Informazione e notizie.

Ogni volta che si parladi informazione, nasce un gigantesco equivoco. Ed e’ esattamente l’equivoco che sta decretando la lenta morte della carta stampata attuale (come successe con la radio, dopo la morte il media puo’ sempre rinascere, sia chiaro) : la tendenza a confondere l’informazione con le notizie, l’essere informati con l’aver visto il telegiornale. Il principio, fu il dato.Sebbene si faccia fatica a comprenderlo, anche il mondo analogico puo’ essere espresso in termini di informazione. Affermazioni come “e’ scoppiata la guerra tra IRAN e IRAQ”, sebbene riguardino il mondo analogico, contengono quantita’ calcolabili (almeno in teoria) di dati.

 

Il problema, adesso, e’ capire se si tratti di una notizia o se si tratti di informazione. Qual’e’ la differenza? La differenza, principalmente, sta nell’entita’ che lo decide.
L’elenco delle pizzerie di Porretta Terme, la sera in cui ho voglia di una pizza, e’ sicuramente informazione. Sapere quali di queste pizzerie sono attrezzate per ospitare bambini , anche. Sicuramente non si tratta di un’informazione per coloro che vivono in Sicilia , ma dal mio punto di vista e’ sicuramente informazione.
E’ una notizia? Beh, la risposta e’ “no”, a meno che qualche mass media non decida che e’ il caso di parlare della pizzeria che ha un kindergarden attrezzato.(1)
Qui c’e’ il punto: la distinzione principale tra informazione e notizia sta nell’entita’ che decide l’importanza relativa del dato. Se dovessi modellare il processo decisionale che porta a decidere se il dato sia informazione, sicuramente nel mio UML ci sarebbe l’utente come agente decisore.
Se invece dovessi rappresentare il processo decisionale che porta a decidere se un dato sia notizia o meno, allora chi decide e’ sicuramente chi dirige il mass media.

Qui siamo al punto cruciale: le pizzerie di Porretta, come fare per avere un parcheggio per handicappati a Udine, in che modo la crisi impattera’ sui negozianti che vendono mobili , sono tutti dati. Se l’utente e’ interessato, allora decide che siano informazioni. Se il media e’ interessato , puo’ decidere che sono notizie.

Questo e’ il vantaggio del mondo che chiamiamo “internet”: se vado su google e dico “pizzerie di Porretta”, sono IO che ho deciso, essenzialmente, che questa sia informazione. Se vado su Yahoo Answers e chiedo “come si fa ad ottenere un parcheggio per handicappati ad Udine”, sono IO che ho deciso che quel dato e’ informazione.
In termini sintetici, con Internet nasce la diseguaglianza netta e materiale tra informazione e notizia. Con la nascita della rete come fenomeno sociale ed interattivo, il dato diviene informazione, e cessa di diventare notizia , nella misura in cui tutte le decisioni si spostano dal lato dell’utente.
Il motivo per il quale i giornali hanno perso il treno di internet e’, molto sinteticamente, che si sono posizionati su un media concepito per veicolare informazioni, continuando a veicolare notizie. Ovvero continuando a decidere che cosa sia importante o meno.

 

E non e’ un problema strutturale, perche’ esistono media che veicolano informazioni. Per fare un esempio buffo, il Resto del Carlino pubblica, ad ogni esame di maturita’, la lista degli studenti piu’ bravi di ogni scuola bolognese. Potra’ sembrare stupido, perche’ di per se’ non si tratta di una notizia nel senso che normalmente diamo all’informazione. Eppure, quando escono i risultati degli esami di maturita’, la tiratura del Carlino a Bologna cresce sensibilmente.
Cosi’, quando dico che il cittadino che sta su internet e’ informato meglio, non dico che conosce piu’ notizie. Non e’ un problema di deontologia professionale, di fonti o di credibilita’. L’utente che va su Yahoo answers a chiedere come si ottiene un parcheggio per handicappati ad Udine riceve una risposta, che e’ informazione. Nel farlo si affida ad una qualche dentologia o rispetto da parte di chi gli risponde, non e’ detto che riceva delle fonti, ma i dati sul servizio mostrano che gli utenti sono felici, ovvero il servizio li soddisfa.
Il fallimento essenziale dei giornali online, specialmente quelli che si propongono di fare “nuova informazione”, sta proprio nel fatto che si sforzano di dare notizie, cioe’ di imitare i vecchi media. Mi vengono segnalate in continuazione nuove “testate giornalistiche online”, le quali vorrebbero sostituire i vecchi notiziari con dei “nuovi giornali” e dei “nuovi giornalisti” , un “nuovo giornalismo”.
Ma in realta’, essi NON hanno capito la realta’ di internet, perche’ NON hanno capito che essere informati e ricevere notizie sono due cose diverse: essere informati significa, esattamente, scegliere quali dati sono informazione e quali no. E’ la possibilita’ dell’utente di scegliere a trasformare il dato in informazione.
In italia, quando si parla di mondo dell’informazione, si parla del mondo dei notiziari. Ma il notiziario NON e’ informazione, e’ semplice broadcasting.
Prendiamo un esempio pratico: alcuni giornali hanno reagito alla crisi di lettori in maniere piu’ efficace di altri. Se osserviamo questi giornali, scopriamo che hanno aumentato enormemente le pagine dedicate ad economia e finanza.
Perche’ e’ successo questo? Perche’ essenzialmente , un bel giorno, milioni di cittadini hanno sentito parlare di una grande crisi del credit crunch. Nessuno ha detto loro che cosa sarebbe successo. Poi gli e’ arrivata addosso una mazzata tremenda, senza che avessero avuto la possibilita’ di prepararsi. Il disastro inizio’ nell’estate del 2008. Se avessimo detto a milioni di famiglie che rischiavano di trovarsi un nuovo disoccupato in casa, molti di loro quell’estate non sarebbero andati in vacanza e si sarebbero tenuti i soldi. Se avessimo detto a milioni di PMI quel che ho scritto su questo blog, ovvero di prepararsi ad un’ecatombe perche’ la produzione industriale in Italia non sarebbe salita prima del 2010, come sta avvenendo, probabilmente si sarebbero gestiti diversamente.
Ma i giornali italiani hanno continuato a giudicare queste cose secondarie rispetto alla politica, continuando a presentare le consuete 20 pagine di approfondimenti politici, e parlando pochissimo degli impatti materiali della crisi.
Cosi’ oggi stiamo parlando della P3, che e’ una notizia ma NON e’ informazione, mentre io ricevo email che mi chiedono di parlare di economia. Che cosa succede? Succede che nelle redazioni dei giornali stanno decidendo che la P3 (2) , mentre dovrebbero avvisare i negozianti di NON tenere magazzini , o di tenerne meno possibile, per i prossimo sei mesi.
Obama ha appena fatto passare nel suo parlamento alcune leggi di riforma, con soli 2 anni di ritardo sulla crisi, e queste misure avranno un effetto a breve. Ne’ qualcuno ha spiegato le misure, ne’ qualcuno sta spiegando alla gente che stiamo per assistere ad un rilancio di opere industriali medie e grandi, mentre osserveremo ad una riduzione ulteriore sulle PMI. Non per nulla la produzione insdustriale ha appena rasentato dei livelli record. Ma questo NON potera’ ricchezza diffusa, quindi le PMI sognano.
Questa, direte, e’ informazione. Potrei anche sbagliare , ovvio. Non cito le fonti, ovvio.
Ma avevo scritto in passato che avremmo avuto una spinta a meta’ del 2010, e la spinta e’ arrivata, e la produzione industriale e’ in crescita.
E ripeto, lo avevo previsto , esattamente QUI [irreperibile] .

2010:

dal marzo del 2010 la ristrutturazione iniziera’ la fase risalente. Le PMI dei cantinari saranno quasi scomparse, quelle “medie” saranno state comprate da grandi gruppi, quelle “buone” si saranno aggregate a grandi gruppi o saranno state comprate a loro volta.

Questo permettera all’industria di dedicarsi alla vasta scala, il che significa che si saturera’ il mercato nazionale e ricominceranno alcune esportazioni. Ma essendo produzione su vasta scala non assorbira’ cosi’ tanti addetti, e la guerra sara’ sui prezzi, cioe’ sull’automatizzazione della produzione. Si’, aumentera’ di qualcosina, ma non troppo.

Gli addetti all’industria inizieranno ad aumentare, ma non quanto vorremmo, e specialmente non saranno in grado di sostenere il crollo del terziario.

(ho messo in rosso la parte che riguarda, per dire, Pomegliano: automatizzazione e calo dei costi)

Tutto verte, cioe’, sul fatto che in qualche modo il cittadino improvvisamente si sia sentito al centro di una tempesta, e abbia deciso che doveva saperne di piu’, capirne di piu’, sapersi regolare. Ma sui giornali non c’era quasi nulla.

I giornali hanno completamente ignorato il fatto che l’attenzione si fosse spostata dalla politica alla finanza, e hanno continuato a dare delle “notizie”, le quali NON erano informazione.

Il povero negoziante cercava di capire che cosa fare, e nel frattempo gli dicevano che Berlusconi scopa le mignotte. Qualcuno ha deciso che l’ informazione (e’ meglio fare stock per un piccolo negozio?) fosse secondaria alla notizia (Berlusconi scopa le mignotte).

Qui e’ il punto: l’utente ha piu’ bisogno di informazioni che di notizie, o meglio, essere bene informato puo’ migliorare la sua vita PIU’ di quanto non la possa migliorare disporre di notizie.

Sapere che il governo sta per crollare (ammesso sia vero, cosa che personalmente non credo) e’, per il cittadino, MENO utile di sapere quali pizzerie abbiano uno spazio per i bambini.

Ma per il giornale, il governo e’ notizia, la pizzeria no.

Perche’ e’ cosi’ difficile capirlo? Il problema e’, a mio avviso,di tipo etimologico. Etimologico nel senso che ogni volta che ci si riferisce ai notiziari qualcuno usa la parola “informazione”, come se i notiziari fossero l’informazione.

Per molto tempo, il termine “informazione” e’ stato l’equivalente di “notiziari”. Essere informati significava leggere i giornali ed ascoltare i notiziari, i quali ovviamente riportavano solo notizie. Era possibile sapere quale pizzeria supportasse i bambini, ma solo a patto (un articolo, per dire) che il giornale decidesse di mettere sulle proprie pagine questa informazione (o che la pizzeria pagasse per questo).

Supponiamo di avere un quanto di tempo, diciamo 3 ore al giorno, da dividere tra notizie ed informazione. Come distribuiremmo il tempo?

Un tempo, non avevamo scelta. Potevamo solo attingere ai notiziari. Avremmo visto 6 telegiornali di fila, e letto dei giornali. MAgari qualche trasmissione di approfondimento. Ma non avremmo saputo nulla del fatto che la tale pizzeria ha un kindergarden per i bambini.

In alternativa, possiamo sapere che cosa fanno i nostri amici (e magari pensare di uscire con loro), possiamo sapere che eventi ci siano nel raggio di 30 km da noi, esattamente gli eventi che ci interessano, possiamo frequentare un forum online per quelli che hanno lo stesso hobby, possiamo sapere esattamente quel che ci serve sapere, o almeno provarci.

Secondo voi, come distribuiremmo il tempo? La verita’ e’ semplicemente che probabilmente finiremmo col dedicare alle notizie il 30% del tempo, e all’informazione il rimanente 70%.

E’ concorrenza? Possiamo dire che internet stia facendo concorrenza ai giornali?

No. Non possiamo dirlo perche’ i giornali non trattano lo stesso prodotto. Essi trattano notizie, e non informazione. Il problema e’ che internet puo’ trattare le informazioni molto meglio, e quindi anziche’ guardare sei telegiornali, al cittadino conviene guardare UN telegiornale e poi andare in rete. Al cittadino conviene spendere 10 minuti per leggersi i riassuntini della stampa gratuita, e poi tuffarsi in rete.

Internet, cioe’, ha reso esplicita e materiale una distinzione , tra informazioni e notizie, che prima era soffocata da un monopolio delle notizie.

Prima, essere informati significava aver seguito tutti i notiziari e tutti gli approfondimenti delle notizie. Essere informati significava sapere del governo, sapere della cronaca nera, sapere delle notizie dall’estero, sapere delle elezioni americane. Ma questi sono notiziari, non e’ informazione. Non piu’.

Oggi, essere informati significa sapere che stasera gli amici organizzano una pizzata, che la tale pizzeria ha uno spazio per i pargoli, che per avere un parcheggio per handicappati ad Udine bisogni rivolgersi al tale ufficio, che ci sara’ la sagra della porchetta , che si prevedono oscillazioni notevoli dei prezzi al rivenditore di generi alimentari e tessile, nei prossimi sei mesi.

La separazione tra notiziari e informazione , e la nascita di una sorgente di informazione, e’ quello che sta ridimensionando la stampa e la TV. Sta succedendo perche’ se prima il 100% del tempo speso ad informarsi era tutto sui notiziari , oggi solo il 30% lo e’.

Il crollo, ovviamente , pone la domanda: giornali e TV potevano vivere bene quando tutti guardavano 6 tg al giorno e leggevano avidamente un giornale (o piu’ di uno, per dire al bar) . Oggi che non e’ piu’ cosi’, possono vivere?

Il vero punto della questione e’ che le notizie sono MENO importanti dell’informazione. Checche’ ne dicano, sapere dove c’e’ una pizzeria che ospita bambini o sapere che i miei amici organizzano un picnic il prossimo sabato e’ piu’ importante di sapere della P3, dove per “piu’ importante” intendo che sono disposto a spendere piu’ tempo per ottenere questo dato,, che ho deciso essere informazione.

I giornali si trovano oggi con un prodotto meno attraente non perche’ esso sia poco digitale o poco accessibile , ma perche’ pretendono dall’utente un’attenzione che non possono piu’ avere, e non possono piu’ averla perche’ i dati che veicolano non sono piu’ i piu’ importanti in circolazione. E non sono piu’ quelli piu’ importanti perche’ non sono piu’ gli unici.

Quindi, ripeto: usando internet il cittadino puo’ essere piu’ informato e informato meglio, nel senso che puo’ ricevere le informazioni che vuole, che molto probabilmente saranno quelle piu’ utili. Non e’ detto che riceva notizie migliori, o che ne riceva di piu’.

Ma, e questo e’ il vero questito, le notizie in fondo non sono cosi’ importanti nella nostra vita, almeno non quanto le informazioni che ci servono.

I giornali, le TV, i tg, i notiziari in genere, cioe’, con internet stanno venendo smascherati, e sta emergendo la loro scarsa utilita’ , lo scarso valore che hanno per il cittadino rispetto a dati che, sebbene non siano notizie, sono comunque informazione, e specialmente hanno un vero valore.

E’ interessante, a questo punto, riflettere sull’esempio borderline che ho fatto, cioe’ quello della pizzeria che ospita bambini: propagare questa informazione e’ pubblicita’ o meno?

Ma questo e’ , molto semplicemente, il nuovo “modello di business”, ovvero capire che la pubblicita’ su internet funziona solo quando l’utente la chiama informazione.

E anche su questo da dire ce ne sarebbe.

Uriel

(1) La Germania ha pregi e difetti. Il pregio maggiore, almeno per me quando chiamo Lady Uriel e Uriel Jr qui,  e’ che praticamente ovunque c’e’ uno spazio bambini. E credetemi, se viaggiate con un guerriero mongolo una bambina di 3 anni, la differenza si sente.
(2) la P2 era una ferneticazione uscita da una commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Tina Anselmi. Di fatto, un romanzo scritto ad uso politico. Non oso immaginare il suo sequel.
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