Italianismi.

Uno dei piu’ bassi espedienti retorici mai arrivati nel nostro paese e’ l’uso degli “ismi”. L’uso degli “ismi” , che si e’ affermato con la politicizzazione della vita pubblica e della cultura, (1) non e’ altro che un tentativo , spesso riuscito, di buttare in politica delle questioni che altrimenti si risolverebbero per via dell’inevitabilita’ delle risposte.

Viviamo in delle democrazie, alle quali (non si capisce bene per quale motivo) abbiamo voluto infliggere un bubbone che ne causera’ il fallimento, ovvero un parlamento. Il fatto che (per motivazioni del tutto illogiche (2) ) si sia voluto aggiungere questo inutile orpello ad un sistema che altrimenti funzionerebbe discretamente (3) crea una gigantesca attenzione verso la differenza di posizione, facendola sembrare un valore anziche’ un semplice fatto.
Cosi’, nelle democrazie deformi dotate di parlamento, il linguaggio si deforma (anche per mezzo dei mass media che danno un risalto enorme a qualsiasi cosa sia rappresentabile in termini di differenza di opinioni per partito preso) e tende a rappresentare tutto nel seguente modo:
  1. Ogni opinione e’ politica, ovvero riconducibile all’appartenenza ad una fazione.
  2. Il valore di un’opinione si esaurisce e coincide con il valore dell’appartenenza alla fazione stessa.
Il culmine di questa logica deforme e’ il vizio degli “ismi”.
Supponiamo di affermare che un individuo lanciatosi dal sedicesimo piano di un edificio dai piani altri 3 metri sia condannato a spiaccicarsi sul terreno.
Questo , direte voi, e’ evidente.
Aha, beccati: siete proprio dei bei gravitisti. Pensavate di ingannarmi? No, non ce l’avete fatta , e il vostro gravitismo ha gia’ trovato risposta per bocca degli intellettuali piscegratulatoristi(4).
Vi sembra buffo? Assolutamente no, e’ un processo normale: nel definire “gravitista” chi pensa che la forza di realta’ sia un fatto ho semplicemente trasformato il fatto in un’opinione. Ma non solo: ho anche ricondotto l’opinione ad un partito (visto che -ista si usa anche per indicare gli appartenenti alle correnti politiche ideologiche , es comunista, fascista, liberista, etc) , ed ho ristretto il valore della vostra enunciazione ad un semplice parlato “per partito preso”.
Cosi’, se prima “lanciandoti da un altissimo palazzo morirai” sembrava un’evidenza, essa e’ diventata un’affermazione che avete fatto per partito preso, e che ovviamente ha il proprio contraltare dialettico.
E poiche’ nei parlamenti sia la posizione di maggioranza che quella di minoranza sono lecite, e’ chiaro che politicizzando le affermazioni bollandole con degli -ismi non farete altro che dare legittimita’ all’affermazione opposta. Per quanto insensata possa essere ad un esame logico.
Facciamo un esempio stupido per capire come questo abbia generato una gigantesca marea di farlocchi: in questi giorni mi sono preso dell’ efficientista, ovvero della persona malata di efficientismo. Io, dunque, parlo per partito preso, in quanto io appartengo al partito degli efficientisti, il quale ovviamente ha un contraltare (suppongo si chiamino sprechisti) , che nella nostra logica pseudoparlamentare sarebbe altrettanto lecita.
Cosi’, parlare di economia in termini di efficienza e’ una scelta, una posizione, una delle tante.
Adesso scendiamo dal mondo dei parlamenti, e chiediamoci: ma davvero l’efficienza e’ UNA SCELTA? Davvero esiste alternativa?
La risposta e’, ovviamente, no. Un’azienda poco efficiente non fara’ altro che produrre beni e servizi piu’ costosi e di qualita’ inferiore rispetto a quelli di pari costo. Lo fara’ con un giro di cassa piu’ pesante , e quindi con un’esposizione bancaria maggiore. Il mercato, cioe’, la condanna a morte in pochi anni. E no, non e’ un’opinione, e’ un semplice fatto , cosi’ come e’ un fatto che lanciandovi da un alto palazzo finirete col morire.
Eppure, tanto e’ bastato: basta dire che la mia ideologia economica  e’ l’efficientismo,  e scopriamo che potra’ esistere anche l’opinione opposta. Nel parlamento totale che abbiamo fatto di ogni categoria del pensiero, non esistono realta’ inevitabili.
E’ inevitabile che lanciandovi da un palazzo molto alto morirete, ed e’ inevitabile che in un regime di concorrenza le aziende meno efficienti soccombano, schiacciate da quelle piu’ efficienti. L’efficienza, cosi’ come la forza di gravita’, non sono scelte. Sono fatti.
Un altro esempio:
Quando si inizio’ a rappresentare l’esigenza di un ringiovanimento della classe politica del PD, questa istanza fu subito bollata come “giovanilismo”. Ecco che improvvisamente il rinnovamento della classe dirigente divenne un’opinione, una posizione. Chi voleva piu’ giovani nel PD non era piu’ qualcuno che chiedeva l’ovvio, ma qualcuno che militava in una fazione, detta appunto dei giovanilisti, cui era lecito e assolutamente normale si opponesse quella opposta.
La creazione degli -ismi, infatti, e’ tipica delle persone che orbitano attorno a quella che oggi chiamiamo “sinistra”.
Ora, chiediamoci”: il rinnovamento della classe dirigente e’ davvero un’opzione, per un partito che ha visibilmente perso le ultime  competizioni elettorali?  Accolutamente no: poiche’ il partito propone dei candidati, e tali candidati sono l’espressione di una classe dirigente, la sconfitta del partito con una vasta differenza di percentuali non puo’ che implicare  una richiesta di cambiamento. Se la classe dirigente che proponi non piace, e’ chiaro che dovrai proporne un’altra. L’esigenza di un ringiovanimento della classe dirigente non e’ una scelta o un’opinione, e’ un fatto quanto l’efficienza e la forza di gravita’.
Eppure, basta bollarlo di “giovanilismo” ed improvvisamente una normale (e quasi rituale) esigenza dei partiti di opposizione sconfitti diventa una mera opinione di parte , diventa una fazione, alla quale si puo’ appartenere liberamente, senza che questo renda le rispettive posizioni piu’ o meno valide.
Mediante gli -ismi, e’ sempre possibile fare quello che si fa nei parlamenti, ovvero enunciare sempre tutto ed il contrario di tutto. Nemmeno le istanze politiche piu’ autoevidenti, nemmeno le constatazioni piu’ empiriche potranno essere sottratte a questo genere di espediente.
Qualche messaggio fa enunciai una semplice autoevidenza: la vostra possibilita’ di ottenere la felicita’ che cercate coincide con la vostra capacita’ di raggiungere degli obiettivi che vi siete prefissi. Si potrebbe discutere questa evidenza semplicemente constatando che la stessa felicita’ sia un obiettivo, per cui le due affermazioni coincidono.
Ma adesso chiediamoci: esiste alternativa? Esiste qualche altro modo di vivere che non coincida con la realizzazione di qualche obiettivo? Esiste modo di cambiare qualcosa senza porsi come obiettivo il cambiamento, e di fare qualcosa senza porsi il fare come obiettivo?
Poiche’ stiamo enunciando delle tautologie, evidentemente no. Non c’e’ alcun altro modo di vivere che non sia il raggiungimento di qualche obiettivo. Certo, potrete anche mantenere la temperatura corporea a 36 gradi e rotti , e forse anche respirare, senza porvi alcun obiettivo. COme esiste la morte apparente esiste anche la vita apparente.
Ma cio’ non toglie e’ che se vi manca qualcosa e volete averla, non c’e’ altro modo di averla che non sia quello di porvela come obiettivo. E la vostra possibilita’ di avere la tal cosa non e’ altro che la vostra capacita’ di raggiungere quell’obiettivo.
Non c’e’ modo di sfuggire a questo, se non rimanere in uno stato di vita apparente.
“Stato di vita apparente” e’ semplicemente lo stato nel quale il vostro esistere non raggiunge alcun obiettivo, perche’ non considera nulla come tale. In questa condizione, sul piano biologico siete vivi, ma in realta’ non lo siete affatto: la vita ha almeno due obiettivi, che sono sopravvivenza e riproduzione, e questo vi riporterebbe al punto di prima.
Perche’ faccio concidere la vita con il raggiungimento degli obiettivi? Perche’ la vita , intesa nel senso che i greci davano alla parola bios, ha una caratteristica, ovvero l’evoluzione. Il miglioramento.
Se siete lontani da un obiettivo e volete raggiungerlo, avete una sola possibilita’: migliorarvi. Non c’e’ alrta scelta.
Tutto e’ molto semplice: se volete qualcosa che non avete, sia la felicita’ o una famiglia o qualsiasi altra cosa, dovrete migliorarvi. Niente arriva e basta. Se volete che la vostra famiglia rimanga in piedi dovrete abituarvi a vivere in coppia prima, e poi coi figli. Se volete venire pagati per un lavoro, dovrete diventare bravi nel farlo. Se volete essere pagati molto dovrete essere ancora piu’ bravi. E cosi’ via.
Questo e’ uno stato di vita reale: quello in cui tendete costantemente a migliorarvi. E quando dico “a migliorarvi”, non intendo semplicemente “modificare voi stessi”.
Prendete l’animale mitologico di cui sopra. Se per caso un leone si evolvesse (per sua scelta) fino ad assumere una forma simile, non avrebbe la piu’ pallida possibilita’ di sopravvivere sul nostro pianeta. Singolarmente, tutte le sue caratteristiche sembrano temibili: il serpente mortale sulla coda, le corna acute, gli artigli anteriori con unghie acuminate, la seconda testa di leone, gli zoccoli.
In realta’, gli zoccoli sono un vantaggio in terreni duri e taglienti, mentre gli artigli non sono adatti a camminare. Il serpente necessita di strisciare, e non puo’ farlo li’ dov’e’. La capra e’ un erbivoro e il leone un carnivoro. In definitiva, sia una capra che un serpente che un rapace che un leone potrebbero avere la meglio su questo mostro , almeno nei tempi tipici dell’evoluzione.
La vita, insomma, non si evolve solo per decisione di evolversi, o perche’ sembra carino al leone avere un ruggito terrificante. Il leone mette il ruggito solo se e’ utile, e si rivela utile sul piano dei risultati: sopravvivere e prosperare.
Gli esseri viventi che procedono per risultati ottenuti sono, oggettivamente, gli unici veri e propri esseri viventi. Essi hanno un obbligatorio bisogno di automiglioramento, e non di un automiglioramento qualsiasi scelto cosi’, perche’ ci sembrava figo avere una testa di serpente e le corna, ma di un automiglioramento la cui efficacia si misuri a posteriori.
Questa la vita. E l’unico modello di vita di questo pianeta, per cui se ipotizzate qualche altro modello probabilmente vi riferite a pianeti diversi dalla Terra. Qui da noi, funziona cosi’.
Potete parlare quanto vi pare, ma ogni volta che NON raggiungete un obiettivo avete fallito. E quando la vostra vita e’ piena di fallimenti, non siete felici. Potete bollare come -ismo quello che dico, potete parlare e parlare come se tutto si svolgesse in uno dei tanti inutili parlamenti di questo mondo.
Ma rimarrete con una bella caterva di fallimenti in mano. Se siete a casa coi vostri genitori a 30 anni, e invece volete avere un lavoro e una famiglia, avete fallito da qualche parte. E no, non ha fallito il sistema e non ha fallito il governo: avete fallito voi.
Avete fallito voi perche’ le conseguenze ricadono tutte su di voi. VOI, e non il governo e non il sistema e non l’economia , siete insoddisfatti perche’ non avete un lavoro. E VOI siete insoddisfatti perche’ vorreste una famiglia e non l’avete. E VOI siete insoddisfatti perche’ non avete modo di vivere una vita indipendente.
E poiche’ il prezzo del fallimento lo pagate VOI, e poiche’ il premio della riuscita sarebbe VOSTRO, non c’e’ alcun dubbio sul fatto che quelli siano VOSTRI obiettivi.  Quando sia il costi del fallimento che il premio della riuscita sono INTERAMENTE vostri, non potere dire che sia una questione del sistema o dell’economia o del governo: erano proprio obiettivi vostri. Se riuscite riuscite voi, se fallite fallite voi, perche’ il peso delle inevitabili conseguenze grava SOLO  su di voi.
Adesso direte che sono un qualcosa-ista, e quindi da questo momento e’ altrettanto valida ogni opinione diversa. Aha. Fate pure i vostri ridicoli blablabla. Parlate pure di enti inesistenti come “societa’” , “cultura”, accusate pure il “sistema” o il “governo”. Ma il conto di fallimenti e riuscite rimarra’ tutto in tasca vostra.
Se cio’ che siete non e’ idoneo a sopravvivere, potete solo migliorare. E non facendovi crescere una coda di serpente perche’ vi sembra fico, o una testa di capra sulla schiena. Vi serve proprio qualcosa che raggiunga gli obiettivi.
Iscrivervi ad un corso di laurea inutile e’ stato l’equivalente di un leone che decida di avere una testa di capra sulla schiena. Non solo non aumenta le sue possibilita’ di sopravvivenza, ma probabilmente le abbassa anche. Sviluppare abilita’ senza senso nel mercato odierno e’ stato come avere artigli sulle zampe anteriori e zoccoli su quelle posteriori: non esiste un terreno nel quale sia utile una cosa simile.
Se siete in questa condizione, avete una sola opportunita’. Riconoscere che cosa in voi sia una testa di capra sulle spalle, e mozzarla via. Poi dovrete chiedervi quale sia il terreno reale, e badare avere gli arti giusti.
Altrimenti, sarete solo inutili chimere.
Molto interessanti sul piano dialettico, sicuramente avvincenti su quello letterario, ma perfettamente destinate alla morte nel mondo reale.
Perche’ alla fine dei conti, senza questo non e’ nemmeno vita, la vostra. E’ vita apparente, ovvero una condizione che i piu’ non sapranno distinguere dalla vita reale.
O se preferite, una lunga morte sotto mentite spoglie, dalla quale invidierete ogni persona che invece vive ogni giorno della propria vita.
Uriel
(1) Che la vita pubblica sia politica non e’ affatto scontato, tantomeno la cultura.
(2) L’idea che sia necessario rappresentare un popolo che vota e’ ridicola. E’ necessario rappresentare il popolo di fronte ad un sovrano, visto che il sovrano sa poco delle condizioni dei propri sudditi. Ma non esiste alcuna necessita’ di rappresentare il popolo nei presso  un governo eletto dal popolo stesso, che per definizione ha superato una campagna elettorale: esso per definizione conosce le istanze del popolo.
(3) I popoli ove i governi funzionano bene hanno parlamenti piccoli, con pochi parlamentari, e spesso la loro funzione non va molto oltre l’ordinaria amministrazione, rispetto ad un governo che effettivamente attua un programma. Il parlamento e’ una malattia senile della democrazia, e  ne e’ anche il principale sintomo di morte.
(4) In “Addio e grazie per tutto il pesce” Adams spiega come sia possibile volare dopo essersi lanciati da grandi altezza: basta solo evitare di cadere.
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