DEUS LO VULT

Da qualche tempo criticare i cattolici mi viene difficilissimo. Mi viene difficilissimo perche’ dopo qualche momento la voglia di prenderli per il culo prende il sopravvento, e non riesco a fare discorsi seri. Come fai a prendere sul serio uno che dice cose tipo “i gay non possono donare sangue se dichiarano di essere gay su un modulo, per motivi medici?” Capisco la questione relativa allo stile di vita, ma come si puo’ affidare una simile questione ad un questionario anziche’ a degli esami sul sangue prelevato?. Sono quelle troiate che alla fine mi fanno venire voglia di scriverci un racconto breve. E cosi’, ecco a voi, dal produttore al consumatore, la NERCH ehm …. il racconto. ( avviso per RdM: non e’ decisamente un racconto politically correct).

—–
DEVS LO VULT!
Il sottocommissario europeo alla sanita’, Bettina Von Sbressing-Heidelbort-Messerschmitt era finalmente arrivata al Policlinico di Milano, dopo nove ore di viaggio in aereo da Bruxelles. Il suo compito era visitare il centro emotrasfusionale dell’ospedale, eseguire un’ispezione di prassi alle procedure di controllo dei donatori, e tornare a Bruxelles con un rapporto. Ad attenderla, proprio sotto l’androne di ingresso del complesso ospedaliero  c’erano la Dottoressa Antonella Ciliegi (primario del reparto di ematologia)  e la sua segretaria, Immacolata Califano (in Dröchner), che avrebbe fatto da interprete.

Le due donne riconobbero immediatamente la teutonica quando entro’ in ospedale ignorando l’acquasantiera posta sotto la portineria, e si apprestarono a darle il benvenuto. Le tre donne si incontrarono nel centro dell’androne. 

  • Signora Bettina, benvenuta. Io sono la dottoressa Ciliegi, lei la signora Califano (in Dröchner) , che fa da interprete.  Ha fatto buon viaggio?
  • Si’, certo. Forse  e’ stato un po’ lungo, ma le distanze sono quelle che sono.
  • Beh, certo. Ha fatto scalo, venendo da Bruxelles?
  • Si’, ho preso il primo aereo a Bruxelles per  Malpensa, e poi ho preso l’aereo da Malpensa  per Milano.
  • Ah! E quanto e’ durato?
  • Beh, da Bruxelles a Malpensa e’ poco piu’ di un’ora, sette ore e quaranta da Malpensa a Milano.
  • Eh, purtroppo Malpensa e’ un po’ fuori mano… forse dovrebbe fare come fanno tutti, prende l’aereo per Mosca e poi usa l’autobus, il 92ter,  fino a Porta Genova. Ci si mette un attimo.
  • Davvero? Grazie del consiglio.
  • Ma si figuri. Vuole andare subito a visitare il nostro reparto emotrasfusionale, o preferisce fermarsi per la messa? 
  • La… messa?
  • Si’, la messa dell’ospedale. Messa cattolica, ovviamente: puo’ fare la comunione, fare colazione con un pochino di cassoeula, come vuole.
  • Ehm… no, grazie. Potremmo andare subito al reparto? Purtroppo il tempo stringe… e il viaggio di ritorno sara’ lungo. 

La stolida infermiera aveva la fronte imperlata di sudore. Tuttavia , ligia al dovere, continuo’ nel suo incarico. DEVS LO VULT! , recito’ per non arretrare di fronte al periglio. Lo sforzo trasformo’ le sue parole in un gemito.

 

(DEVS LO VULT!, gemette la stolida infermiera)

A due metri di distanza dall’infermiera , dentro una stanza pulita dall’arredamento ospedaliero, tre persone sedevano dietro una scrivania.  Erano il Dott. Professor Albinoni, detto “Saddam” per via dei baffi, la dottoressa  Scamorza , ematologa,e la dottoressa Tirelli, urologa. Il professor Albinoni aveva un’espressione perplessa del volto. Dietro alla stolida infermiera c’era un ragazzo pallido, dal fisico magrolino. Indossava una camicia bianca a maniche corte, un paio di pantaloni con le pinces e due occhialini dalla montatura sottile sottolineavano  il suo taglio di capelli classico, con la riga a destra. Si sarebbe detto uno studente di ingegneria, se in quel momento non stesse avendo un rapporto sessuale da tergo  con un’infermiera dell’ospedale. DEVS LO VULT – gemette la stolida infermiera, mentre il ragazzo spingeva con tutta la forza che aveva.
Il professor Albinoni si rivolse alla collega seduta alla sua destra:
  • Non so… a me non mi convince… lei che ne dice?
  • Non saprei – disse la dottoressa Scamorza – sa un pochino di abbecedario. E di sestante.
  • E secondo me sbanda un pochino – aggiunse dalla sinistra la dottoressa Tirelli.
  • DEVS LO VULT – gemette ancora la stolida infermiera, piu’ sudata di prima.
Il professore inizio’ a gridare, battendo le mani.
  • Animo, Brambilla, animo! Qui si punisce la femmina, non e’ mica un esame di Analisi!
Il ragazzo , sudato, cerco’ di aumentare il ritmo, sottolineando il movimento con la voce. TRAAAAHHHHH! TRAAAAAAHHHH! PRENDI TROIA!  TRAAAHHHHHH! TI SPACCOOOO! TRAAAAAHHHH ! Il giovane prese a schiaffegiare i giganteschi glutei della stolida infermiera, imitando il suggerimento silenzioso della dottoressa Tirelli .
  • DEVS LO VULT! – gemette ancora la stolida infermiera, stringendo i denti.
  • Non so… c’e’ qualcosa… – il professore non era ancora convinto – secondo me potrebbe essere gay. Non saprei…
  • Ma no, dai! – la Tirelli parteggiava per il ragazzo – cosa deve fare ancora! E’ mezz’ora che va avanti… averne! Secondo me e’ etero, anche se sbanda un poco.
Il professore si volto’ alle proprie spalle, a fissare una rastrelliera ove erano riposte una mazza da golf e una racchetta da tennis firmata Adriano Panatta. Si soffermo’ con gli occhi per qualche secondo su entrambi gli strumenti, poi scelse la racchetta da tennis. La porse al ragazzo ansimante. La stolida infermiera, che aveva temuto la mazza da golf, gli rivolse un breve sorriso riconoscente.
DEVS LO VULT! , disse sottovoce la stolida infermiera,  annuendo.
Il giovane afferro’ la racchetta e inizio’ ad usarla per colpire i glutei dell’infermiera. Per qualche minuto si senti’ solo il “WHAK! WHAK!” del giovane studente che colpiva con una racchetta da tennis firmata da Adriano Panatta i grossi glutei della stolida infermiera, che intonava il consueto DEVS LO VULT! ad ogni colpo.
La dottoressa Scamorza non sembrava convinta a sua volta. Si giro’ verso il baffuto professore e gli bisbiglio’ all’orecchio.
  • La Trappola.
  • Uhm…. – il professore annui’ – va bene.
  • Allora – l’uomo batte’ le mani – ragazzo, ci vogliamo mettere del brio? Qui non e’ che possiamo passare delle ore ad aspettare, eh!
  • Scusi.. anf – il ragazzo aveva il fiatone – ma mi avete detto di rimanere a digiuno da ieri sera per il prelievo,  non ho forze , non puo’ bastare cosi’?
  • DEVS LO VULT – disse la stolida infermiera.
  • E va bene – il professore uso’ un tono comprensivo – si aiuti con quel dildo laggiu’, e facciamola finita. Usi quello fucsia.
Il giovane studente si giro’ alla sua sinistra, afferrando un grosso strumento fallico dal colore sgargiante. Ma non fece in tempo ad usarlo, perche’ si trovo’ sotto il tiro di una Colt Mark IV  e due fucili d’assalto M16.
  • Fermo dove sei, pederasta! Mani in alto,
  • Ma … ma….
  • Ho detto a terra, maschio di vacca! Ti abbiamo scoperto!
Il ragazzo, terrorizzato, si stacco’ dalla stolida infermiera e si stese al suolo, tenuto sotto tiro dai tre dottori.
  • Funziona sempre – disse la Tirelli.
  • Gia’… – il professore era soddisfatto – come e’ noto, il maschio eterosessuale non vede il colore fucsia. Solo le donne e i maschi Dolce & Gabbana lo vedono.
  • DEVS LO VULT! – grido’ la stolida infermiera, raggiante.
  • Color prugna, – disse la Tirelli – passi il  “rosa carico” , ma fucsia… cosi’ non ci sono dubbi.
  • Ehi – il ragazzo era terrorizzato – che significa?! Mettete giu’ quelle armi!  Aiuto! Polizia!
  • Ti abbiamo scoperto  – la dottoressa Scamorza ebbe uno sguardo truce – maledetto finocchio! Volevi iniettare il tuo melmoso sangue omosessuale nelle vene della possente Tradizione Celtica, vero? E magari hai anche un computer Apple!
  • Io… io… aiuto! Siete pazzi!
  • Seeehhh, dicono tutti cosi’. Prima comprano un iPhone, poi mettono la maionese nelle patatine… e TRAAAAHHHH, un attimo dopo sono fidanzati di Arturo! Il negro! – la Tirelli era furiosa: per poco quel figlio di Satana lo aveva quasi ingannato , con la sua aria da bravo ragazzo, e continuava a tenerlo sotto tiro con il suo fucile.
  • Guardalo, come brama la nerchia – continuo’ il professore tenendo il giovane sotto tiro – scommetto che non gli piace neanche la cassoeula.  Magari sei anche vegetariano, vero?
  • Ehi… non diro’ niente senza il mio avvocato! Ma che significa! Oddio… posate quelle armi, in nome di dio! Non ho fatto niente! – il ragazzo si sentiva perduto.
  • E si chiama anche Brambilla – disse la Scamorza – non c’e’ piu’ religione. Si chiama brambilla e… vede il colore fucsia. Pazzesco! Non ti puoi fidare neanche di un Brambilla, al giorno d’oggi.
Il professore chiamo’ due inservienti.
  • Portatelo via! – ordino’ il professore.
  • DEVS LO VULT – disse la stolida infermiera.
I due infermieri legarono il ragazzo e lo imbavagliarono, poi iniziarono a trascinarlo verso una porta. Il ragazzo si divincolo’ inutilmente, in preda alla disperazione.
  • Oggi, cassoeula – disse la Tirelli.
  • A proposito – chiese la dottoressa Scamorza – a chi la diamo? I cardiopatici no, siamo gia’ sotto inchiesta per il travestito di due giorni fa. Troppo piccante.
  • Direi che i dializzati vadano bene: cassoeula omosessuale ai dializzati – convenne la Scamorza –  oggi poi c’e’ il tre per due, e’ San Girolamo.
  • Buona idea – disse il professore – li tirera’ un po’ su.
  • Cassoeula – mormoro’ la Tirelli – sovente il guerriero se ne nutre. Lo diceva anche Evola.
  • DEVS LO VULT – confermo’ la stolida infermiera.
La dottoressa Tirelli aveva appena finito di riporre il grosso dildo color prugna quando bussarono alla porta.
Subito dopo la porta si apri’ ed  entro’ il primario del reparto insieme con  fedele segretaria austrocalabra,  che accompagnavano una donna che i tre non avevano mai visto prima. La Ciliegi stava per fare le presentazioni, ma la teutonica prese l’iniziativa.
Sono Bettina Von Sbressing-Heidelbort-Messerschmitt – disse la donna – in visita al vostro ospedale per conto della Commissione Europea.
  • Sono Bettina Von Sbressing-Heidelbort-Messerschmitt – disse la donna parlando italiano con un pesante accento tedesco – in visita al vostro ospedale per conto della Commissione Europea.
Le due donne guardarono la tedesca: non avevano capito che conoscesse l’italiano. Sin dall’inizio Immacolata Califano (in Dröchner) aveva fatto da interprete. A quanto pareva, una cortesia inutile. 

Le presentazioni proseguirono per qualche secondo, poi il primario riprese la parola.

  • Questa e’ la stanza dove facciamo gli esami ai donatori. Sa, le regole dell’ospedale sono molto rigide. Non possiamo correre il rischio di diffondere epidemie o immoralita’ accettando sangue infetto, o debosciato. 
  • Beh, certo – la Von Sbressing-H-M non comprendeva alcune parole in italiano , ma il senso della frase le sembrava chiaro – il rischio e’ altissimo.
  • Se vuole – disse il professor Albinoni – facciamo entrare un donatore, e le mostriamo la procedura.
  • DEVS LO VULT – disse la stolida infermiera, scattando sull’attenti.
  • Oh, – disse la teutonica – ho un’idea migliore. Poiche’ io stessa sono donatrice, donero’ oggi il mio sangue, e vedro’ di persona. 
  • Benissimo – la Ciliegi era raggiante , e si fece il segno della croce – ci pensera’ il professor Albinoni in persona.
  • Noblesse oblige – annui’ il professore – vado a preparare gli strumenti.
  • DEVS LO VULT – la stolida infermiera rivolse uno sguardo di ammirazione al professore.
La dottoressa Tirelli fece sedere la tedesca, e le scopri’ il petto con pochi gesti professionali. Incredibile -penso’ la tedesca- fanno un elettrocardiogramma ad ogni prelievo! 

Il professore intanto era tornato, e si avvicino’ alla donna, dal lato destro. Apri’ il camice bianco gon gesto esperto, avvicinando una poderosa erezione al volto del sottocommissario, e disse “prego, succhi qui”. 

La nordica  si alzo’ di scatto dalla sedia, ricoprendosi alla svelta il seno.

  • Che cos’e’ questo! Lei e’ pazzo!
  • E’ un normale esame – disse la Ciliegi – per assicurarci che lei non sia …. dio non voglia … lesbica. – il primario si fece il segno della croce dopo aver pronunciato la parola.
  • Ma che cosa vuol dire! Che cosa vi interessa questo! Dovete fare un esame, ja! 
  • Questo e’ l’esame – disse la Ciliegi – dobbiamo verificare che le piaccia il cazzo. 
  • Il… cazzo? la teotunica era allibita – e… che cosa… 
  • Il cazzo, disse la Tirelli. La Nerchia. La minchia. Come la chiamate in Germania?
  • Ma questo che cosa c’entra! Io devo donare il sangue! Che cosa devo dimostrare… io..?
  • Ahi – disse il professore chiudendo la cintura dei pantaloni – ne abbiamo beccata un’altra!
  • Gia’ – convenne la Tirelli – e pure luterana, scommetto. 
  • Luterana? E che cosa c’entra con il sangue! Ma siete dottori o no?
  • Lutero – disse la Scamorza – era una lesbica. Lo sanno tutti.
  • Lutero? Ma se era un uomo! – la tedesca non sapeva se ridere o piangere – ma che cosa dite!
  • Seeehhh, disse la Scamorza: sentiamo, quanti prepuzi di Lutero avete, voi? Noi , in Italia (si fece il segno della croce) abbiamo ben SEI chiese con il prepuzio di cristo! Voi ce lo avete il prepuzio di Lutero? Eh? Eh?
  • Ma kvesto essere stupido e …. ancora piu’ stupido! Non c’entra niente! Io devo vedere come controllate il sangue! 
  • Il prepuzio di Cristo – continuo’ la Scamorza- ci prova che lui era maschio! Invece lutero era una lesbica.
  • Ma che cosa dite! E nessun uomo avere sei prepuzi, ja?
  • Nessun uomo normale. Ma Cristo ne aveva quanti ne vuole! E’ un miracolo.
  • Un miracolo – la interruppe la Civliegi – in ispregio ai perfidi giudei, che lo tagliano. Senz’altro! Lutero , oltre che lesbica, era anhe ebreo. E circonciso. Ne sono certa.
  • Ma qui siete tutti pazzi! Io scatenero’ uno scandalo! Questo non essere un ozpetale, ja! 
Il professor Albinoni chiamo’ nuovamente gli inserivienti, bussando alla porta. I due robusti uomini entrarono immediatamente nella stanza. Uno aveva una macchia di cassueula sul camice. 

  • Prendete la lesboluterana giudea, e immobilizzatela!
  • Ehi. Hilfe! Aiuto! Che cosa fate! Questo essere krimine! Aiuto! Hilfe! Hilfe!
  • Appendetela per i piedi – ordino’ la Tirelli – se le ascolti al contrario, le lesbiche, si sente la voce di Satana. Ci servono le prove.
  • DEVS LO VULT – disse la stolida infermiera.
La sottocommissaria venne imbavagliata e legata, per poi essere appesa al soffitto.

  • E adesso – disse la dottoressa Ciliegi – che cosa facciamo?
  • Beh – il professor Albinoni era pensoso – se la teniamo imbavagliata non possiamo sapere se parlando si sente Satana. Dovremo cercare le prove in un altro modo.
  • E’ vero – disse la Ciliegi – chi conosce altri modi per smascherare una lesbica?
  • Io, credo – la Scamorza si fece avanti – ho dei parentesi nell’ Arkansas e mi hanno raccontato come fanno la’.
  • Ah – la Ciliegi era raggiante – bello. Brava gente, gli arcansesi. E come fanno?
  • Mettono un coniglio appena nato nelle mani della donna – disse la Scamorza seria – e se piscia allora e’ lesbica. Infallibile.
  • Non lo sapevo – disse Albinoni – e come lo hanno scoperto?
  • E’ una cosa che viene dai CowBoy – disse la donna.
  • Gente con le palle, i Cowboy – disse il professore – pistola e coniglietto. Mica seghe.
  • In Arkansas – continuo’ la Scamorza – lo fanno sempre, e’ una cosa collaudatissima. Tutti i giorni.
  • DEVS LO VULT – disse la stolida infermiera.
I medici persero qualche minuto a cercare un coniglietto in giro per l’ospedale, ma tutte le loro ricerche furono vane. La Tirelli suggeri’  che, cavia per cavia, si sarebbe potuta usare una nefropatica pugliese al posto del coniglietto, e nacque una discussione scientifica.

  • Insomma, – disse la Cigliegi – siamo medici, qui. Siamo uomini di scienza. Secondo voi e’ plausibile che i cowboy dell’ Arkansas girassero con una nefropatica di Bari nella fondina? No, e’ chiaro! Perche’ non ci sta, nella fondina, non e’ un piccolo coniglietto che puoi portare con te in caso ti trovi una lesbica davanti.
  • E poi – annui’ il professore – c’e’ pure il rischio che la nefropatica sia lesbica. 
  • Vero – annui’ la Tirelli – hanno cominciato a fare le lesbiche anche le nefropatiche. E si stanno diffondendo anche nel reparto di chirurgia intensiva. Escono dai muri, ormai, le lesbiche.
  • E allora cosa facciamo di lei? – la Ciliegi indico’ la donna appesa per i piedi, dal volto ormai paonazzo per la posizione.
  • Non so – tutti si rivolsero alla Scamorza – che cosa fanno nell’ Arkansas quando hanno una lesbica per le mani ma gli manca un coniglietto? 
  • Secondo me…. – la scamorza stava frugando nella propria memoria – la legano, la mettono su un cavallo e la spingono nel deserto. Ci sono dei vermi enormi, nel deserto dell’ Arkansas, che poi le mangiano.
  • Cazzuti , nell’ Arkansas – convenne il professore – ma noi non abbiamo un cavallo. 
  • Possiamo usare l’ape di servizio dei giardinieri – disse la Ciliegi.
  • Si’, ma non cammina da sola – disse l’uomo – non e’ un cavallo.
  • Possiamo bloccare i comandi – intervenne la Tirelli – usando un catetere. Posso farlo io – aggiunse ancora l’urologa.
  • Uhm…-  la Ciliegi era pensosa – buona idea. Ma non abbiamo neanche un deserto coi vermi giganti.
  • Quarto Oggiaro andra’ benissimo – disse la Scamorza.
  • DEUS LO VULT , aggiunse la stolida infermiera.

Cinque medici ed una stolida infermiera , in fila, assistevano alla triste scena. Un’ape Piaggio si avvio’, senza alcun pilota, verso occidente. Il tramonto rossastro aumentava il senso di tragedia della scena. Sul cassone posteriore del veicolo a tre ruote c’era il sottocommissario europeo alla sanita’, Bettina Von Sbressing-Heidelbort-Messerschmitt, legata come un salame e ingessata dal collo in giu’, impotente . Il suo volto terrorizzato era fisso in un muto terrore, soffocato dalle garze che le chiudevano la bocca.

L’ape , lentamente, si mosse in direzione di Quarto Oggiaro. Un cespuglio, trasportato dal vento, rotolo’ di fronte ai cinque medici.

  • Mi piacerebbe, vivere in Arkansas – disse il professor Albinoni, assorto.
Il veicolo inizio’ ad accelerare, dopo aver imboccato una rampa discendente della tangenziale. I cinque rimasero a guardare mentre l’ Ape di Dio faceva giustizia et ordalia della perfida lesboluterana, infilandosi nel traffico infernale della sera, in direzione di Quarto Oggiaro.

  • E’ stato un buon catetere – disse la Tirelli – ne sentiremo la mancanza.
  • DEVS LO VULT – disse la stolida infermiera.

Qualsiasi riferimento ad Aereoporti, Lesbiche, Cateteri e studenti di Ingegneria e’ puramente casuale.

Uriel

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10 pensieri su “DEUS LO VULT

  1. Come fai a prendere sul serio uno che dice cose tipo “i gay non possono donare sangue se dichiarano di essere gay su un modulo, per motivi medici?” Capisco la questione relativa allo stile di vita, ma come si puo’ affidare una simile questione ad un questionario anziche’ a degli esami sul sangue prelevato?

    Cioè, riesce veramente a scrivere cose del genere? Vabbè non conosce cosa sia il periodo refrattario nella trasmissione dell’AIDS, ossia ce l’hai, lo trasmetti ma dalle analisi non risulta.
    Vedi https://buseca.wordpress.com/2013/08/28/la-cunesiun-russa/

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    • Raphael, tu mi dici (su Buseca) che vietando le trasfusioni agli omo abbatti del 50% i potenziali portatori di AIDS, io potrei risponderti che vietandole anche agli etero abbatti il restante 50% e sei sicuro che non ci saranno inezioni per trasfusione.

      In teoria bisognerebbe vietarle a chiunque abbia avuto rapporti non protetti… perchè se anche Ada è sposata con Beppe e “lo fa” solo con lui, lei non può sapere cosa fa tutte le sere Beppe quando le dice che va a giocare a carte con gli amici… e invece va a donnine in tangenziale (perchè Beppe è etero, e gli piace variare il menù, pagando quel piccolo extra per farlo senza gommino, che “tanto è un favore di fiducia che ovviamente e logicamente fanno solo a lui…)

      Tieni presente in tutto questo che ci sono anche omosessuali che fanno coppia stabile ed eterosessuali che cambiano due o tre partner A SETTIMANA.

      Se tecnicamente possibile (non sono medico) l’unica soluzione “sicura” sarebbe tenere il sangue in una specie di limbo per la durata del periodo finestra e vedere dopo quella data se si sono sviluppati virus o simili.

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      • Tutte considerazioni ragionevoli. Quella dell’automazione gay = no donazione sangue è una questione di ottimizzazione sforzo/risultato perché è vero che chi fa l’amore con due tre persone diverse tutte le settimane fa una cosa rischiosa anche se è Etero ma appunto i comportamenti rischiosi son comunque causa di diniego alla donazione.
        Bannando i gay riduci molto poco la platea dei potenziali donatori ma dimezzi il rischio.
        Quello da salvaguardare è chi lo riceve il sangue.
        Pensa che io non lo posso donare il sangue perché ho il colesterolo appena fuori che son ciccione. Però non vedo nessuna crociata per la ciccionofobia che pure è imperante.
        Poi col periodo finestra così corto con le nuove tecniche la questione si sposta di molto, fin quasi a rendere irrilevanti le pregiudiziali basate sul comportamento.
        Ma in Russia forse preferisco metodi più vecchi e meno costosi. ☺

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        • Tecnicamente Uriel ha ragione: conosco persone etero al 100% a cui non stringerei nemmeno la mano per lo schifo che mi fanno, figuriamoci permettergli di donare il sangue. Resta il fatto che loro potrebbero donare benissimo pur avendo tutte le malattie veneree sul dizionario, mentre un culano fedelissimo al suo compagno non potrebbe farlo. Come se l’uso del bus del cul e la vita sessuale sregolata fossero prerogativa esclusiva dei culani!

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          • Ok.
            Facciamo un po’ di chiarezza.

            Questo articolo di Uriel viene scritto nel 2010. Perché? Che stava succedendo?
            All’epoca, un paio di ospedali rifiutano le donazioni degli omosessuali millantando una certa “confusione normativa” (1) che gli consentiva -di fatto- di decidere come gli pare.

            Bene.

            Uriel come al solito, quando si tratta di medicina, biologia etc non sa di cosa parla.

            In Europa vale il discorso fatto da Raphael, ovvero “appartieni ad una categoria ad alto rischio non ti faccio donare. Fine”.
            In Italia, dal 2001, invece si è fatto un ragionamento diverso. I fattori di rischio, si è detto, eccezion fatta per quelli legati a sesso, età e genetica sono strettamente legati ai comportamento del paziente, al suo stile di vita.
            Ciò significa che nei questionari apparve una domandina:
            “Negli ultimi dodici mesi ha avuto rapporti sessuali a rischio?”
            La domanda se ne FOTTE della tua inclinazione sessuale. Ti chiede del tuo comportamento sessuale. Se hai cambiato partner/ non sai rispondere alla domanda/ ammetti di aver avuto un atteggiamento sessuale rischioso, vieni scartato per 4 mesi.
            E badate che questa equiparazione tra gay ed etero è assolutamente in controtendenza con l’Europa.
            Se non erro, 18 paesi su 28 adottano lo schema delle categorie a rischio e proibiscono ai gay di donare (2). Altri hanno un atteggiamento più prudente e dicono “puoi donare, a patto che ti astieni dai rapporti sessuali per 1 anno”. (3)

            Chi ha ragione?
            L’Europa spinge l’Italia e i pochi paesi differenti a cambiare approccio (se non erro qualche anno fa, la Francia vinse un ricorso presso la Corte Europea per mantenere la proibizione sui gay). Alcune riviste specializzate premono anche loro per una revisione del sistema.

            Nel 2001 l’Italia non prese questa decisione così…a caso. In quegli anni (15-16 anni fa) venne pubblicato uno studio epidemiologico che mostrava che non c’era un aumento significativo nella popolazione malata degli omosessuali. Fu su quelle statistiche che si studiò il nuovo protocollo (prima di allora i comportamenti sessuali dei pazienti erano una specie di tabù in ambito trasfusionale)

            Ci fidiamo solo del questionario?
            Chiaramente non basta.
            I donatori e il sangue trasfuso viene sottoposto ad esami sierologici
            -Emocromo completo (per studiare GR, GB e PLT)
            -Pannello epatico
            -Lue o Sifilide
            -Virus HIV, per epatite B e per epatite C
            -Gruppo sanguigno e Rh (ovvio)

            (1) La solita moda italiana di fare la riforma della riforma che crea confusione.
            (2) Tra i quali…sorpresa sorpresa, spicca la civilissima Teutonia.
            (3) Capite anche voi quanto sia punitiva una cosa del genere.

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  2. Uuuuuh. Uriel e l’AIDS. C’e’ stato il periodo in cui faceva il militante anti-AIDS e aveva in bella vista un preservativo sul suo sito, e la raccomandazione ad usarlo. Tutto giusto, tutto bello.
    Un po’ macabra la storia di quando uno dei suoi amanti omosessuali (era il periodo in cui si dichiarava bisex), con cui conviveva, gli sarebbe morto tra le braccia per l’AIDS. Che se e’ vera era tristissima, se falsa fa schifo. Lui, intendo.
    (che poi in quel periodo gia’ stava con una, quindi i conti non e’ che tornano proprio. Alzi la mano chi si stupisce.

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    • Ma guarda anche se fosse finta, in questo caso cis tarebbe tutto usare un’immagine forte per trasmettere un messaggio utile.
      sia ch el’intento fosse quello, sia ch efosse di avere visibilità, il risultato finale in questo caso è accettabilissimo.

      Come quando diceva che gli inglesi spiavano le offerte tedesche che girano per email in chiaro e offrivano sempre al 5% in meno vincendo ogni appalto. Magari è una storia finta, inventata di sana pianta, ma il messaggio di fondo è buono (e cioè: non tutte le comunicazioni sono sicure e riservate come si pensa).

      Purtroppo alla stragrande maggioranza degli itlaiani un sacco di problemi, se enunciati in modo “sterile”, non arrivano.
      Parli di email spiate? “Facciano pure, non ho niente da nascondere”.
      Parli di AIDS? “Ah, non uso preservativi, tanto io sto attento”.

      Che poi, sempre parlando di AIDS, quando ero giovane, nelgi anni 80/90, bombardavano di pubblicità ed era un problema conosciuto. I giovani di oggi sanno a malapena cosa sia, visto che la danno per sconfitta e visto che ormai non è più una condanna morte immediata ma con le medicine “sopravvivi”.

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