Pietre e pietruzze.

Mi hanno chiesto come va con “Pietre”, il romanzo seguito di “Cibo”. Forse la risposta dovrebbe essere “bene, grazie”, ma la verita’ e’ che la vera risposta e’ “troppo bene, grazie”. Mi spiego meglio, e spiego il perche’ del ritardo.

Dunque, di per se’ ho scritto (a livello di bozza) tutti i capitoli del libro. Il che significa 16 capitoli. Qual’e’ il problema? Il problema e’ che in totale, in formato A3, sono 874 pagine. E parlo di formato A3, perche’ appena provo a visualizzarlo sul mio lettore di e-book, superiamo le 1000 pagine.
Morale della storia: ne’ Lulu, ne’ altri servizi di print-on-demand me lo pubblicheranno mai stampato su carta.
Certo, potrei dividerlo in due parti e stamparlo in due parti, per coloro che vogliono l’ “emozione” di un libro sulla carta, o vogliono “sentire l’odore dell’inchiostro”. Per tutti gli altri, credo semplicemente che dovrete accontentarvi dell’ e-book.
Il libro sta venendo scritto in formato iDPF, piu’ noto come EPUB, detto commercialmente “e-book”.
Come ho scritto in passato, lo standard iDPF e’ capace di fare tutto quello che fa il PDF, a patto di usare dei fogli di stile adeguati, da includere nel file. Il che significa che, oltre alla scrittura del libro, anche la stesura dell’ebook vero e proprio richiede tempo.
Ho tentato diversi “plugin” per produrre automaticamente il libro, ma nessuno dei plugin per  Openoffice mi ha soddisfatto, cosi’ sto usando EMACS per produrre i file, con l’apposito plugin (che funziona). Questo produce i singoli capitoli, che poi devo includere dentro l’ebook.
Morale della storia: sono arrivato a scrivere tutto. Rimane, nell’ordine:
  1. Rileggere la storia a distanza di qualche tempo per notare cose che altrimenti non si notano alla prima lettura.
  2. Poiche’ uso (per motivi di lavoro)(1) solo tastiere non italiane, devo correggere tutte le volte che uso un apostrofo per avere una lettera accentata.
  3. A quel punto, devo rileggere daccapo perche’ nel tempo trascorso avro’ cambiato idea e alcune cose le trovero’ brutte.
  4. Andare a verificare tutti i teologi (cristiani e non)  da cui ho preso ispirazione, per evitare di aver scritto delle cazzate nell’inventare le religioni che ho immaginato nel libro.
Il punto quarto e’ indispensabile, perche’ sto ipotizzando che arrivi l’Ultima Rivelazione, cioe’ un ultimo pezzo che idealmente pone fine alla rivelazione teologica nelle religioni del libro. Insomma, qualcosa di simile a Maometto che dice “io sono l’ultimo profeta e quindi non date retta a chi viene dopo”. Ma nel libro e’ un pochino piu’ complicato (Maometto era , diciamolo, un pelino primitivo e superficialotto sul piano intellettuale. Non che la Torah/Bibbia/Vangelo sia chissa’ cosa, se la paragoniamo che so io con l’ induismo).
La cosa buffa e’ che con Altri Robot scrivevo storie brevi. L’idea era di trasformarlo, in seguito , in un fumetto.(2) Scrivere una storia completa e’ una cosa piu’ complessa, come e’ stato con “Cibo”, perche’ bisogna scrivere una traccia, dargli una forma, eccetera.
Il guaio e’ quando ci prendi gusto, e allora decidi di intersecare diverse tracce, e quindi alla fine ti esce una roba di 900 pagine, quando va bene.
La cosa importante, a questo punto, e’ di ragionare in termini di lettore e-book. Scrivendo “libro” ho tenuto presente il fatto che ogni schermo abbia dimensioni diverse, ma in realta’ il punto e’ che i readers hanno un sacco di altre caratteristiche.
Per esempio, l’indice. Ogni volta che aggiungo una sezione posso piazzare un indice all’inizio. Bellissimo, ma non e’ cosi’ banale indicizzare. Se fai capitoli troppo grandi, serve a poco. Se fai capitoli piccoli, idem.
Cosi’, mano a mano che costruisco l’e-book, il fatto di trasformarlo in un oggetto che andrebbe letto in un device non fa altro che aggiungere complessita’. Il che rende la cosa piu’ interessante, ma anche piu’ laboriosa
Direte voi: maddai, gran parte degli ebook sono dei libri passati allo scanner e poi ad un OCR. Sono pieni di typo e di svarioni.
Gia’. Ed e’ questo il punto. Tutto quello che sta nascendo attorno agli ebook (il progetto Gutemberg, gli amanuensi digitali) e’ molto bello in linea di principio. Tuttavia, la gente si sta abituando ad accettare una qualita’ sempre peggiore.
Quando decisi di scrivere Cibo in PDF, pensavo di fare un favore alle persone. Il PDF ricalca quasi tutte le esigenze e le possibilita’ tipografiche, e faccio presente che la tipografia e’ una tecnica antica. Glifi, legature, rasterizzazione, mi sembravano qualita’ pregevoli. Quando comprate un libro comprate pur sempre un oggetto che va un pochino oltre al testo che vi e’ contenuto, no?
Invece, ho scoperto comee alle persone non freghi niente. E’ un pochino cio’ che e’ successo ai cibi. Chi vive in citta’ crede di mangiare frutta, finche’ non viene a casa mia e assaggia quella che sta sugli alberi. Allora capisce che la roba acerba e insipida che ha comprato non e’ frutta.
Ma essendo abituati a chiamarla “frutta”, ormai QUELLA e’ la frutta. E’ bastato abituarli a standard di qualita’ sempre peggiori, e piano piano non trovano nulla da ridire. Cosi’, il fatto che la qualita’ tipografica di un ebook sia costruita usando le legature (che rendono la lettura piu’ gradevole agli occhi) , che il testo sia giustificato ed impaginato in maniera simmetrica e ordinata , non importa piu’ a nessuno.
Con l’abbondare di ebook presi da un libro scandito e passato ad un OCR, poi, molti non fanno piu’ caso neppure agli errori di battitura e di tipografia.
Ho deciso di passare all’ebook solo dopo aver capito come incorporare alcune caratteristiche del PDF che io considero fondamentali, come l’allineamento, la composizione della pagina, la scelta dei font, proprio per questo motivo.
Poiche’ io scrivo per hobby e chi mi legge spesso legge per piacere, non vedo che senso abbia coltivare un atteggiamento menefreghista e dire “oh, ma resisteranno, sono abituati a ben di peggio”.
Cosi’, insomma, credo che Pietre mi richiedera’ piu’ tempo del previsto (anche perche’ in estate non avro’ ferie per via di un grosso progetto che arriva alla fine) , e probabilmente potrete leggerlo in autunno.
C’e’ da dire, comunque, che anche questa volta credo di aver prodotto qualcosa di meglio rispetto alle volte precedenti.
Un’ultima cosa riguardo alla licenza.
Di base, quello che scrivo viene rilasciato sotto una licenza CC. Questa licenza, che e’ nata con la diffusione dell’ Open Source, viene presa come se in effetti implicasse che un contenuto sia gratuito.
Onestamente, non ho visto nella licenza CC nessun paragrafo che vieti di mettere un contenuto a pagamento. L’obiezione piu’ diffusa a questo punto e’ che “Se non vieti la copia di qualcosa, succedera’ che verra’ copiata, e allora addio ai guadagni”
Il punto e’ che non scrivo per guadagnare. Il motivo per il quale metto un pagamento per il download e’ semplicemente un motivo di tipo esistenziale: quello che 40 anni di vita mi hanno insegnato e’ semplicemente che per i regali non c’e’ mai alcun rispetto.
Fai pagare qualcosa, ed improvvisamente assumera’ una dignita’ radicalmente diversa da quella che aveva quando la regalavi. In passato ho scritto diverse storie, sotto altro pseudonimo, e quello che ho visto e’ che esse venivano lette con il disprezzo negli occhi.
Da quando ho deciso di far pagare per lo scaricamento delle opere, il risultato e’ stato  che l’atteggiamento iniziale del lettore e’ cambiato. Direte voi: ma in formato elettronico i tuoi libri costano 3 euro, una miseria. Puo’ questo cambiare l’atteggiamento del lettore?
La risposta e’ “si”. Nel mondo di oggi (e forse anche in passato), non costa cio’ che vale, ma vale cio’ che costa. Lo vedo anche sul lavoro: andate a lavorare gratis, e non ci sara’ mai rispetto per il vostro lavoro. Continue interruzioni, qualsiasi cretino si sentira’ nel diritto di cambiare quel che progettate aggiungendo cazzate, il parente furbo del padrone dira’ la sua dall’alto della lettura di qualche rivista di informatica.
Fatevi pagare piu’ di 2000/euro al giorno, e tutto quel che fate sara’ sacro. Rispettato. Perche’ vale? No, perche’ costa. L’occidentale, ma in particolar modo l’italiano, non comprende il valore se non in termini di costo. La cosa vale se (ti) e’ costata , altrimenti non vale niente.
Se prendete un giornale gratuito, quando avete finito di leggerlo lo buttate a terra. Il giornale che avete pagato lo portate a casa, anche se finira’ invariabilmente nella stufa. Si rispetta, cioe’, solo cio’ che si paga.
Cosi’ , ho deciso semplicemente di far pagare qualcosa, anche una cifra non altissima, giusto per dire “lo stai pagando”.
Niente di cui si occupano le licenze CC.
Uriel
(1)
(in alternativa dispongo di tastiera tedesca, ottima se volete dire “2” in greco, piena di umlaut, con la z al posto della y, ma a parte questo….)
(2) I fumettisti si lamentano che faticano a vendere il loro lavoro, ma dall’altro lato e’ quasi impossibile avere una vera stima dei costi. Una persona potrebbe anche comprare un lavoro, a patto di avere un’idea di quanto costi.Ogni volta che ho contattato un fumettista, mi ha detto: costo tot a tavola. Aha. E quante tavole usciranno da questo testo? Boh. Immaginate di chiamare un idraulico, chiedere quanto costa fare una cosa, e sentirsi dire “tot l’ora”. Poi chiedete quante ore servono, e vi sentite dire “mah”. Ragazzi, imparate a vendervi, cosi’ e’ impossibile, solo una grande casa potra’ lavorare con voi. E non sono tante.
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