Chi muore per la mamma crepato e’ assai.

Vedo in giro un sacco di persone che parlano di un tizio che e’ stato ammazzato in qualche posto del maialihad, li’ in quel posto, insomma, Gaza, in Palestina. Mi riferisco a Vittorio Arrigoni. Ho visto (anche dal blog di Yossarian) che si parla come al solito della solita merda politica, ma onestamente quando ho cercato di capirci qualcosa (i giornali tedeschi non se la sono filata di striscio) la cosa che mi ha colpito e’ stata un’altra.
Non mi interessa tanto discutere la ratio politica della contesa. Da quelle parti sono 50 anni che di politica se ne fa troppa, e che non esce una soluzione. E se la politica non e’ la soluzione, evidentemente e’ il problema. Ne’ mi interessa tutta la merdina religiosa: sempre da quelle parti, di religione ce n’e’ sin troppa, e la religione non ha portato alcuna soluzione. Se la religione non e’ la soluzione, evidentemente e’ il problema.
Sin qui , tutto nella norma. L’ennesimo sbroccato che si fa ammazzare perche’ ha visto in TV che i buoni vincono sempre sui cattivi e se gli spari vengono feriti ad una spalla (1), e’ andato in un posto dove si sparava sul serio e ha imparato la lezione numero uno dell’esistenza in vita: “gli ideali non fermano i proiettili”.
Del resto, quando cammino per Graf Aldolf Strasse non corro il rischio di essere rapito e strangolato da una banda di assassini, il che significa, essenzialmente, che se invece di camminare per Graf Aldolf Strasse vado a camminare per Gaza e mi succede, avrei dovuto valutare la cosa di rimanere a girare per Duesseldorf invece che per Gaza. E’ vero, c’e’ anche Bonn o Koln, ma non e’ che il discorso cambi poi tanto.
Di fronte ad una simile banalita’, immaginate che cosa ho pensato quando ho visto la madre dire “no, Vittorio non si mette mai in pericolo”. Ah, no? E come mai invece di essere in Corso Sempione (dove di gente rapita e strangolata dai salafiti ce n’e’ poca) era a Gaza (dove di gente rapita e strangolata dai salafiti ce n’e’ di piu’)?
Ho letto a proposito tutta questa diatriba tra quelli che dicono che sono stati i salafiti di merda (e i salafiti, sia chiaro, non sono palestinesi, perche’ questo dimostrerebbe che esistono palestinesi cattivi. No, siccome i palestinesi sono tutti buoni , allora se sei cattivo sei “salafita”. ) , e quelli che dicono che la colpa sia tutta di Israele (yawn) , ma la mia opinione e’ molto piu’ tranchante: la colpa e’ della madre.
Dopo aver letto la prima dichiarazione delirante (secondo la quale uno che va a Gaza ad aiutare gente che fa a pugni con tsahal i giorni pari e con qualche fanatico locale i giorni dispari “non si mette mai in pericolo” ) , mi sono messo a cercare in giro, e ho capito una cosa molto semplice: come e’ successo con Giuliani, la colpa della morte di questi ragazzi non e’ di chi strangola o di chi spara. No, e’ di chi li cresce.
Avendo una figlia, ho chiara una cosa: avere figli e’ come lanciare se’ stessi (o una parte di se’)  verso il futuro. Ovviamente, la domanda che viene spontanea e’ “QUALE futuro?”. Perche’ in fondo, sebbene vi sia sempre il libero arbitrio (non ho decisamente seguito la traiettoria che mia madre voleva darmi, per dire) , in qualche modo il rischio e’ che la traiettoria porti …. nel posto sbagliato. Quando, per esempio, passa un proiettile.
Capita di guardare le salme di questi tizi e di immaginare che cosa stessero pensando un secondo prima di crepare. Cosa ci vedo? Ci vedo dei bambini che in quel momento vorrebbero avere la mamma di fronte e dirle “mamma, guarda cosa sto facendo. Non sei orgogliosa di me?“. Gia’. Andrebbe scritto come epitaffio, e a volte mi verrebbe voglia di prendere queste donnette per i capelli, e sbattere loro la testa sulla tomba dei loro figli, come si fa coi gatti quando pisciano su un pavimento, e dire loro “hai visto che cosa hai fatto, carne da cazzo?”.
Perche’ questo e’. Come nascono questi morti? Il loro destino e’ scritto proprio nel momento in cui ancora infanti, si ritrovano sulle spalle di mamma o papa’, con un cartello appeso al collo, ad una manifestazione. Oh, che bella immagine un bambino che la kefiah ed un cartello che dice “boikotta israele”. Come puo’ un bambino, la voce della verita’ e dell’innocenza, dire il falso? E specialmente, con una famiglia cosi’ impegnata, come potranno negare a mamma e papa’ un posto nelle liste delle comunali?(2).
Il problema e’ che questo e’ l’inizio di una traiettoria, una traiettoria che si imprimera’ nella mente del bambino. Cosa vuole un bambino? Vuole che la mamma sia orgogliosa di lui/lei. Lo vedo anche a casa mia, quando mia figlia dire “mamma/papa’, non voglio che ti arrabbi!”. E’ la cosa piu’ importante, per i bambini. E quando fanno qualcosa di buono, si girano e si aspettano i complimenti, come a dire “guardami, mamma, non sei orgogliosa di me?”.
E’ facile far fare ad un bambino qualsiasi cosa, molto facile. L’amore che hanno li porterebbe a gettarsi nel fuoco, perche’ siate contenti di loro. Immaginate cosa succede a portarli alle manifestazioni politiche. Magari in prima fila. Magari in mezzo ai fumogeni. Non c’e’ niente che un bambino non farebbe per il sorriso della madre. Niente.
Ed e’ cosi’che questi bambini crescono. Crescono con genitori che li portano ad ogni manifestazione, MEGLIO se in prima fila, MEGLIO se con un cartello al collo, MEGLIO se sotto i manganelli della celere, MEGLIO se sotto i lacrimogeni. Tanto, loro farebbero di tutto per la madre: “mamma, guardami, non sei orgogliosa di me?“.
E impareranno tutto, ma proprio tutto. Se io dico al cane “Pulce, a cuccia!” , anche mia figlia ripetera’ “Pulce, a cuccia!” al cane, esattamente con lo stesso tono. Perche’ l’ho fatto io. Poi si girera’ verso di me , con lo sguardo di “papa’, guardami, non sei orgoglioso di me?“. Farebbe qualsiasi cosa, per rendermi fiero. Anche andare a Gaza. La differenza e’ che io  non ce la lascierei andare: io non sono come certi genitori. Non sogno di diventare assessore.
Queste madri non fanno altro che usare i propri figli come emblema politico delle loro battaglie, come trampolino di lancio per la propria carriera politica, come prolungamento della rivoluzione che LORO hanno fallito nel 1968. E cosi’ crescono questi bambini: ripetendo le parole di mamma. Non si rendono conto che, se la madre li amasse davvero, non li lancerebbe come proiettili dentro l’arena della politica.
Ho letto tutte le dichiarazione della madre di Arrigoni. Come quelle dei genitori di Giuliani, mi fanno vomitare. Se Mussolini disse che “gli serviva qualche migliaio di morti per sedersi al tavolo della pace”, si intravvede lo stesso cinismo in queste madri politicanti: “mi serve un (figlio) morto per entrare in politica davvero”.  Ogni volta che li sento parlare mi viene il voltastomaco.
E non mi stupisce neanche  sentirli dire “vogliamo la verita’”. La verita’, gia’. Perche’ gridare che si vuole la verita’ e’ il modo migliore per negarla. Chi grida che vuole la verita’ insinua che la verita’ non si sappia, che non sia evidente, che vi sia un’altra verita’ meno evidente da svelare.
Perche’ si dice “vogliamo la verita’”? Perche’ si vuole insinuare che la verita’ non sia l’evidenza sotto gli occhi di tutti, quando essa e’ cosi’ chiaramente materiale da dover essere innegabile. Perche’ si vuole insinuare l’idea che ci sia un mistero, che ci sia un complotto, un retroscena nascosto. Ovvero, PERCHE’ SI VUOLE NEGARE CIO’ CHE E’ SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.
Quando qualcuno dice “vogliamo la verita’”, io so che la verita’ e’ sotto i miei occhi, e che le persone che gridano vogliono solo nasconderla insinuando che ce ne sarebbe un’altra. MA qual’e’ la verita’ evidente?
E’ evidente , come nel caso di Giuliani, la completa anaffettivita’ della famiglia. Tutto, nel giudizio che danno sulla morte dei figli, sa di politica. Niente , niente sa di dolore. Ho perso due cugine in un incidente stradale, dalle parti di Budrio, anni fa. L’ultima cosa che passava per la mente della madre, quando la abbracciai, era che la salma dovesse passare da un posto piuttosto che da un’altro.
Quando una madre perde un figlio, la ferita si vede persino nel corpo. Nel modo di muoversi, di piangere. Sembra abbiano preso delle fucilate. Al petto, al ventre. La disperazione di un seno ormai  inutile. Il vuoto e il freddo di un ventre che ha dato vita per nulla. Ho visto in quella donna , e non me lo dimentichero’ facilmente,  il dolore che tortura il corpo, e il corpo che piange per il dolore.
Ma in queste donne, le madri dei “martiri politici”…. vedo solo politica. Hanno dato un figlio al partito, hanno dato una vita agli ideali, e come si diceva nel ventennio “chi muore per la mamma, crepato e’ assai”.
Hanno rincoglionito di politica i loro figli. Li hanno cresciuti nella convinzione che ad ogni merdosa manifestazione, ad ogni scontro, ad ogni conflitto, ad ogni rivoluzione, il posto migliore dove essere e’ la prima fila. Specialmente se fischiano proiettili. Specialmente se si rischia la vita.
Hanno proiettato questi ragazzi verso la politica, oltre i limiti della loro carriera politica sino a quel momento limitata. Non era amore materno il loro, era fedelta’ alla causa. Non era senso di responsabilita’ il loro, era militanza nel partito.
Quei bambini , diventati grandi, li hanno ammazzati loro. 
Sono morti facendo quello che portava loro il sorriso delle madri, come ogni bambino fa quello che la madre gli dice e poi si gira a cercare il suo sguardo “mamma, guardami, non sei orgogliosa di me“? Oh, si, Vittorio, tua madre sarebbe orgogliosa di te. Sei li’ per il suo orgoglio, sai? Per il suo narcisismo, per la sua carriera politica, non lo sai? Oh, ma nessun bambino dubita della parola della madre.
E loro, queste “madri”,  LO SANNO. La cosa che mi nausea e’ che loro LO SANNO, perche’ la prima fottuta cosa che queste donne dicono e’ “sono orgogliosa di lui”. Gia’, perche’ lo sanno. Lo SANNO, che il loro bambino si e’ ficcato nella merda PER FARE PIACERE A LORO. Lo hanno sentito, lo sguardo del bambino che si gira a cercare il loro, “mamma, guardami, non sei orgogliosa di me?“.
E sanno che l’ultima cosa che questi loro bambini hanno fatto , prima di morire, e’ stato di girarsi a cercare il loro sguardo: “mamma, guardami, non sei fiera di me?”.
Per questo e’ la prima cosa che dicono: “si, sono orgogliosa di te. Bravo, il mio bambino!“. Sanno bene che quella morte e’ la fine di una traiettora venuta dalla LORO educazione. Sanno bene che non poteva finire diversamente. Sanno bene come e’ morto il bambino, e perche’.
E in che modo riescano a sopportare il peso dei LORO sbagli , mi riesce di immaginarlo solo come uno sguardo dentro un abisso, un abisso di esistenze miserabili fatte di persone che bramano solo il posto in politica, ad ogni costo:
  1. Un figlio in kefiah ad ogni manifestazione vale il ruolo di segretaria nella sezione.
  2. Un figlio spaventato o intossicato dai lacrimogeni vale una raccomandazione ad un concorso.
  3. Un figlio ferito o in caserma per scontri con la polizia vale una candidatura alle locali.
  4. Uu figlio morto ammazzato vale un posto in parlamento.
Questo e’ il listino prezzi della politica. Tanto vale una vita.
Preparatevi a votarla, quella madre, che a me viene il vomito.
Uriel
(1) In TV la sepsi non esiste. La spalla, il braccio sinistro, la coscia possono venire trapassate a piacimento dai proiettili senza che la carica batterica dei proiettili stessi infici l’organismo. Nella realta’, 3/4 delle “innocue ferite” dei fumetti e della TV causerebbero l’amputazione dell’arto.
(2) A quanto pare sembra esistere una specie di listino politico: se porti il figlio ad una manifestazione e lo porti sempre ti guadagni le liste comunali. Se il figlio ci lascia la pelle finisci a Roma, come i genitori di giuliani. Un posto in parlamento, a quanto pare, al modico prezzo di un figlio morto per la causa. Anche 5/6 colleghi bruciati vivi in una fabbrica di Torino, a quanto pare, portano bene.  Immagino che presto mi trovero’ in parlamento i signori Arrigoni, se tanto mi da’ tanto. In ogni caso, la regola e’ che la partecipazione di infanti e adolescenti vale per le elezioni locali, quando ci scappa il morto hai diritto al paradiso di Roma, ove ti aspettano 72 stipendi di un operaio. Vergini.
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