credere, ma queste religioni spostano la cosa in un momento che e’ fuori dalla realta’, o come dice il vangelo “il mio regno non e’ di questo mondo”, ovvero non potete aspettarvi questo su questo pianeta.
Su questo pianeta, vale una sola legge: “le conseguenze delle tue azioni sono inevitabili”. Ovvero, nel medio e lungo termine, tutto il bilancio della vostra esistenza dipende , quasi per intero, dal vostro operato, ovvero dalle scelte passate.
Alcuni dicono che non esistono “uomini che si fanno da se'”. Palle. Nel lungo periodo, TUTTI “ci facciamo da noi”. Il destino cinico e baro puo’, ovviamente, causare dei colpi di fortuna e sfortuna. E questo nel breve periodo e’ vero. Ma non nel lungo periodo.
Indubbiamente, se nascete in una famiglia povera il destino vi ha tirato una bella sega. Ma se a 40 anni siete ancora poveri, esiste una GROSSA componente di responsabilita’.
Sia chiaro, non sto negando che esista la fortuna. Sto solo dicendo che nel lungo termine la fortuna non e’ prevalente. Tantissimi hanno dilapidato ricchezze enormi, pur nascendo da famiglie ricchissime. Altri poveri sono diventati ricchi. Non c’e’, in definitiva, una prevalenza della fortuna nel lungo termine.
E qui torniamo all’ onda dei perduti. Milioni di persone hanno fatto, negli ultimi 15 anni, un errore catastrofico. Quello di credere in un mondo senza lavoro, in un’economia fatta di “gestire” e di “socializzare”. Milioni di giovani hanno fatto un errore catastrofico, quello di salire sul carro di una scuola che non poteva portarli da nessuna parte non perche’ fosse inadeguata, ma perche’ li preparava per un mondo che non sarebbe mai esistito, il famoso occidente che avrebbe fornito al mondo di lavoratori la propria classe dirigente.
La scuola ha lavorato benissimo: ha preparato esattamente la torma di imbecillotti coperti di monili pederastici , incapaci di prendere una decisione, completamente destrutturati , del tutto improduttivi, che sembrava servire al mondo che doveva venire.
Questa gente ha assorbito perfettamente il linguaggio del nuovo che avanza, che tanto nuovo non doveva essere se gia’ Italo Calvino ha una perfetta definizione di questo linguaggio, definito “antilingua”, nel quale ogni termine non ha MAI un significato esatto, ma un significato simile, collaterale, sottinteso, come diceva Citati.

Nell’antilingua i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo a una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e sfuggente. “Abbiamo una linea esilissima, composta da nomi legati da preposizioni, da una copula o da pochi verbi svuotati della loro forza”
Chi parla l’antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: “io parlo di queste cose per caso, ma la mia funzione è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia funzione è più in alto di tutto, anche di me stesso”.
Non e’ perfetta, questa “antilingua”, per una generazioni di giovani che doveva essere la classe dirigente del mondo, “gestire la complessita’” , e quindi avere una funzione piu’ alta di ogni cosa, compresi loro stessi?
L’antilingua non e’ solo un linguaggio, e’ un modello di pensiero. E’ un modello di pensiero nel quale “cane” e’ qualcosa circa il cane ma non esattamente il cane, gatto e’ qualcosa circa il gatto ma non esattamente il gatto, “insegue” e’ un verbo che indica qualcosa di simile a venire dopo, e a quel punto non e’ mai troppo chiaro se sia piu’ plausibile che il cane insegua il gatto o il gatto insegua il cane: IN UN CERTO SENSO, non sono possibili entrambe?
L’onda dei perduti e’ un’onda del “certo senso”. E’ la persona che esamina una configurazione e non ci vede nulla di strano, perche’ “in un certo senso” i due host comunicano. Certo, si scambiano degli RST , ma non e’ anche il chiudere la comunicazione un modo di comunicare che non vuoi comunicare? Detto cosi’ tutto ha senso, detto cosi’ NULLA HA VALORE.
Non posso dire che la scuola abbia fallito. Al contrario, ha funzionato alla perfezione: ha prodotto esattamente il farlocco che si pensava avrebbe avuto successo nel mondo del futuro. Peccato che la previsione fosse del tutto sbagliata, ed il mondo del futuro non e’ stato quello previsto.
Si pensava che il mondo avrebbe richiesto di gente che, dovendo parlare con culture diverse, avrebbe dovuto abbandonare ogni struttura locale. E cosi’ e’ stato: questi giovani escono da scuola completamente destrutturati: una frase come “costringere le donne a portare il burqa e’ una forma di rispetto”  non fa una grinza, per loro. (5)
Si pensava che questi giovani avrebbero dovuto sviluppare la creativita’ piu’ della tecnica, e quindi li si e’ trasformati in persone che rifiutano qualsiasi disciplina di tipo tecnico. Hanno studiato il Karate sui libri, pensando che sul tatami sarebbe stata una questione di creativita’. Invece e’ una questione di tecnica, e cadono come mosche.
Che cosa sto dicendo con tutto questo lungo discorso? Che non prevedo, nei prossimi 10-15 anni, alcuna diminuzione del tasso di disoccupazione.
I nostri disoccupati sono , quando giovani, stati preparati ad un mondo che non e’ mai venuto. Saprebbero fare cose incredibili con il cappellaio matto,  sanno comunicare benissimo con lo stregatto, e la regina di cuori non ha segreti per loro. Peccato che quel mondo non sia reale.
Occorreranno dieci, forse venti anni perche’ queste persone possano, a pezzi e bocconi, acquisire un minimo di esperienza capace di strutturarli decentemente. Poi, saranno gia’ vecchi per il mondo del lavoro, e ci entreranno in posizioni miserabili.
Tempo fa repubblica invito’ la gente a parlare della sua disoccupazione. Gran parte dei messaggi, nessuno ci fece caso, erano di giovani laureati. Nessuno, pero’, si e’ ancora messo a calcolare la correlazione tra disoccupazione giovanile e laurea.  Spero che qualcuno un giorno lo faccia.
In ogni caso, e’ ora di dire l’amara verita’: il 30% dei giovani non ha lavoro perche’ la ristrutturazione in corso nell’economia sta andando nella direzione opposta a quella che si prevedeva quando si e’ creato un sistema educativo che produce fantasiosi farlocchi.
Queste persone escono dall’universita’, diciamo, a 25 anni. Sono perfettamente addestrati ed educati ad un mondo che non esiste , che e’ esistito in alcune nazioni per qualche anno, e che non esistera’ mai piu’. Hanno bisogno di 10-15 anni per scendere di nuovo coi piedi per terra.
Ma tra 10-15 anni, avranno dai 35 ai 40 anni, e saranno ancora al primo gradino. Avranno capito la relazione tra lavoro e risultati che qualsiasi idraulico rumeno di 18 anni conosce benissimo.  Con soli 15-20 anni di ritardo.
Questa generazione di Junior di mezza eta’ vorra’ una paga adeguata all’eta’, ma avra’ una paga adeguata alle capacita’ di uno che arriva a capire qualcosa con 20 anni di ritardo. Perche’ questo sono: ritardati esistenziali.
Qui siamo al punto di cui sopra: le conseguenze delle tue azioni sono inevitabili.
Abbiamo voluto credere che tutti sarebbero diventati dottori, manager, direttori, professionisti., creativi, artisti In alcune nazioni sembrava possibile, per via di una speculazione finanziaria che drogava l’economia. Abbiamo educato un’intera generazione per questo. Poi, il mondo ha preso una piega diversa.
E oggi abbiamo un’onda dei perduti, quasi 15 anni di persone che hanno studiato e si sono preparate per un mondo che non e’ mai arrivato. La mia personale opinione e’ che se l’economia continua a restrutturarsi secondo quanto hanno deciso al G20 e all’ FSB, quelli di loro che hanno un lavoro finiranno col perderlo.
O, come dice un mio collega “minchia, ma alla fine siamo rimasti solo noi tecnici, nella stanza”.
Quanti saranno? Spannometricamente, abbiamo 15-20 anni accademici cresciuti cosi’. A 400-500 mila giovani ad anno, calcolando un 30% di persone di capacita’ superiori alla media, possiamo calcolare  circa sei milioni di giovani che resteranno disoccupati. (se cambiamo la scuola subito, si intende, altrimenti ne produrremo altri) entro 4-5 anni: quelli prodotti nei prossimi 4-5 piu’ quelli prodotti sinora.
E la cosa piu’ amara da digerire, per loro, e che questo e’ “giusto”, ovvero e’ l’inevitabile conseguenza di errori passati.
Uriel
(1) neologismo nato per indicare “comandato” senza calcare sul senso di subordinazione. Politicamente corretto.
(2) Se qualcuno lo sa, mi mostri come “gestisce” un TFNP, per favore, e mi mostri i vantaggi di tale miracolosa attivita’. Sono curioso.
(3) Viene definito “lavoro”, in questa ideologia, cio’ che richiede fatica, interferisce con una brillante vita sociale, non consente di esercitare un potere vessatorio su altri.
(4) L’economia, ricordiamolo, alla fine si occupa di questioni fisiche.
(5) Dire che una donna deve mostrare i propri capelli solo al marito equivale a fare dei capelli un giocattolo erotico ad uso esclusivo del marito, ovvero una sua proprieta’. Il ragionamento e’ semplice ed immediato, ma proprio per questo trascende la preparazione del nostro giovane, che e’ stato addestrato ad accettare TUTTO come possibilmente vero in qualche parte del mondo. Quelle parti del mondo che, nel delirio scorso, avrebbe dovuto “gestire” perche’ dovevano esserci tutte le fabbriche.
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