Mignottopoli.

Mi hanno chiesto di dire che cosa io pensi della proposta (non so se sia gia’ diventata legge) sulle quote rosa. La mia personale opinione e’ che penso che qualcosa si debba fare, ma per come si pensa di risolvere la questione si otterra’ solo una gigantesca amplificazione del fenomeno delle mignotte al potere.

Innanzitutto, la cifra.Non capisco come le donne italiane accettino una legge che garantisce il 30%. Cioe’, una legge che garantisce il 50%, per quanto aberrante, ha un senso almeno concettuale: il 50% di donne e’ il mondo perfetto, e per ottenere un mondo perfetto lo stato ci mette del suo. Ci sta tutto.
Ma imporre per legge un 30% significa sancire per legge che le donne italiane sono cretine. Non stiamo piu’ dicendo che ci serve una legge per ottenere un mondo “perfetto” nel quale le donne sono al 50% ovunque. Stiamo dicendo che ci serve una legge per ottenere un misero 30%: la donna italiana, cioe’, non ce la puo’ fare da sola. Questo stiamo dicendo.
Inoltre, non si capisce perche’ sia una quota che dovrebbe riguardare solo i CDA, a meno che non ci sia una coda di mignotte che vuole delle ambite poltrone. Cioe’, perche’ mai non imporre direttamente che in generale la meta’ dei dipendenti, dei posti negli appalti pubblici, e cosi’ via, debbano essere occupati da donne? Se c’e’ una nazione ove l’accesso a QUALSIASI professione e’ controllato, quello e’ l’italia: esiste gia’ una gigantesca infrastruttura capace di controllare chi fa cosa. In qualsiasi parte del mondo l’iniziativa privata e’ libera, e se tutti i ristoratori sono maschi, amen. In Italia hanno bisogno del permesso del REC, cosi’ basta disciplinare l’iscrizione e possiamo perfino decidere chi apre negozi e come.
Invece, solo i CDA: il che suona sospetto. Ma di questo parlo dopo.
Se torniamo al punto concettuale delle quote rosa e’ meglio spiegare che sono contrario a priori. Esse non partono da una posizione di ascolto  , bensi’ da una ideologica. Qualcuno si chiede mai che diamine vogliano fare le donne italiane, per esempio?
La peggiore differenza, in Europa, tra maschi e femmine e’ in Olanda. Quando questo dato divenne pubblico, tutti rimasero sorpresi e si decise di verificare che cazzo stesse succedendo nel paese dei tulipani. E la risposta fu che le donne olandesi preferiscono i lavori part-time, pur avendo accesso alle professioni.
Qui ovviamente arriva l’idiosincrasia ideologica. Supponete per un attimo che ad una donna possa piacere di fare la mamma. Ovvero che possa godere, essere felice, insomma che le possa piacere il tempo che passa a casa coi figli.
Le femministe ovviamente si strapperanno i capelli: ovvove, ovvove, angelo del focolare in agguato! Eppure, Lady Uriel ha trovato un praticissimo part-time, e il pomeriggio lo passa con Uriel Jr. Poiche’ in Italia non abbiamo la TV a casa, si tratta di tempo che passa a giocarci e parlarci. Eppure, a Lady Uriel la cosa piace assai, o se preferite la gratifica o se preferite la rende felice.
Quindi, se chiedessimo “ti piacerebbe essere membro del CDA taldeitali, a patto di rinunciare al tempo che passi insieme a tua figlia” non e’ affatto scontata la risposta positiva. Puo’ anche darsi, cioe’ (come nel caso olandese) che le donne italiane possano desiderare quello che desiderano le donne olandesi: piu’ tempo per gli affetti.
Le femministe non saranno le uniche a strapparsi i capelli: negli stati uniti le casalinghe sono ormai associate alla parola “disperate”, perche’ si assume che fare la casalinga sia noioso, umiliante, eccetera. Le donne olandesi non la pensano cosi’, perche’ scegliendo il part time ottengono che il tempo a casa e’ si dedicato alla casa, ma anche alla vita sociale , e quindi poiche’ il marito e’ separato dalla societa’ dagli orari lavorativi, in genere organizzano loro la vita sociale di entrambi. Spesso, proprio a casa.
Lady Uriel ha fondato (insieme ad altre) una ONLUS che si occupa di infanzia. Questo la obbliga a spendere parte del tempo in attivita’ sociali, che si tengono a casa. Ovviamente questo significa che il tempo a casa , tra biNba e associazionismo, e’ fin troppo pieno. Se per gli americani una che va a sgobbare da Wal Mart a mettere prodotti sugli scaffali e’ meno “disperata”, questo mi dice che negli USA e’ meglio che le donne non ci vadano. Il concetto rimane pero’ sempre quello: quando partiamo dall’ipotesi che il 100% delle donne vogliano fare i lavori degli uomini, i ritmi degli uomini, e non altro, abbiamo almeno chiesto loro cosa ne pensano?
Rimane poi il problema delle condizioni materiali. E’ chiaro che se, come in Finlandia o Svezia, ci sono servizi sociali ovunque, per le donne lavorare e’ facile. Voglio dire che se in azienda avete un kindergarten che vi ospita i bambini, e’ facile per voi andare in azienda.Se il paese e’ pieno di tagesmutter , se la maternita’ produce un congedo obbligatorio anche per il padre, se lo stato compensa il reddito perso, e’ molto semplice.
Ma fare una legge che stabilisce un 30% di donne nei CDA senza creare una situazione materiale di sostenibilita’ del lavoro significa fare due cose: riempire i CDA di donne anziane, di giovani donne che sanno gia’ che abbandoneranno in pieno, e di giovani mignotte.
E qui siamo al punto. Stabilito che non ci siano le condizioni materiali perche’ le donne possano davvero competere qualora siano anche madri, il risultato e’ che ad un certo punto gli azionisti del CDA si riuniranno a decidere i tre nomi su dieci che devono portare un utero nel CDA. Avranno tre scelte:
  • Una anziana signora che non ha piu’ opportunita’ di figliare. Possibilita’ di crescita, nulle. Lunghezza della carriera futura: nulle. Possibilita’ di essere un modello femminile di esempio per i figli: nulla. Ma c’e’ un problema: per motivi di eta’, o la signora e’ gia’ in giro per CDA da decenni (e allora la legge non ha migliorato nulla), oppure la prendi pari pari da qualche altra parte. Insomma, e’ la solita “moglie di”, “parente di”, eccetera.
  • Una giovane donna in carriera, che prima o poi si trovera’ a scegliere tra famiglia e carriera perche’ mancano le condizioni materiali per la sostenibilita’ lavorativa. In definitiva, si tratta di una donna che metti li’ ben sapendo che si tratta di una carriera di breve termine. Non avendo cambiato niente nella sostenibilita’ sociale della cosa, non cambia niente: le donne ci saranno, ma essere nel CDA non dara’ prospettive, perche’ mancano le condizioni materiali alla loro realizzazione.
  • La mignotta , l’amante. Devi sistemare il solito troione con il labbro salvagoccia. Classico caso Minetti o Del Bono. Allora le fai avere un posto strapagato nel CDA. Questa sara’ probabilmente la strategia piu’ seguita.
Perche’ dico che inevitabilmente sara’ una puttanopoli? Perche’ se non ci aveste fatto caso lo STATO e’ stracolmo di CDA. Pensate a tutte le municipalizzate, le partecipate pubbliche, le aziende sanitarie locali, c’e’ tutto un UNIVERSO di Consigli di Amministrazione controllati dai politici.
Sinora la lottizzazione avveniva mettendo uomini di fazione nei posti giusti. Ma appena si libera una bella riserva per le mignotte, saranno le mignotte stesse a chiedere il posticino. Il problema e’ che nel mondo femminile vale il concetto di corsa verso il basso: stabilito grazie a Sabrina Guzzanti che una donna bella che fa il ministro ha per forza fatto dei pompini (1), nessuna donna avvenente vorra piu’ fare il ministro.
Cosi’, alla prima mignotta che siede in un CDA, le quote rosa diventeranno quote a luci rosse, e dopo il primo scandalo le donne “non mignotte” (in genere mogli, parenti e&co.) abbandoneranno la presa. Le donne che stanno nei CDA sono donne che, eta’ a parte, hanno la possibilita’ di curarsi piu’ della media. Si tratta in genere di donne avvenenti. Ma se alla vostra destra siede , nel CDA, Patrizia D’Addario, e alla vostra sinistra siede Cinzia Gracchi(2), fate un pochino fatica a spiegare che siete li’ perche’ siete brave.
Certo, potreste dissipare i dubbi diventando come Rosy Bindi, ma non e’ detto che tutte le donne accetteranno il solito ricatto “o bella o potente”. Del resto, anche essendo come Rosy Bindi, sedere in un CDA a fianco di Patrizia D’Addario e Cinzia Gracchi potrebbe anche porvi un problema di Curriculum Vitae: “non e’ che si tratti di una presenza un pelo squalificata”?
La mia personale opinione e’ che , sinche’ non si cambiano radicalmente le condizioni materiali e culturali, obbligare tutti i CDA statali e parastatali a inserire un 30% di donne creera’ semplicemente una istituzionalissima bagasciopoli diffusa e sostenuta da una legge dello stato.
Il mondo del lavoro in Italia non e’ stracolmo di donne manager pronte per la promozione a membri del CDA. Per ovviare a questo inconveniente, per mettere il 30% di donne nel CDA bisognera’ ricorrere a donne “esterne”, cioe’ donne che non vengono dal top management, perche’ ce ne sono troppe poche. E magari fanno bene altre cose diverse dallo stare in un CDA.
Ci sono due tipi di aziende che obbediranno alla legge: la SPA quotate in borsa e le “aziende” della pubblica amministrazione, cioe’ municipalizzate, ASL, consirziate, partecipate & co. Il resto, il mondo delle piccole SPA, o portera’ in CDA qualche parente o si autodeclasseranno a “grande SrL” se proprio vorranno evitare il capestro.
Il vero problema e’ come si comportera’ tutto l’universo delle aziende che hanno un CDA ma sono aziende di stato. Se si fosse deciso di dare un 50% di donne, non si sarebbe potuta avere una puttanopoli, perche’ essenzialmente una volta dato TUTTO il potere ad un branco di donnine, c’e’ il rischio di trovarci delle abili cortigiane che ti sfilano di dosso ogni lira.
Ma dando solo il 30% , il risultato e’ che alle donne e’ riservata una quota tutto sommato innocua, nella quale e’ possibile piazzare parenti, mignotte e tutto quanto, senza temere che spodestino il potere vero.
Quindi, la mia opinione e’ negativa: il fatto che si tratti del 30% rende il meccanismo perfetto per sistemare una quantita’ notevole (ma tutto sommato innocua) di mignotte senza temere per il futuro. Il fatto che non si agisca sulle condizioni materiali della donna significa che le donne “vere” non riceveranno piu’ chances di oggi: e’ come se obbligassimo per legge gli handicappati a vivere al quarto piano senza mettere ascensori.
Infine, il fatto che si sia fatto un provvedimento ideologico senza chiedersi se, come e’ avvenuto in Olanda, le donne italiane vogliano davvero competere con gli uomini o fare altro, pone il rischio serio di una resistenza che venga proprio dal fronte femminile della societa’. Col risultato di creare delle compagini di mignotte e femministe a sedere dentro i CDA pubblici, derise da chi nota prima le mignotte e sfottute da chi dira’ alle femministe “ma tu sei li’ per le quote, mica perche’ sei brava”.
Auguri
Uriel.
(1) Delle famose intercettazioni ove si diceva non c’e’ piu’ traccia. Eppure non mi sembra che ci siano tanti problemi a sbattere in piazza intercettazioni….
(2) Il sindaco di Bologna e’ stato condannato nel primo dei processi relativi alle “promozioni” di Cinzia Gracchi, sua amante, che da terminalista della ASL e’ diventata sarcazzo cosa.
Il labbro salvagoccia e’ sempre una garanzia.
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