Sopravvalutazioni

Dopo gli ultimi due post, nei quali semplicemente spiegavo come mai (secondo me) il genere femminile in Italia puo’ fare tutto tranne “sentirsi oltraggiato” per quanto succede nei vari scandali sessuali, mi e’ arrivata l’accusa di essere “misogino” se non “maschilista”.

Potrei liquidare la cosa dicendo che non mangio piatti precotti e quindi non accetto accuse precotte, ma secondo me in questo modo di parlare c’e’ un errore piu’ profondo, che e’ la sopravvalutazione della donna (in quanto tale) che si sta facendo (e si e’ sempre fatta) in Italia.

Punto primo: la donna e’ un essere umano come tutti gli altri. Affermare che la donna sia o debba per qualche motivo essere esente da qualche difetto umano , oppure godere di pregi in piu’ rispetto alla media, e mera sopravvalutazione.

Quello che sto dicendo e’ che in Italia le donne sono il gruppo umano piu’ sopravvalutato. Ma non sopravvalutato perche’ le donne in se’ valgano poco: esse valgono quanto chiunque altro. Semplicemente, sopravvalutato perche’ a quel gruppo umano si attribuiscono qualita’ che vanno oltre quelle di qualsiasi altro gruppo umano.

Prendiamo per esempio, il continuo rimbrotto moralista del “decadimento morale”. Supponiamo anche che sia vero che l’ Italia stia diventando un bordello di festini orgiastici, veline, minorenni inculate e altro. Se supponiamo che tutto il paese stia diventando cosi’,  o che lo stia diventando la maggior parte, stiamo implicitamente dicendo che se da un lato e’ pieno di uomini che non vogliono altro che infilarlo in bocca ad una minorenne, e’ anche pieno di minorenni che non si fanno problemi a succhiare tutto quel che vedono.

Invece no. Per una qualche ragione misteriosa, piace pensare che “la donna” o “le donne” siano piu’ nauseate degli uomini da questo andazzo, che mercifica il loro corpo. Insomma, si dice che:

  1. Alle donne (intese come gruppo) non piaccia mercificare il proprio corpo o piaccia meno che agli uomini (sempre intesi come gruppo)

  2. Alle donne (intese come gruppo) e’ piu’ facile sfuggire alla decadenza culturale che vuole puttanoni sculettanti ovunque, rispetto che agli uomini (intesi come gruppo).

  3. Quelle percentuali di donne che comunque lasciano mercificare il proprio corpo lo fanno perche’ subiscono un lavaggio del cervello, un qualche indottrinamento, perche’ normalmente nessuna donna tollera di venire mercificata.

  4. La supposta decadenza dei costumi e’, rispetto al mondo femminile, un fenomeno estraneo , che sicuramente viene dal mondo dei maschi.

  5. Nella supposta decadenza dei costumi il mondo maschile e’ beneficiario maggiore rispetto al mondo femminile, in quanto la libidine nella forma considerata piu’ materialista sarebbe piu’ maschile che femminile.

La risposta non puo’ che essere: “cazzate”. Innanzitutto, per una semplice questione di logica, se esiste il fenomeno della mercificazione , ed e’ un fenomeno sociale, esistono i corpi mercificati. Cioe’ le donne che si fanno mercificare. Se qualcuno afferma che le donne che si fanno mercificare sono una piccola minoranza, allora non abbiamo a che fare con un vero e proprio fenomeno su scala sociale.

E’ chiaro che se  un fenomeno sociale avviene su larga scala, qualcosa non quadra in questa lettura. Se proviamo ad introdurre un comportamento tra una popolazione che e’ ostile a questo cambiamento, per esempio, immediatamente otterremo una reazione conservatrice. Se io volessi introdurre la colazione all’inglese con uova fritte e bacon in Italia, e poi sospendere la pausa pranzo, con ogni probabilita’ fallirei. E sia chiaro, sto chiedendo un cambiamento molto meno blando.

E’ assai difficile , se non impossibile, che l’attuale mercificazione del corpo femminile (supposta superiore al passato) sia potuta avvenire senza il consenso, la cooperazione E SPECIALMENTE la soddisfazione della stragrande maggioranza del genere femminile.

Il secondo tema, quello secondo il quale le donne sarebbero piu’ refrattarie al fascino dell’imputtanimento “imposto dai mass media” e’ del tutto delirante. Se osserviamo un giornale come Playboy, ci troviamo un corpo femminile esposto ogni 2.5 pagine circa. Se prendiamo un giornale di moda come Cosmopolitan, la media SALE a un corpo femminile ogni 0.8 pagine.

Voi dite: ma quella non e’ mercificazione, e’ moda, e’ stile. Haute Couture. Aha.

Qualcuno dira’ che la moda non e’ mercificazione del corpo. Onestamente mi sembra una obiezione di una stupidita’ spaventosa: per definizione l’abbigliamento serve al corpo e si paga ; se c’e’ un settore che lucra sul corpo e’ per forza la moda.

Ora, se io prendessi queste tre modelle di Dior e le sbattessi su PlayBoy, qualcuno degli utenti di Playboy si accorgerebbe del fatto che c’e’ un elemento estraneo? La risposta e’: no. La pura e semplice verita’ e’ che lo stesso fenomeno che si chiama “mercificazione” quando lo fa PlayBoy viene comunemente accettato sui blog di “moda”, che nessuna donna si vergogna a leggere, come semplice curiosita’.

In questo senso, nego assolutamente la seconda affermazione: la donna non e’ regrattaria o resistente all’involgarimento piu’ dell’uomo; in senso sociale ha sviluppato una pseudocoscienza che richiede l’involgarimento venire da alcune fonti e non da altre, chiamarsi in un certo modo e non in altri, eccetera.

Il terzo punto e’ espresso in maniera piu’ maliziosa. E’ espresso in maniera piu’ maliziosa perche’ ci si appoggia sul presunto potere che avrebbero i mass media di modificare la cultura, portando le persone a fare cose che altrimenti non avrebbero fatto. Il problema logico di questa affermazione e’ che “cose che altrimenti non avrebbero fatto” e’ un’ipotesi.

Il succo della proposizione e’ che i media hanno il potere di modificare non i fatti, ma un’ipotesi. SE e’ vero che “altrimenti non sarebbe successo” allora i media possono modificare il comportamento, ma se NON e’ vero, allora i media non hanno questo potere.

Il problema e’ che essendo i media cosi’ pervasivi non si riuscira’ mai a dimostrare che “altrimenti non sarebbe successo”: la rilassatezza dei costumi non e’ tipica solamente della nostra epoca, ma di qualsiasi periodo storico ove la ricchezza sia relativamente diffusa e vi sia una certa tendenza all’individualismo, media o non media.

Si troveranno esempi di rilassatezza dei costumi nella Venezia ove l’inquisizione lavora a pieno ritmo cosi’ come nell’italia boccaccesca, nella francia del settecento ed ottocento, e cosi’ via. Non esiste, cioe’, alcun modo di provare che “altrimenti non sarebbe successo”.

Che cosa ci fa pensare che sarebbe successo ugualmente? Il fatto che sia successo. Non sto scherzando. Nella valutazione dei media, infatti, abbiamo un metro perlomeno schizofrenico: quando ci chiediamo come mai i media non propongano contenuti piu’ “elevati”, il risultato e’ che la gente non li guarderebbe. Dunque, diamo per scontato che le persone scelgano cosa guardare e che cosa no. Contemporaneamente, se ci chiediamo come mai le persone scelgano di non guardare contenuti ‘colti”, ci rispondiamo che la TV li ha instupiditi.

Qui c’e’ il paradosso, ovvero l’errore che fa cadere il ragionamento: il pubblico puo’ scegliere quando rifiuta un contenuto “alto”, ma non puo’ scegliere quando lo stesso mezzo lo indottrina. Si vuole proporre il paradosso del gattino: il gattino non fa pipi’ se non ha la sua sabbietta, ma sono stato io ad educarlo a non fare pipi’ se non nella sabbietta. Per uscire da questo paradosso dobbiamo ipotizzare il momento di debolezza , ovvero l’infanzia del gattino.

Nel caso del gattino, il paradosso non c’e’, dal momento in cui c’e’ un momento (l’infanzia del gattino) nel quale io posso indottrinare, e il secondo , l’era adulta, nella quale il gattino e’ indottrinato e quindi rifiuta di fare pipi’ senza sabbietta.

Ma nel caso della “donna” non stiamo parlando di un singolo elemento. Se per ipotesi io prendessi un gruppo di gatti misto, cioe’ un gruppo di gatti adulti e infanti, e tentassi di imporre a tutto il gruppo di fare pipi’ nella sabbietta, fallirei. Non solo gli adulti non si lascierebbero educare e piscierebbero ovunque, ma i giovani vedrebbero ovunque pisciate degli adulti e non si adeguerebbero.

Cosi’, la TV non ha bombardato un paese di ragazzine alle quali era possibile far credere che “mignotta e’ bello”, ha bombardato un paese di ragazzine E adulte E anziane. Se l’operazione e’ riuscita, e’ stato perche’ ANCHE adulte ed anziane non erano cosi’ refrattarie e disgustate dall’idea.Tutti i gatti, cioe’, si sono messi a far pipi’ nella sabbietta, adulti e cuccioli.

Viene meno cioe’ la componente che fa stare in piedi il paradosso del gattino: chi sceglie di non guardare contenuti “alti” o ha ribrezzo di quelli “bassi” compie una scelta che NON viene da un indottrinamento, che invece richiede la mancanza di scelta. Se accettiamo che vi sia potere di scelta, allora possiamo credere che i contenuti piu’ alti vengano rifiutati ma non possiamo credere all’indottrinamento. Se neghiamo il potere di scelta possiamo accettare l’indottrinamento, ma allora non si spiega come mai si misuri la audience, dal momento che e’ possibile determinarla modificando i gusti dell’ascoltatore: non si capisce perche’ misurare una scelta a posteriori, quando in teoria sarebbe prevedibilissima; misurare l’audience di un pubblico indottrinato e’ come controllare se un gattino ben educato la faccia nella sabbietta. Se postuliamo che sia bene educato, possiamo predire il comportamento.

La verita’ e’ che questo andazzo, ammesso che sia scandaloso e mercificante e blabla, e’ stato scelto dalla societa’ nel suo complesso, o almeno dalla stragrande maggioranza. Ovvero, anche dalle donne.

La quarta affermazione comprende l’idea che all’uomo piaccia guardare donne nude piu’ di quanto alle donne nude piaccia essere guardate. Di conseguenza, la forza che spinge le donne a spogliarsi sarebbe la libido maschile, e non quella femminile. E’ il mito della puttana infelice, ovvero uno dei tanti accorgimenti che le pseudocoscienze prendono per eliminare i sensi di colpa dovuti al piacere: negarne l’esistenza e negarne la forza.

La persona che ha bisogno di bere per sfogarsi sta cercando di costruirsi una pseudocoscienza: vuole poter affermare che “la forza che mi spingeva NON era la libido”. L’obiettivo e’ la negazione, cioe’ l’idea che non vi sia una reale soddisfazione da un lato del campo.

E’ una vecchia solfa, biologicamente giustificata dal fatto che l’eccitazione femminile e’ meno visibile di quella maschile: quando si dice che la donna possa fingere l’orgasmo, non ci si chiede mai quanto la funzionalita’ di saper mentire possa venire applicata all’opposto, ovvero nel nasconderne uno. Chi si chiede se la propria moglie finga l’orgasmo non prova mai a mettere un segno meno di fronte a “fingere”, e non si chiede mai quante libidini la moglie gli nasconda.

La letteratura che discetta della capacita’ femminile di simulare il proprio stato libidico si ferma con una grandissima ostinazione sulle donne che fingono l’orgasmo: essenzialmente alle femministe del periodo premeva una rivalsa contro il genere maschile, e volevano dire “vi possiamo prendere per i fondelli”. Quello che si e’ sempre omesso di ricercare e’ la quantita’ di volte nella quale la simulazione e’ opposta, ovvero le volte nelle quali la libidine e’ nascosta: si tratta della stessa capacita’ invertita di segno.

Cosi’, poiche’ la funzione principale della pseudocoscienza e’ di negare il piacere, non occorre molto a capire cosa succeda: poiche’ nessuno obbliga nessuna donna a partecipare alla “decadenza dei costumi”, la partecipazione evidente del genere femminile e’ evidentemente dovuta ad una qualche soddisfazione. Che la pseudocoscienza si limita a nascondere, sfruttando il meccanismo della simulazione, un meccanismo ben noto per funzionare.

Se organizziamo un meeting aziendale, le donne si metteranno “in tiro”. Se misuriamo il concetto di “in tiro” non otteniamo semplicemente la classica cosmetica atta a nascondere i difetti fisici, ma un vero e proprio aumento di segnali erotici, seduttivi e un aumento incredibile di centimetri di pelle esposta, centimetri che nell’ufficio della stessa azienda normalmente non vengono esposti. E’ chiaro che c’e’ una spinta nel fare questo, ed e’ chiaro che non esista alcun obbligo di farlo; esistono vestiti eleganti ed accollati come vestiti eleganti e scollacciati; mostrare il proprio corpo quando lo si ritiene bello e’ una scelta, e sarebbe ora di dirlo: una scelta LIBERA. Esistera’ quindi un criterio, e no, non e’ un criterio che viene dal mondo maschile. E’ piu’ facile per una donna venire rimproverata perche’ va in azienda troppo svestita che il contrario.

Qui possiamo passare al punto cinque, nella misura in cui la libidine del guardare e’ circa la stessa della libidine che si prova ad essere guardati. Sebbene uno dei due sessi sia abituato a nascondere tale libidine mentre l’altro per motivi biologici non lo fa (l’erezione e’ simbolo di potenza) , e’ abbastanza chiaro che il rapporto sia abbastanza omogeneo: se escludiamo pochi (sul piano statistico) casi di riduzione in schiavitu’ sui marciapiedi, non esiste in italia una donna che possa dire di essere stata COSTRETTA al decolletee’.

La conclusione, a mio avviso, e’ sempre quella: la donna come individuo e’ un individuo come un altro. Se si ritiene che esista un involgarimento della societa’, le donne ne fanno parte quanto gli uomini. Se si ritiene che la donna sia volontariamente mercificata, bisogna ammettere che la donna come individuo sia partecipe volontaria di questo meccanismo nella misura in cui il meccanismo e’ volontario nella societa’, almeno la maggior parte delle volte.

Se e’ maschilismo la mercificazione del corpo, allora ho una brutta notizia per voi : per ogni maschilista che comprerebbe un corpo c’e’ almeno una puttana felice di venderglielo. Se pensate che l’80% dei maschi italiani sia maschilista e mercificatore, dovete metterci che l’ 80% delle donne siano puttanelle esibizioniste.

Ma in Italia siamo ancora alla donna-madonna, alla donna senza libidini proprie, e quindi l’unico modo per spiegare questo sara’ sempre (negando nella donna l’esistenza di libidini proprie) affermare che questa libido venga dal mondo maschile e che sia solo li’. La donna che si adegua , appunto, si adegua, non partecipa e non sceglie: le donne mercificate in questa societa’ sono sempre vittime degli eventi, della pressione sociale, e mai felici socie nella spartizione dei dividendi della libidine.

Questa sopravvalutazione, che porta alcuni a illudersi che mettendo piu’ donne nei posti di potere  la mercificazione cesserebbe (come se nel mondo della moda e dei giornali femminili non ci fossero donne) , e’ appunto una sopravvalutazione. Il bollare come “traditrici della dignita’ del genere” o “mandanti morali” le (supposte poche) donne che si lasciano mercificare non e’ altro che una gigantesca sopravvalutazione: aumentando il numero di donne al potere la mercificazione aumenta, tantevvero che e’ arrivata in Italia dai paesi piu’ “avanzati”, in un’ Italia nella quale la morale maschilista e bigotta imponeva le gonne sotto il ginocchio.

In definitiva, quindi, non sono io che sono misogino o maschilista; siete voi che avete costruito il piu’ incredibile mito sociale della storia, mito che porta a sopravvalutare un gruppo di individui (le donne) in un modo che la ragione non puo’ comprendere: la donna e’ un essere umano come qualsiasi altro, e partecipa ai meccanismi sociali quanto qualsiasi altro individuo, e vi partecipa volontariamente, sia quando e’ un gruppo attivo sia quando e’ un gruppo passivo rispetto alle scelte sociali.(1)

Non sono io ad essere misogino oppure maschilista; siete voi che sopravvalutate la donna. E non e’ che sia un errore meno grave, eh.

Dimenticavo: [immagine tettona]

perche’ fa piacere vederle quanto a lei fa piacere mostrarcele.

(1) Sarebbe ora di chiedersi se per caso 800 milioni di uomini islamici non abbiano ragione riguardo alle donne islamiche. Magari si’, e le conoscono meglio di noi. Magari e’ giusto trattarle come le trattano, per esempio.

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