Come noterete nei weekend posto meno – tornando in Italia dedico piu’ tempo a Casa&Famiglia – ma ho seguito, almeno tra un impegno e l’altro, la saga di Bondi. La quale saga e’ incredibilmente rivelatoria di alcuni sprechi che avvengono nel mondo della “cvltvra”. Contemporaneamente, so Facebook mi hanno linkato un tizio dei Baustelle (del quale non conoscevo l’esistenza) che avrebbe dichiarato, sdegnato, di voler lasciare l’Italia. Ecco, tra le due cose c’e’ un  profondo legame.

Vorrei pero’ fare una digressione, dai “beni culturali” ormai lottizzati alla musica “alta” , altrettanto lottizzata.

Bondi, che e’ noto come il “mediatore” del PDL, e’ stato seduto su una poltrona legata ai beni culturali , mondo occupato e lottizzato dalla sinistra, proprio perche’ essendo un “mediatore” avrenne (si sperava) saputo muoversi con piu’ “tatto” in un mondo essenzialmente legato alla sinistra.

Circa un anno fa, il ministero per la semplificazione aveva inviato una circolare a TUTTI gli enti che si occupano di cvltvrame sovvenzionato per chiedere loro di documentare le proprie attivita’. Solo un terzo di questi enti, all’incirca, ha risposto alla richiesta documentando le proprie attivita’.

In effetti, dubito che l’ente per il bimillenario di Vespasiano (sic!) avrebbe avuto qualcosa da scrivere, per documentare le proprie attivita’, e infatti due terzi degli enti non hanno mai documentato cio’ che facevano. Cosi’, sono finiti nella lista dei “tagliandi” dell’ultima finanziaria.

Ora, il valore di una finanziaria si misura in un modo semplicissimo: piu’ politici sono contrari, migliore e’ la finanziaria. Quando, infatti, la finanziaria tocca davvero le tasche dei cittadini (come fecero Prodi, Visco & co nel passato), si tratta SEMPRE di “sacrifici necessari”.

Il problema viene quando andiamo a toccare le clientele. Quando si toccano le clientele, e ovviamente ogni governo tende a toccare le clientele dell’opposizione, iniziano i guai.E il criterio e’ ancora il medesimo: piu’ si toccano clientele, piu’ forte strillano i politici.

Quali sono le clientele piu’ forti? Ce ne sono di diverso tipo, ma la piu’ importante e diffusa e’ quella che permette di dare un pasto gratis a qualcuno che altrimenti non potrebbe neanche lavorare, tanto e’ inetto. A questo si aggiunge la necessita’ di sistemare qualche donnina, che si e’ “fatta presentare” un politico per diventarne la “favorita da divano”.
Allo stesso modo, c’e’ anche il problema del ragazzo di buona famiglia che ha “seguito” la propria ispirazione e ha deciso di essere ad alti destini destinato. Inoltre, ci sono tutti quelli che “non credono nella meritocrazia”, ovvero quelli che non ritengono giusto che sia misurato il valore di quanto producono.

Menziono queste categorie perche’ esse si sommano in quel “cafonal della sinistra” che e’ il cvltvrame cialtrone italiano. Di base, il mondo dello spettacolo “sovvenzionato” e della cultura “che non deve rendere conto di quel che fa”  contiene tre tipi di persone:

  • Donne che fanno spettacolo specialmente in orizzontale. Il puttanone normalmente e’ di bell’aspetto, riciclarlo come ballerina/showgirl e’ di una facilita’ estrema. Se proprio non funziona, c’e’ sempre una parte a teatro, come tostapane in topless. Ma d’autore, sia chiaro.

  • Figli di papa’ di belle speranze. Non hanno fatto altro che fare una sega in gioventu’, se non cantare con gli amici, e adesso vogliono trovare un posto al sole. Il mercato non li vuole. Il papa’ li spinge e li piazza in tutti i concorsi , cosi’ diventano famosi senza vendere. E per giustificarsi dicono che sono troppo “avanti” o “troppo intelligenti”.

  • Accademici abbronzati. Missioni all’estero, conferenze sulla banana spastica, dottorande in cerca d’autore e ruffianerie varie. Anche in questo caso non si capisce che cosa facciano, e sotto la voce “beni artistici” si nasconde “un cazzo di niente”.

Perche’ vedete, quando si fa davvero “beni artistici”, si vede. Passo gran parte del mio tempo in una citta’ che non e’ grandissima, in Germania.Sebbene non mi piaccia tanto la fauna che vedo a questi happening, non posso dire che manchi l’attivita’ culturale. Certo, non posso lamentarmi se trovo un certo tipo di persone se vado a vedere (per mia passione) la mostra internazionale del giardinaggio e dei giardini artistici: sta di fatto che c’e’ veramente di tutto. Anche se vado a vedere la mostra fotografica di Mattlethorpe, (Flowers and Cocks), o se vado a vedere Matisse,  non posso pretendere una fauna molto diversa; a prescindere dai miei gusti, pero’, c’e’ davvero di tutto.

E non posso dire che qui non ci siano abbastanza monumenti antichi: Colonia era una citta’ romana, e di musei sulla romanita’, sul periodo gotico, ce n’e’ a bizzeffe. Tuttavia, loro spendono meno.

Perche’ spendono meno pur facendo di piu’? La risposta e’ molto semplice: non hanno culturame tra le scatole. Non hanno , cioe’, la massa di parassiti che in Italia attenaglia i “beni culturali”. Perche’ il fatto e’ che i “beni culturali” sono, effettivamente, un feudo della sinistra.

E sono, effettivamente, un’area CHE FUNZIONA DI MERDA.

Mi spiace, ma c’e’ poco da fare: quando ci si lamenta del fatto che i beni culturali in Italia sono allo sfacelo, ci si dimentica sempre di aggiungere chi li gestisca: tutta la filiera, tutta, dalla cima al fondo, e’ fatta da personaggi di una precisa area politica. Non c’e’ modo alcuno, per chi non provenga da quella precisa area, di avere un ruolo tale da poter cambiare le cose.

Si tratta di un blob parassitario che ingloba risorse, e non rende nulla in cambio. Perche’ misurare la qualita’ dei “beni culturali” e’ possibile, eccome. Ma per farlo occorre avere qualche rispetto per chi ne dovrebbe fruire.

Facciamo un esempio. La quantita’ di ebook circolante sulle piattaforme di sharing, e la quantita’ di lettori di ebook, e’ in aumento. In pochissimo tempo, la quantita’ di libri letti su ebook e’ diventata quasi il 20% del totale, col risultato che persino Mondadori ha iniziato a considerare il “salto” verso l’editoria elettronica.

Eppure, si dice che “la gente non legge”, che “gli italiani non leggono”. Ma siamo certi che sia vero? Se ad ogni fiera del Libro c’e’ il pieno per giorni e giorni, se compare la tecnologia degli ebook e la gente inizia a leggerli persino col telefonino, se il download di libri dalle piattaforme di file sharing cresce a ritmi esponenziali, come e’ possibile?

Come e’ possibile che esistano colossi dell’editoria come Mondadori e Feltrinelli, se gli italiani “non leggono”?

No, non e’ possibile, e non e’ neanche vero. A dire questo e’ sempre e solo il culturame sovvenzionato. Bisognerebbe , nelle loro parole, effettuare le seguenti traduzioni:

  • La gente non legge => la gente non legge i miei libri.
  • Gli italiani non leggono => gli italiani non leggono i miei libri.
  • La gente preferisce la TV alla cultura => la gente preferisce la TV a me.

Lo stesso dicasi dell’arte e dei beni ambientali. Ogni volta che si fa una ” Notte bianca” , le citta’ sono piene, i musei sono pieni, le mostre sono piene. Per quanto riguarda le citta’ d’arte, stando all’ IRAT(1), nel 2005 “si confermava la crescita della domanda turistica in Italia, con un aumento del 2,7% sia negli arrivi sia nelle presenze rispetto all’anno precedente, quando si sono registrati quasi 86 milioni di arrivi e 345 milioni di presenze, di cui circa 3 su 10 straniere”. Non e’ vero, quindi, che agli italiani dell’arte non freghi nulla, che non entrino nei musei.

Questa roba dell’italiano caprone che non legge e guarda culi in TV e’ semplicemente una pura invenzione, che e’ funzionale a giustificare proprio il fallimento del cultvrame.

Se infatti diciamo che su 345 milioni di presenze nelle citta’ d’arte il 70% e’ italiano, allora bisognera’ ammettere che agli italiani qualcosa freghi, delle bellezze. Ma se agli italiani frega qualcosa delle bellezze, chiediamoci , perche’ il cultvrame non riesce ad interessarli?

Se facendo una notte bianca i musei si riempiono, perche’ mai di solito gli italiani non ci entrano? Se gli italiani leggono un sacco, e vanno alla fiera del libro, e affollano le bancarelle, e comprano i lettori elettronici, e scaricano i libri da internet, perche’ mai non leggono i libri del cvltvrame?

La risposta e’ molto semplice: perche’ il cvltvrame e’ vittima di quel cafonal della sinistra che recita “voglio farmi una cultura, mi faccia annoiare” . Entrate in un museo italiano. Spesso intere stanze sono prive di qualsiasi filo logico, senza un tratto conduttore, appaiono come delle interminabili file di cocci di vasi. In Italia, l’arte deve annoiare, ed e’ vera arte solo se annoia veramente, e solo con una “notte bianca”, diluendola con la festa , rimane digeribile.

Eppure, le cose non sono esattamente cosi’. Prima della TV, della radio e dei mezzi di massa, il divertimento, lo svago, era quella roba li’. Era proprio quella roba che oggi chiamiamo “beni artistici e culturali”.  Se io vado a vedere un concerto di musica classica in Italia, poi mi reco in una pinacoteca italiana, finiro’ con il concludere una semplice cosa: gli antichi non si divertivano mai.

Eppure, molta di quella che noi chiamiamo “arte”, per loro era lo svago, era la bellezza, era il divertimento. Quello che oggi chiamiamo “entertainment”.

Nell’ 800 si sara’ pur ballato ed ascoltato qualcosa di diverso rispetto a quello che si ascolta oggi alla Scala, e qualcuno avra’ pur riso di qualche libro dall’intento comico anche senza dover digerire dei mattoni, qualcuno avra’ pur portato la fidanzataa passeggio solo per vedere il paesaggio. Ebbene, tutto questo non deve essere stato abbastanza noioso da essere “cultura”, dal momento che e’ semplicemente scomparso.

Oh, no. Non scomparso. Avete presente quei libri sacri che in certe religioni si possono capire solo se siete come minimo vescovi? Ecco, magari tutta questa gioia e felicita’ c’e’, e sono sicuro che ci sia, ma attenzione: non certo per chi vuole ridere. Prima dovrete intristirvi, dovrete diventare noiosi, e quando la vostra noia sara’ abbastanza , allora potrete anche conoscere queste opere.

In definitiva, il mondo delle belle arti in Italia e’ completamente lottizzato dal cvltvrame di sinistra, e ne mostra il fallimento in pieno.

Per non dover spiegare che i loro libri non vendono, devono inventare di sana pianta che gli italiani non leggono. Per non dover spiegare che gli italiani non vanno a vedere le loro opere, devono inventaredi sana pianta italiani che non si interessano di arte. Per non spiegare italiani che detestano e disprezzano le loro porcherie architettoniche, devono inventare di sana pianta italiani che non apprezzano la bellezza. Per non giustificare il fatto che gli italiani non entrano nei musei che loro gestiscono malissimo, inventano di sana pianta italiani che non si interessano ai musei. Per non spiegare come mai gli italiani non comprino i loro dischi, inventano di sana pianta italiani che non amano la bella musica. Per spiegare come mai gli italiani non entrino nei loro noiosissimi teatri, inventano di sana pianta italiani non interessati al teatro.

MA sono tutte palle, e servono solo per coprire il loro fallimento. Ogni volta che falliscono, ovvero SEMPRE, devono inventare come scusa quella di una massa incolta che non li capisce perche’ ignorante.

Cosi’, era inevitabile che sarebbero arrivati i tagli. E’ inevitabile che ne arriveranno ancora. E’ inevitabile perche’ il loro fallimento e’ sotto gli occhi di tutti.

Ma e’ proprio qui il punto: l’intero settore dei beni artistici e culturali e’ in mano ad una precisa fazione politica. Che non ammettera’ MAI di aver fallito proprio laddove pretende di essere piu’ forte: si continua a dire che la cultura e’ di sinistra quando la cosa piu’ appropriata sarebbe dire che “i beni culturali sono lottizzati da uomini di sinistra”.

I soliti commenteranno che “ma non esiste allora cultura di destra”? LA domanda e’ pelosissima, perche’ esclude quei molti che non sono ne’ di destra ne’ di sinistra.Diciamo pure che si voglia dividere l’arte in destra e sinistra; allora che destino avranno gli artisti che non si schierano? 

La pura e semplice verita’ e’ che un artista ha una fase iniziale, che passa per le piccole opportunita’. Il piccolo spazio ove esibirsi, il piccolo palco, la piccola mostra. Ma tutto questo, e cioe’ il primo passo di una scala molto lunga, e’ sbarrato: serve la tessera, punto. Artisti e intellettuali non allineati vengono bloccati sin dai primi mesi di attivita’. Sono pesci fuor d’acqua in scuole ove se non sei allineato e omologato sei una merda. Sono pesci fuor d’acqua in un mondo dei beni culturali completamente lottizzato.

E non parlo necessariamente di artisti “di destra”, mi riferisco anche e specialmente a persone poco allineate, in generale.

Quell’ambiente e’ asfittico. E’ una chiesa. Qualsiasi opera viene immediatamente sezionata dai soliti sommelier che vanno, con aria dotta, a stabilire se sia abbastanza omologata per essere cvltvra.Se e’ abbastanza noiosa, abbastanza irritante, abbastanza

MA quello che importa e’ che la scusa delle belle arti e’ usata per nascondere il fatto che questa gente mangi a sbafo. Non e’ vero che le belle arti siano un vuoto a perdere, che siano qualcosa che il governo paga per “digreazzare i cerebri” del contribuente. Le belle arti, i beni culturali, sono qualcosa sul quale la gente puo’ vivere.

Il problema e’ cheper fare beni culturali occorrono capacita’ e professionalita’ Per gestire musei occorrono professionalita’ e capacita’. Per fare arte occorre avere dei contenuti da trasmettere, occorre una sensibilita’ forte, occorre una preparazione non indifferente.

Ma il parassitame che sverna ai beni artistici, la casta di personaggi come questo qui:

Non produrra’ mai nulla di buono. Essi sono sostenuti da una cricca che non ha nulla a che fare col mercato, ovvero con i fruitori. Vendono pochissimi dischi, e non perche’ la loro musica sia eccelsa: proprio perche’ fa schifo.

MA si tratta di persone che sono addentro, che conoscono chi li sapra’ far salire sui palchi giusti, che conoscono quelli che li porteranno in TV (come l’altro fesso, in arte Morgan) , e non ce li toglieremo mai dai coglioni, e sara’ sempre lo stato, attraverso le mille e mille “attivita’ culturali”, “beni artistici”, “festival di”, “festival della” a risbatterli su un palco sul quale il mercato non li avrebbe messi neanche a morire.

Ed e’ per questo che hanno strillato tanto. Tagliare 300 e rotti enti “artistici” e “culturali” del tutto inutili , o quasi, li avrebbe ammazzati. Se in Italia togliessimo le sovvenzioni a quella merda noiosissima e politicizzata che e’ ormai il nostro cinema ( che ormai riassumerei con “riprendi i mali del paese e fatti due lire” ) , non ne resterebbe che poltiglia.

La pura e semplice verita’ e’ che in Italia esiste uno spazio che non e’ egemonia della sinistra per merito, ma semplicemente per capacita’ di lottizzazione. Si tratta di un pozzo mangiasoldi, in perenne fallimento.

Per giustificare questo fallimento, il mostruoso blob di puttane, amanti, ruffiani e ballerine deve inventare un’italia incolta e disinteressata all’arte, rimanendo poi puntualmente silenziosa ed imbarazzata quando i musei si riempiono per una “notte bianca”, solo perche’ qualcuno ha avuto l’idea di mettere un poco di musica vicino al museo. Divertimento? orrore! La cultura e’ NOIA!

Sono una cricca che piazza sempre gli amici e gli amici degli amici sul palcoscenico, e mai chi vorrebbe un’occasione per farsi vedere.

Moriranno? Si’, moriranno.

E moriranno proprio quando arriveranno i canali a tema in TV. Vedete, i colossi come Sky le professionalita’ per farvi piacere qualcosa ce le hanno. Voglio dire, andate a vedere un History channel.

Vi racconta una cosa che forse avrete vicino a casa. Se siete italiani, e si parla del periodo romano, forse potreste raggiungere un orribile museo, e vi annoiereste per ore. Potrete anche vedere un’ora di trasmissione in TV sulla stessa cosa, e magari vi avvincera’ anche.

Qual’e’ la differenza? La differenza e’ che in TV c’erano dei professionisti capaci di rendere interessante la cosa. Nel museo c’e’ un vecchio caprone incapace e raccomandato, tutto qui. Direte: ma History Channel non e’ “cultura”. Ma neanche una visita di due ore al museo lo e’. Allora perche’ due ore davanti ad History Channel sono cosi’ interessanti e due ore in un museo sono una tortura?

Perche’ le due ore di History Channel sono fatte da gente che e’ capace di produrre , mentre al dirigere il museo c’e’ un caprone raccomandato.

In tutte le nazioni ove sono nati canali tematici, Germania compresa, i musei sono quasi costretti, oggi, ad essere interessanti. Sono costretti a farlo perche’ se esistono i canali tematici, e se vengono guardati, non si puo’ negare che vi sia qualche interesse.

Ebbene, signori, guardate qui. Guardate bene il report su geographic channel e gli altri canali fox. Confrontateli con la musica. Siete davvero certi che agli italiani non interessi nulla sapere, informarsi, spaziare con le informazioni, approfondire?

Presto i canali a tema arriveranno anche sul digitale terrestre. Il tempo per l’offerta di comprendere meglio la domanda, e per la domanda di risvegliarsi dopo decenni di un’offerta asfittica, e si iniziera’ a vedere circa la varieta’ di canali di una normale nazione occidentale.

A sinistra rideranno, pensando che cadra’ il monopolio di Berlusconi. Quello che non sanno, e’ che una schiera di professionisti avra’ lo spazio per demolire le loro cariatidi.

Infine, una chicca: in tutta europa, c’e’ una specie di festival della canzone europea. Qui in Germania era in TV, la sera, tipo Sanremo. Ci partecipano un sacco di gruppi, ma in Italia non se ne sa nulla. Non se ne sa nulla da ben prima di Berlusconi, per una semplice ragione: si tratta di un festival essenzialmente pop (a volte kitsch) nel quale non c’e’ modo di raccomandare puttane ed affini. E nel quale non c’e’ modo di proporre l’improponibile. Com’e’ finita? E’ finita che l’ Italia non partecipa dal 1997, in pratica.

Perche’ non se ne parla? Perche’ al di fuori dall’orticello, non e’ possibile raccomandare nessuno. E cosi’, i soliti giochi non funzionano piu’.

Ed e’ per questo che mi riallaccio al titolo per rispondere al signorino del Baustelle: caro figliolo, tu dall’ Italia non te ne puoi andare. Perche’ se tu lavori in Italia e’ perche’ hai chi ti sbatte su un palco malgrado il pubblico, qualcuno che ti manda l’intervista al momento giusto, qualcuno che ti da’ spazio. Ecco, non te ne andrai MAI dall’ Italia  per questa semplice ragione:  se esci dall’ Italia, al massimo farai il pizzaiolo in qualche pizzeria tedesca.

Vattene, vattene pure, coso dei Baustelle. Vieni pure qui.   Torna ad essere nessuno. Vieni qui dove non hai padrini, dove non hai un posto prenotato in TV ne’ sui  palcoscenici.

Provaci, che la pizzeria Don Sancillo(2) ha bisogno di uno sguattero.

Tranquillo, che in Italia nessuno sentira’ la tua mancanza. Nobody will miss you.

Uriel

(1)Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr

(2) Volevano chiamarla Don Camillo, ma hanno avuto dei problemi di spelling. I ceki che l’hanno aperta non ricordavano bene questa cosa che hanno visto in Italia quando hanno imparato a fare la pizza. Adesso, per fortuna, e’ tenuta da una famiglia di pugliesi. Infatti, adesso si mangia bene. Ma il nome e’ rimasto. Povero Fernandel.

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