Il mercato dei paraculi.

C’e’ una vicenda che sta girando in rete, sotto forma di pseudo-denuncia del mondo dell’editoria, e che onestamente mi sta sul culo assai. Mi sta sul culo assai perche’ si tratta di quella forma di denuncia che, nei fatti, non solo non e’ denuncia, ma serve solo ad ottenere notorieta’ con un espediente ancora piu’ basso (se possibile) di quello non denunciato.


La pseudodenuncia la trovate qui: http://angra-planet0.blogspot.com/2010/09/il-grande-talento-di-amanda.html

Tutto sembra perfetto per un post di giornalismo di denuncia. La storia e’ credibile (sei una merda se non sei almeno un caso sociale), ci ricorda meccanismi effettivamente in atto (il successo del cieco di merda, cosi’ come il successo di tante altre “storie di coraggio”) , ma ha una piccola pecca: e’ una denuncia contro ignoti fatta da qualcuno che gli ignoti li conosce bene.
In poche parole, e’ come se io vedessi una persona di cui conosco nome e cognome mentre ruba, e andassi a fare la denuncia alla polizia, dicendo pero’ che non rivelero’ il nome (che pure conosco) della persona che ho visto rubare.
Visto questo, il discorso inizia a puzzare.
E’ vero che l’editoria italiana fa leva sugli istinti piu’ bassi del lettore: pornografia scadente e scontata viene spacciata per capolavoro dell’erotismo , se soltanto a scriverla e’ una donna. Eh, il mondo nascosto e segreto dell’erotismo femminile(1), mica come cazzo e fica che hanno i maschi. Guarda caso il racconto e’ tutto cazzo e fica, ma cosa possiamo farci? E’ “cazzo e fica” ma al femminile. Cioe’ “fica e cazzo”. WOW.
Lo stesso accade sui blog: lo stesso meccanismo che chiama pornoSTAR la pornoATTRICE (sancendo l’equivalenza assoluta tra star e attrici e affermando che qualsiasi donna faccia un pompino di fronte ad una telecamera e’ una star) trasforma in una blogger emancipata e scandalosa qualsiasi casalinga abbia voglia di dire “mi piace cazzo fica orgasmo clitoride sesso, UNGA BONGO (io cita tu tarzan)” su un blog.
La pura e semplice verita’ e’ che la maggior parte della popolazione e’ costituita da persone normali: e attenzione, non sto aprendo un dibattito, si tratta di una tautologia. La normalita’ non e’ altro che un concetto legato alla maggioranza, che e’ normale per forza di cose. La normalita’ crea noia, a meno di non essere veramente creativi, scrivere veramente bene o affrontare temi mai affrontati prima.

 

Voglio dire: se fate scrivere un romanzo porno a tutti gli italiani del paese, con ogni probabilita’ il 99.99% di tali romanzi saranno una distesa di pornografia di bassa lega(2) , banale, noiosa, e urtante nella pretesa di scoprire orizzonti nuovi dell’erotismo.
Con ogni probabilita’, ne usciranno anche dei romanzi decenti, e probabilmente qualcosa degno di nota. Il problema sara’ quello di trovarli.

Questo dovrebbe essere il lavoro della casa editrice, che pero’ ha un piccolo problema: la persona che fa la selezione e’ una persona che, se messa a scrivere, scriverebbe la merda di cui sopra.

Si tratta di persone che magari hanno una laurea, che sicuramente hanno dei titoli, ma per carenze di tipo educativo hanno rinunciato a qualcosa che e’ indispensabile per il selezionatore: il gusto. Il gusto e’ qualcosa che non puo’ essere spiegato in termini di tecnicismo, perche’ e’ un concetto di relazione. Il gusto non si riferisce alle caratteristiche dell’oggetto in se’, ma ad un insieme di relazioni concettuali e materiali tra l’oggetto ed il bagaglio culturale dell’assaggiatore.

Se manca tale bagaglio, non c’e’ gusto,  al massimo  si fa un estimo. Inoltre, il gusto per esistere deve accompagnarsi ad un’altra capacita’, quella di provare disgusto: purtroppo le case editrici, oggi, sono inquinate dal management moderno, che ragiona in termini di  “pecunia non olet”. Poiche’  il motto “pecunia non olet  ” richiede e presume che non si senta la puzza del denaro, per quanto orribile, il risultato e’ una classe di professionisti della selezione incapace di sentire puzze: la puzza e’ puzza, sia puzza che viene dal denaro o meno. Se non senti la puzza del denaro, non senti puzza in generale. E se manchi di disgusto, manchi inevitabilmente di gusto.

Detto che  il villano assegnato a selezionare non e’ capace di distinguere un capolavoro da una mediocre ciofeca, essendo egli stesso cresciuto a mediocri ciofeche (ed essendo incline a non sentire la puzza del denaro -ergo a non sentire la puzza in se’-) , adesso il problema e’: visto che pubblicheremo merda, come facciamo a spacciarla per un capolavoro?

Ci sono tecniche diverse, che sono sempre le stesse , e che ammorbano l’editoria intera:

  1. E’ un libro di denuncia/inchiesta. Parlate di malcostume, un malcostume qualsiasi. Riempite di dettagli una vicenda. Non importa il fatto che tutti sappiano benissimo (e sapere e’ una decisione, non un percorso conoscitivo) anzi: piu’ e’ risaputo , piu’ tira. Si pensa che la vincitrice di Miss Italia sia andata a letto con qualcuno per arrivare li’? Semplice: scrivete un libro di inchiesta su Miss Italia, ove raccontate che vi chiedono di andare a letto con tizio e caio. Alla persona comune piace che i propri luoghi comuni siano confermati in blocco.
  2. E’ un libro di giornalismo investigativo. Fate un libro di denuncia come sopra, avendo cura di menzionare sempre la data e altri particolari inutili  , per esempio “il 21 dicembre 1997, alle 10:30, ventidue secondi e tre decimi, ad una temperatura di 19C , col vento a NNE a 7,123 nodi, Travaglio ha preso soldi dalla mafia, e il gelato alla crema di Nino era buonissimo ma non c’erano i pistacchi”. Non importa che non ci siano prove , il fatto che sia pieno di dati, (data , ora, condizioni del tempo) ne fa sicuramente un fatto. Senza ombra di dubbio perche’ “ci sono i fatti”. In realta’ ci sono solo  paesaggi ,  ma la differenza sfugge ai piu’. Oggi,  dire “Di Pietro e’ un coglione” e’ un semplice insulto. Dire “Il giorno 13 settembre 1984, alle 15:31, in piazza Cordusio, Di Pietro era un coglione” , diventa un fatto.
  3. E’ un libro sull’ “universo femminile”. La stragrande maggioranza delle donne e’ banale , volgare e scontata quanto la maggior parte degli uomini. Ma ha la fica. Che normalmente e’ coperta. Cosa succede dietro la cortina (che copre la fica)? Ah ah ah: mistero. In realta’ non e’ affatto un mistero, ma “svelare un pezzo di universo femminile” fa fico. Specialmente se “svela” fa vedere una cosa che si chiama “pelo”. Cosi’, raccontiamo tutto su come le donne vivono il pinguino. Dell’impatto devastante del Berlusconismo sull’ emancipazione della cretina. Mettiamoci qualche scopata, e una che resta in cinta e abortisce. Se si suicida e’ meglio. E vai: universo femminile svelato, e’ arrivato l’arrotino, l’ombrellaio!
  4. E’ un libro sull’universo dei ggiovani. La stragrande maggioranza dei giovani e’ banale quanto la maggioranza degli adulti quali si apprestano a diventare. Non c’e’, quasi mai, nulla di interessante nell’universo giovanile, che e’ omologato e modaiolo ben piu’ di quello degli adulti. Ma, attenzione, anche i giovani hanno la fica e il pisello. Che normalmente tengono coperti. E possono quindi essere svelati. E’ come l’universo femminile, ma con le tette piu’ sode, meno rughe e meno pelo. E qualche oscuro gergo che esiste solo nella mente dello scrittore, che si e’ aggiornato chiedendo al nipote drogato prima di scrivere il libro.
  5. Gli ultimi della terra. In qualche paese del mondo una donna viene impalata perche’ ha mostrato il lobo dell’orecchio destro ad un tacchino comunista. In qualche paese del mondo un negro muore di fame perche’ la mamma non ha piu’ organi da donare. E’ bene che si sappia. E necessario che si sappia. E’ il nuovo libro-scandalo dell’anno, identico al libro-scandalo dell’anno scorso, il quale ci racconta di come muoiono di fame i negri e di come impalano le donne. E’ fondamentale saperlo, perche’ si’.
  6. Gli ultimi della terra vicini a noi. La stessa cosa , ma in uno spazio di Banach, ove la distanza tra il poveretto e noi sia inferiore a quella che abbiamo percorso per andare in vacanza in un posto esotico.
  7. I coraggiosi quasi-ultimi della terra, ma non negri. Siccome noi siamo diversi dai negri, allora non ci perdiamo d’animo. E siccome non ci perdiamo d’animo, ci deve pure essere qualcuno in Italia che ha una storia triste ma una grande forza d’animo, il quale ha il coraggio di raccontare la propria storia triste e la propria forza d’animo.  Cosi’ sono gli ultimi della terra ma diventano semi-ultimi perche’ con il loro libro ci parlano della sfiga e del coraggio e fanno su dei soldi e li invitano in TV. Se sono donne, poi, sveliamo anche l’universo femminile, alla voce 3. Se e’ una donna giovane, aggiungete la voce 4.
Faccio notare che nessuna di queste condizioni ha qualcosa a che vedere con la qualita’ del libro. Si tratta di condizioni tecniche e materiali, che riguardano alcuni requisiti del tutto riproducibili,  dei quali si possono sicuramente ricoprire tutti i libri scritti in Italia.
Non occorre alcun talento ne’ alcuna particolare dote nello scrivere tali libri, e lo scandalo e’ che basta appartenere ad uno dei topos di cui sopra per essere “lanciati” da una casa editrice mediante i consueti strumenti di marketing accondiscentente. Pecunia non olet, figuriamoci un libro.
E’ bello che qualcuno denunci la cosa. O meglio, sarebbe bello SE qualcuno DENUNCIASSE la cosa. Quindi e’ bello che qualcuno racconti la storia di Amanda che era brava se cieca e uno schifo se non era cieca.  Dimostrerebbe quanto ho scritto sopra.

Invece no. Perche’ no? Perche’ non c’e’ alcuna denuncia, e non c’e’ volontariamente alcuna denuncia.

Personalmente ho la mia teoria: il nostro furbone fa una finta denuncia. E denuncia il malcostume al punto 7.
Nel denunciare il malcostume del punto 7, il nostro furbone si qualifica come testo di denuncia, ovvero ai punti 1 e 2.
In pratica, il nostro furbone sta scrivendo una pappina che appartiene  culturalmente  , in  modo sistemico, al malcostume senza gusto delle case editrici. Ma lo fa denunciando una parte del malcostume delle case editrici.
Siccome pero’ conta di diventare un caso editoriale, non se le mette contro. Ed evita di menzionare la casa e la persona.
E cosi’, abbiamo un caso di “meta-malcostume”, ovvero un caso di malcostume che parla di malcostume.
Niente di piu’.
Uriel
(1) Dopo anni che la menano cosi’, credo che di nascosto e segreto nell’erotismo femminile sia rimasto ben poco.
(2) La pornografia di qualita’, cioe’ fatta come si deve, e’ apprezzabilissima.
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