The Ivy League

In passato ho scritto ripetutamente sul concetto di parassiti e di mancanza di meritocrazia in Italia, e vedo dalle statistiche che quei post vengono ancora letti. Il fatto che vengano letti fa si che alcuni mi chiedano “si, bello, ma che fare?”. Cosi’, anche se mi sembrava di averlo gia’ scritto, vorrei rispiegare come si puo’ reagire alla mancanza di meritocrazia che vige ovunque, in particolar modo nei posti di lavoro.

Chi crede nella meritocrazia di solito non ci crede per caso: normalmente e’ uno che ha studiato, ha faticato, si e’ preparato, ha evitato di sparare palle sul curriculum, eccetera. E regolarmente e’ stato trombato.

 

Il vero problema e’ che spesso chi crede nella meritocrazia non si interroga davvero sulla dinamica del fatto di essere stato trombato; si limita a dire che “non c’e’ meritocrazia”e  la finisce li’. Del resto, nell’idea di meritocrazia italiana c’e’ un primo difetto, che e’ quella di nascere a scuola. La scuola, almeno idealmente, e’ un posto ove chi studia viene valutato, e quindi dovrebbe consistere in un meccanismo automatico di meritocrazia. Cosi’, la scuola educa il giovane all’idea che sia il giovane , la persona, a dover produrre tutto quel che serve al concetto di meritocrazia.

 

Di conseguenza, quando la persona che merita viene trombata, la conclusione cui giunge e’ “il sistema non e’ come una scuola, il voto che ti da’ non e’ un voto che viene da quel che hai studiato”. Insomma, quando il nostro amante del merito si scontra col sistema, di solito non fa altro che constatare che il sistema non e’ meritocratico, ovvero che non e’ come una (buona) scuola.

 

Cosi’, questa sembra una sentenza tombale e definitiva assoluta: se il sistema e’ poco meritocratico, tutto quello che puoi fare e’ lottare lealmente (perche’ cosi’ fanno i buoni) per cambiarlo, accollandosi un titanico compito(1) , oppure emigrare cambiando sistema.

 

Questa logica miope e’ all’origine dello stallo attuale.

 

Se chi ha merito ed e’ stato trombato analizzasse la dinamica della propria sconfitta(2), scoprirebbe quanto segue:

 

I parassiti, istintivamente, si coalizzano contro chi merita, diffamandolo, sabotandolo, emarginandolo. Inoltre, i parassiti si cooptano, col risultato che un capo incapace sosterra’ la propria posizione chiamando altri parassiti nel team.

Il concetto e’, cioe’, che i parassiti e gli incompetenti hanno usato una strategia sociale , se non coscientemente a livello di istinto (o di abitudine, visto che la strategia si propaga socialmente; probabilmente hanno iniziato a scuola)  , ovvero quella di usare il numero contro di voi.

E voi?

 

Chi ha meriti e crede nella meritocrazia, specialmente in Italia, commette un errore gravissimo, che e’ quello di ritenere che il merito sia un concetto individuale e la meritocrazia sia un sistema di valutazione ristretto agli individui.

 

Questo e’ ovviamente falso: se esistono sport di squadra, nei quali viene chiesto ad una squadra di vincere, e’ perche’ il merito NON e’ solo un concetto individuale, ne’ la meritocrazia e’ di per se’ un concetto individuale.

 

Cosi’ , vorrei introdurre un concetto americano. Il concetto di Ivy League. L’espressione nasce per indicare un insieme di universita’ che sono considerate le migliori d’america. Ma questo non e’ il punto, il punto e’ che si tratta di un gruppo di universita’, che pure in concorrenza tra loro, in qualche modo si trovano sinergiche nell’applicare metodi selettivi ed educativi allo stato dell’arte, considerando pero’ validi solo gli endorsement recproci.

 

In definitiva, si tratta di universita’ che confidano nella bonta’ reciproca, e quindi di scambiano esperienze/docenti/ricercatori accettando piu’ facilmente quelli che vengono da un “concorrente”, una volta che il suo contratto per il concorrente sia scaduto (senza demeriti).

 

In pratica, il concetto di Ivy League e’ che i migliori si possono e si devono alleare, allo scopo di diventare ancora migliori, e di risultare sempre migliori. E che ovviamente debbano essere solidali nel difendere il loro status di migliori.

 

Ecco quello che manca in Italia. La persona che merita, in Italia, se ne sta da sola. Si illude che il merito non necessiti di azioni politiche per emergere, venendo stritolato dall’azione politica dei parassiti, ben organizzati in sindacati , massonerie e branchi locali.

 

C’e’ poco da fare: se siete preparati e produttivi, avrete contro legioni.  Sindacati, semplici branchi di fancazzisti astiosi, invidiosi di ogni genere.

 

Ma voi pensate che se siete i migliori il vostro merito emergera’. Pensate che non e’ meritocratico fare gruppo con altri per fare ai parassiti quello che fanno a voi; diffamarvi, sabotarvi, demoralizzarvi, emarginarvi. Penserete che sia sbagliato creare gruppi di pressione che riescano a facilitare la carriera a quel capo preparato, a scapito di quello impreparato.

 

Quello che fate, tutto quello che fate, e’ sperare che il sistema cambi dall’alto e si trasformi nel vostro liceo. Pensate che un’azione di lobby sia sleale, che non tenendo conto dei meriti sia l’opposto della maritocrazia, e che quindi non sareste piu’ “meritevoli” se , insieme ad altri meritevoli, uniste i vostri sforzi sempre e solo per mettere in buona luce il capo che secondo voi e’ preparato per fargli fare carriera. Il quale, se e’ furbo e crede nella meritocrazia, dopo aiutera’ voi a veder riconosciuti i vostri meriti.

 

Insomma, la vostra idea di meritocrazia NON prevede niente che non sia “lavorare” . E questo fate: vi trasformate in utilissimi schiavi. Vi sentite dire contemporaneamente che nessuno e’ indispensabile ma voi, e proprio voi, non dovete andarein ferie in quel momento perche’ c’e’ la tale sfida difficile e servite proprio voi.

 

Allora, la soluzione e’ capire quanto serve:

 

  • Il merito  va difeso. Non esiste da solo e non emerge automaticamente. E difendere il metodo contro metodi di prevaricazione meschini e sleali puo’ comportare un vantaggio altrettanto meschino e sleale. Non c’e’ niente di antimeritocratico nel combattere, diffamare, sabotare, emarginare i branchi di parassiti, e nel sabotare, rallentare, diffamare i capi che sono diventati tali senza meritarlo.
  • Il merito non e’ SOLO un concetto individuale. Un team di persone meritevoli rimane un team piu’ meritevole di altri. Non c’e’ niente di antimeritocratico nel costituire un’associazione di persone accomunate dal fatto di essere le piu’ meritevoli.
  • Non c’e’ nulla di antimeritocratico nell’aiutare altri meritevoli. Contrariamente a quanto si creda, lo potete considerare un premio per il merito, se esso e’ riconosciuto come tale da altre persone serie e meritevoli.

In definitiva, cioe’, se mi dite “che fare, allora?”, la risposta e’ semplice: recuperate il gap. Cercatevi tra di voi, e formate esplicitamente un gruppo, un sindacato dei piu’ meritevoli. Siate feroci nella selezione e non permettete MAI che prenda piu’ del 30% dei colleghi.

 

Riunitevi in segreto, e iniziate a decidere come fare quanto segue:

 

  • Networking. Dovete avere un canale di comunicazione privilegiato attraverso il quale condividere le informazioni. Gli altri per avere l’informazione devono passare per la gerarchia. Voi avrete la vostra rete, e un iscritto alla Ivy league DEVE aiutare gli altri iscritti.
  • Cooptazione: si entra nella ivy league solo se tutti sono d’accordo , e non esiste il veto. Occorre una conoscenza olimpica per votare, cioe’ il candidato DEVE essere noto ed osservato da tutti i votanti, non esiste che entra perche’ e’ amico di UNO solo, o solo piu’. O tutti riconoscono che e’ meritevole, o niente. Il voto e’ segreto.
  • Coscienza ecologica: il parassita e’ un male per tutti. Una volta individuato il parassita, gli si rende la vita impossibile sabotandolo, emarginandolo, deprimendolo, e facendogli tutti quei bei giochini che i parassiti fanno a voi.
  • Gestione delle carriere. Se un manager e’ piu’ bravo e un altro e’ solo un cialtrone , non c’e’ nulla di male nel fare in modo se quello bravo riceve sempre piu’ collaborazione e ha la strada in discesa, mentre quello cialtrone si trova sempre sabotato, rallentato, invischiato. Si decide chi aiutare e chi no, e se necessario (e possibile) lo si coopta e lo si aiuta in cambio di un futuro aiuto.

Vi ho scandalizzato, vero? Nella vostra idea di meritocrazia la Ivy league non e’ compresa. Tutto deve dipendere SOLO da quanto siete bravi. Niente aiuti dai colleghi. Niente strade privilegiate. Niente spintarelle. Niente vantaggi innaturali. Direte che “cosi’ diventiamo come loro”.

 

Aha. Poveri fessi. Siete stati educati ad essere schiavi. Questo e’ il limite culturale che vi uccide: la vostra idea di meritocrazia e’ cosi’ individuale, individualista, purista, ingenua, utopica, che non riuscirete MAI a far valere i vostri meriti.

 

Il sistema rimarra’ non-meritocratico perche’ questi romantici imbecilli pensano che faccia parte della meritocrazia un qualche codice cavalleresco che li obbliga ad essere dei solitari samurai che girano con il figlio in carrozzina.

 

 

So che adesso arriveranno le ultime obiezioni: ma chi decide chi sara’ meritevole o meno, se usiamo questo criterio? Magari noi non siamo davvero meritevoli , e allora abbiamo ingiustamente colpito qualcun altro. Aha. E se non siete sicuri di essere meritevoli, perche’ vi lamentate che non c’e’ meritocrazia?

 

Allora, il punto e’ che se pensate di essere nella posizione di dire che non c’e’ meritocrazia nei vostri confronti, pensate di essere meritevoli. E se non lo siete, gli altri non ve lo riconosceranno.

 

Direte: funziona? Meglio di quel che potete fare adesso. Meglio di quello che attualmente fate adesso nel vostro solipsismo.

 

Si , non e’ perfetto. C’e’ il rischio di sbagliare. Ma di certo, se non colpite il parassita voi, non lo colpira’ nessuno. Se non vi coalizzate voi, mentre i parassiti si coalizzano sempre e immediatamente, vinceranno loro.

 

Cosi’, adesso avete un’opportunita’: o contattate tutti i piu’ meritevoli e formate una Ivy League ,aziendale  oppure non siete cosi’ meritevoli come pensate.

 

Cosi’, il problema e’ semplice: se si vuole davvero fare qualcosa che funzioni per portare la meritocrazia nel paese , puoi scegliere di cambiare il paese. Puoi scegliere di cambiare la mentalita’ degli altri.

 

Ma c’e’ una cosa che puoi fare molto piu’ rapidamente: cambiare la TUA mentalita’. Abbandonare uno stupido stereotipo che vuole il merito essere un fattore individuale valutato dal sistema e solo dal sistema, cristallino, leale, onorevole e cavalleresco.

 

E iniziare a formare delle Ivy Leagues dentro le aziende. E’ come formare un sindacato, come formare un COBAS, con la differenza che farete esattamente il lavoro contrario, cioe’ discriminare. Mentre il sindacato intende livellare, nascondendo cosi’ il merito, il lavoro della Ivy League locale e’ di fare a pezzi i fancazzisti rendendo loro la vita , la carriera, il lavoro, impossibili. Facendo mancare loro il supporto, la cooperazione, la comunicazione, quanto piu’ possibile. Sabotandoli, se necessario.

 

Si tratta della via piu’ semplice, perche’ basta cambiare la vostra idea di meritocrazia. Capire che il merito non e’ una comoda scappatoia per fuggire la lotta, la competizione, e quindi la necessita’ di battersi. Non potete uscire dal ring solo perche’ siete bravi.

 

Anzi, sarebbe ora che i bravi ci salissero, sul ring, anziche’ imboscarsi con la scusa che loro dovrebbero venire premiati dal sistema, senza dover lottare contro qualcuno.

La vita e’ guerra, gente. E non c’e’ modo di uscirne vivi.

Due ultime cose prima di chiudere;

  • Se fate una Ivy League, fatela in segreto. In italia, una Ivy league e’vista come una cosa antipaticissma e scorretta. I migliori devono contare solo sulle loro forze e lottare con le mani legate, of course. In modo da perdere. Inoltre, ai capi non piace sapere che c’e’ un gruppo che gli rema contro perche’ intende favorire la carriera di un suo collega. In generale, le Ivy Leagues sono segrete, sul lavoro.
  • Non c’e’ da preoccuparsi della reazione dei parassiti. Essi vi combattono , vi odiano e vi disprezzano gia’. Non potete peggiorare il loro comportamento nei vostri confronti, e’ gia’ il peggiore possibile.
  • La prima guerra sara’ contro i sindacalisti e gli attivisti del sindacato. Sinche’ ci sono loro, il merito non emerge mai. Considerateli nemici fin dal principio, evitate iscritti ai sindacati, agite senza che lo vengano a sapere.

Ecco.

Uriel

 

(1) piu’ che titanico, impossibile. Distruggere e’ piu’ semplice che costruire , quindi l’opposizione alla meritocrazia, essendo un processo distruttivo, vincera’ sempre.

 

(2) In genere non riconoscete nemmeno di essere stati sconfitti, dicendo di ‘avere la coscienza a posto”, ovvero dite che sul piano del metodo non siete stati davvero sconfitti, perche’ siete fedeli ai vostri principi. Il che non e’ vero.

 

 

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