Critica capricciosa e letteratura quattro stagioni.

Vanno molto di moda, ultimamente, i blog di critica letteraria. In pratica, si tratta di blog nei quali delle persone (piu’ o meno simpatiche: per la legge dei carro di buoi, una donna che stronca un libro e’ piu’ applaudita di un uomo che stronca un libro) prendono dei libri e ne pubblicano la recensione. La statistica, ovviamente, sta dalla loro parte: se il 90% di quanto viene scritto e’ merda, a pensar male spesso ci si azzecca.

Di per se’, il fatto che una persona scarti con disgusto il 90% di quel che le viene proposto non mi impressiona piu’ di tanto. Mia figlia, che ha tre anni, a tavola si comporta esattamente allo stesso modo. Ed e’ esattamente il punto: una persona che scarta il 90% di quel che le viene proposto non sempre ha gusto; piu’ probabilmente ha molti capricci. E’ semplice capire se sia gusto o capriccio, semplicemente smettendo di osservare quanto viene scartato e ponendo la propria attenzione su quanto viene gradito.
Mia figlia, se lasciata ai suoi “gusti”, ovvero ai suoi capricci, mangerebbe solo prosciutto crudo , cioccolata e cucchiaiate di grana padano grattuggiato. Questo e’ il discrimine tra gusti e capricci: e’ vero che quando mia figlia entra da Mc Donald’s schifa tutto cio’ che vede tranne il gelato Sun Day,  ma e’ anche vero che lei si nutrirebbe esclusivamente di cioccolata e prosciutto crudo, cosa che NON identifica esattamente  il gusto del gourmet.
Possiamo osservare compiaciuti mia figlia che schifa il cibo di Mc Donald’s, dal momento che  pensiamo faccia schifo(1) a nostra volta, e pensare che sia una lezione di gusto alimentare. Ma non e’ affatto vero: si tratta solo di capricci.
Cosa potrei fare io, per sbagliare completamente l’educazione alimentare di mia figlia? Mi basterebbe prendere i suoi capricci e promuoverli al rango di “gusti”. Non ti piace la lasagna? Beh, effettivamente il 2010 non e’ stato un buon anno per la sfoglia, che ha un certo retrogusto di  mattarello , e il mattarello non e’ del legno giusto. E poi, quel ragu’ era fatto con un maiale di 2,5 anni, quando l’ideale sarebbe un maiale di 2.7 anni. In fondo, quindi, mia figlia scarta una lasagna che anche un gourmet scarterebbe.
Mia figlia non vuole gli spinaci? Beh, in effetti non sono spinaci di una volta, quando le caprette ti facevano ciao e i monti ti sorridevano; non e’ forse sacrosanto scartare un prodotto che, anche quando “biologico”, comunque non e’ piu’ il vero originale spinacio dei tempi della nonna?
Ovviamente, se promuovessi al rango di “gusti sofisticati” i capricci di mia figlia, tutto quello che otterrei sarebbe una figlia sempre piu’ capricciosa, che mangia solo prosciutto crudo, cioccolato e grana grattuggiato, e niente di piu’. Questo e’ l’errore che fa, in genere, chi va ad applaudire questi critici letterari che spuntano come funghi sul web.
Il punto, quindi, e’ che una persona dotata di gusto probabilmente scartera’ molto di quel che legge, ma non tutti quelli che scartano molto hanno gusto. Si tratta della nota differenza tra condizioni necessarie e condizioni sufficienti. Chi ha gusto necessariamente seleziona duramente, ma non sempre chi seleziona duramente ha gusto.
Un esempio di quel che sto dicendo e’ un blog letterario che mi piace leggere ma ultimamente sta subendo una deriva narcisistica spaventosa, che e’ il blog di Gamberetti Fantasy.
La persona che tiene il blog vanta di aver cassato quasi il 99% dei libri di fantasy che ha letto, il 100% nel caso di quelli italiani. Questa, a detta di molti, sarebbe un’ostentazione di gusto, un gusto cosi’ raffinato dal portare ad una selezione durissima. Come ho spiegato sopra, dal mio punto di vista puo’ essere gusto, ma puo’ semplicemente indicare una persona capricciosa. Anche mia figlia e’ capacissima di dire “non voio” al 100% di quel che le si mette davanti; anche se in cucina c’e’ Vissani.
Come ho detto sopra, l’unico modo per distinguere un gusto raffinatissimo da un capriccio dispettoso e’ di esaminare non tanto quel che viene rifiutato, ma quel che viene preso per buono. Innanzitutto, notiamo che Gemberetta faccia un gran parlare di “tecnica” , il che normalmente e’ di gran soddisfazione per le mamme che hanno speso soldi per mandare i figli al liceo: non erano soldi buttati via. A parte queste lezioni di liceo, avrei qualcosa da ridire circa la “tecnica”. La “tecnica” in ultima analisi non e’ altro che l’etichetta moderna con la quale si indica quello che in letteratura viene detto “canone”.
Come sa chiunque abbia frequentato ambienti accademici, “canone” e “novita’” sono come lo sbirro buono e lo sbirro cattivo: se hai davanti un’opera nuova, la bocci tirando fuori il canone. Se esce un’opera canonica, la bocci con uno sbadiglio perche’ non contiene novita’.  In medio stat nihil, dal momento che tutto cio’ che non e’ quisitamente canonico o evidentemente rivoluzionario viene definito “incompiuto”.
Questi, pero’, sono vecchi vezzi canonici che impressionano poco. Si’ avendo un lettore che entra nelle librerie dicendo “voglio farmi una cultura, mi dia il libro piu’ noioso che ha”, probabilmente si tratta di pose che faranno presa. Chi invece ha sopportato pomposi cialtroni accademici per anni trova disgustosa tutta la commedia,
Andiamo al dunque, e supponiamo che esista un canone per il fantasy, che esista una “tecnica” . E supponiamo che tale “tecnica”, o se preferiamo tale canone, sia cosi’ esclusiva da permettere l’esclusione del 99% delle opere.
Se provo ad immaginare tale tecnica, non posso pensare che sia possibile leggere o scrivere di Fantasy se non si conoscono come l’Ave Maria:
  • Vladimir J. Propp: Morfologia della Fiaba.
  • Vladimir J Propp: Le radici storiche dei racconti di magia.
  • Vladimir J. Propp: Edipo alla luce del Folclore(2)

 

Poiche’, contrariamente a quanto si crede, la grande fiaba non viene da nord ma da oriente, aggiungerei tra i “facoltativi” “Feste Agrarie Russe”.  Ora, signori e signore, vogliamo dirlo? Diciamolo:
Non accetto neanche per scherzo che una persona priva delle letture di cui sopra abbia il coraggio di recensire, criticare o anche solo mettere bocca in questioni legate al Fantasy. 
Vi sembra abbastanza schizzinoso, come requisito? Posso spararmi un pochino di pose anche io, dopo aver fatto riferimento ad un mostro sacro? Eppure, e’ il minimo. Leggere quei tre libri non e’ sufficiente, sia chiaro. E’ necessario, pero’. E no, la nostra eroina non mi sembra li abbia letti, se consiglia cumuli di letame quali i pochi che consiglia.(3) Il trucco piu’ comune del critico che procede per capricci e’ di scrivere solo per stroncare, questo espediente serve proprio ad impedire che il pubblico possa decidere se si tratti di una persona capricciosa o di una persona dai gusti raffinati.Siccome il capriccioso della situazione sa che prima o poi gli verra’ chiesto che cosa consiglia, allora basta citare i grandi classici. E cosi’, ecco la posa del critico perfetto: quando gli chiedi dei suoi gusti, sciorina classici. E chi ha nulla da dire sui classici?Il resto del tempo, a stroncare.
Vi sembra accettabile? Beh, allora supponiamo che mia figlia continui a dire “no” a qualsiasi cosa le si metta nel piatto. Quando , per evitare che si parli di capricci, le chiedete “che cosa ti piace, allora?”, lei vi risponde: “pasta con la salsa di pomodoro, pane, prosciutto crudo e insalata di lattuga, e una mela. Da bere acqua minerale”.
Chi mai oserebbe parlare contro la pasta con la salsa di pomodoro? E contro le uova fritte? Tantomeno del prosciutto crudo.  Sono dei classici. Parlarne male significa insultare praiticamente tutta la cucina mediterranea. Anzi, Vissani vi dira’ che il grande cuoco sa fare anche una grande pasta con grande salsa di pomodoro. Il che e’ vero, ma non serve Vissani.

 

Cosi’, sembrerebbe che mia figlia abbia dei gusti precisi QUINDI puo’ disdegnare qualsiasi altra cosa. In realta’, in quel caso avrebbe solo dei gusti banali.Diciamolo pure: scontati.

 

Anche con queste astuzie , pero’, prima o poi il capriccioso casca. E casca quando si mette a scrivere. Perche’ da una persona che ha gusti raffinatissimi, conosce i canoni alla perfezione e inorridisce per ogni formalismo dimenticato, ci aspettiamo niente di meno che un capolavoro.
Vediamo un pochino cosa vedo? Ah, “Le avventure della giovane Laura”.
Avendo letto i tre libri di cui sopra, onestamente dovrei leggere le prime due righe del capolavoro gamberesco e gettarlo via. Aha. Una ragazza brutta e di qui e di la’. Accidenti. Che cosa originale. Mai visto niente di simile prima. Un’ adolescente bruttina che nasconde un mondo interiore fantastico. Chi lo avrebbe mai pensato? Ma guarda cosa inventano i giovani.

Poi la nostra autrice dice “Nonostante questo non è un romanzo pensato per un pubblico di ragazzini o bambini. O meglio, credo – spero – che la storia possa essere apprezzata sia da chi ha undici anni sia da chi ne ha il doppio o più. La scrittura semplice non dovrebbe creare ostacolo a nessuno e la vicenda mi auguro possa appassionare chiunque.”

 

Ma come, questa ha gusti sofisticatissimi, non accetta niente di meno del massimo, e non sa di preciso se ha scritto un libro per ragazzi o meno? Prima dice che e’ un romanzo che non e’ pensato per bambini o ragazzini. Poi, crede (o spera. Di solito o credi o speri. Lei crede E spera. Sotto la grammatica, niente.) che si vada fino ai 22, e oltre. E meno male che non era pensato per ragazzi o bambini.
La storia. Che dire. Per una che spara sbadigli omicidi contro chiunque non metta un drago cyborg nichilista a fianco di Biancaneve , insomma, abbiamo una insospettabile ragazzina scialba e brutta che ha un mondo dentro. Un mondo fantasy nel quale combatte e blablabla. Propp sarebbe orgoglioso di tutto questo. Piu’ delle proprie emorroidi, almeno.
Invece, no. La verita’ e’ che il libro mi e’ piaciuto. Per un certo numero di ragioni che NON voglio spiegare. Perche’ ci stiamo avvicinando al punto.
 Il primo punto e’ che posso SEMPRE tirar fuori un tecnicismo in piu’ per stroncare qualcuno. Vivendo con una moglie slavista, se qualcuno osasse scrivere di fiabe o di immaginario folklorico potrei vomitargli l’1% di quello che ho letto nel tempo libero tra i testi della consorte, e ne uscirei con una vittoria schiacciante.
Quindi no, signori, anche se volete dire alla mamma che i soldi spesi per il liceo furono spesi bene, direi che con la storia del canone e della “tecnica” avete proprio stufato.

In secondo luogo, il gusto non e’ estimo. Spacciare valutazioni “tecniche” per “gusto” significa ridurre la critica ad un processo di estimo. Il che piacera’ molto al vostro ragioniere commercialista, ma non depone esattamente a vostro favore.

Ce ne sarebbero i coglioni PIENI di gente che spaccia l’estimo per critica letteraria. Mi spiace, ma quello che la vostra professoressa di liceo faceva con la penna rossa non era “critica”. E quindi non lo e’ nemmeno quel che fate voi. 

Se voglio un estimo chiamo un geometra, punto.
Il secondo punto e’ l’originalita’. Tutto questo parlare di originalita’ sarebbe sensato se non si avesse a che fare con un genere, il Fantasy, che ha le proprie radici nel folklore, quando non nella storia, il che riduce il campo della creativita’ alle variazioni sul tema. Non c’e’ niente di male, ma chi va a criticare una pasta con la salsa di pomodoro NON deve nemmeno provare a nominare “l’originalita’”. Perche’ ci fa una figura di merda.
Rifiutare un piatto tradizionale perche’ non e’ originale NON significa fare il critico. Significa essere stupidi.  Sono due cose diverse, anche se ai piu’ la cosa ormai sfugge.
Heinlein era originale quando parlava Valentine Smith? No. Era un semplice alieno che veniva sulla terra e si infilava nei guai perche’ non ne conosceva i costumi. Se dovessimo cercare l’originalita’ in QUESTO, andremmo a ramengo. L’originalita’ sta nella parte che Heinlein NON ha inventato, cioe’ nel palese riferimento ad usanze, culture e religioni effettivamente esistenti. E sta nell’opinione che Heinlein ha delle cose che menziona nella sua metafora. Ma non c’e’ alcuna creativita’ nel menzionare gli USA di Heinlein: non li ha inventati lui, li ha solo raccontati.
Se dovessimo fare “estimo”, ovvero affrontare i libri di Heinlein con il nasino arricciato dei nuovi critici capricciosi, diremmo che si tratta di una trama banale (un bambino selvaggio cresciuto in una tribu’ lontana che ignora le usanze terrestri. WOW! Mai visto!) , infarcito di pornografia da Hustler e da una snervante tendenza al comizio politico.
Invece, Straniero in terra straniera e’ un capolavoro. Per lo stesso motivo che rende bello “Le avventure della  Ggiovane Laura”. Piace. Ovvero, soddisfa una qualche libidine.
Chi legge qualcosa nel tempo libero, ovvero chi spende il proprio (poco) tempo nella lettura, lo fa perche’ pensa di ricevere in cambio qualche tipo di piacere. Si, piacere. Libido. Leggere procura (a coloro che amano farlo) una sorta di piacere.
Il piacere non ha nulla a che vedere col canone, con l’originalita’ o con la “tecnica” che dir si voglia. Da quando me li ricordo, i pompini sono piu’ o meno gli stessi. Eppure continuano a piacermi. Non sempre si rispettano adeguatamente i canoni. Eppure, mi piacciono ugualmente. Non ricordo particolari evoluzioni nella tecnica , da quando avevo circa 13 anni e mezzo. E se considerate che ne ho 40, direi che il pompino potrebbe, sul piano “tecnico”, essere considerato una tecnica matura, passibile di critica e sarebbe ora che qualcuno inventasse qualcosa di nuovo. Eppure, mi piacciono.
Morale della storia: il piacere, ovvero la libido, non hanno nulla a che vedere con l’estimo. Certo, potrei spiegarvi perche’ mi piace un pompino, o perche’ mi sia piaciuto un particolare pompino. Ma non starei parlando del pompino, bensi’ sul piano logico di una relazione tra me ed il pompino.
Cosi’ come se dovessi basarmi su quel che so della fiaba avendo conosciuto Propp, Le avventure della Giovane Laura sarebbe una prova scadente, miserabile, scritta da una persona che ignora completamente le regole della narrazione di genere.(3) E’ come se io tentassi di dipingere ad olio, tirando ad assomigliare, per quanto io riesca a capire, ad un autore del rinascimento. Sul piano tecnico, e proprio su quello, verrei immediatamente bocciato. Bene, se “Le avventure della giovane Laura” va considerato fantasy, con tutti i legami che questo implica verso il genere letterario della fiaba, dovrei dire all’autrice di cambiare mestiere, per la semplice ragione che io ho letto Propp.

C’e’ sempre un puro piu’ puro che ti epura, eh?
Se invece di fare estimo abbandono la posa del ragioniere e provo a leggere il libro, allora devo dire che mi piace. Il che e’ un giudizio libidico, ed equivale a dire “la relazione tra me ed il libro e’ piacere “: piacere(Uriel, “Le avventure della giovane Laura”) e’ vera.
Cosi’, signori, ho una brutta notizia per voi: sicuramente la mamma ha speso bene i soldi investiti nei vostri studi. Non e’ necessario ricordarlo in continuazione (basta fare un regalo alla mamma a fine corso) e specialmente non e’ sempre cosi’ bello ricordarlo a spese del malcapitato che si trova a passare per la vostra libreria.
Adesso sarete li’ che pensate: “embeh? Hai pisciato nel mio antipasto di scampi per dire cosa? Vieni al dunque, bastardo logorroico!”
Ecco il dunque: nel momento che ho scelto di scrivere in un formato elettronico, ho deciso (per ragioni che ho gia’ spiegato) di scavalcare le case editrici. Non soltanto per la ragione che volevo evitare tutti i meccanismi legati all’editoria a pagamento, ma per il fatto che volevo evitare tutti i meccanismi della critica a pagamento.
La stragrande maggioranza dei critici letterari non hanno alcun gusto. E non bastera’ cassare il 99.99% delle opere per convincermi del contrario: si tratta di bambini capricciosi applauditi da bambini invidiosi. Il loro scartare la maggioranza dei libri NON deriva da un gusto raffinato, quanto lo scartare tutto il cibo non fa di mia figlia una gourmet: ne fa una bambina capricciosa.
E siccome l’editoria online , cosi’ come il nuovo media degli e-book, sta facendo si’ che la gente si chieda “ma servono ancora le case editrici?”, sarebbe ora che qualcuno si chiedesse se servano ancora i critici.
Si, proprio cosi’: la mia affermazione e’ che oggi come oggi, nello stesso mondo che vede nascere gli e-book e l’editoria online, non solo le case editrici sono dei dinosauri, ma lo sono anche i critici letterari.
Quando ho pubblicato Cibo, ho ricevuto molti feedback per email. C’erano molti complimenti ed alcune critiche. Una critica, la piu’ frequente , e’ di aver speso 20 pagine per descrivere una notte di sesso tra D’hu e Emera. Ora, anche tralasciando il fatto che sono rimasto del mio parere (4), il punto e’ che la critica mi veniva dal lettore. Dai lettori. Non dai critici, sia professionali che autoelettisi, come Gamberetta. No intermediari. No sacerdoti. La critica veniva dal lettore, direttamente.
Se accettiamo che la grande rivoluzione dell’ e-book e della pubblicazione online cambieranno la dinamica dell’editoria, e accettiamo di mettere in dubbio il ruolo delle case editrici, la mia personale opinione e’ che Internet , con i suoi forum i suoi social network e tutto il resto, fornisce strumenti piu’ che sufficienti a garantire che la  reazione (se preferite un anglismo: il feedback) dei lettori arrivi all’autore.

No, non cosi’ non va. Basta con questa proliferazione di “critici” che spacciano per gusto i loro capricci.

Perche’ mia figlia ha tre anni. Tre. I critici di solito sono piu’ vecchi. E fanno gli stessi capricci, ma li spacciano per “gusto”.
E ci sarebbero i coglioncini pieni di questa inutile figura che si sforza di dare un feedback ridondante quanto inutile, pretendendo di qualificarsi per il numero di stroncature, come se non bastasse un bambino capriccioso qualsiasi per dire “no” ad ogni cosa.

Morale della storia: se il ruolo dittatoriale delle case editrici sta venendo messo in dubbio, e’ ora che il sole tramonti su queste figure infantili, odiose, capricciose e specialmente VIZIATE che sono i critici. Sia il critico che la casa editrice , oggi, sono malati di quel male che colpisce spesso (troppo spesso) l’italiano che ha un piccolo potere sugli altri. Nel caso della casa editrice, il piccolo potere e’ la scelta di pubblicare o meno. Nel caso del critico, il piccolo potere e’ la scelta di stroncare o meno. Miserabili umanita’ , meschine e codarde: gia’ brutte da vedere nella vita reale, non c’era proprio bisogno che nascessero degli analoghi sul web.

Uriel
(1) Che sia di qualita’ media e’ fuori di dubbio. Che il 70% dei ristoranti italiani siano SOTTO tale media, anche.
(2) C’e’ una ragione per la quale inserisco un argomento per adulti come il tema edipico e la tragedia dentro il tema trattato.
(3) Do per scontato che si conosca, si riconosca o perlomeno si intuisca il legame tra fiaba e letteratura fantastica, per adulti e non. Se cosi’ non e’, prendete la lima e andate a sgrossare pezzi di metallo, che l’ora di aggiustaggio per voi non finisce mai.
(4) Il libro parla di una teocrazia fondamentalista estremamente sanguinaria basata su una religione orgiastica. La protagonista si VANTA di essere una prostituta, perche’ la prostituzione rituale e’ alla base del culto. La religione e’ antica di 2000 anni e ha evoluto una teologia orgiastica raffinatissima. Non penso che si possa mettere la protagonista a letto con qualcuno e poi cavarsela con una sveltina. Tuttavia, era necessario per la storia che D’Hu ed Emera finissero a letto, tanto quanto Giuda e’ necessario perche’ il Vangelo abbia senso.
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