La farloccheide in doppiopetto.

Premetto che non ho mai avuto molta simpatia per Fini, il tonno di Casa Almirante. Forse e’ dovuto al fatto che negli anni ’80, quando ero alle superiori, ricordo la feccia che educava dentro l’ FdG, avendo alcuni compagni di classe ivi iscritti. Quando uno a 15 anni chiama “subumani” gli omosessuali e ritiene giusto assalirli, quando definisce “feccia slavoide” i figli di un’immigrata della ex Jugoslavia (idem come sopra), direi che se a dirigere il FdG c’e’ un tizio che “si occupa di giovani perche’ e’ laureato in pedagogia”, che si chiama Fini, qualche spiegazione la debba dare. No, non si tratta di sdoganarsi, si tratta solo di spiegare perche’ produceva teppaglia fascista  ben sapendo di farlo, con i titoli accademici per essere coscente di quanto faceva.

 

Ovviamente voi siete liberi di pensare che basti un congresso a sancire “una svolta”. Un pochino come dire che Badoglio fosse un convinto democratico. L’italiano ha una memoria MOLTO corta, per quanto riguarda la politica. Io invece ho una memoria lunga, lunga, molto lunga.

 

Per me , invece, Fini rimane quello che e’. Fatto salvo che la responsabilita’ dell’educatore e’ enorme, per via del fatto che plasma la societa’ futura, il fatto di aver diretto per anni un’associazione di scemi di guerra che assistevano dentro le loro sedi alla lettura dei testi di Irving qualche responsabilita’ duratura te la appioppa. Non puoi dire che, dopo aver riempito il paese di gente che pensa che la Shoah non sia mai esistita, ti fai un giro  in Israele e tutto e’ a posto.
Non puoi dire che dopo aver riempito il paese di adolescenti  che andavano in giro assalendo omosessuali, siccome hai fatto la svolta adesso non e’ colpa tua….. se ci sono adulti che vanno in giro ad assalire omosessuali.
Caro Gianfranco, quell’albero lo hai piantato tu: i suoi frutti sono tuoi.
Non puoi disfartene solo perche’ hai comprato un vestito nuovo e hai fatto una “svolta”.
Ha poco, Gianfranco Fini, da dissociarsi da La Destra, dalla Santanche’ e da Forza Nuova. Quella gente, se ha la mia eta’, l’ha FORMATA LUI, quando era adolescente.E non puoi dissociarti dalle conseguenze delle tue azioni.
Ho sempre considerato Fini un codardo opportunista,  come tutti i fascisti, e continuo a farlo: il fascista e’ codardo e opportunista, e come tale e’ anche capace di mettersi in doppiopetto e salire sul carro vincente, disconoscendo la figliolanza varia.
Poiche’ Fini si ostina a circolare in quel della ferrarese, il suo congresso fa un certo rumore, ma quest’anno ne fa piu’ del solito. Ne fa piu’ del solito perche’ puntando gli occhi su Fini non si sono notate diverse cose.
  • Le feste Democratiche, ex feste dell’unita’, sono praticamente vuote. Ci sono alcune punte di affluenza, quando il partito spinge, per il resto e’ un raduno di digossini. La societa’ civile emiliana ha completamente abbandonato il PD. Puntare gli occhi sulla festa di Fini e’ un bello stratagemma per dimenticare. Sembra una di quelle chiese popolate solo da anziani.
  • Alla festa democratica, o quel che ne resta, le Coop hanno scelto di non essere tra i relatori bensi’ tra il pubblico. Morale della storia: hanno perso la cassa, e un bel poco di voti.
  • Grazie alla genialata di Fini, il prossimo candidato a sindaco di Bologna verra’ , quasi sicuramente, dalla Lega.
Per quale motivo la sinistra sia cosi’ entusiasta di andare al voto oggi e’ un mistero. La comparsa di Fini, tanto per dirla chiaramente, non li facilita per nulla. Se prima l’opposizione era (ah, ah , ah) Di Pietro e Bersani, oggi c’e’ Di Pietro, Bersani e Fini.
La provenienza di Fini , unita al suo apparente perbenismo ed al suo apparente legalitarismo, sono piu’ che sufficienti a svuotare l’ IDV, che sta diventando per forza di cose piu’ radicale (non si vede altrimenti in che modo potrebbero portare gli italiani a distinguere tra i due, e Fini almeno e’ un professionista del comizio). La sfiga e’ che un’improbabile alleanza PD-IDV e’ possibile, ma un’alleanza tra PD e finiani e’ pura fantascienza, se consideriamo che il PD ha appena espulso Rutelli.
Per il PD va ancora peggio: se prima aveva poca visibilita’, adesso deve dividere una fetta molto magra di audience con Fini. Qualcuno si illude che Fini tolga voti al PDL, ma la verita’ e’ che andra’ a toglierli all’opposizione: chi scrive di “persone di destra stufe di berlusconi” dimentica molto semplicemente che le persone di destra che seguono fini sono codarde ed opportuniste quanto lui, e per questo rimarranno col PDL.
E’ possibile che Fini prenda voti? Certo: tra quelli che percepiscono la progressiva inutilita’ di Casini, tra gli ex di Buttiglione, tra quelli dell’ IDV, cui fini togliera’ voti a iosa.
Di che cosa ci sia da stare allegri , per il PD, lo sanno solo loro. O meglio: e’ un processo che conosciamo benissimo.
L’uomo del PD non guarda la realta’ delle forze in campo. Prendiamo per esempio Rutelli. Rutelli e’, come vi testimoniera’ principalmente ogni militante del PD, un inutile farlocco. Il che sarebbe corretto e coerente, se non fosse che ci hanno creduto al punto da votarlo e ritenere che davvero poteva vincere Berlusconi e mantenere per cinque anni un governo valido.
Se oggi proponeste “candidate Rutelli”, ognuno di loro vi riderebbe in faccia. Eppure, tempo fa lo hanno fatto. Ci hanno creduto, hanno creduto davvero che Rutelli potesse sconfiggere Berlusconi e governare bene il paese per cinque anni.
Lo stesso dicasi per Weltroni. Oggi Weltroni e’ oggetto di ilarita’ e di sfotto’ da parte dei militanti del PD stesso, e’ il simbolo di farloccheide radicalchic pura, l’evidente tentativo di fare l’americano da parte di un provincialotto nostrano. Eppure, ai tempi ci hanno creduto e hanno gridato Yes I Can come tanti barboncini addestrati.
Questo e’ il processo elettorale tipico della sinistra: iniziata la competizione elettorale, essi smettono di far caso a quella banalita’ che e’ la realta’ dei fatti. Essi perdono il controllo di se’, arrivando a credere che Weltroni sia l’analogo nostrano di Obama, che il PD sia l’analogo politico dei democratici americani, che Rutelli possa sconfiggere Berlusconi e tener insieme un governo per il paese.
Questa catastrofica perdita di oggettivita’ delle loro menti permette alla loro ridicola classe politica e giornalistica di illudere la base di qualsiasi cosa, per quanto l’evidenza dei fatti dica esattamente il contrario.
Le qualita’ politiche di Rutelli erano ben note ed evidenti il giorno della sua candidatura a premier. Cosi’ come quelle di Weltroni. Era fuori di dubbio che non avrebbero pututo vincere, cosi’ come era evidente, nel caso di Weltroni, che non rappresentava uno schieramento, e nemmeno un partito, e che lo stesso partito di fatto non esistesse affatto.
Tuttavia, da un certo momento in poi, il pifferaio magico della propaganda ha iniziato a suonare, e loro non ci hanno piu’ visto. Non analizzano piu’ le cose perche’ non le vedono. E sono disposti a vedere in Walter Weltroni un grande uomo politico anziche’ un modesto scrittore di menu’ per ristoranti slow-food, a vedere in Rutelli l’uomo “capace di battere Berlusconi sul piano dell’immagine” , e cosi’ via.
Non appena il pifferaio magico della loro propaganda interna comincia a suonare il flauto, essi perdono completamente il contatto con la realta’. Questo e’ il punto, lo scollamento dalla realta’.
Se torniamo all’attuale , possiamo vedere numerosi esempi di scollamento dalla realta’ gia’ nel PD di oggi, il quale ovviamente finira’ col perdere catastroficamente regalando almeno due regioni rosse alla lega , e che semmai oggi dovrebbe evitare le elezioni come la peste.
La prima pifferata e’ quella delle Primarie.
Le primarie nascono negli USA , principalmente nel partito democratico, per alcune ragioni particolari. La prima e’ che quando nasce il sistema, gli stati uniti sono un paese enorme rispetto alle tecnologie di comunicazione esistenti. Il secondo punto e’ che i partiti americani “scompaiono” dopo le elezioni, riducendosi a semplici comitati elettorali di poche decine di persone.
In queste condizioni, e’ necessario per il vertice del partito tastare il polso della base, conoscere le sue opinioni, il gradimento dei candidati, il suo effettivo coinvolgimento. Questo, pero’, e’ dovuto ai due punti di cui sopra, ovvero all’oggettiva difficolta’ che il vertice ha nel comunicare con la base, non disponendo della possente infrastruttura che in Europa chiamiamo “partito”. Negli USA, le primarie sono una necessita’ oggettiva e la soluzione ad un problema altrimenti insormontabile: si tratta di un processo razionale , di una prassi del tutto giustificata e logica. Ma le cose non stanno cosi’ in Europa.
Affermare che un partito europeo abbia bisogno delle primarie equivale, di fatto, ad affermare di trovarsi nelle stesse condizioni di quelli USA, ovvero nelle condizioni per le quali i vertici non possano conoscere altrimenti le richieste della base. Cioe,’ affermare che il partito abbia fallito su tutta la linea, che sia incapace di svolgere la sua funzione, ovvero di comunicare con la base.
Immaginate di salire su un aereo della compagnia XYZ. Ad un certo punto, una voce vi dice questo: “signori e signore, siccome la compagnia XYZ non e’ capace di produrre piloti decenti e/o di decidere chi debba pilotare l’aereo, eleggerete voi i piloti del volo di oggi”. La pura e semplice verita’ e’ che fuggireste dall’aereo.
Questo e’ il punto: chi chiede le primarie afferma sostanzialmente che l’intero partito non sia capace di  comunicare con la base, e non dimentichiamo che e’ un partito che assume i funzionari  con un contratto a tempo indeterminato. Ovvero, sancisce che per avere un capo decente sia necessario bypassare il partito stesso, comportandosi come se non esistesse, cosa che , se si chiedono le primarie, e’ considerata almeno cosa buona.
E’ possibile dire contemporaneamente che un partito sia inutile , ed auspicabilmente meglio non interferisca, e contemporaneamente affermare che tale partito, il giorno dopo le primarie, possa cooperare col vincitore? E perche’ dovrebbe farlo? Perche’ ascolta la voce della base espressa dalle primarie? Ma abbiamo fatto le primarie perche’ il partito non ascolta la base, ricordate?
L’uomo del PD e’ cosi’ imbesuito da qualche pifferaio da non riuscire a capire che il solo fatto di indire delle primarie ha sancito in maniera evidente che il PD abbia fallito come partito. A quel punto, il poveraccio che emerge dalle primarie , che cosa dovrebbe guidare alla vittoria? Un partito che non funziona, prova ne sia  che altrimenti non sarebbero servite le primarie?
Lo stesso fatto che la base invochi e accetti le primarie significa che l’infrastruttura partitica e’ inutile e considerata dannosa. Ergo, non vincera’ le elezioni, e se le vincera’ non fara’ quanto richiesto, perche’ inutile e dannosa proprio quando stabilisce che cosa bisogna fare. E’ un concetto semplice,
Il secondo problema del pifferaio e’ la valutazione della situazione in campo. Non ci sarebbe nulla di male nell’ammettere che il PD ha bisogno di qualche anno per diventare un partito coeso e per riprendersi i finanziatori, persi da tempo.
Tuttavia si preferisce dire che il partito non teme le elezioni. Sicuramente, e’ una posa coraggiosa, ma il coraggio in queste condizioni non basta. Il pifferaio canta che oggi Berlusconi perderebbe le elezioni, il che e’ possibile, ma non implica assolutamente che le vincerebbe il PD.
Chi si lamenta del bipolarismo e’, oggi, un personaggio cieco e stupido, per la semplice ragione che il bipolarismo non esiste (i principali partiti sono 4, PDL, Lega, PD e IDV). Affermare che un calo del cavaliere sia necessariamente una vittoria del PD non corrisponde al vero. Se oggi si andasse al voto, il risultato piu’ probabile sarebbe di svuotare almeno parzialmente l’ IDV a favore di Fini, di ingrandire la Lega e di diminuire il PDL.
Il risultato sarebbe un governo di destra con il PDL  esplicitamente secondario alla Lega. Il premier piu’ probabile in questa situazione sarebbe Tremonti, e via cantando. Ma la situazione si farebbe catastrofica per il PD. Perse le Coop e perso il sindacato, il PD non ha praticamente finanziatori.  A giudicare dal fallimento delle “feste democratiche”, ha perso anche l’ Emilia.
In piu’, con la fine della legislatura andrebbero in vigore i decreti sul federalismo, che sono scritti con la Lega in mente.
Uno stratega obiettivo consiglierebbe semplicemente di insultare Fini, dandogli del fascista,  spingendolo nuovamente tra le braccia del PDL, in modo da non avere da aggiungere un posto in piu’ alla scarna tavola dell’opposizione (e Fini mangia audience, eccome).
Invece, abbiamo a che fare con un partito che fallisce (tantevvero che chiede di bypassare se’ stesso con le primarie) e cerca di ottenere un governo tecnico. Il governo tecnico produrrebbe quello che conosciamo gia’: l’ultima volta che ci fu, consegno’ il paese a Berlusconi per cinque anni di fila. La ragione e’ che uno strappo come quello di Fini e’ giustificabile se porta ad un assetto organicamente migliore. Ma far cadere un governo per avere in cambio un “accrocchio tecnico” non e’ qualcosa che viene percepito , ne’ puo’ esserlo, come un miglioramento.
Le speranze di vincere cambiando lo schema elettorale, poi, sono ridicole. Innanzitutto perche’ nel PD non c’e’ accordo tra lo schema che si vuole. Si sa che si vorrebbe riformare il “porcellum”, ma quando si vuole decidere “come”, casca l’asino. Chi vuole il modello tedesco, chi quello francese, chi quello vulcaniano. I partiti centristi, che dovrebbero appoggiare l’operazione, ridurrebbero immediatamente la legge ad un accrocchio ultraproporzionale che concede poteri ai minipartiti col segretario nello statuto, con il risultato di rendere ingovernabile l’esecutivo successivo.
Se si facesse, complice Napolitano, un governo tecnico oggi, il risultato sarebbe la vittoria certa della destra alle prossime elezioni. Senza contare il fatto che un governo tecnico sarebbe chiamato a governare il paese nei prossimi tre anni, che non saranno anni facili. E poiche’ fallirebbe miseramente (essendo composto da una compagine eterogenea di breve respiro che non potrebbe dare alcuna garanzia sul rispetto degli accordi presi dal governo ) , si accollerebbe anche i costi politici di una politica economica che non potrebbe fare.
Qui siamo all’ultima allucinazione della base della sinistra: appena si riuniscono e riempiono una piazza, credono di essere la maggioranza.
E’ una loro idiosincrasia, per un qualche motivo stravagante credono che un milione di persone in piazza possa valere ventidue milioni di voti. Si tratta di un teorema del tutto falso, dal momento che la manifestazione di piazza e’ lo strumento principe dell’opposizione, e quindi a rigor di logica va associata alla minoranza dei voti anziche’ alla maggioranza.
Tuttavia, non appena tre persone di sinistra si incontrano in piazza, decidono di essere la maggioranza del paese. Il fenomeno si nota molto bene tra i blogger: non appena ci sono 20 commenti su un blog di sinistra, tutti e 20 i commentatori sono convinti che tutti gli italiani siano dalla loro parte.
Immagino che gli etologi sappiano spiegare la cosa. La sicurezza del branco, l’istinto sociale, e cosi’ via. Tuttavia, il concetto e’ che non sei la maggioranza del paese solo perche’ riesci a trovare un pugno di persone che la pensano come te.
Anche perche’, essere tutti contro qualcosa non significa essere alleati in seguito: USA e URSS erano alleati contro l’ Asse, ma non erano certo concordi ne’ amici, come si e’ visto in seguito. La mia personale opinione e’ che se “contro Berlusconi” ci sono 100 persone, dobbiamo considerarne si e no 30 “pro alternativa”, e quindi dovremmo, semmai, dividere per tre la valutazione dei numeri delle piazze quando ne calcoliamo l’importanza politica.
Oggi, per dire, contro berlusconi ci sono Fini, Casini, Bersani e Di Pietro. Se qualcuno di voi riesce a  progettare  un governo del genere i casi sono due: o cammina sull’acqua o fa cose interessanti col vino.
Nessuna di queste razionalissime obiezioni, tuttavia, potra’ sfiorare le menti dell’elettore di sinistra. Il quale e’ gia’ entrato in fibrillazione da pifferaio magico, e ritiene certo che Bersani (dopo la cui sconfitta  lo tratteranno come trattano Weltroni e Rutelli) possa vincere e formare un governo.
Addirittura c’e’ chi crede che possa farlo Vendola. Dimenticando alcune cose:
  • Se Vendola dice delle cose sensate, spesso e volentieri gli scappano delle cazzate figlie della sua provenienza farlocca. Se Vendola un bel giorno dicesse in TV, durante la campagna elettorale, che gli eroi della repubblica sono “Carlo Giuliani, Falcone  e Borsellino”,(come ha fatto)  la sua campagna elettorale sarebbe finita. E provocarlo in TV su numerosi temi, dalle basi NATO ai Black Block, e’ sin troppo facile.
  • Vendola affronterebbe le elezioni obtorto collo, ovvero per via delle primarie, ovvero affermando nitidamente che il partito vada scavalcato perche’ inutile e dannoso. In che modo un partito che ti accetta come capo “obtorto collo” potra’ cooperare alla cosa, e’ tutto da vedere. Specialmente alla voce “finanziatori”.
  • Vendola non ha nessuna probabilita’ di allearsi(1) con l’ IDV, tantomeno con Fini o Casini o Rutelli.
Anche queste sono semplici considerazioni  basate su fatti, il pifferaio magico sta suonando, e i topini gli corrono dietro. E quindi, nemmeno questo li fermera’ dal commettere le solite cazzate, che poi guarderanno con sdegno subito dopo la sconfitta.
Era un farlocco Rutelli, ma ci hanno creduto. Era un farlocco Weltroni, ma ci hanno creduto.
Infine, c’e’ l’ultima farloccheide, quella del “dopo”. A fottere la sinistra , oltre agli errori commessi in ogni campagna elettorale, c’e’ la massa di cazzate che si ripetono DOPO ogni elezione. Gli italiani hanno memoria corta, ma chi ha un minimo di memoria si ricordera’ dei tempi pre-mani pulite. Che cosa dicevano i comunisti del PCI all’epoca, dopo ogni sconfitta elettorale?

Dicevano essenzialmente tre cose:

  1. Il PCI perde perche’ la chiesa esercita un’azione sulle coscienze degli elettori e li porta a votare per la DC.
  2. Il PCI perde perche’ la mafia porta voti alla dc, distorcendo le elezioni, per via del fatto che Andreotti e’ il capo della Mafia nonche’ la lunga coda di Satana.
  3. Il PCI perde per colpa della propaganda filoamericana, capitalista e anticomunista, dell’azione dei servizi segreti deviati e delle trame oscure del potere imperialista.
Allo stesso modo, oggi dicono che perdono perche’ Berlusconi possiede le Tv,(2) e se domani il successore fosse che so io Giovanni Rana, direbbero che gli elettori votano come mangiano e che Rana e’ avvantaggiato perche’ gli italiani mangiano tortellini, il che (e’ risaputo) e’ il modo col quale il 95% degli elettori forma il proposito di voto. Del resto, hanno gia’ pronta l’accusa per la Lega, che “parla alla pancia del paese” (alle olimpiadi e’ vietato parlare alla pancia degli atleti, no?) e “sfrutta l’ignoranza e il razzismo” (altrimenti non vincerebbe e vincerebbero solo loro), eccetera.
Insomma, in loro esiste la convinzione che sia impossibile per loro perdere una competizione leale. La loro incapacita’ di accettare le regole della democrazia si ferma alla principale tra le regole della democrazia stessa, ovvero al fatto di poter perdere le elezioni anche se vengono condotte in maniera corretta. Nella loro mente c’e’ la certezza assoluta ed antidemocratica che, in assenza di violazioni delle regole, non possano che vincere loro.

L’uomo di sinistra si e’ convinto che la sinistra vincerebbe automaticamente qualsiasi elezione sia condotta secondo uno spirito olimpico(3), e di conseguenza dichiara che la competizione e’ sleale per il semplice fatto di non averla vinta. Essi cioe’ non accettano l’idea di poter perdere se non pensando che l’avversario abbia barato. In definitiva, non accettano la principale regola della democrazia: “puoi perdere anche se l’avversario non bara”. Se perdono pensano che l’avversario abbia barato, e la prova sarebbe che hanno perso.

 

Questa convinzione , pero’, non fa altro che danneggiarli ulteriormente. Se  bisogna far presente che la TV e’ sempre stata lottizzata allegramente (anche dal PCI) per zittire i teorici  dell’antitrust, il resto delle accuse di slealta’ comunica un concetto che e’ ancora piu’ devastante.

 

Per esempio, la Lega sarebbe “poco sportiva” o “sleale” perche’ a loro dire “parla alla pancia del paese”, “rappresenta gli egoismi” e “sfrutta l’ignoranza e la paura”.Di  che cosa avrebbe bisogno la sinistra , partendo da questi assiomi,  per sconfiggere la lega? E’ ovvio: di un paese senza egoismi ne’ paure , senza ignoranza ne’ stupidita’, la cui “pancia non ascolti nessuno”. Cioe’ di un paese che non esiste.
C’e’ un altro leader che ha detto questo in passato, e suonava come “il mio regno non e’ di questo mondo”. Il che funziona piuttosto bene se morite su una croce e sapete resuscitare, mentre perde molto del suo fascino se dovete vincere le elezioni nel paese che c’e’, anziche’ in quello che vorreste.
Sono anni ed anni che la gente a sinistra continua a dire che la loro sconfitta e’ dovuta all’ignoranza e alla stupidita’, all’egoismo e alla paura, e manca poco che non comincino a recitare l’atto di dolore. Ma , se ci riflettiamo bene, questo significa affermare che per vincere abbiano bisogno di un paese perfetto, senza stupidita’ ed ignoranza, senza egoismo e paura, ed equivale a consegnare la loro esistenza politica al mondo delle utopie.
Il politico che vince lo fa parlando anche agli egoismi, alle ignoranze, alle paure e alle stupidita’ del pubblico che lo deve votare. Il politico deve vincere nel paese che ha, con gli elettori che ha. Mentre l’uomo di sinistra continua a salmodiare un mantra che , in sostanza, afferma che la sinistra possa vincere solo in un altro paese , scevro da egoismi, stupidita’, ignoranza e paura. Paese che non esiste, o che alcuni di essi credono essere l’ “estero”(4).
La domanda e’: puo’ un partito credere di vincere semplicemente perche’ si illude che improvvisamente il paese si trasformera’ in un’isola di Utopia, ove i cittadini hanno un cuore ma non una pancia, ove non esistono paura , egoismi, ignoranza o stupidita’?
La risposta e’, ovviamente, no: questa credenza fa parte di un complesso di credenze che io chiamo “il complesso del perdente”, ovvero un insieme di pensieri che condannano alla sconfitta chiunque ne sia portatore.
Il paese ove la sinistra italiana dice di poter vincere, riassumendo, e’ un paese ove:
  • Il capo dell’opposizione ha esattamente le stesse chance iniziali di vincere. E questo non deve avvenire migliorando le chance dell’opposizione, ma togliendo chances a chi sta dall’altra parte.
  • I mass media siano schierati in maniera assolutamente neutrale.
  • La chiesa non influenzi le coscienze.
  • La mafia scompaia.
  • Non ci sia ignoranza e stupidita’.
  • Non ci sia egoismo ne’ paura.
  • La legge elettorale sia un misto di regolamenti olimpici e cavalleria al-la Chanson de Gestes
Il che, in buona approssimazione, ci fa capire quando vinceranno E saranno capaci di rimanere al governo per realizzare il programma che hanno in mente.

Mai, o in un mondo perfetto che ancora non c’e’.

Uriel
(1) Non intendo alleanze elettorali, ma di governo. Vincere per cadere immediatamente , per un partito che non ha praticamente mai governato, mette una pieta sopra a qualsiasi progetto futuro.
(2) Il ragionamento e’ del tutto farlocco. Anche se Berlusconi non fosse al potere, le televisioni potrebbero comunque scegliere di appoggiare un candidato, come avviene negli USA con la Fox. Ora, anche cambiando assetto alle TV e dando un solo padrone ad ogni TV, il che significa averne sei, non e’ cosi’ improbabile che quattro su sei decidano di appoggiare un candidato. Il che significa, essenzialmente, che il problema dei media e’ irrilevante: sinche’ i media sono liberi, possono anche appoggiare tutti insieme (o in maggior parte) un candidato. E’ assai difficile ottenere un 50%/50% di equilibrio tra i mass media.
(3) Perche’ mai le competizioni elettorali debbano seguire delle regole olimpiche pur non essendo gare sportive  non e’ dato saperlo. E’ chiaro che alle olimpiadi gli atleti debbano correre tutti con le stesse possibilita’ di vincere, per via della sportivita’, ma non e’ affatto scontato che qualsiasi regola valga alle olimpiadi valga anche in politica. A questo punto, perche’ non chiedere che alle elezioni valgano le regole della briscola, o quelle della pastorizia cingalese?
(4) E’ arcinoto che in GErmania sia impossibile vincere le elezioni senza parlare anche e soltanto, in pratica, alla pancia del paese. Quando si sono dati i finanziamenti alla Grecia, Bild ha fatto una prima pagina con la foto di Berlino distrutta dopo la WWII, dicendo “adesso l’inflazione distruggera’ i nostri risparmi”. Non sara’ la pancia del paese, ma quella parte del corpo li’ ha dato una bella batosta alla Merkel, qui in NRW.
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